Partito in
calo e arrivato al 40%. Partito Democratico e arrivato democristiano. Finisce
il Berlusconismo e inizia il Berluschinismo. Renzi ha addirittura esagerato: se
anziché 80 euro ne dava 60, vinceva lo stesso e si risparmiava qualcosa per le
prossime elezioni. La sostanza è questa. Nell’Europa di ricino tira un’arietta
niente male: trionfano simpatici fascisti alla Le Pen, antisemiti alla Orban,
in parlamento si sistemano belle personcine e Black Brothers che al prossimo
giro potrebbero farci un pensierino anche i Nazisti dell’Illinois. Insomma in
Continente — quando va bene e non sono direttamente hitleriane — vincono le
destre populiste. In Italia invece pure: solo che siccome noi siamo avanti, di
populismi di destra ne avevamo tre. Marketing per tutti i cattivi gusti. Il
populismo carcerato di Silvione, il populismo invasato di Grillo, il populismo
mascherato di Renzi. Mascherato e retribuito, per l’esattezza. Mascherato da
centrosinistra e retribuito dalle casse pubbliche. Essendo Fonzie ma non fesso,
Renzie ha puntato alla mancia e alla pancia dell’italiano. E ha vinto, perché
in quella zona lì con noi si vince sempre. Francia o Spagna purché se magna;
fra Beppe e Berlusconi, prendo gli euri anche se non sono milioni. La storia
insegna, l’italiano impara a regolarsi. Che ci guadagno io? Non è uno scandalo
e nemmeno un crimine: è l’Italietta che ha eternamente bisogno di un signor
padrone, è la democrazia dei pacchi di pasta e dei pacchi in tv, è Achille
Lauro, è il meno tasse per tutti, è il populismo che dice d’essere di sinistra
ma viene da destra e dal governo — e quindi ha la precedenza sugli altri. Anche perché gli altri
sono quello che sono. Silvione che molestava le minorenni mo’ è ridotto a
molestare le vecchie e a disturbare Marina perché si candidi sennò alle
politiche Mediaset va sottozero di bilancio. Grillo di Vinciamo Noi o mi
dimetto è diventato Vinciamo Poi e mi dimetto mai. Triste, più triste
dell’esibizione a Porta a Porta in cui fra i due insetti molesti che
s’accoppiavano il più credibile è stato Vespa. Che fuffa e che barba, che barba
e che noia, Beppe mio. Tutto ‘sto casino eppoi i 19 miliardi (19!!!) che
servono per il reddito minimo garantito me li copri tassando il gratta e vinci.
Ovvio che sei crollato, ovvio che chi tocca Brunone muore di noia. Tu hai dato
il 5 a Vespa, eppoi Renzi ti ha dato il 20% di scarto. E adesso? Adesso niente,
questo è il bello. Pura scuola democristiana: prendi i voti da tutti, quindi
non puoi scontentare nessuno. Né gli alleati di governo che hai dissanguato, né
gli elettori che ci sono cascati e adesso aspettano il loro turno o
possibilmente anche il bis. Un tweet la mattina presto e un sorrisino la sera.
Ancora spazi televisivi da riempire; ancora mance da spartire; ancora pance da
riempire. Galleggiare, darti il contentino o l’illusione del contentino che
arriverà: dateci tempo, però. Magari una cinquantina d’anni, come la Dc. Perché
non è che moriremo democristiani — è che non sappiamo vivere senza esserlo. In un Papaluto passato
su Renzi avevamo scritto che andava velocemente da nessuna parte. Dopo il pieno
di voti e di elogi super ci correggiamo: in tre mesi è arrivato in fretta a
piazza Plebiscito, come nuovo reuccio d’Italia e persino d’Europa. Ma stia
attento a non restare a tasche vuote, ché se finisci gli spicci da piazza
Plebiscito a piazzale Loreto è un attimo. Avanti popolo, alla riscossa: e soprattutto alla
riscossione.
