lunedì 26 maggio 2014

PIAZZA PLEBISCITO


Partito in calo e arrivato al 40%. Partito Democratico e arrivato democristiano. Finisce il Berlusconismo e inizia il Berluschinismo. Renzi ha addirittura esagerato: se anziché 80 euro ne dava 60, vinceva lo stesso e si risparmiava qualcosa per le prossime elezioni. La sostanza è questa. Nell’Europa di ricino tira un’arietta niente male: trionfano simpatici fascisti alla Le Pen, antisemiti alla Orban, in parlamento si sistemano belle personcine e Black Brothers che al prossimo giro potrebbero farci un pensierino anche i Nazisti dell’Illinois. Insomma in Continente quando va bene e non sono direttamente hitleriane vincono le destre populiste. In Italia invece pure: solo che siccome noi siamo avanti, di populismi di destra ne avevamo tre. Marketing per tutti i cattivi gusti. Il populismo carcerato di Silvione, il populismo invasato di Grillo, il populismo mascherato di Renzi. Mascherato e retribuito, per l’esattezza. Mascherato da centrosinistra e retribuito dalle casse pubbliche. Essendo Fonzie ma non fesso, Renzie ha puntato alla mancia e alla pancia dell’italiano. E ha vinto, perché in quella zona lì con noi si vince sempre. Francia o Spagna purché se magna; fra Beppe e Berlusconi, prendo gli euri anche se non sono milioni. La storia insegna, l’italiano impara a regolarsi. Che ci guadagno io? Non è uno scandalo e nemmeno un crimine: è l’Italietta che ha eternamente bisogno di un signor padrone, è la democrazia dei pacchi di pasta e dei pacchi in tv, è Achille Lauro, è il meno tasse per tutti, è il populismo che dice d’essere di sinistra ma viene da destra e dal governo e quindi ha la precedenza sugli altri. Anche perché gli altri sono quello che sono. Silvione che molestava le minorenni mo’ è ridotto a molestare le vecchie e a disturbare Marina perché si candidi sennò alle politiche Mediaset va sottozero di bilancio. Grillo di Vinciamo Noi o mi dimetto è diventato Vinciamo Poi e mi dimetto mai. Triste, più triste dell’esibizione a Porta a Porta in cui fra i due insetti molesti che s’accoppiavano il più credibile è stato Vespa. Che fuffa e che barba, che barba e che noia, Beppe mio. Tutto ‘sto casino eppoi i 19 miliardi (19!!!) che servono per il reddito minimo garantito me li copri tassando il gratta e vinci. Ovvio che sei crollato, ovvio che chi tocca Brunone muore di noia. Tu hai dato il 5 a Vespa, eppoi Renzi ti ha dato il 20% di scarto. E adesso? Adesso niente, questo è il bello. Pura scuola democristiana: prendi i voti da tutti, quindi non puoi scontentare nessuno. Né gli alleati di governo che hai dissanguato, né gli elettori che ci sono cascati e adesso aspettano il loro turno o possibilmente anche il bis. Un tweet la mattina presto e un sorrisino la sera. Ancora spazi televisivi da riempire; ancora mance da spartire; ancora pance da riempire. Galleggiare, darti il contentino o l’illusione del contentino che arriverà: dateci tempo, però. Magari una cinquantina d’anni, come la Dc. Perché non è che moriremo democristiani è che non sappiamo vivere senza esserlo. In un Papaluto passato su Renzi avevamo scritto che andava velocemente da nessuna parte. Dopo il pieno di voti e di elogi super ci correggiamo: in tre mesi è arrivato in fretta a piazza Plebiscito, come nuovo reuccio d’Italia e persino d’Europa. Ma stia attento a non restare a tasche vuote, ché se finisci gli spicci da piazza Plebiscito a piazzale Loreto è un attimo. Avanti popolo, alla riscossa: e soprattutto alla riscossione.


              

