Non faremo nessuna legge salva-Berlusconi, noi
siamo democratici a vocazione maggioritaria: faremo una legge che salva tutti gl’italiani come Berlusconi.
Nessuno scambio segreto nell’accordo del Nazareno-ci mettiamo a pecorina senza contropartite, gratis et amore Silvi.
Chiamatelo Patto del Samaritano, chiamatelo plebiscitarismo criminofilo,
chiamatelo carità democristiana, chiamatelo fanfanismo fanfarone: però è bello
quando uno chiarisce. E Renzi nelle interviste chiarisce: infatti la prima
parte delle due dichiarazioni è sua ed pubblica. Il problema è che molto
probabilmente è sua anche la seconda, che non c’è ma s’intuisce. Solo che è
segreta, proprio come il famoso accordo del Nazareno. Che si chiama così perché
a finire in croce non è un famoso tipo di Nazareth con addominali da paura ma
la nostra democrazia. Meglio, la democrazia così come l’avevano pensata i padri
costituenti. Ma mo’ c’è di più, c’è di meglio: ci sono i padrini ricostituenti
la P2. Sì, perché non passa giorno che ‘sto luminoso Rinascimento Renziano non
assomigli sempre più alla Rinascita Gelliana. Nel senso del piano di Rinascita
democratica della P2, però se possibile in peggio. Perché nemmeno nei suoi
sogni più bagnati il Venerabile Kiss Me Licio si sarebbe immaginato di affidare
la riforma della giustizia e della istituzioni a pregiudicati, mafiosi, mazzettari,
noti frequentatori dei palazzi di giustizia e inibiti dal frequentare i palazzi
delle istituzioni. Eppure. Abbiamo detto Gelli, mica cazzi, ma forse ci siamo
tenuti bassini. La loggia del Maestro era Propaganda 2, qua siamo già a
Propaganda 1000 e voti a milioni. Gelli non l’aveva votato nessuno, né lui
aveva avuto la faccia culosa di candidarsi. Ma la democrazia in Italia è una
brutta bestia, senza vergogna e senza memoria; e il partito democratico di
Rinascita di Renzi è una bestia politica che ricorda il famelico e infetto Psi
dello zoo di Bettino. Però siamo ingiusti e ingenerosi e pure bastardi:
scusaci, Bottino. Tu c’avevi i nani le ballerine e le troie, questo qui un solo
nano arrapato di troie e
ballerine: e lo ama pure alla follia, oltretutto. Tu c’avevi una cultura
e una statura politica che levati, questo qua i tweet alle sei di mattina e i
ministri di Boschi e di Riviera, le bone buone per tutte le occasioni che ti levano
le parole da quanto sono ignoranti, arroganti, ignorarroganti. Era tuo amico e
pagatore, però a Berlusconi gli hai dato il monopolio della televisione: mica
della Costituzione, come questo qua. Tu eri un guappo di cartone — come diceva Montanelli — Renzi è un
guappo di cartone animato, come diranno i libri di storia a fumetti. Un lupetto
da Topolino. Un toyboy-scout per le peggiori porcate. Un cazzaro. Un imparaticcio. Lo scemo che becchi
sull’autobus e che parla sempre perché lui sa come si risolvono tutti i
problemi. E che ci vuole. Si
cambia verso, si cambia la camicina bianca, si cambia la storia e la carta
costituzionale. Che d’ora in avanti — visto l’uso
cui è destinata — sarà
chiamata carta scottex: dieci piani (di Rinascita) di sordidezza. Impressionante
e quasi ammirevole, la disonestà intellettuale
(scusate, nel caso del nostro Matteo Ganzi l’accostamento è di dubbio gusto, lo
sappiamo…) con cui il ragazzo flirta colla disonestà semplice. Lui coi
delinquenti fila che è una meraviglia, proprio. S’è capito nel caso della
sentenza Ruby. Silvio condannato in primo grado? E lui: Questo non fermerà le Riforme. Silvio assolto in secondo grado? E
lui: Questo è uno stimolo alle riforme ma
— eddai a
insistere, nel caso qualcuno dei renziani merdaioli inconsapevoli ci sperasse
ancora… — ci tengo a dire che anche una condanna non avrebbe fermato il processo
delle Riforme. Ennò, lui ci tiene a dire che non lo tiene nessuno
dal riformare: mentre a noi chi ci trattiene dal ridere per non piangere? Ennò,
i processi di Silvio mica lo fermano, il processo delle Riforme. Sempre
maiuscolo, Riforme, che di minuscoli
ominicchi ce ne sono pure troppi, all’opera. Un’opera dei pupi, ma più che
altro dei pupari. La solita cosetta italiana dolcemara, grave ma non seria. E
come potrebbe esserlo, se a tenere mano nera a tutto ‘st’incuacchio è il Turco
Napolitano, un personaggino che oramai nello spettacolo sta fra Totò e Tiro
Mancino, nel senso dellio scherzo che ha tirato ai magistrati che ancora lo
aspettano per sapere del suo amico Nicola e della trattativa colla mafia? Lui — che modestamente ha appoggiato Stalin e i carrarmati in Ungheria, eppoi
pure Craxi contro Berlinguer — di
democrazia e questione morale se ne intende. Tutto a posto, tutto bene: non
agitate pericoli autoritari, non agitate manette, non agitatevi proprio. Ecco,
sì, state zitti e fermi che qua abbiamo da fare. Scrivere, riscrivere,
accordarsi, affidare la legge elettorale a Calderoli dopo il Porcellum: che è
come affidare tua figlia al mostro di Firenze, ma dopo che Pacciani è stato
condannato. Perché il livello è questo. Se non sono zozzi e ricattabili, non li
vogliamo. Rispettabili non ne vogliamo. E soprattutto: rispettarvi, elettori,
quello non lo vogliamo proprio. Blandirvi, aizzarvi, compiacervi. Ma trattarvi
da adulti, farvi capire, farvi scegliere davvero: quello mai. Mettete una croce
e metteteci una pietra sopra per cinque anni o più. Il nuovo sistema di potere
è e sarà questo. Talmente stabile da essere immutabile, talmente dinamico da
essere immobile. Doveva essere un Rottamatore, Renzi in realtà è un RottamAttore.
Uno che recita la parte del Nuovo, che fa il finto giovane, che fa le peggio
cose colla peggio vecchiaia politica. Di una sola cosa dobbiamo ringraziarlo:
pare che abbia garantito a Silvione che parteciperà alla scelta del prossimo
presidente delle Repubblica, e soprattutto pare gli abbia garantito che il
presidente non sarà mai Romano Prodi.