lunedì 26 maggio 2014
PIAZZA PLEBISCITO
lunedì 12 maggio 2014
SCIO' ROOM
A parte
l’assurdità: è come se uno vuole una sciarpa e s’alleva in casa una pecora
intera. A parte l’obsolescenza: l’idea primonovecentesca risale a quando per
andare da tuo cognato che abitava nel paese vicino ci volevano tre giorni di
cavallo e per andare a Milano — tipo Totò in Totò Peppino e
la Malafemmina — chissà quanti giorni di mare. Però che c’entra. La pecora è buona
pure da mangiarci. Il low cost è buono per risparmiare ma l’high cost è meglio
se devi intascare. Eppoi Toto è Totò, Milano è Milano, l’Expo è l’Expo — nel senso
della più grande esposizione mondiale della corruzione, dello spreco,
dell’idiozia sprecona e corrotta. Portare il mondo qua spendendo i miliardoni
di euro, quando con qualche centinaio te lo giri tutto e t’avanza il resto. Roba
folle, ma solo se non siete politici, appaltatori, appaltatori e politici che
s’appattano per ramazzare tutto e dopo metterla in culo a voi, ‘sta ramazza.
Una lotteria dell’arraffo, un Jackfot bello grosso e assicurato, un film di
duecentesima visione. Expo, Mondiali, Europei, Olimpiadi, punto G8-10-20-100
così aumenta il godimento dell’inculata. Casi diversi, casini uguali.
Manifestazioni che oramai hanno fatto il loro tempo, ma soprattutto hanno fatto
la loro scuola: di furto con scandalo. Ruberie, porcherie, conti regolarmente e
irregolarmente sballati, massacri ambientali e sociali per ritrovarsi in mano
piscine olimpioniche per pantegane, ruderi firmati Calatrava, cambiali firmate
da noi. La Grecia ha iniziato a scavarsi la fossa svenandosi per le Olimpiadi
del 2000, la presidente brasiliana Dilma Rousseff sta finendo la sua sparandosi
una memorabile doppietta Mondiali-Olimpiadi. Sparandosela nei coglioni, ché i brasiliani sono
stranamente disturbati dall’idea di non avere medicine negli ospedali però gli
stadi nella giungla amazzonica per le scimmie urlatrici sì. Fare odiare il
calcio ai brasiliani che non vivrebbero d’altro, fare maledire le Olimpiadi ai
greci che le hanno inventate — brillanti risultati, ragazzi. Prossimo obiettivo, non far piacere
più il cazzo a Malgioglio? Questo in generale, poi ognuno fa come vuole: se se
lo può permettere. Per dire, il prossimo Expo l’organizzano a Dubai. Ottimo,
vai sceicco! Vai Dubai, che il grano ce l’hai! Alla fine chi non si rompe di
‘sta menata paga e i petrodollari sono suoi. Ma noi, noi?! Noi che ancora ci
ricordiamo i Mondiali: a Italia 90 il Novanta non era l’anno, era la paura. Un
esempio per sgradire. Per aver costruito agli andreottianissimi fratelli
Matarrese il San Nicola a Bari (soldi interamente pubblici, progetto di Renzo
Piano, 60mila posti per 120 presenze effettive a settimana…) le nostre tasche
gli altri santi li stanno ancora bestemmiando. Un deficit a forma di stadio, ma
più grosso. Anche no, grazie. Non a caso l’unica cosa buona del governo Monti è
stata ritirare Roma dalla corsa alle Olimpiadi e al suicidio. Abbiamo perso una
medaglia già sicura nel salto in alto coll’asta pubblica, ma ci siamo
risparmiati qualcosina di soldi da mettere nella groviera di bilancio della
Capitale in cui rosicchiano tutti. Ma coll’Expo niente, non c’è stato niente da
fare: ce lo siamo beccato. Doloroso e anale, tipo l’herpes. L’Expo a Milano,
graaaaande. Uno dei più dispendiosi eventi al mondo nellà città più cementista,
più tangentista, più ‘ndranghetista al mondo. Strano che poi abbiano arrestato
tutti per mazzette ‘ndrangheta e cemento. Ma l’occasione non si poteva perdere,
proprio no. Una mano santa per il
commercio, lo sviluppo, il turismo. Il commercio degli appalti e dei voti, lo
sviluppo della speculazione edilizia, il turismo criminale. Ma anche per
scoprire le antichità, che mica sono soltanto a Roma. Loro c’hanno il Cupolone
di San Pietro? Noi c’abbiamo la Cupola di San Vittore. Loro c’hanno i Fori? Noi
c’abbiamo il Buco, con relativa Banda. Frigerio, Luigi Grillo, Greganti e
compagnia brutta: ma anche in Compagnia delle Opere, di Silvio e Previti, delle
Coop biancorosse. Democraxiani, berlusleghisti, cattocomunisti vecchi e nuovi.