lunedì 12 maggio 2014

SCIO' ROOM


A parte l’assurdità: è come se uno vuole una sciarpa e s’alleva in casa una pecora intera. A parte l’obsolescenza: l’idea primonovecentesca risale a quando per andare da tuo cognato che abitava nel paese vicino ci volevano tre giorni di cavallo e per andare a Milano tipo Totò in Totò Peppino e la Malafemmina chissà quanti giorni di mare. Però che c’entra. La pecora è buona pure da mangiarci. Il low cost è buono per risparmiare ma l’high cost è meglio se devi intascare. Eppoi Toto è Totò, Milano è Milano, l’Expo è l’Expo nel senso della più grande esposizione mondiale della corruzione, dello spreco, dell’idiozia sprecona e corrotta. Portare il mondo qua spendendo i miliardoni di euro, quando con qualche centinaio te lo giri tutto e t’avanza il resto. Roba folle, ma solo se non siete politici, appaltatori, appaltatori e politici che s’appattano per ramazzare tutto e dopo metterla in culo a voi, ‘sta ramazza. Una lotteria dell’arraffo, un Jackfot bello grosso e assicurato, un film di duecentesima visione. Expo, Mondiali, Europei, Olimpiadi, punto G8-10-20-100 così aumenta il godimento dell’inculata. Casi diversi, casini uguali. Manifestazioni che oramai hanno fatto il loro tempo, ma soprattutto hanno fatto la loro scuola: di furto con scandalo. Ruberie, porcherie, conti regolarmente e irregolarmente sballati, massacri ambientali e sociali per ritrovarsi in mano piscine olimpioniche per pantegane, ruderi firmati Calatrava, cambiali firmate da noi. La Grecia ha iniziato a scavarsi la fossa svenandosi per le Olimpiadi del 2000, la presidente brasiliana Dilma Rousseff sta finendo la sua sparandosi una memorabile doppietta Mondiali-Olimpiadi. Sparandosela nei coglioni, ché i brasiliani sono stranamente disturbati dall’idea di non avere medicine negli ospedali però gli stadi nella giungla amazzonica per le scimmie urlatrici sì. Fare odiare il calcio ai brasiliani che non vivrebbero d’altro, fare maledire le Olimpiadi ai greci che le hanno inventate brillanti risultati, ragazzi. Prossimo obiettivo, non far piacere più il cazzo a Malgioglio? Questo in generale, poi ognuno fa come vuole: se se lo può permettere. Per dire, il prossimo Expo l’organizzano a Dubai. Ottimo, vai sceicco! Vai Dubai, che il grano ce l’hai! Alla fine chi non si rompe di ‘sta menata paga e i petrodollari sono suoi. Ma noi, noi?! Noi che ancora ci ricordiamo i Mondiali: a Italia 90 il Novanta non era l’anno, era la paura. Un esempio per sgradire. Per aver costruito agli andreottianissimi fratelli Matarrese il San Nicola a Bari (soldi interamente pubblici, progetto di Renzo Piano, 60mila posti per 120 presenze effettive a settimana…) le nostre tasche gli altri santi li stanno ancora bestemmiando. Un deficit a forma di stadio, ma più grosso. Anche no, grazie. Non a caso l’unica cosa buona del governo Monti è stata ritirare Roma dalla corsa alle Olimpiadi e al suicidio. Abbiamo perso una medaglia già sicura nel salto in alto coll’asta pubblica, ma ci siamo risparmiati qualcosina di soldi da mettere nella groviera di bilancio della Capitale in cui rosicchiano tutti. Ma coll’Expo niente, non c’è stato niente da fare: ce lo siamo beccato. Doloroso e anale, tipo l’herpes. L’Expo a Milano, graaaaande. Uno dei più dispendiosi eventi al mondo nellà città più cementista, più tangentista, più ‘ndranghetista al mondo. Strano che poi abbiano arrestato tutti per mazzette ‘ndrangheta e cemento. Ma l’occasione non si poteva perdere, proprio no.  Una mano santa per il commercio, lo sviluppo, il turismo. Il commercio degli appalti e dei voti, lo sviluppo della speculazione edilizia, il turismo criminale. Ma anche per scoprire le antichità, che mica sono soltanto a Roma. Loro c’hanno il Cupolone di San Pietro? Noi c’abbiamo la Cupola di San Vittore. Loro c’hanno i Fori? Noi c’abbiamo il Buco, con relativa Banda. Frigerio, Luigi Grillo, Greganti e compagnia brutta: ma anche in Compagnia delle Opere, di Silvio e Previti, delle Coop biancorosse. Democraxiani, berlusleghisti, cattocomunisti vecchi e nuovi. Tutti mischiati, tutt’insieme collusamente. Dei marpioni vintage della mazzetta non manca nessuno, infatti molti erano già in carcere. Tranne uno, tranne l’uomo che parlando di valorizzazione dei monumenti ha rilanciato l’immagine del Colosseo nel mondo a sua insaputa: congratulazioni