Grazie, Matteo il Ganzo: di ricevere l’insulto del tuo consenso, uno dei pochi
avversari autentici e presentabili di Berlusconi e del berlusconismo non se lo
meritava proprio. Avanti così, ragazzo mio. Bene così Rottamattore, col tuo
spettacolino d’illusionismo e populismo sempre in turné. E sempre fumé, in una
nebbia di bugie e smentite. L’amore coi tagli agli sprechi è finito? Era una
Cottarelli estiva? La spending review in realta è una spending preview di
figure di merda? Manca un miliardo e mezzo e Padoan prepara la mazzata per
ottobre? Gufi, invidiosi, rosiconi e pure collo smartphone poco trendy, che è
peggio! I soldi si trovano, sentite Puffo Inventore di Cazzate: con più puntate
da Vespa e più puntate della Boschi Miss Italicum in giro per gli altri
programmi. Mazzate alla Costituzione che va bene così, carezze alla corruzione,
all’evasione, all’economia e alla giustizia sociale che così non vanno proprio.
Che bravo, questo Rottamattore che rottama il vecchio per finta. Che schifo,
questo Rottamatore che demolisce davvero il passato di cui andiamo orgogliosi
per spianare un futuro di cui vergognarci.
lunedì 4 agosto 2014
KISS ME LICIO, IL ROTTAMATTORE E MISS ITALICUM
domenica 29 giugno 2014
1000 GIORNI DI ME E DI ME: E LA GUARDIA SI FINANZIA
Peggio di
Berlusconi c’è solo il berlusconismo; peggio del berlusconismo solo il
berluschinismo; peggio di tutto il Berlusrenzismo di Massa. O di Firenze, visto
da dove è venuto a fare ehi ehi e danni il nostro Arthur Renzarelli. Elezioni,
governo, riforme: avanti tutta con tutti, in uno stile che qualcuno ha chiamato
dei due forni andreottiani, qualcuno demorenziano, qualcuno alla Amici Miei e
di Maria — ma ci siamo capiti. Un Destro-Centro-Sinistra di potere. Un
progressismo moderato, un moderato destrismo, un centrismo smodato: ecco le
proporzioni per le Fanghe Intese, che dopo il botto di voti proporzionale e
sproporzionato di Renzi alle europee sono diventate fanghissime. Tutti a bordo,
sul carro del vincitore nemmeno posti in piedi — solo in braccio a quelli che
sono in piedi ci sono già, ma per stare in ginocchio da Renzi. Un carro
trionfale, che ricorda più un carro bestiame e bestiale: in questi giorni ci
trovi cani, porci, un Grillo e una topa parlante. Di Beppe cosa possiamo dire?
Poco e male, e pure tardi. Un insultatore precoce, un trattatore tardivo. Al
primo incontro eiaculi insulti dopo cinque secondi, alla prima scoppola
elettorale strisci dopo aver detto che tu mai coll’Ebetino il Massone il
Cretino ecc. Eppoi — vagamente intuita la figura diarroica — dici che tu
Renzi te lo cachi solo per far saltare le riforme: mah. Più deprimente dei
Cinque Stelle sulle Mitiche Riforme c’è soltanto una cosa: le Mitiche Riforme.
Che poi consisterebbero in una legge elettorale pessima, in un restyling del
Senato così schifoso e pasticciato che non lo potrebbe peggiorare nemmeno il
progettista della Thema. Già così non lo difenderebbe manco Marchionne, ma
perché fermarsi alla Thema quando nel cassetto c’hai la Tempra, la Duna, la
Ritmo Cabrio? E infatti questi mica si fermano. A questa bella compilation
della tristezza, pensano, aggiungiamoci da cantare la malus track della
Giustizia. Da riformare, e ok, ma da riformare con chi? Col più condannato della
storia politica mondiale dopo Saddam Hussein e Voldemort. Cambiare il
funzionamento della magistratura con Silvione, e magari dopo il codice della
navigazione con Schettino. Una pensata così poteva venire o a qualcuno in testa
c’ha meno fosforo d’un bastoncino Findus, o a uno che c’ha la buonafede della
Bonafé e la tuttabona della Boschi. E siamo alla Topa Parlante di Renzi e di
cui sopra, ma che tutti vorrebbero mettersi sotto. La versione figa e fashion
di Rockfeller, il pupazzetto colla mano in culo di Matteo il ventriloquo, una
che per essere ministro avrebbe preso ben altro, in quella zona lì. La madonna
del presepe del bambinello Renzi, la Gelmini bona, la Balotelli bianca, quella
che se l’attacchi perché non capisce e non combina un cazzo sei maschilista e/o
razzista. Insomma, una che se fosse stata nel governo Berlusconi non ti dico le
risate, gli sfottò, le maratone televisive dei comici. Ma lei è al governo con Berlusconi, e allora tutto cambia e
tutto tace. Una cosa ufficiosa, naturalmente, in perfetto vecchio stil novo
renziano. Cambiamo verso, ma nello zoo teniamo gli stessi animali. Cogli stessi
metodi: nel merdone delle riforme
a un certo punto una zampina, solo più smaltata e curata di quella di
Previti/Ghedini/Alfano, piazza la ciliegina sullo stronzo. Oggi l’immunità per
i nuovi senatori non eletti, domani la grazia per Silvione e la galera per i
magistrati che l’hanno inchiodato e condannato. Tanto poi la bella zampina — insieme al
faccino bello come il culetto —
si presenta alla stampa in versione Permaflex
e ai giornalisti materasso dichiara Questo
provvedimento non è una priorità; Lo cambieremo quanto prima; Ma anche non
dovessimo cambiare, non è un problema urgente; Anzi non lo cambiamo, ma
non l’abbiamo voluto noi; E’ colpa
della Finocchiaro, no della Finocchiona, un attimo Matteo nell’auricolare c’è
interferenza… Maria Ambra Boschi, il Ministro di Non è La Rai — è Renzi che
parla. Parla e basta, però. Rivendendosi quindici volte al giorno su tutti i
canali ‘sti cazzi di 80 euro e il 40% alle elezioni. Che forse erano 40 gli
euro e l’80 percento i voti, chi l’ascolta più… Per il resto, nisba, tutto
fermo, più fermo di Fermo nella Marche. Un’altra di quelle province che forse
sparisce ma per finta, e per intenderci. Nel frattempo i cento giorni per
cambiare l’Italia sono diventati mille — e parla e fa parlare solo di questo, il Renzi Fumoso. Di lui e
dei suoi Mille giorni, in pratica Mille giorni di Me e di Me: più straziante di
Baglioni. Ma sempre meno della vita di chi deve battersi e battere il
marciapiede per entrare fra i mignotti di Matteo e del bordello Demorenziano.