Tutti mischiati, tutt’insieme collusamente. Dei marpioni vintage della mazzetta
non manca nessuno, infatti molti erano già in carcere. Tranne uno, tranne
l’uomo che — parlando di valorizzazione dei monumenti — ha
rilanciato l’immagine del Colosseo nel mondo a sua insaputa: congratulazioni
per l’arresto, Claudione Scajola. E non pensate, non c’è sarcasmo: semmai orgasmo,
eiaculazione per la sua ostinazione. Inaffondabile, senza vergogna, la faccia
come il culo — a tenuta stagna. Dagli anni 80 questa è la terza volta che lo
blindano con accuse sempre più gravi, e ogni volta la carriera gli è andata più
su. Più la fa sporca, più fa strada. Sindaco, parlamentare, ministro e ministro
bis. Allora stavolta che voleva spedire lo ‘ndranghetista latitante Matacena a
Beirut col mafioso latitante Dell’Utri in un unico pacchetto-bomba (oramai con
‘sta gentaccia in circolazione la guerra civile in Libano si sta facendo ‘na
brutta fama…) minimo minimo lo fanno Presidente del Sistema Solare. Auguri. E
augurissimi anche agli altri di ‘sta nuova Cupola, che poi è la vecchia, che poi
è Tangentopoli ma in peggio. Perché se lorsignori che rubavano sono ancora lì — considerati
e rispettati da questa Bellitalia —
chi ha provato a contrastarli vent’anni fa è
ancora lì che chiede scusa del tentativo. Perché se lorsignori sono temuti e
rispettati per la ladreria congenita a nostro carico, agli ex del Pool di Mani
Pulite nessuno perdona d’aver cercato di curarla. Oggi quasi nessuno ha fatto
carriera, quasi tutti hanno lasciato la magistratura, i più onesti si chiudono
in casa, i più fessi si buttano in politica e la casa del partito che hanno fondato
l’intestano al figlio. Il più fortunato è D’Ambrosio, che è morto e non può più
vedere ‘sto schifo. Borrelli, D’Ambrosio, Davigo, Colombo, Di Pietro e gli
altri — cattivi esempi, gente che al tempo non s’è fatta li cazzi sua, anche pecché non c’era Razzi a spiegargli
come. Dopo le monetine a Craxi, abbiamo stravotato il migliore amico di Craxi.