per l’arresto, Claudione Scajola. E non pensate, non c’è sarcasmo: semmai orgasmo, eiaculazione per la sua ostinazione. Inaffondabile, senza vergogna, la faccia come il culo a tenuta stagna. Dagli anni 80 questa è la terza volta che lo blindano con accuse sempre più gravi, e ogni volta la carriera gli è andata più su. Più la fa sporca, più fa strada. Sindaco, parlamentare, ministro e ministro bis. Allora stavolta che voleva spedire lo ‘ndranghetista latitante Matacena a Beirut col mafioso latitante Dell’Utri in un unico pacchetto-bomba (oramai con ‘sta gentaccia in circolazione la guerra civile in Libano si sta facendo ‘na brutta fama…) minimo minimo lo fanno Presidente del Sistema Solare. Auguri. E augurissimi anche agli altri di ‘sta nuova Cupola, che poi è la vecchia, che poi è Tangentopoli ma in peggio. Perché se lorsignori che rubavano sono ancora lì considerati e rispettati da questa Bellitalia chi ha provato a contrastarli vent’anni fa è ancora lì che chiede scusa del tentativo. Perché se lorsignori sono temuti e rispettati per la ladreria congenita a nostro carico, agli ex del Pool di Mani Pulite nessuno perdona d’aver cercato di curarla. Oggi quasi nessuno ha fatto carriera, quasi tutti hanno lasciato la magistratura, i più onesti si chiudono in casa, i più fessi si buttano in politica e la casa del partito che hanno fondato l’intestano al figlio. Il più fortunato è D’Ambrosio, che è morto e non può più vedere ‘sto schifo. Borrelli, D’Ambrosio, Davigo, Colombo, Di Pietro e gli altri cattivi esempi, gente che al tempo non s’è fatta li cazzi sua, anche pecché non c’era Razzi a spiegargli come. Dopo le monetine a Craxi, abbiamo stravotato il migliore amico di Craxi. In vent’anni siamo passati da Resistere Resistere Resistere per la democrazia di Borrelli a Esistere Esistere Esistere per il vitalizio di Razzi. E abbiamo detto tutto, e non c’è più niente da fare. Perché se lorsignori restano uniti formando la Cupola, i magistrati di Milano fanno la Cappella (nelle foto due celebri esempi): intesa come la cazzata di dividersi. Invidie, gelosie, lotte di potere. Corruzione sempre più forte, contrasto alla corruzione sempre più debole.  Ma in fondo hanno ragione, a non voler fare la fine di Mani Pulite. Meglio usarle per pararsi chiappe e carriere, le mani. Nella peggiore democrazia occidentale è l’unica. Gli altri paesi non sono Puffolandia, i porci stranieri ci sono e mica sono tutti Peppa Pig. Solo che all’estero se ti beccano per te la carriera è finita: non come da noi che il meglio inizia con una condanna e puoi vendicarti di chi ti ha condannato.  Anche per delinquere in Italia vige l’Immeritocrazia: Qua è tutta malvivenza (sempre Razzi, ma è colpa di Crozza…) ma largo per i giovani non ce n’è manco qua. E forse non è un male, eh. Perché la favola dei giovani è bella fino a quando ‘sta bella gioventù arriva al potere e scopri che è una brutta favola. Li vedi all’opera e capisci che è un melodramma, appunto. Prendete il nostro Arthur Renzarelli, giovane simpatico dinamico e col giumbotto. Gli scoppia in faccia il merdonExpo e lui che fa? Pulizia nel partito, fuoco e fiamme, provvedimenti urgenti contro il riciclaggio, una di quelle tirate in camicina bianca che gli piacciono tanto? No no. Il presidente del Consiglio tace, il segretario del Pd si nasconde, il presidente del Consiglio e segretario del primo partito italiano gioca ai quattro Cantone: ne mette uno a vigilare all’anticorruzione, uno a fare la guardia all’Expo adesso che non si può fare un cazzo, gli altri due vediamo se al videopoker sottocasa o a garantire la regolarità del Tombolone di Natale. Il nostro Renzie all’ammeregana sperando che nessuno canti la canzone dei suoi accordi con Verdini, credendo di essere il segretario del Pd di Milwakee dà un cazzotto al jukebox e fa partire il disco Lasciamo lavorare la magistratura. Una grande hit lanciata da dj Forlani. Ma le apparenze sono salve, qualcosa è stato fatto subito. A pensarci bene l’Italia è davvero il posto migliore per l’Expo. Noi davvero abbiamo un patrimonio unico da mostrare. Merce marcia da riempirci Esposizioni Universali, Saloni Intergalattici, Mega Show Room. Anzi Sciò Room, ché sta gente avariata se non avesse il nostro consenso, se non la pensasse come noi, se alla fine non ci stesse bene sarebbe solo da scacciare.          