Nel Sinistro-Centro-Destra che di sinistro ha molto e di sinistra poco, sono
arrivati Migliore e i suoi.
In cerca di strapuntino e di spuntino, ‘sti
scienziati nucleari sono riusciti a scindere l’atomo Sel: e ci voleva una bella
mira. Una volta il Migliore della sinistra italiana era Togliatti, ora la
sinistra del Pd è Migliore — eppoi dice che uno diventa reazionario… Potere poltrone e
companatico, tutti coll’Italia di Renzi nell’attesa della Svolta Storica,
Biblica, Riformatrice. Svolta che di storico per il momento ha il tasso di
corruzione mille e di crescita zero, curate fino ad ora con ricette ispirate
agl’istituti politologici Pupa e Maybelline New York: maquillage, immagine,
trucco pesante della madonna. Svolta che di biblico ha il Miliardo di euro in
mazzette a Venezia (povero Marco Polo, quel pezzente che s’accontentava del
Milione, mica del Milione all’anno come Galan…): in effetti ‘sto Mose apre una
marea di conti in rosso che pare Mosè. Svolta che però, zitta zitta, un po’
riformatrice lo è: dopo i recenti scandali a base di tangenti su scala
nazionale, il governo sta pensando di riorganizzare la Guardia di Finanza: si
chiamerà La Guardia Si Finanzia. Ma
fossero questi, i problemi di Renzusconi; il nostro giovane Mediaset premier
c’ha altri cazzi. E mica roba piccola, tipo la Merkel che gli fa la
supercazzola in Europa. Prandelli, l’iper-renziano Prandelli che diceva a tutti
quanto fosse iper-renziano dopo essere stato berlusconiano, ha perso. Eliminato
secco al primo turno quando al Mondiale — in attesa d’un Fifellum by Matteo anche lì — non c’è né
secondo turno né ballottaggio. Ecco, se volete trovare un attacco o una critica
al governo andate da quelle parti: dove il governo non c’entra più o meno un
cazzo rispetto al resto, ma dove fa male all’immagine. Inchieste, reportage,
microspie e maxi-servizi giornalistici che sembrano servizi segreti. Se la
stampa italiana avesse indagato sulla strage di Ustica come ha scavato nello
spogliatoio dell’Italia, 34 anni dopo non staremmo ancora a qui a far finta che
una verità accertata non esista. Esiste quest’Italia, invece. Nel pallone e
pallonara, che deve stringersi sempre attorno al mago, al genio, al leader.
Incondizionatamente, irrazionalmente, indifferentemente in attesa del colpo di
culo o di stato: basta che succeda qualcosa, basta che si cambi un po’. Per questo adesso si levano astute voci secondo
cui anche per il calcio italiano — che oramai fa più morti della derelitta mafia siciliana — sarebbe ora
di Un Renzi per la Federcalcio. Uno
giovane, fresco, pieno di figa da riporto. Uno che cambia niente mentre cambia
tutto; uno che sa come si fa, ma che soprattutto sa come non si fa facendo
finta di fare. Un bluffone di un buffone, la versione calciofila della mappazza
che mantiene in pace tutti loro e in guerra colla vita quotidiana tutti gli
altri. In fondo che sarà mai trovare l’accordo con Genny, dopo che hai toccato
il fondo dell’accordo con Silvio ‘A Carogna.
lunedì 26 maggio 2014
PIAZZA PLEBISCITO
Partito in
calo e arrivato al 40%. Partito Democratico e arrivato democristiano. Finisce
il Berlusconismo e inizia il Berluschinismo. Renzi ha addirittura esagerato: se
anziché 80 euro ne dava 60, vinceva lo stesso e si risparmiava qualcosa per le
prossime elezioni. La sostanza è questa. Nell’Europa di ricino tira un’arietta
niente male: trionfano simpatici fascisti alla Le Pen, antisemiti alla Orban,
in parlamento si sistemano belle personcine e Black Brothers che al prossimo
giro potrebbero farci un pensierino anche i Nazisti dell’Illinois. Insomma in
Continente — quando va bene e non sono direttamente hitleriane — vincono le
destre populiste. In Italia invece pure: solo che siccome noi siamo avanti, di
populismi di destra ne avevamo tre. Marketing per tutti i cattivi gusti. Il
populismo carcerato di Silvione, il populismo invasato di Grillo, il populismo
mascherato di Renzi. Mascherato e retribuito, per l’esattezza. Mascherato da
centrosinistra e retribuito dalle casse pubbliche. Essendo Fonzie ma non fesso,
Renzie ha puntato alla mancia e alla pancia dell’italiano. E ha vinto, perché
in quella zona lì con noi si vince sempre. Francia o Spagna purché se magna;
fra Beppe e Berlusconi, prendo gli euri anche se non sono milioni. La storia
insegna, l’italiano impara a regolarsi. Che ci guadagno io? Non è uno scandalo
e nemmeno un crimine: è l’Italietta che ha eternamente bisogno di un signor
padrone, è la democrazia dei pacchi di pasta e dei pacchi in tv, è Achille
Lauro, è il meno tasse per tutti, è il populismo che dice d’essere di sinistra
ma viene da destra e dal governo — e quindi ha la precedenza sugli altri. Anche perché gli altri
sono quello che sono. Silvione che molestava le minorenni mo’ è ridotto a
molestare le vecchie e a disturbare Marina perché si candidi sennò alle
politiche Mediaset va sottozero di bilancio. Grillo di Vinciamo Noi o mi
dimetto è diventato Vinciamo Poi e mi dimetto mai. Triste, più triste
dell’esibizione a Porta a Porta in cui fra i due insetti molesti che
s’accoppiavano il più credibile è stato Vespa. Che fuffa e che barba, che barba
e che noia, Beppe mio. Tutto ‘sto casino eppoi i 19 miliardi (19!!!) che
servono per il reddito minimo garantito me li copri tassando il gratta e vinci.
Ovvio che sei crollato, ovvio che chi tocca Brunone muore di noia. Tu hai dato
il 5 a Vespa, eppoi Renzi ti ha dato il 20% di scarto. E adesso? Adesso niente,
questo è il bello. Pura scuola democristiana: prendi i voti da tutti, quindi
non puoi scontentare nessuno. Né gli alleati di governo che hai dissanguato, né
gli elettori che ci sono cascati e adesso aspettano il loro turno o
possibilmente anche il bis. Un tweet la mattina presto e un sorrisino la sera.