In vent’anni siamo passati da Resistere
Resistere Resistere per la democrazia di Borrelli a Esistere Esistere Esistere per il vitalizio di Razzi. E abbiamo detto tutto, e non c’è più
niente da fare. Perché se lorsignori restano uniti formando la Cupola, i
magistrati di Milano fanno la Cappella (nelle foto due celebri esempi): intesa
come la cazzata di dividersi. Invidie, gelosie, lotte di potere. Corruzione
sempre più forte, contrasto alla corruzione sempre più debole. Ma in fondo hanno ragione, a non voler
fare la fine di Mani Pulite. Meglio usarle per pararsi chiappe e carriere, le
mani. Nella peggiore democrazia occidentale è l’unica. Gli altri paesi non sono
Puffolandia, i porci stranieri ci sono e mica sono tutti Peppa Pig. Solo che
all’estero se ti beccano per te la carriera è finita: non come da noi che il
meglio inizia con una condanna e puoi vendicarti di chi ti ha condannato. Anche per delinquere in Italia vige
l’Immeritocrazia: Qua è tutta malvivenza
(sempre Razzi, ma è colpa di Crozza…) ma largo per i giovani non ce n’è manco
qua. E forse non è un male, eh. Perché la favola dei giovani è bella fino a quando
‘sta bella gioventù arriva al potere — e scopri che è una brutta favola. Li vedi all’opera e capisci che
è un melodramma, appunto. Prendete il nostro Arthur Renzarelli, giovane
simpatico dinamico e col giumbotto. Gli scoppia in faccia il merdonExpo e lui
che fa? Pulizia nel partito, fuoco e fiamme, provvedimenti urgenti contro il
riciclaggio, una di quelle tirate in camicina bianca che gli piacciono tanto?
No no. Il presidente del Consiglio tace, il segretario del Pd si nasconde, il
presidente del Consiglio e segretario del primo partito italiano gioca ai
quattro Cantone: ne mette uno a vigilare all’anticorruzione, uno a fare la
guardia all’Expo adesso che non si può fare un cazzo, gli altri due vediamo se
al videopoker sottocasa o a garantire la regolarità del Tombolone di Natale. Il
nostro Renzie all’ammeregana — sperando che nessuno canti la canzone dei suoi accordi con
Verdini, credendo di essere il segretario del Pd di Milwakee — dà un
cazzotto al jukebox e fa partire il disco Lasciamo
lavorare la magistratura. Una grande hit lanciata da dj Forlani. Ma le apparenze sono salve, qualcosa è stato fatto subito. A pensarci bene l’Italia è
davvero il posto migliore per l’Expo. Noi davvero abbiamo un patrimonio unico
da mostrare. Merce marcia da riempirci Esposizioni Universali, Saloni
Intergalattici, Mega Show Room. Anzi Sciò Room, ché sta gente avariata — se non
avesse il nostro consenso, se non la pensasse come noi, se alla fine non ci
stesse bene — sarebbe solo da scacciare.
lunedì 28 aprile 2014
LA BANDA DELLA MAIALA
E alla fine
s’è scoperto che il famoso Nero Libanese non era il fumo: era Marcellone
nostro, che coi diari finti di Mussolini nel trolley sbundato di contanti ha
fatto il fugone vero a Beirut. Un uomo solo al comando — di
polizia. Una fuga tipo Coppi. Ma non l’avvocato, il ciclista. Per l’avvocato
oramai è tardi, oramai Marcellone è un altro film. Più di uno, anzi. Marcello è
il Fuggitivo, come Harrison Ford; è O’ Latitante, come Mario Merola; è Prendi i
Soldi e Scappa, come Woody Allen e Bettino Craxi. Vecchio Marcy Dell’Utrix,
quante ne sai. E quante ne dici. Mangano era uno stalliere, io non sono
mafioso, sono venuto in Libano per curarmi. Ci fai allargare il culo dal
ridere, Marcé. E comunque non malignate, bastardi: non è scappato, ha solo
preceduto Silvio per fondare Forza Libano e rifarsi assieme una vita. Meglio,
una malavita. Essì, perché Dell’Utri è Dell’Utri: ma senza Silvio sarebbe
niente, a che ti serve trovare lo stalliere quando non c’hai lo stallone da
monta e da cosca? Quanti successi, quanti ricordi, quante intercettazioni
indimenticabili. Quei bei capodanni degli anni 80 in cui Marcello (il Nero, ma