lunedì 28 aprile 2014

LA BANDA DELLA MAIALA

E alla fine s’è scoperto che il famoso Nero Libanese non era il fumo: era Marcellone nostro, che coi diari finti di Mussolini nel trolley sbundato di contanti ha fatto il fugone vero a Beirut. Un uomo solo al comandodi polizia. Una fuga tipo Coppi. Ma non l’avvocato, il ciclista. Per l’avvocato oramai è tardi, oramai Marcellone è un altro film. Più di uno, anzi. Marcello è il Fuggitivo, come Harrison Ford; è O’ Latitante, come Mario Merola; è Prendi i Soldi e Scappa, come Woody Allen e Bettino Craxi. Vecchio Marcy Dell’Utrix, quante ne sai. E quante ne dici. Mangano era uno stalliere, io non sono mafioso, sono venuto in Libano per curarmi. Ci fai allargare il culo dal ridere, Marcé. E comunque non malignate, bastardi: non è scappato, ha solo preceduto Silvio per fondare Forza Libano e rifarsi assieme una vita. Meglio, una malavita. Essì, perché Dell’Utri è Dell’Utri: ma senza Silvio sarebbe niente, a che ti serve trovare lo stalliere quando non c’hai lo stallone da monta e da cosca? Quanti successi, quanti ricordi, quante intercettazioni indimenticabili. Quei bei capodanni degli anni 80 in cui Marcello (il Nero, ma anche il Libanese), Silvio il Dandi che Prendi le Televisioni in Monopolio e Bettino il Bufalo aspettavano le ragazze di Drive In: le fast-food per una fast-fottutina, perché chi tromba il primo dell’anno, si sa. E si sa pure che le ragazze alla fine fecero il pacco alle Olgettine 1.0 il software pornosoft mica funzionava bene come i modelli successivi, quelli senza bug e senza mutande… Vabbé, però è l’intenzione che conta. Silvio e Marcello, Marcello e Silvio più qualche pluriomicida o mazzettaro di passaggio: un gruppo, un sodalizio, una banda. Il Nero, il Libano, il Dandi la Banda della Magliana? Ma questi mica facevano rapine, puntavano alle sveltine: la Banda della Maiala, allora. Ve l’ho detto: hai voglia di cinema su Marcello, non basta mai. Ma proprio mai. Infatti se con Romanzo Criminale ce la siamo tolta con un libro un film e la serie in televisione, col Romanzo Manicomiale la roba da pazzi non finisce più. E non finisce più neanche su giornali e telegiornali, per la verità. Ma non nel senso dei paesi normali e civili, dove sulla latitanza del braccio destro mafioso dell’uomo politico pregiudicato che ha governato negli ultimi vent’anni ci farebbero gli speciali infiniti, le Treccani di giornalismo, le maratone televisive, le TiggìThon. No no, nella scaletta dell’Italia mafiocomandata e mafiorassegnata Dell’Utri il Libanese non ci finisce e basta. Non interessa, non è una notizia. Sì, però al suo comparuccio di stalliere, a Silvio che è stato condannato ma la pena se la beccano i vecchi che deve accudire una domanda, ‘na dichiarazione, qualcosa la chiediamo. E certo, certo. Che vi credete, che stiamo in Abissinia? Questa è una democrazia, colla stampa libera e indipendente e pure tosta! Presidente una frasetta a piacere, un pensierino per spiegare oppure i fiumi dell’Umbria, sempre se le va e non la disturba. E Silvione, splendido: Ho mandato io Dell’Utri in Libano perché me lo ha chiesto Putin per organizzare una conferenza di pace. Grandissimo. Un summit mafia russa-mafia italiana sulla pace nel mondo. Il prossimo criminale di guerra Putin che vuole una consulenza dal prossimo criminale in via definitiva Dell’Utri. Noi non ce lo meritiamo, Silvio. Davvero. E’ troppo un genio. Ma non ci meritiamo neppure una stampa così: nessuno dei presenti che abbia chiamato un’ambulanza, la neurodeliri, che almeno lo abbia attivato il servizio di scazzo alla risposta.  Quando mai. Benissimo Presidente, adesso una domanda sulle Riforme. Essì ragazzi, dai. Voi ancora state a pensare a ‘ste piccolezze, a ‘ste puttanate, a ‘sta roba da fissati?! Ma il passato è passato, la gente non arriva alla fine del mese, c’è il governo fichissimo e isterico di Matteo Frenzy che caca provvedimenti fichissimi e isterici, evvoi ancora siete fermi lì, alle fissazioni da manettari?! Ma siate seri, crescete, cambiate verso e cambiate gusti! Arrapatevi come noi alle Riforme: questa cosa bellissima, eccitante, goduriosa che in confronto fare 69 è come prendere il 69 barrato. Ma non è meravigliosa, questa legge elettorale di sana e robusta Incostituzione? E questo nuovo Stato, questo Senato dove i senatori li elegge la Regione, la Provincia abolita te la trovi al Comune e la Colonoscopia la puoi fare alle Poste? Non è moderno, funzionale, stupendissimo? Sì d’accordo, lo sappiamo che le riforme non si mangiano ma che c’entra, gli 80 euro al mese allora dove li mettiamo? Magari in busta ma senza rifregarsene un po’ da un’altra parte, magari a bilancio, e magari con tutte le coperture. E anche così, ma davvero con 4 carte da venti vi volete comprare il silenzio su vent’anni di storia politico-criminale del Paese? Nooo, figuriamoci se vogliamo comprarcelo: il silenzio è d’oro, ma perfortuna in Italia è pure gratis. Nessuno parla, ma soprattuto nessuno ascolta. Le nostre schifezze sui giornali non vanno anche perché sai a chi gliene fotte. La gente è stanca, anche in televisione vuole cambiamento o cambia canale. Ma giusto quello. Troppa fatica risolvere i vecchi problemi, meglio rimuoverli e cominciare da capo. Con problemi nuovi. Siamo fatti così, cioè male. Carenza di memoria e di palle. Indolenti, opportunisti o vigliacchi; oppure tutt’e tre insieme. M’inviti a casa tua e io mi frego l’argenteria: ma tu mica mi denunci o almeno non m’inviti più no no. Siamo in Italia. Compri altra argenteria e m’inviti ancora, però mi dici di portare un amico che forse non ruba ma almeno sa parlare, vestirsi, pettinarsi bene. Siamo noi, i campioni dell’Italia siamo noi. Che sulla piaga non ci mettiamo il cerotto ci mettiamo il cerone, i tweet alle 6 di mattina, il trucco da mignotta su un governo colla faccia di puttana di dirti che cambia tutto, cambia presto, cambia ogni giorno. E invece. Invece alla presidenza dell’Eni ci va la Marcegaglia, sorella di uno che ha patteggiato una condanna per una mazzetta Eni. Invece nel giorno del ri-arresto di Nicola Cosentino ‘O Mericano il parlamento fa l’Indiano e riduce le pene sul voto di scambio. Invece in una paese che si toglie il pane di bocca per far quadrare i conti, nessuno mette a pane e acqua evasori, falsificatori di bilanci, frodatori del fisco e mafiosi. Anzi col favore di Napolitano in eiaculazione mooolto tardiva li mette a tavolino per farci ‘ste fantastiche Deforme Istituzionali. Renzi, Alfano, Silvione, Verdini, Dell’Utri no perché è andato un attimo a curarsi la Carcerite. Ma tranquilli che torna subito: appena gli risolviamo i problemi di salute giudiziaria con una riformetta in supposte. In culo a noi, alla giustizia, alla decenza. Vedete, dire che questo governo è in perfetta continuità col peggiore passato non è qualunquismo è giornalismo. Pretendere che un trentanovenne al potere da tre mesi non puzzi già di sospetto e si paghi l’affitto da solo non è utopismo è civismo. Che un presidente del Consiglio sedicente progressista (e se dio esistesse e pagasse la luce, dovrebbe fulminarlo all’istante…) flirti, tubi, si dia i bacetti colla P2 e la P3 non è soltanto tatticismo miope è cinismo politico da discarica andreottiana. Altroché svolta, roba da c’era una volta. Quando c’erano solo il Dandi, il Nero e il Libanese. Quando c’era la vecchia Banda, insomma. Ma oggi che c’è l’upgrade, oggi che c’è l’aggiornamento, oggi che c’è il Fiorentino quella della Maiala non serve più: oggi siamo lieti di presentarvi la Banda della Maremma Maiala, signore e signori. Buonanotte, e buonafortuna.   