Ancora spazi televisivi da riempire; ancora mance da spartire; ancora pance da
riempire. Galleggiare, darti il contentino o l’illusione del contentino che
arriverà: dateci tempo, però. Magari una cinquantina d’anni, come la Dc. Perché
non è che moriremo democristiani — è che non sappiamo vivere senza esserlo. In un Papaluto passato
su Renzi avevamo scritto che andava velocemente da nessuna parte. Dopo il pieno
di voti e di elogi super ci correggiamo: in tre mesi è arrivato in fretta a
piazza Plebiscito, come nuovo reuccio d’Italia e persino d’Europa. Ma stia
attento a non restare a tasche vuote, ché se finisci gli spicci da piazza
Plebiscito a piazzale Loreto è un attimo. Avanti popolo, alla riscossa: e soprattutto alla
riscossione.
lunedì 12 maggio 2014
SCIO' ROOM
A parte
l’assurdità: è come se uno vuole una sciarpa e s’alleva in casa una pecora
intera. A parte l’obsolescenza: l’idea primonovecentesca risale a quando per
andare da tuo cognato che abitava nel paese vicino ci volevano tre giorni di
cavallo e per andare a Milano — tipo Totò in Totò Peppino e
la Malafemmina — chissà quanti giorni di mare. Però che c’entra. La pecora è buona
pure da mangiarci. Il low cost è buono per risparmiare ma l’high cost è meglio
se devi intascare. Eppoi Toto è Totò, Milano è Milano, l’Expo è l’Expo — nel senso
della più grande esposizione mondiale della corruzione, dello spreco,
dell’idiozia sprecona e corrotta. Portare il mondo qua spendendo i miliardoni
di euro, quando con qualche centinaio te lo giri tutto e t’avanza il resto. Roba
folle, ma solo se non siete politici, appaltatori, appaltatori e politici che
s’appattano per ramazzare tutto e dopo metterla in culo a voi, ‘sta ramazza.
Una lotteria dell’arraffo, un Jackfot bello grosso e assicurato, un film di
duecentesima visione. Expo, Mondiali, Europei, Olimpiadi, punto G8-10-20-100
così aumenta il godimento dell’inculata. Casi diversi, casini uguali.
Manifestazioni che oramai hanno fatto il loro tempo, ma soprattutto hanno fatto
la loro scuola: di furto con scandalo. Ruberie, porcherie, conti regolarmente e
irregolarmente sballati, massacri ambientali e sociali per ritrovarsi in mano
piscine olimpioniche per pantegane, ruderi firmati Calatrava, cambiali firmate
da noi. La Grecia ha iniziato a scavarsi la fossa svenandosi per le Olimpiadi
del 2000, la presidente brasiliana Dilma Rousseff sta finendo la sua sparandosi
una memorabile doppietta Mondiali-Olimpiadi. Sparandosela nei coglioni, ché i brasiliani sono
stranamente disturbati dall’idea di non avere medicine negli ospedali però gli
stadi nella giungla amazzonica per le scimmie urlatrici sì. Fare odiare il
calcio ai brasiliani che non vivrebbero d’altro, fare maledire le Olimpiadi ai
greci che le hanno inventate — brillanti risultati, ragazzi. Prossimo obiettivo, non far piacere
più il cazzo a Malgioglio? Questo in generale, poi ognuno fa come vuole: se se
lo può permettere. Per dire, il prossimo Expo l’organizzano a Dubai. Ottimo,
vai sceicco! Vai Dubai, che il grano ce l’hai! Alla fine chi non si rompe di
‘sta menata paga e i petrodollari sono suoi. Ma noi, noi?! Noi che ancora ci
ricordiamo i Mondiali: a Italia 90 il Novanta non era l’anno, era la paura. Un
esempio per sgradire. Per aver costruito agli andreottianissimi fratelli
Matarrese il San Nicola a Bari (soldi interamente pubblici, progetto di Renzo
Piano, 60mila posti per 120 presenze effettive a settimana…) le nostre tasche
gli altri santi li stanno ancora bestemmiando. Un deficit a forma di stadio, ma
più grosso. Anche no, grazie. Non a caso l’unica cosa buona del governo Monti è
stata ritirare Roma dalla corsa alle Olimpiadi e al suicidio. Abbiamo perso una
medaglia già sicura nel salto in alto coll’asta pubblica, ma ci siamo
risparmiati qualcosina di soldi da mettere nella groviera di bilancio della
Capitale in cui rosicchiano tutti. Ma coll’Expo niente, non c’è stato niente da
fare: ce lo siamo beccato. Doloroso e anale, tipo l’herpes. L’Expo a Milano,
graaaaande. Uno dei più dispendiosi eventi al mondo nellà città più cementista,
più tangentista, più ‘ndranghetista al mondo. Strano che poi abbiano arrestato
tutti per mazzette ‘ndrangheta e cemento. Ma l’occasione non si poteva perdere,
proprio no. Una mano santa per il
commercio, lo sviluppo, il turismo. Il commercio degli appalti e dei voti, lo
sviluppo della speculazione edilizia, il turismo criminale. Ma anche per
scoprire le antichità, che mica sono soltanto a Roma. Loro c’hanno il Cupolone
di San Pietro? Noi c’abbiamo la Cupola di San Vittore. Loro c’hanno i Fori? Noi
c’abbiamo il Buco, con relativa Banda. Frigerio, Luigi Grillo, Greganti e
compagnia brutta: ma anche in Compagnia delle Opere, di Silvio e Previti, delle
Coop biancorosse. Democraxiani, berlusleghisti, cattocomunisti vecchi e nuovi.