anche il Libanese), Silvio il Dandi che Prendi le Televisioni in Monopolio e
Bettino il Bufalo aspettavano le ragazze di Drive In: le fast-food per una
fast-fottutina, perché chi tromba il primo dell’anno, si sa. E si sa pure che
le ragazze alla fine fecero il pacco — alle Olgettine 1.0 il software pornosoft mica funzionava bene
come i modelli successivi, quelli senza bug e senza mutande… Vabbé, però è
l’intenzione che conta. Silvio e Marcello, Marcello e Silvio più qualche
pluriomicida o mazzettaro di passaggio: un gruppo, un sodalizio, una banda. Il
Nero, il Libano, il Dandi — la Banda della Magliana? Ma questi mica facevano rapine,
puntavano alle sveltine: la Banda della Maiala, allora. Ve l’ho detto: hai
voglia di cinema su Marcello, non basta mai. Ma proprio mai. Infatti se con
Romanzo Criminale ce la siamo tolta con un libro un film e la serie in
televisione, col Romanzo Manicomiale
la roba da pazzi non finisce più. E non finisce più neanche su giornali e
telegiornali, per la verità. Ma non nel senso dei paesi normali e civili, dove
sulla latitanza del braccio destro mafioso dell’uomo politico pregiudicato che
ha governato negli ultimi vent’anni ci farebbero gli speciali infiniti, le
Treccani di giornalismo, le maratone televisive, le TiggìThon. No no, nella
scaletta dell’Italia mafiocomandata e mafiorassegnata Dell’Utri il Libanese non
ci finisce e basta. Non interessa, non è una notizia. Sì, però al suo
comparuccio di stalliere, a Silvio che è stato condannato ma la pena se la beccano
i vecchi che deve accudire una domanda, ‘na dichiarazione, qualcosa la
chiediamo. E certo, certo. Che vi credete, che stiamo in Abissinia? Questa è
una democrazia, colla stampa libera e indipendente e pure tosta! Presidente una
frasetta a piacere, un pensierino per spiegare oppure i fiumi dell’Umbria,
sempre se le va e non la disturba. E Silvione, splendido: Ho mandato io Dell’Utri in Libano perché me lo ha chiesto Putin per
organizzare una conferenza di pace. Grandissimo. Un summit mafia
russa-mafia italiana sulla pace nel mondo. Il prossimo criminale di guerra
Putin che vuole una consulenza dal prossimo criminale in via definitiva
Dell’Utri. Noi non ce lo meritiamo, Silvio. Davvero. E’ troppo un genio. Ma non
ci meritiamo neppure una stampa così: nessuno dei presenti che abbia chiamato
un’ambulanza, la neurodeliri, che almeno lo abbia attivato il servizio di
scazzo alla risposta. Quando mai.
Benissimo Presidente, adesso una domanda sulle Riforme. Essì ragazzi, dai. Voi
ancora state a pensare a ‘ste piccolezze, a ‘ste puttanate, a ‘sta roba da
fissati?! Ma il passato è passato, la gente non arriva alla fine del mese, c’è
il governo fichissimo e isterico di Matteo Frenzy che caca provvedimenti
fichissimi e isterici, evvoi ancora siete fermi lì, alle fissazioni da
manettari?! Ma siate seri, crescete, cambiate verso e cambiate gusti!
Arrapatevi come noi alle Riforme: questa cosa bellissima, eccitante, goduriosa
che in confronto fare 69 è come prendere il 69 barrato. Ma non è meravigliosa,
questa legge elettorale di sana e robusta Incostituzione? E questo nuovo Stato,
questo Senato dove i senatori li elegge la Regione, la Provincia abolita te la
trovi al Comune e la Colonoscopia la puoi fare alle Poste? Non è moderno,
funzionale, stupendissimo? Sì d’accordo, lo sappiamo che le riforme non si
mangiano ma che c’entra, gli 80 euro al mese allora dove li mettiamo? Magari in
busta ma senza rifregarsene un po’ da un’altra parte, magari a bilancio, e
magari con tutte le coperture. E anche così, ma davvero con 4 carte da venti vi
volete comprare il silenzio su vent’anni di storia politico-criminale del
Paese? Nooo, figuriamoci se vogliamo
comprarcelo: il silenzio è d’oro, ma perfortuna in Italia è pure gratis.