          

domenica 6 aprile 2014

VELOCEMENTE DA NESSUNA PARTE

Già dopo il discorso alle Camere per la fiducia tutto iPad, iMac e iPhone la Apple aveva lanciato un nuovo modello ispirato a lui: il Mac Aria Fritta. Poi sono iniziate le televendite in powerpoint. Un circo pedestre, una bancarella della puttanata, uno show che Mastrota ti fa duecento volte meglio e almeno ti regala la cyclette. Un musical a diapositive, una West Slide Story in cui l’Italia si salva vendendo la Thema blu di La Russa o la Dedra a pedali della Chicco customizzata per Brunetta. Oppure abolendo le Province ma lasciandole lì senza ridurre i costi, aumentando l’inefficienza e i consiglieri, inventandosi aree metropolitane per cui Campobasso diventa città contea e stato come New York. O ancora segando via il Senato collo stesso sistema: a parole, senza diminuire i costi ma la democrazia sì. E’ il Renzi Style, ragazzi. Tutto si fa in un lampo: e che ci vuole. Come l’anticalcare, la ceretta, i quattro salti in padella: cinque minuti per le pappardelle in tavola, il polpaccio deforestato, il cesso scrostato. Cinque, massimo sei: soddisfatto o rimborsato, mio popolo! E’ la Demagogia canaglia che ti prende proprio quando non vuoi, parafrasando il celebre politologo Al Bano Carrisi in suo seminario a Sanremo. La verità è che dopo due mesi di governo che sembrano cento la canzone è già chiarissima: con Renzi cambi verso soltanto nel senso che se prima facevi Boh adesso fai Uff e fra non molto Ahh che palle questo qua. L’abbiamo detto in altri Papaluti. Se Grillo è il Berlusconi Sport, Renzi è il Berlusconi Young: il modello ggiovane per i ggiovani, veloce, velocissimo, talmente veloce che una sveltina in confronto sembra una scopata tantrica di cinque ore. Giovane e veloce, ma col cuore antico dei vecchi figli dell’Italia mamma e mignottona. Mussolini lasciava le luci accese anche di notte? E Renzi twitta alle sei di mattina. Benito faceva zompare gli scolari nel cerchio di fuoco? E Matteito dagli alunni si fa fare uno swing col battimani che ai nordcoreani gli viene il complesso d’inferiorità. Perché Lui lavora sempre, perché Lui è amato dal popolo e dai bambini. Perché Lui non è come gli altri di prima: Lui fa, e fa pure alla svelta. E pazienza se fa a cazzi. Non sarà un risultato perfetto, ma l’importante è portare a casa qualcosa: ce lo dice sempre da tutti gli schermi e da tutti i tablet e i telefonini, il nostro caro Leader Kim Il Samsung. Qualcosa, ecco. Non proprio quello che serve, ma dopo sessant’anni di fallimenti sulle riforme che cazzo sottilizzi?! E che sei, un vecchio di merda che si lamenta tipo Rodotà e Zagrebelsky, ‘sti professori della minchia che non c’hanno manco la laurea degli scout in Ruota della Fortuna come Matteone nostro?! Tua nonna ti manda a prendere la pomata per i dolori e tu le porti un vibratore eddai nonna, non ci rompere i coglioni, ti dà sollievo lo stesso e spacchiamo il culo alla partitocrazia. Ho fatto male, ma ho fatto. E comunque se non riesco vado a casa. Anche questa la sentiamo ogni cinque secondi, e dovrebbe essere una consolazione: sì Matté tu vai casa, ma una casa ancora ce l’hai. Diglielo a quelli che sono fuori col mutuo e praticamente fuori di casa che adesso è delle banche. Che magari sono gli stessi che aspettano i famosi 80 euri ancora senza coperture finanziarie. E alla fine magari si scoprirà che sono in powerpoint pure quelli: ma scaricabili e stampabili in Pdf, se il macellaio se li prende per saldare il conticino… Tutto così, vedete. Tutto veloce. Tutto per finta. Tutto make-up prima del down. Parti che vuoi fare il Governone Renzi-Einstein-Mandela e arrivi con un governicchio Fracazzo da Velletri di sfigati e lottizzati. Parti con Gratteri ministro della Giustizia e finisci in un giochino di sottosegretari del tipo Indovina chi non è Inquisito. Parti fottendo Letta nipote che è troppo vecchio per il cambiamento eppoi passi le giornate a trattare leggi con Letta zio, lui sì un rivoluzionario bello fresco. Parti volendo rottamare Bersani e il decrepito politicame, si scopre che ti fai pagare la casa dagli amichetti in affari come il decrepito politicame: però come Bersani no, ché lui almeno l’affitto se lo paga. Predichi che sembri Mazzini, eppoi razzoli con Verdini. Ti senti il numero Uno, ma se serve senti anche la P2 e la P3. Tutto così: chiacchiere e distintivo, chiacchiere e istintivo paraculo istintivo. Ma la mano spessa d’effetti ed offerte speciali che ti sei dato non può durare. Già non dura. Lì sotto ci sono i fatti, per chi li vuole vedere. E per chi no, c’è una foto da guardare. Tu con Peter Cameron in visita a Londra, titolo: Blair guarda che cazzo hai combinato. Europa, economia, soprattutto politiche del lavoro d’accordo su tutto. Più flessibilità, più flessibilità, più flessibilità: che poi sarebbe precarietà, precarietà, precarietà. L’occupazione aumenta licenziando, la sete ti passa con prosciutto e pasta d’alici. Bella bellissima, questa Concordia: benaugurante quasi quanto quella di Schettino. D’accordo su tutto, ma soprattutto su una cosa. Senza Blair non ci saremmo, non faremmo i primi ministri. Un modello per noi, un cazzo di mito. Peccato che il compagno Cameron sia un conservatore figlio di conservatori uscito da un college conservatore per figli di conservatori milionari, un tipino simpatico e popolare che in Inghilterra sta privatizzando gli ospedali. Uno di destra, un tory scatenato. Che in confronto al nostro Arthur Renzarelli sembra Zapatero, Che Guevara, Landini della Fiom: in Inghilterra il conservatore che più conservatore schiatti Peter Cameron ha appena legalizzato i matrimoni omosessuali eeehhhi, non me l’aspettavo signora Cunningham!!! E poi dice che uno diventa anglofilo, in quest’Italia dove le lezioni inglesi si prendono a spizzichi e bocconi i bocconi più di merda, possibilmente. Ma del resto questo siamo. Un paese arretrato, poco civile, per niente serio. Un paese in cui anche le migliori riforme finiscono riformate: nel senso di scartate, come al militare. E in fondo, questo ci meritiamo. Un premier arretrato, centrista, lobbista e confessionale, un massone cattolico, un doroteo rifatto, un manipolatore che sceglie belle fighe e orrende cravatte. E questo ci meritiamo d’essere. Un paese che si vota a uno senz’averlo votato, ma uno che ci guida sicuro e velocemente. Velocemente da nessuna parte.    





           