Tutti mischiati, tutt’insieme collusamente. Dei marpioni vintage della mazzetta
non manca nessuno, infatti molti erano già in carcere. Tranne uno, tranne
l’uomo che — parlando di valorizzazione dei monumenti — ha
rilanciato l’immagine del Colosseo nel mondo a sua insaputa: congratulazioni
per l’arresto, Claudione Scajola. E non pensate, non c’è sarcasmo: semmai orgasmo,
eiaculazione per la sua ostinazione. Inaffondabile, senza vergogna, la faccia
come il culo — a tenuta stagna. Dagli anni 80 questa è la terza volta che lo
blindano con accuse sempre più gravi, e ogni volta la carriera gli è andata più
su. Più la fa sporca, più fa strada. Sindaco, parlamentare, ministro e ministro
bis. Allora stavolta che voleva spedire lo ‘ndranghetista latitante Matacena a
Beirut col mafioso latitante Dell’Utri in un unico pacchetto-bomba (oramai con
‘sta gentaccia in circolazione la guerra civile in Libano si sta facendo ‘na
brutta fama…) minimo minimo lo fanno Presidente del Sistema Solare. Auguri. E
augurissimi anche agli altri di ‘sta nuova Cupola, che poi è la vecchia, che poi
è Tangentopoli ma in peggio. Perché se lorsignori che rubavano sono ancora lì — considerati
e rispettati da questa Bellitalia —
chi ha provato a contrastarli vent’anni fa è
ancora lì che chiede scusa del tentativo. Perché se lorsignori sono temuti e
rispettati per la ladreria congenita a nostro carico, agli ex del Pool di Mani
Pulite nessuno perdona d’aver cercato di curarla. Oggi quasi nessuno ha fatto
carriera, quasi tutti hanno lasciato la magistratura, i più onesti si chiudono
in casa, i più fessi si buttano in politica e la casa del partito che hanno fondato
l’intestano al figlio. Il più fortunato è D’Ambrosio, che è morto e non può più
vedere ‘sto schifo. Borrelli, D’Ambrosio, Davigo, Colombo, Di Pietro e gli
altri — cattivi esempi, gente che al tempo non s’è fatta li cazzi sua, anche pecché non c’era Razzi a spiegargli
come. Dopo le monetine a Craxi, abbiamo stravotato il migliore amico di Craxi.
In vent’anni siamo passati da Resistere
Resistere Resistere per la democrazia di Borrelli a Esistere Esistere Esistere per il vitalizio di Razzi. E abbiamo detto tutto, e non c’è più
niente da fare. Perché se lorsignori restano uniti formando la Cupola, i
magistrati di Milano fanno la Cappella (nelle foto due celebri esempi): intesa
come la cazzata di dividersi. Invidie, gelosie, lotte di potere. Corruzione
sempre più forte, contrasto alla corruzione sempre più debole. Ma in fondo hanno ragione, a non voler
fare la fine di Mani Pulite. Meglio usarle per pararsi chiappe e carriere, le
mani. Nella peggiore democrazia occidentale è l’unica. Gli altri paesi non sono
Puffolandia, i porci stranieri ci sono e mica sono tutti Peppa Pig. Solo che
all’estero se ti beccano per te la carriera è finita: non come da noi che il
meglio inizia con una condanna e puoi vendicarti di chi ti ha condannato. Anche per delinquere in Italia vige
l’Immeritocrazia: Qua è tutta malvivenza
(sempre Razzi, ma è colpa di Crozza…) ma largo per i giovani non ce n’è manco
qua. E forse non è un male, eh. Perché la favola dei giovani è bella fino a quando
‘sta bella gioventù arriva al potere — e scopri che è una brutta favola. Li vedi all’opera e capisci che
è un melodramma, appunto. Prendete il nostro Arthur Renzarelli, giovane
simpatico dinamico e col giumbotto. Gli scoppia in faccia il merdonExpo e lui
che fa? Pulizia nel partito, fuoco e fiamme, provvedimenti urgenti contro il
riciclaggio, una di quelle tirate in camicina bianca che gli piacciono tanto?
No no. Il presidente del Consiglio tace, il segretario del Pd si nasconde, il
presidente del Consiglio e segretario del primo partito italiano gioca ai
quattro Cantone: ne mette uno a vigilare all’anticorruzione, uno a fare la
guardia all’Expo adesso che non si può fare un cazzo, gli altri due vediamo se
al videopoker sottocasa o a garantire la regolarità del Tombolone di Natale. Il
nostro Renzie all’ammeregana — sperando che nessuno canti la canzone dei suoi accordi con
Verdini, credendo di essere il segretario del Pd di Milwakee — dà un
cazzotto al jukebox e fa partire il disco Lasciamo
lavorare la magistratura. Una grande hit lanciata da dj Forlani. Ma le apparenze sono salve, qualcosa è stato fatto subito. A pensarci bene l’Italia è
davvero il posto migliore per l’Expo. Noi davvero abbiamo un patrimonio unico
da mostrare. Merce marcia da riempirci Esposizioni Universali, Saloni
Intergalattici, Mega Show Room. Anzi Sciò Room, ché sta gente avariata — se non
avesse il nostro consenso, se non la pensasse come noi, se alla fine non ci
stesse bene — sarebbe solo da scacciare.
lunedì 28 aprile 2014
LA BANDA DELLA MAIALA
E alla fine
s’è scoperto che il famoso Nero Libanese non era il fumo: era Marcellone
nostro, che coi diari finti di Mussolini nel trolley sbundato di contanti ha
fatto il fugone vero a Beirut. Un uomo solo al comando — di
polizia. Una fuga tipo Coppi. Ma non l’avvocato, il ciclista. Per l’avvocato
oramai è tardi, oramai Marcellone è un altro film. Più di uno, anzi. Marcello è
il Fuggitivo, come Harrison Ford; è O’ Latitante, come Mario Merola; è Prendi i
Soldi e Scappa, come Woody Allen e Bettino Craxi. Vecchio Marcy Dell’Utrix,
quante ne sai. E quante ne dici. Mangano era uno stalliere, io non sono
mafioso, sono venuto in Libano per curarmi. Ci fai allargare il culo dal
ridere, Marcé. E comunque non malignate, bastardi: non è scappato, ha solo
preceduto Silvio per fondare Forza Libano e rifarsi assieme una vita. Meglio,
una malavita. Essì, perché Dell’Utri è Dell’Utri: ma senza Silvio sarebbe
niente, a che ti serve trovare lo stalliere quando non c’hai lo stallone da
monta e da cosca? Quanti successi, quanti ricordi, quante intercettazioni
indimenticabili. Quei bei capodanni degli anni 80 in cui Marcello (il Nero, ma
anche il Libanese), Silvio il Dandi che Prendi le Televisioni in Monopolio e
Bettino il Bufalo aspettavano le ragazze di Drive In: le fast-food per una
fast-fottutina, perché chi tromba il primo dell’anno, si sa. E si sa pure che
le ragazze alla fine fecero il pacco — alle Olgettine 1.0 il software pornosoft mica funzionava bene
come i modelli successivi, quelli senza bug e senza mutande… Vabbé, però è
l’intenzione che conta. Silvio e Marcello, Marcello e Silvio più qualche
pluriomicida o mazzettaro di passaggio: un gruppo, un sodalizio, una banda. Il
Nero, il Libano, il Dandi — la Banda della Magliana? Ma questi mica facevano rapine,
puntavano alle sveltine: la Banda della Maiala, allora. Ve l’ho detto: hai
voglia di cinema su Marcello, non basta mai. Ma proprio mai. Infatti se con
Romanzo Criminale ce la siamo tolta con un libro un film e la serie in
televisione, col Romanzo Manicomiale
la roba da pazzi non finisce più. E non finisce più neanche su giornali e
telegiornali, per la verità. Ma non nel senso dei paesi normali e civili, dove
sulla latitanza del braccio destro mafioso dell’uomo politico pregiudicato che
ha governato negli ultimi vent’anni ci farebbero gli speciali infiniti, le
Treccani di giornalismo, le maratone televisive, le TiggìThon. No no, nella
scaletta dell’Italia mafiocomandata e mafiorassegnata Dell’Utri il Libanese non
ci finisce e basta. Non interessa, non è una notizia. Sì, però al suo
comparuccio di stalliere, a Silvio che è stato condannato ma la pena se la beccano
i vecchi che deve accudire una domanda, ‘na dichiarazione, qualcosa la
chiediamo. E certo, certo. Che vi credete, che stiamo in Abissinia? Questa è
una democrazia, colla stampa libera e indipendente e pure tosta! Presidente una
frasetta a piacere, un pensierino per spiegare oppure i fiumi dell’Umbria,
sempre se le va e non la disturba. E Silvione, splendido: Ho mandato io Dell’Utri in Libano perché me lo ha chiesto Putin per
organizzare una conferenza di pace. Grandissimo. Un summit mafia
russa-mafia italiana sulla pace nel mondo. Il prossimo criminale di guerra
Putin che vuole una consulenza dal prossimo criminale in via definitiva
Dell’Utri. Noi non ce lo meritiamo, Silvio. Davvero. E’ troppo un genio. Ma non
ci meritiamo neppure una stampa così: nessuno dei presenti che abbia chiamato
un’ambulanza, la neurodeliri, che almeno lo abbia attivato il servizio di
scazzo alla risposta. Quando mai.