Nessuno parla, ma soprattuto nessuno ascolta. Le nostre schifezze sui giornali
non vanno anche perché sai a chi gliene fotte. La gente è stanca, anche in
televisione vuole cambiamento o cambia canale. Ma giusto quello. Troppa fatica
risolvere i vecchi problemi, meglio rimuoverli e cominciare da capo. Con
problemi nuovi. Siamo fatti così, cioè male. Carenza di memoria e di palle.
Indolenti, opportunisti o vigliacchi; oppure tutt’e tre insieme. M’inviti a
casa tua e io mi frego l’argenteria: ma tu mica mi denunci o almeno non
m’inviti più — no no. Siamo in Italia. Compri altra argenteria e m’inviti ancora,
però mi dici di portare un amico che forse
non ruba ma almeno sa parlare, vestirsi, pettinarsi bene. Siamo noi, i
campioni dell’Italia siamo noi. Che sulla piaga non ci mettiamo il cerotto — ci mettiamo
il cerone, i tweet alle 6 di mattina, il trucco da mignotta su un governo colla
faccia di puttana di dirti che cambia tutto, cambia presto, cambia ogni giorno.
E invece. Invece alla presidenza dell’Eni ci va la Marcegaglia, sorella di uno
che ha patteggiato una condanna per una mazzetta Eni. Invece nel giorno del
ri-arresto di Nicola Cosentino ‘O Mericano il parlamento fa l’Indiano e riduce
le pene sul voto di scambio. Invece in una paese che si toglie il pane di bocca
per far quadrare i conti, nessuno mette a pane e acqua evasori, falsificatori
di bilanci, frodatori del fisco e mafiosi. Anzi — col favore di Napolitano in
eiaculazione mooolto tardiva — li mette a tavolino per farci ‘ste fantastiche Deforme
Istituzionali. Renzi, Alfano, Silvione, Verdini, Dell’Utri no perché è andato
un attimo a curarsi la Carcerite. Ma tranquilli che torna subito: appena gli
risolviamo i problemi di salute giudiziaria con una riformetta in supposte. In
culo a noi, alla giustizia, alla decenza. Vedete, dire che questo governo è in
perfetta continuità col peggiore passato non è qualunquismo — è giornalismo.
Pretendere che un trentanovenne al potere da tre mesi non puzzi già di sospetto
e si paghi l’affitto da solo non è utopismo — è civismo. Che un presidente del
Consiglio sedicente progressista (e
se dio esistesse e pagasse la luce, dovrebbe fulminarlo all’istante…) flirti,
tubi, si dia i bacetti colla P2 e la P3 non è soltanto tatticismo miope — è cinismo
politico da discarica andreottiana. Altroché svolta, roba da c’era una volta.
Quando c’erano solo il Dandi, il Nero e il Libanese. Quando c’era la vecchia
Banda, insomma. Ma oggi che c’è l’upgrade, oggi che c’è l’aggiornamento, oggi
che c’è il Fiorentino quella della Maiala non serve più: oggi siamo lieti di
presentarvi la Banda della Maremma Maiala, signore e signori. Buonanotte, e
buonafortuna.