lunedì 10 febbraio 2014

FORZAITALICUM

A questi giovani vecchi del Partito Democratico-Cristiano della sinistra gli fa schifo tutto, tranne lo schifo della sinistra. Diritti, uguaglianza, giustizia sociale? Subito gli viene l’eritema, la tachicardia, la sciolta a zampillo: sono intolleranti, poco da fare. Scannarsi fra di loro, fare il kamasutra coll’avversario, resuscitare Berlusconi? Questo sì che gli piace, ai ragazzi morti da piccoli: bissare Andreotti e Forlani girando il remake di Prodi e D’Alema, la tradizione nell’innovazione della faida cattocomunista. Figata. Letta comparuccio d’Alfano contro Renzi barboncino in seconda di Berlusconi — con Angelino e Silvietto che alla fine fanno la pace e fanno il culo alla boy band dei Pd-Direction. Un film talmente visto che il cinepanettone ti sembra David Lynch. Abbiamo spesso accusato Renzi d’essere un berluschino ma non era vero: lui è un dalemino, un dalemissimo, un D’Alema meglio di D’Alema. Soprattutto per Berlusconi. Niente e nessuno come il gggiovane Matteo lo ha tirato su così in fretta: nemmeno la pasticca di Viagra da un chilo che gli preparano alla Nasa, nemmanco la Bicamerale con doppi servizietti. Essì che Massimo ha fatto il massimo, per lui. D’Alema per Berlusconi è stato più che un amico, più che un fratello, quasi un fratello della P2. Accordi salva-Mediaset, il conflitto d’interessi salvaguardato come il chiurlo maggiore dalla Lipu, taglio su misura di leggi leggine e fettine di culo: tutto per mettersi in politica e in società con Silvio, così poi dividevano a metà. E vaglielo a spiegare che i cimiteri sono pieni di gente che voleva essere socio di Berlusconi. Renzi uguale. Solo molto più moderno, più bravo, più veloce di D’Alema a togliere Silvio dalla merda: quello c’ha messo due anni, tu neppure due mesi. Bravissimo e velocissimo, tutti i giornali gli battono le mani e le prime pagine. Che poi è come applaudire uno perché si è schiantato sullo stesso muro di un altro, ma a 200 anziché a 80 all’ora. Complimenti: uno sfracellamento bellissimo (foto). Due mesi che Renzi è segretario e Berlusconi gli vuole già più bene che a Dudù per quanto è servizievole. Decrepito, stanco, con più rotoli d’un tappeto, abbandonato come un cane ad agosto e decaduto come Emanuele Filiberto: Silvio Porcelloni era combinato così, ma poi è arrivato il suo ex concorrente alla Ruota della Fortuna e la fortuna è cambiata pure per lui. Di nuovo al centro delle trattative e della scena, praticamente un padre della patria — ma modesto, piccolo: un padrino, ecco. Matteo il Re della Sveltina c’ha i social media, i web-watcher, c’ha la comunicazione crossmediale ma c’ha pure gli occhiali brandizzati Parmacotto: e con tutto quel prosciutto sugli occhi non vede il suo loculo extralusso nel mausoleo di quelli che con Silvio prima ci accordiamo e dopo lo fottiamo. Eccome no. Chiedete a Fini, appena c’ha un minuto di tempo lì alla fraschetta del porchettaro dove lavora adesso; chiedete a Pier Casini, che dopo la Civica ha fatto una scelta cinica ed è tornato da lui rimangiandosi una quintalata di merda per campare politicamente. Renzi si crede furbissimo e d’avercelo lunghissimo, ma è un coglione tipo quello che nei programmi giapponesi s’infila travestito da bistecca nella gabbia della tigre. Solo che al posto della tigre c’è il Caimano, e al posto della bistecca c’è l’Italicum. Che, visto quanto ha giovato al Caimano in questione, bisognerebbe chiamare ForzaItalicum. Silvio che recupera pezzi d’alleanza, percentuali nei sondaggi, vecchie fiamme fra i leccaculo chic che l’avevano sepolto. Renzi che sbuffa, che litiga, che perde la calma e la patina nuova nuova dell’iPhone appena scartato. Si vedono le ditate, il sudore, forse inizia a vedersi il trucco. Non è ancora legge, ma il ForzaItalicum già funziona alla grande: dopo ‘sta botta di strategia, Renzi se non vuole fare il D’Alema (andare al governo senza elezioni) può fare il Bersani (andare alle elezioni senza governo perché da favorito perde o pareggia). Silvio prende velocità, Matto Matteo lo prende in quel posto là. E noi con lui, eh.  Perché grazie a questo bello ‘ncuacchio di legge elettorale al voto avremo l’imbarazzo della scelta. Anzi, delle scelte: o Berlusconi, o Berlusconi, o Berlusconi. Ma personalizzabile secondo le tue tendenze, caro consumatore votante! Ti piace l’inglese a cazzo, fare tanto casino per niente, una politica del lavoro più a destra di Confindustria e delle Colonie negriere? Wow! Per te oggi c’è Berlusconi Young, la fragranza di Silvio by Matteo Renzi col suo Jobs Act, la nausea per i sindacati che hanno rovinato l’Italia e il consulentone off-shore Davide Serra che se Electrolux vuole dimezzare gli stipendi twitta che è razionale e pure un sacco trendy. Preferisci lamentarti e basta, dire che fa tutto schifo lì dal bar o dal computer, sei uno che per tutta la vita ha votato i peggiori però si sente sempre il migliore? Caro cliente, per te la scelta è Berlusconi Sport, la carica eversiva di Silvio coll’agonismo simpatico e goliardico di Beppe Cinquestelle! Niente politica vera, solo supercazzole incazzate come piace te: rissa per farsi notare, Napolitano boia, la Boldrini puttana, in mancanza di meglio pure la Bignardi, Sofri e Peppa Pig nemici del popolo da stuprare simpaticamente in streaming. Ma stimato cliente, ma caro amico, tu sai la verità: belle le copie, ma l’originale è l’originale. Il classico non si batte. Quando sarà vai lì al seggio, fatti la croce eppoi falla su Berlusconi Pregiudicato Gran Riserva: ma non mentale, perché ormai né lui né noi abbiamo più la forza di dirci che meritiamo di meglio.  


         