Benissimo Presidente, adesso una domanda sulle Riforme. Essì ragazzi, dai. Voi
ancora state a pensare a ‘ste piccolezze, a ‘ste puttanate, a ‘sta roba da
fissati?! Ma il passato è passato, la gente non arriva alla fine del mese, c’è
il governo fichissimo e isterico di Matteo Frenzy che caca provvedimenti
fichissimi e isterici, evvoi ancora siete fermi lì, alle fissazioni da
manettari?! Ma siate seri, crescete, cambiate verso e cambiate gusti!
Arrapatevi come noi alle Riforme: questa cosa bellissima, eccitante, goduriosa
che in confronto fare 69 è come prendere il 69 barrato. Ma non è meravigliosa,
questa legge elettorale di sana e robusta Incostituzione? E questo nuovo Stato,
questo Senato dove i senatori li elegge la Regione, la Provincia abolita te la
trovi al Comune e la Colonoscopia la puoi fare alle Poste? Non è moderno,
funzionale, stupendissimo? Sì d’accordo, lo sappiamo che le riforme non si
mangiano ma che c’entra, gli 80 euro al mese allora dove li mettiamo? Magari in
busta ma senza rifregarsene un po’ da un’altra parte, magari a bilancio, e
magari con tutte le coperture. E anche così, ma davvero con 4 carte da venti vi
volete comprare il silenzio su vent’anni di storia politico-criminale del
Paese? Nooo, figuriamoci se vogliamo
comprarcelo: il silenzio è d’oro, ma perfortuna in Italia è pure gratis.
Nessuno parla, ma soprattuto nessuno ascolta. Le nostre schifezze sui giornali
non vanno anche perché sai a chi gliene fotte. La gente è stanca, anche in
televisione vuole cambiamento o cambia canale. Ma giusto quello. Troppa fatica
risolvere i vecchi problemi, meglio rimuoverli e cominciare da capo. Con
problemi nuovi. Siamo fatti così, cioè male. Carenza di memoria e di palle.
Indolenti, opportunisti o vigliacchi; oppure tutt’e tre insieme. M’inviti a
casa tua e io mi frego l’argenteria: ma tu mica mi denunci o almeno non
m’inviti più — no no. Siamo in Italia. Compri altra argenteria e m’inviti ancora,
però mi dici di portare un amico che forse
non ruba ma almeno sa parlare, vestirsi, pettinarsi bene. Siamo noi, i
campioni dell’Italia siamo noi. Che sulla piaga non ci mettiamo il cerotto — ci mettiamo
il cerone, i tweet alle 6 di mattina, il trucco da mignotta su un governo colla
faccia di puttana di dirti che cambia tutto, cambia presto, cambia ogni giorno.
E invece. Invece alla presidenza dell’Eni ci va la Marcegaglia, sorella di uno
che ha patteggiato una condanna per una mazzetta Eni. Invece nel giorno del
ri-arresto di Nicola Cosentino ‘O Mericano il parlamento fa l’Indiano e riduce
le pene sul voto di scambio. Invece in una paese che si toglie il pane di bocca
per far quadrare i conti, nessuno mette a pane e acqua evasori, falsificatori
di bilanci, frodatori del fisco e mafiosi. Anzi — col favore di Napolitano in
eiaculazione mooolto tardiva — li mette a tavolino per farci ‘ste fantastiche Deforme
Istituzionali. Renzi, Alfano, Silvione, Verdini, Dell’Utri no perché è andato
un attimo a curarsi la Carcerite. Ma tranquilli che torna subito: appena gli
risolviamo i problemi di salute giudiziaria con una riformetta in supposte. In
culo a noi, alla giustizia, alla decenza. Vedete, dire che questo governo è in
perfetta continuità col peggiore passato non è qualunquismo — è giornalismo.
Pretendere che un trentanovenne al potere da tre mesi non puzzi già di sospetto
e si paghi l’affitto da solo non è utopismo — è civismo. Che un presidente del
Consiglio sedicente progressista (e
se dio esistesse e pagasse la luce, dovrebbe fulminarlo all’istante…) flirti,
tubi, si dia i bacetti colla P2 e la P3 non è soltanto tatticismo miope — è cinismo
politico da discarica andreottiana. Altroché svolta, roba da c’era una volta.