martedì 21 gennaio 2014

IL CAPITALE ITALICUM


Affezionati lettori di Papaluti — e resta ancora da capire perché, per quale forma di autolesionismo… — oggi sulla lavagnetta del menu ci sono Cinema, Superficie e Profondità Tricolori su Letto di Tre Premesse. Prima premessa: una volta tanto l’Italia può vantarsi di un film bellissimo; seconda: il cinemino e la politichetta italiani neanche se lo meriterebbero, un film così bello; terza: questo film non è La Grande Bellezza, ma già che ci siamo partiamo da qui. Tolto il titolo qualche scena e quel mostro di Toni Servillo,  ‘sta grande  bellezza proprio non s’è vista. Sorrentino voleva fare un film sulla superficialità triste dell’Italia, e glien’è venuto uno di superficialità triste: ma sua personale. Colle migliori intenzioni (si spera) Sorrentino — che è bravo ma non è Fellini — è partito con un’idea di racconto su Roma ed è arrivato a una fellinata similpelle, a una Dolce Vita craccata col centuplo del budget e un miliardesimo del talento. Pazienza, capita di guastarsi col crescere. Anche Tony Servillo — che non è Mastroianni ma è il miglior attore italiano: come lo è stato Mastroianni — a forza d’interpretare stronzi è diventato uno stronzo che sfancula giornaliste e domande senz’almeno un chilo di zucchero leccaculo sopra. Anche qui metterci mooolta pazienza, anche se sta finendo. Insomma un film con tante aspettative, tanti spettatori, tanto rumore per nulla. Peccato, finita lì, ci sarà un’altra occasione. Ennò, perché all’improvviso arrivano gli americani. Arriva nientemeno che il Golden Globe, una specie di petting rispetto alla scopatona completa degli Oscar, pluricoglioneggiato anche nei Simpson. Ma l’Italia ovviamente non lo sa. Per l’Italia quando arrivano loro è sempre Liberazione, è sempre Alberto Sordi ma tragicamente preso sul serio: grande America, grazie America che dopo tanto che non ci cacavi ci dai ancora cioccolata sigarette e premi cinematografici. Prego, prego amico italiano: noi sempre ti dare award se tu ci racconti Italia di Fellini imitazione, Italia di sessant’anni fa rifatta in plastica, quella che sempre ci piace a noi come i fettuccini bolognesi e i souvenir cinesi. Le feste, il Colosseo, la nana, le tettone, le monachelle, i fenicotteri — Sorrentino ha stuccato ‘sto presepe marcio, ‘sta bancarella di puttanoni veri e centurioni finti che siamo. Però senza trarne le conseguenze, senza voler scontentare nessuno, senz’affondare il colpo. Rimanendo alla superficie, appunto. Facendo un film per esteti ed estetiste, un pappone consolatorio buono per tutti, magari anche per l’Oscar. Del resto dal suo discorsetto di ringraziamento si capisce tutto, troppo. Acchiappato il Globo d’Oro, ce ne ha fatti due di marmo coll’Italia pazza e bellissima che ringrazio. Un po’ Mino Reitano (Italia/Itaaalia/Di terra bella uguale non ce n’è), un po’ Elio (Tanti problemi irrisolti/Ma un cuore grande così). Solo che Elio scherzava, Sorrentino invece ci crede più di Minone nostro: e fa ridere dalla tristezza. Fosse un film sarebbe capolavoro, essendo realtà è un capolavoro di paraculismo. Ma alternative in Italia non ne hai — ti tocca il cliché. O sei il regista scomodo che scassa coi pipponi, o sei il regista comodo che incassa i soldoni: una via di mezzo e di decenza, da noi, mai. In un paese che al cinema ha dato tanto e che adesso gli darebbe giusto il topicida, se vuoi fare un film ambizioso devi andare o dalla Rai ancora berluscona o dalla Medusa sempre berluscona. Non per niente il tg5 di questi giorni è il solito Istituto Duce Silvio, ma in versione cineforum: che bellezza la grande bellezza, che grande bellezza grande per l’Italia, che grande Dudi dal suo metro e venti di vicepresidentissimo. Magari per una volta che siamo ottimisti ci sbagliamo, però secondo noi  Sorrentino ‘sto famoso colpo non l’ha affondato perché avrebbe dovuto scendere la clava addosso al paese del Bunga Bunga col contante e il contento di Re Silvio Bungabungoni: un po’ complicato. Ma va bene così. Questo zucchero filato grigio e pseudoartistico va benissimo per noi, per il paese che in fondo ha sempre dato ragione ad Andreotti e torto al neorealismo — i panni sporchi si lavano in famiglia: meglio De Laurentiis e De Sica figlio, che Rossellini e De Sica padre. Troppi problemi, cazzi amari, troppe cose brutte. Meglio l’apparenza, le convenienze, la superficie immobile di chi si consola morendo di vita apparente. Se vi piacete così, se vi sta bene così, allora smettete di leggere. Se invece vi disgusta questo convulso muoversi nel nulla, questo sprofondare, quest’affaccendarsi finto e merdoso smettete di leggere lo stesso: e andate al cinema, c’è Il Capitale Umano di Virzì. La grande bellezza qui non è nel titolo, è nei fatti. Non lo diciamo noi, lo dicono Libero e Giornale, che riassumiamo: Coi nostri soldi Virzì sputtana l’Italia che lavora. E che vi serve più, per capire che è un capolavoro? Neanche era uscito e le solite code d’asino e di paglia già ragliavano, mutande verdi per facce di culo padane subito a grugnire — sputtanamento della Brianza! Essì perché mò per sputtanare la Brianza serve il film di Virzì: non basta il film horror in cui per quarant’anni si sono votati la Diccì, Bottino Craxi, Silvione e Umbertone, i gemelli perversi?! Ma nel film non c’è la Brianza, c’è l’Italia. Nel film, freddo ed elegante e spietato, c’è l’Italia vera: mica la panna guasta dell’immagine, del gossip politico, del populismo mediatico. Non c’è il paese dell’Italicum che non a caso fa rima con Valium: Silvione che torna padre e padrino della patria ti chiama almeno un fiasco d’ansiolitico urgente; non c’è il berluschino Renzi che fa l’accordo col Berluscone originale per festeggiare il primo inquisito della sua segreteria (il Faraone del rimborso, manco arrivato e già indagato: nel vangelo secondo Matteo va tutto veloce, pure l’allungamento delle mani…); non ci trovate le migliori menti BersanDalemiane che adesso Renzi l’attaccano perché l’accordo con Berlusconi non si fa, no-no-no: noi infatti c’abbiamo fatto solo un governo e una bicamerale e l’assicurazione a vita sul conflitto d’interessi; non ci trovate il movimento proprietario e non tanto mobile del Beppe Grillo sparlante, ormai un cartone animato e un copyright di Walt Disney Casaleggio: tutti fermi, tutte merde schifose, non facciamo accordi, non parliamo con nessuno fino a quando non prendiamo il 250% dei voti, la rivoluzione si fa non facendo una mazza, aspettando gli alieni, e pazienza se persino il Travaglio Fan Club s’è rotto i coglioni di noi. Nel film non ci trovate questo, ma molto peggio: ci trovate noi, che tutto questo l’abbiamo permesso e lo permettiamo. Non la solita tirata facile contro il governo disgraziato, ma un tiro di pistola al cuore della società che abitiamo lasciandola marcire. C’è il banchiere ladro e riverito, il borghese piccolo piccolo ma verme grande grande; c’è la provincia sana come una fogna, c’è l’avidità al centro della città e della vita; ci sono gl’intellettuali segaioli di sinistra, ci sono le donne che in parte ci salvano, ci sono i giovani che se non facciamo presto non li salva nessuno. Esatto, i giovani: l’argomento più falso e mascalzone di tutti. In un paese che ha distrutto la scuola e il valore del sapere, soppresso le regole del vivere civile, avvelenato l’acqua l’aria e il linguaggio — in un paese così — i giovani non sono il futuro: sono adulti fessi e criminali, solo con qualche anno in meno. I nostri giovani o te li ritrovi all’estero per avere una speranza, o te li ritrovi a Benevento per dare un bar allo zio. I famosi quarantenni sono ottantenni senza le vene varicose, sono Letta e Renzi che si scannano come Andreotti e De Mita, sono Nunzia De Girolamo maritata Boccia e Piddì: ma chiamatemi pure Denunzia, e se vi manca Mastella per un appalto all’Asl provate con me. Siamo questo, e fra poco non saremo più niente. Colla satira, l’indagine sociale, la sceneggiatura appassionata e appasionante: costruito benissimo, dal primo all’ultimo minuto di film Il Capitale Umano affonda il colpo nell’Italia che affonda. Non per polemica, non per ridere o piangerne e basta, ma per suggerire una visione d’assieme. Artistica e civile, se volete.  Scavare impietosi. Cercarsi le piaghe. Guardarsi in faccia senza guardare in faccia nessuno. Scendere in profondità per risalire. Che non è solo un paradosso: forse è una via d’uscita.  