Quando c’erano solo il Dandi, il Nero e il Libanese. Quando c’era la vecchia
Banda, insomma. Ma oggi che c’è l’upgrade, oggi che c’è l’aggiornamento, oggi
che c’è il Fiorentino quella della Maiala non serve più: oggi siamo lieti di
presentarvi la Banda della Maremma Maiala, signore e signori. Buonanotte, e
buonafortuna.
domenica 6 aprile 2014
VELOCEMENTE DA NESSUNA PARTE
Già dopo il
discorso alle Camere per la fiducia tutto iPad, iMac e iPhone la Apple aveva
lanciato un nuovo modello ispirato a lui: il Mac Aria Fritta. Poi sono iniziate
le televendite in powerpoint. Un circo pedestre, una bancarella della
puttanata, uno show che Mastrota ti fa duecento volte meglio e almeno ti regala
la cyclette. Un musical a diapositive, una West
Slide Story in cui l’Italia si salva vendendo la Thema blu di La Russa o la
Dedra a pedali della Chicco customizzata per Brunetta. Oppure abolendo le
Province ma lasciandole lì senza ridurre i costi, aumentando l’inefficienza e i
consiglieri, inventandosi aree metropolitane per cui Campobasso diventa città
contea e stato come New York. O ancora segando via il Senato collo stesso
sistema: a parole, senza diminuire i costi ma la democrazia sì. E’ il Renzi
Style, ragazzi. Tutto si fa in un lampo: e che ci vuole. Come l’anticalcare, la
ceretta, i quattro salti in padella: cinque minuti per le pappardelle in
tavola, il polpaccio deforestato, il cesso scrostato. Cinque, massimo sei:
soddisfatto o rimborsato, mio popolo! E’ la Demagogia
canaglia che ti prende proprio quando non vuoi, parafrasando il celebre
politologo Al Bano Carrisi in suo seminario a Sanremo. La verità è che dopo due
mesi di governo che sembrano cento la canzone è già chiarissima: con Renzi
cambi verso soltanto nel senso che se prima facevi Boh adesso fai Uff e fra
non molto Ahh che palle questo qua. L’abbiamo
detto in altri Papaluti. Se Grillo è il Berlusconi Sport, Renzi è il Berlusconi
Young: il modello ggiovane per i ggiovani, veloce, velocissimo, talmente veloce
che una sveltina in confronto sembra una scopata tantrica di cinque ore. Giovane
e veloce, ma col cuore antico dei vecchi figli dell’Italia mamma e mignottona.
Mussolini lasciava le luci accese anche di notte? E Renzi twitta alle sei di
mattina. Benito faceva zompare gli scolari nel cerchio di fuoco? E Matteito
dagli alunni si fa fare uno swing col battimani che ai nordcoreani gli viene il
complesso d’inferiorità. Perché Lui lavora sempre, perché Lui è amato dal
popolo e dai bambini. Perché Lui non è come gli altri di prima: Lui fa, e fa
pure alla svelta. E pazienza se fa a cazzi. Non
sarà un risultato perfetto, ma l’importante è portare a casa qualcosa: ce lo
dice sempre da tutti gli schermi e da tutti i tablet e i telefonini, il nostro
caro Leader Kim Il Samsung. Qualcosa, ecco. Non proprio quello che serve, ma
dopo sessant’anni di fallimenti sulle riforme che cazzo sottilizzi?! E che sei,
un vecchio di merda che si lamenta tipo Rodotà e Zagrebelsky, ‘sti professori
della minchia che non c’hanno manco la laurea degli scout in Ruota della
Fortuna come Matteone nostro?! Tua nonna ti manda a prendere la pomata per i dolori
e tu le porti un vibratore — eddai nonna, non ci rompere i coglioni, ti dà sollievo lo stesso
e spacchiamo il culo alla partitocrazia. Ho fatto male, ma ho fatto. E comunque
se non riesco vado a casa. Anche questa la sentiamo ogni cinque secondi, e
dovrebbe essere una consolazione: sì Matté tu vai casa, ma una casa ancora ce
l’hai. Diglielo a quelli che sono fuori col mutuo e praticamente fuori di casa
che adesso è delle banche. Che magari sono gli stessi che aspettano i famosi 80
euri ancora senza coperture finanziarie. E alla fine magari si scoprirà che
sono in powerpoint pure quelli: ma scaricabili e stampabili in Pdf, se il
macellaio se li prende per saldare il conticino… Tutto così, vedete. Tutto
veloce. Tutto per finta. Tutto make-up prima del down. Parti che vuoi fare il
Governone Renzi-Einstein-Mandela e arrivi con un governicchio Fracazzo da
Velletri di sfigati e lottizzati. Parti con Gratteri ministro della Giustizia e
finisci in un giochino di sottosegretari del tipo Indovina chi non è Inquisito. Parti fottendo Letta nipote che è
troppo vecchio per il cambiamento eppoi passi le giornate a trattare leggi con
Letta zio, lui sì un rivoluzionario bello fresco. Parti volendo rottamare
Bersani e il decrepito politicame, si scopre che ti fai pagare la casa dagli
amichetti in affari come il decrepito politicame: però come Bersani no, ché lui
almeno l’affitto se lo paga. Predichi che sembri Mazzini, eppoi razzoli con
Verdini. Ti senti il numero Uno, ma se serve senti anche la P2 e la P3. Tutto
così: chiacchiere e distintivo, chiacchiere e istintivo — paraculo
istintivo. Ma la mano spessa d’effetti ed offerte speciali che ti sei dato non
può durare. Già non dura. Lì sotto ci sono i fatti, per chi li vuole vedere. E
per chi no, c’è una foto da guardare. Tu con Peter Cameron in visita a Londra,
titolo: Blair guarda che cazzo hai
combinato. Europa, economia, soprattutto politiche del lavoro — d’accordo
su tutto. Più flessibilità, più flessibilità, più flessibilità: che poi sarebbe
precarietà, precarietà, precarietà. L’occupazione aumenta licenziando, la sete
ti passa con prosciutto e pasta d’alici. Bella bellissima, questa Concordia:
benaugurante quasi quanto quella di Schettino. D’accordo su tutto, ma
soprattutto su una cosa. Senza Blair non ci saremmo, non faremmo i primi
ministri. Un modello per noi, un cazzo di mito. Peccato che il compagno Cameron
sia un conservatore figlio di conservatori uscito da un college conservatore
per figli di conservatori milionari, un tipino simpatico e popolare che in
Inghilterra sta privatizzando gli ospedali. Uno di destra, un tory scatenato.