       




martedì 10 dicembre 2013

ROSSI: MA DI VERGOGNA


Sembra di no ma è di sinistra, sembra di no ma è di sinistra, sembra di no ma è di sinistra. Da domenica su tutti i giornali supporter Renzi è come le Hogan: sembra che fanno cacare ma sono bellissime, sembra che fanno cacare ma sono bellissime, sembra che fanno cacare ma sono bellissime… Training autogeno spinto, Giucas Casella Asocial Club. Renzi ha vinto, e guai a chi non si convince. Una vittoria netta, a sopresa, un pronostico impossibile tipo Barcellona-Sambiatese: era stampato da talmente tanto tempo, che se non si sbrigavano collo spoglio al discorso della vittoria di Renzi si sbiadiva l’inchiostro. Cronaca di una sorte annunciata. Certo, un sacco di gente è andata a votare. Un sacco in più delle previsioni, per l’esattezza. Ma Cuperlo coll’appoggio di Bersani, Fioroni e D’Alema che raccatta la cacca del labrador ai giardinetti non è una candidatura: è un vangelo riempi-seggio secondo Matteo. Anzi, Matteo Primo. Il primo segretario della Nuova Sinistra. E siamo daccapo all’inizio, alla codona di paglia sul tema che spunta subito nel primo discorso di Matteo I. Illuminante. Ha voluto chiarire subito che no, questa non è la fine della sinistra — a quello c’avevano pensato D’Alema e assimilati da mo’ —  vi sbagliate: questa è l’ennesima imitazione light della destra, una dieta liberista ma con tante verdurine e omega3. Un Veltroni meno sfigato e vigliacco, un Blair tarocco in differita di dieci anni, una versione craccata e craxata della sinistra Apple, un reload dello zoo di Bettino. E infatti l’unica cosa chiara del giovane Tony Renxi è l’attacco ai sindacati e alle pensioni di reversibilità delle vedove: repertorio da rivoluzionario impavido, coraggio a palle d’acciaio proprio. Però c’è da capirlo, eh. Va per esclusione. Se attacca le banche s’incazza l’alleato e sostenitore Piero Fassino in arte Abbiamo Una Banca; se attacca la finanza off-shore s’incazzano tutti i finanzieri sponsor off-shore che c’ha; se nel paese più mafioso del mondo fiata su mafia e questione morale s’incazza il sindaco fascio-affarista inquisito De Luca, che a Salerno gli ha fatto prendere il 90mila percento dei voti. E non parliamo di evasione fiscale o conflitto d’interessi, ché altrimenti gli amichetti Silvio e Flavione non l’invitano più a casa a giocare. Perché ‘sta nuova sinistra è così: gira, conosce, fa cose, vede gente senza pregiudizi: ma per fascia di reddito. Briatore sì e Landini no, per dire. Più Figa e meno Fiom sembra di no ma è di sinistra, sembra di no ma è di sinistra… Mauro, Maltese, Giannini e altri onanisti mentali di Repubblica, avanti tutta che tanto non rimanete ciechi: più di così è impossibile. E allora? Ora che avete portato a casa il vostro ultimissimo modello di MacNiente, di Renzi-Station, di Matteo-Box, divertitevi. Che colori, che grafica, che videogiochi di parole!!! Come quando col musetto tutto fiero il Segretario Upgrade annuncia che lui a Firenze il palasport l’ha chiamato Mandela Forum, mica cazzi. Che è come dire che se trattieni una scorreggia combatti l’inquinamento atmosferico. Fumo di culo e niente arrosto; merda parolaia; marketing stronziforme. Che funziona, che vende, che al pueblo sempre più coglione ed esasperato piace sempre di più. Perché la sostanza è un’altra cosa, la politica è un’altra cosa, il merito è un’altra cosa. E’ una lettera di domenica mattina proprio su Repubblica (nella foto la comoda versione Braille), nella pagina degli editoriali di Mauro, Scalfari e compagnia non vedente. Riassuntino della lettera: bello Mandela, piace a tutti Mandela, soprattutto perché se ne sta in Sudafrica morto, Mandela, e qui non rompe i coglioni a nessuno coi diritti civili. Proposta nella lettera: senza ipocrisie e facce di culo, allarghiamo o almeno iniziamo a parlare dell’allargamento del diritto di cittadinanza ai cinesi sfruttati che muoiuono nei capannoni come topi — anzi no: peggio, perché almeno ai topi non facciamo pagare l’affitto per le trappole che li ammazzano, dai topi non ci facciamo fare i maglioni sottocosto, coi topi non facciamo finta che siano invisibili. Niente clandestini uguale niente ricatti, più cittadini consapevoli e meno cadaveri intombati. Firmato Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana. Un tipo strano. Niente scandali, niente mazzette, niente amichetti guappi o leopardati, bilancio della Sanità in attivo. Niente massoni, niente berluschini, niente leopolde frufrù cazzabubboli e programmi kinder sorpresa. Niente vergogna delle proprie convinzioni, zero arrapamento per i conservatori travestiti o per i travestiti conservatori, cioè Blair e la Thatcher. Buon’amministrazione, politica solida, brutte giacche ma belle idee: difendere il lavoro, parlare di dignità e diritti, stare dalla parte dei più deboli. Meno Mandela sui muri dei palazzetti e molto di più nei programmi politici. Due palle, insomma. ‘Na rottura di coglioni infinita. Materiale obsoleto, pesante, preistoricume lento che nemmeno la Playstation 2 o il Commodore 64. Lo sappiamo, e chiediamo scusa. Nel tempo della sinistra touch, una sinistra che tocca i problemi anziché lo schermo è fuori moda. Crea disagio, confonde, imbarazza in società come un Armani da sera messo due volte. Nooo, questo Rossi non va bene. Al nuovo Partito Democratico-Cristiano che inciucia, che governa e si oppone, che svolta per finta e affonda per davvero ne servono altri: i rossi di vergogna.