Che in confronto al nostro Arthur Renzarelli sembra Zapatero, Che Guevara,
Landini della Fiom: in Inghilterra il conservatore che più conservatore
schiatti Peter Cameron ha appena legalizzato i matrimoni omosessuali — eeehhhi,
non me l’aspettavo signora Cunningham!!! E poi dice che uno diventa anglofilo,
in quest’Italia dove le lezioni inglesi si prendono a spizzichi e bocconi — i bocconi
più di merda, possibilmente. Ma del resto questo siamo. Un paese arretrato,
poco civile, per niente serio. Un paese in cui anche le migliori riforme
finiscono riformate: nel senso di scartate, come al militare. E in fondo,
questo ci meritiamo. Un premier arretrato, centrista, lobbista e confessionale,
un massone cattolico, un doroteo rifatto, un manipolatore che sceglie belle
fighe e orrende cravatte. E questo ci meritiamo d’essere. Un paese che si vota
a uno senz’averlo votato, ma uno che ci guida sicuro e velocemente. Velocemente
da nessuna parte.
lunedì 10 febbraio 2014
FORZAITALICUM
A questi giovani vecchi del Partito Democratico-Cristiano della sinistra gli fa schifo tutto, tranne lo schifo della sinistra. Diritti, uguaglianza, giustizia sociale? Subito gli viene l’eritema, la tachicardia, la sciolta a zampillo: sono intolleranti, poco da fare. Scannarsi fra di loro, fare il kamasutra coll’avversario, resuscitare Berlusconi? Questo sì che gli piace, ai ragazzi morti da piccoli: bissare Andreotti e Forlani girando il remake di Prodi e D’Alema, la tradizione nell’innovazione della faida cattocomunista. Figata. Letta comparuccio d’Alfano contro Renzi barboncino in seconda di Berlusconi — con Angelino e Silvietto che alla fine fanno la pace e fanno il culo alla boy band dei Pd-Direction. Un film talmente visto che il cinepanettone ti sembra David Lynch. Abbiamo spesso accusato Renzi d’essere un berluschino ma non era vero: lui è un dalemino, un dalemissimo, un D’Alema meglio di D’Alema. Soprattutto per Berlusconi. Niente e nessuno come il gggiovane Matteo lo ha tirato su così in fretta: nemmeno la pasticca di Viagra da un chilo che gli preparano alla Nasa, nemmanco la Bicamerale con doppi servizietti. Essì che Massimo ha fatto il massimo, per lui. D’Alema per Berlusconi è stato più che un amico, più che un fratello, quasi un fratello della P2. Accordi salva-Mediaset, il conflitto d’interessi salvaguardato come il chiurlo maggiore dalla Lipu, taglio su misura di leggi leggine e fettine di culo: tutto per mettersi in politica e in società con Silvio, così poi dividevano a metà. E vaglielo a spiegare che i cimiteri sono pieni di gente che voleva essere socio di Berlusconi. Renzi uguale. Solo molto più moderno, più bravo, più veloce di D’Alema a togliere Silvio dalla merda: quello c’ha messo due anni, tu neppure due mesi. Bravissimo e velocissimo, tutti i giornali gli battono le mani e le prime pagine. Che poi è come applaudire uno perché si è schiantato sullo stesso muro di un altro, ma a 200 anziché a 80 all’ora. Complimenti: uno sfracellamento bellissimo (foto). Due mesi che Renzi è segretario e Berlusconi gli vuole già più bene che a Dudù per quanto è servizievole. Decrepito, stanco, con più rotoli d’un tappeto, abbandonato come un cane ad agosto e decaduto come Emanuele Filiberto: Silvio Porcelloni era combinato così, ma poi è arrivato il suo ex concorrente alla Ruota della Fortuna e la fortuna è cambiata pure per lui. Di nuovo al centro delle trattative e della scena, praticamente un padre della patria — ma modesto, piccolo: un padrino, ecco. Matteo il Re della Sveltina c’ha i social media, i web-watcher, c’ha la comunicazione crossmediale ma c’ha pure gli occhiali brandizzati Parmacotto: e con tutto quel prosciutto sugli occhi non vede il suo loculo extralusso nel mausoleo di quelli che con Silvio prima ci accordiamo e dopo lo fottiamo. Eccome no. Chiedete a Fini, appena c’ha un minuto di tempo lì alla fraschetta del porchettaro dove lavora adesso; chiedete a Pier Casini, che dopo la Civica ha fatto una scelta cinica ed è tornato da lui rimangiandosi una quintalata di merda per campare politicamente. Renzi si crede furbissimo e d’avercelo lunghissimo, ma è un coglione tipo quello che nei programmi giapponesi s’infila travestito da bistecca nella gabbia della tigre. Solo che al posto della tigre c’è il Caimano, e al posto della bistecca c’è l’Italicum. Che, visto quanto ha giovato al Caimano in questione, bisognerebbe chiamare ForzaItalicum. Silvio che recupera pezzi d’alleanza, percentuali nei sondaggi, vecchie fiamme fra i leccaculo chic che l’avevano sepolto. Renzi che sbuffa, che litiga, che perde la calma e la patina nuova nuova dell’iPhone appena scartato. Si vedono le ditate, il sudore, forse inizia a vedersi il trucco. Non è ancora legge, ma il ForzaItalicum già funziona alla grande: dopo ‘sta botta di strategia, Renzi se non vuole fare il D’Alema (andare al governo senza elezioni) può fare il Bersani (andare alle elezioni senza governo perché da favorito perde o pareggia). Silvio prende velocità, Matto Matteo lo prende in quel posto là. E noi con lui, eh. Perché grazie a questo bello ‘ncuacchio di legge elettorale al voto avremo l’imbarazzo della scelta. Anzi, delle scelte: o Berlusconi, o Berlusconi, o Berlusconi. Ma personalizzabile secondo le tue tendenze, caro consumatore votante! Ti piace l’inglese a cazzo, fare tanto casino per niente, una politica del lavoro più a destra di Confindustria e delle Colonie negriere? Wow! Per te oggi c’è Berlusconi Young, la fragranza di Silvio by Matteo Renzi col suo Jobs Act, la nausea per i sindacati che hanno rovinato l’Italia e il consulentone off-shore Davide Serra che se Electrolux vuole dimezzare gli stipendi twitta che è razionale e pure un sacco trendy. Preferisci lamentarti e basta, dire che fa tutto schifo lì dal bar o dal computer, sei uno che per tutta la vita ha votato i peggiori però si sente sempre il migliore? Caro cliente, per te la scelta è Berlusconi Sport, la carica eversiva di Silvio coll’agonismo simpatico e goliardico di Beppe Cinquestelle! Niente politica vera, solo supercazzole incazzate come piace te: rissa per farsi notare, Napolitano boia, la Boldrini puttana, in mancanza di meglio pure la Bignardi, Sofri e Peppa Pig nemici del popolo da stuprare simpaticamente in streaming. Ma stimato cliente, ma caro amico, tu sai la verità: belle le copie, ma l’originale è l’originale. Il classico non si batte. Quando sarà vai lì al seggio, fatti la croce eppoi falla su Berlusconi Pregiudicato Gran Riserva: ma non mentale, perché ormai né lui né noi abbiamo più la forza di dirci che meritiamo di meglio.
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