domenica 6 aprile 2014
VELOCEMENTE DA NESSUNA PARTE
Già dopo il
discorso alle Camere per la fiducia tutto iPad, iMac e iPhone la Apple aveva
lanciato un nuovo modello ispirato a lui: il Mac Aria Fritta. Poi sono iniziate
le televendite in powerpoint. Un circo pedestre, una bancarella della
puttanata, uno show che Mastrota ti fa duecento volte meglio e almeno ti regala
la cyclette. Un musical a diapositive, una West
Slide Story in cui l’Italia si salva vendendo la Thema blu di La Russa o la
Dedra a pedali della Chicco customizzata per Brunetta. Oppure abolendo le
Province ma lasciandole lì senza ridurre i costi, aumentando l’inefficienza e i
consiglieri, inventandosi aree metropolitane per cui Campobasso diventa città
contea e stato come New York. O ancora segando via il Senato collo stesso
sistema: a parole, senza diminuire i costi ma la democrazia sì. E’ il Renzi
Style, ragazzi. Tutto si fa in un lampo: e che ci vuole. Come l’anticalcare, la
ceretta, i quattro salti in padella: cinque minuti per le pappardelle in
tavola, il polpaccio deforestato, il cesso scrostato. Cinque, massimo sei:
soddisfatto o rimborsato, mio popolo! E’ la Demagogia
canaglia che ti prende proprio quando non vuoi, parafrasando il celebre
politologo Al Bano Carrisi in suo seminario a Sanremo. La verità è che dopo due
mesi di governo che sembrano cento la canzone è già chiarissima: con Renzi
cambi verso soltanto nel senso che se prima facevi Boh adesso fai Uff e fra
non molto Ahh che palle questo qua. L’abbiamo
detto in altri Papaluti. Se Grillo è il Berlusconi Sport, Renzi è il Berlusconi
Young: il modello ggiovane per i ggiovani, veloce, velocissimo, talmente veloce
che una sveltina in confronto sembra una scopata tantrica di cinque ore. Giovane
e veloce, ma col cuore antico dei vecchi figli dell’Italia mamma e mignottona.
Mussolini lasciava le luci accese anche di notte? E Renzi twitta alle sei di
mattina. Benito faceva zompare gli scolari nel cerchio di fuoco? E Matteito
dagli alunni si fa fare uno swing col battimani che ai nordcoreani gli viene il
complesso d’inferiorità. Perché Lui lavora sempre, perché Lui è amato dal
popolo e dai bambini. Perché Lui non è come gli altri di prima: Lui fa, e fa
pure alla svelta. E pazienza se fa a cazzi. Non
sarà un risultato perfetto, ma l’importante è portare a casa qualcosa: ce lo
dice sempre da tutti gli schermi e da tutti i tablet e i telefonini, il nostro
caro Leader Kim Il Samsung. Qualcosa, ecco. Non proprio quello che serve, ma
dopo sessant’anni di fallimenti sulle riforme che cazzo sottilizzi?! E che sei,
un vecchio di merda che si lamenta tipo Rodotà e Zagrebelsky, ‘sti professori
della minchia che non c’hanno manco la laurea degli scout in Ruota della
Fortuna come Matteone nostro?! Tua nonna ti manda a prendere la pomata per i dolori
e tu le porti un vibratore — eddai nonna, non ci rompere i coglioni, ti dà sollievo lo stesso
e spacchiamo il culo alla partitocrazia. Ho fatto male, ma ho fatto. E comunque
se non riesco vado a casa. Anche questa la sentiamo ogni cinque secondi, e
dovrebbe essere una consolazione: sì Matté tu vai casa, ma una casa ancora ce
l’hai. Diglielo a quelli che sono fuori col mutuo e praticamente fuori di casa
che adesso è delle banche. Che magari sono gli stessi che aspettano i famosi 80
euri ancora senza coperture finanziarie. E alla fine magari si scoprirà che
sono in powerpoint pure quelli: ma scaricabili e stampabili in Pdf, se il
macellaio se li prende per saldare il conticino… Tutto così, vedete. Tutto
veloce. Tutto per finta. Tutto make-up prima del down. Parti che vuoi fare il
Governone Renzi-Einstein-Mandela e arrivi con un governicchio Fracazzo da
Velletri di sfigati e lottizzati. Parti con Gratteri ministro della Giustizia e
finisci in un giochino di sottosegretari del tipo Indovina chi non è Inquisito. Parti fottendo Letta nipote che è
troppo vecchio per il cambiamento eppoi passi le giornate a trattare leggi con
Letta zio, lui sì un rivoluzionario bello fresco. Parti volendo rottamare
Bersani e il decrepito politicame, si scopre che ti fai pagare la casa dagli
amichetti in affari come il decrepito politicame: però come Bersani no, ché lui
almeno l’affitto se lo paga. Predichi che sembri Mazzini, eppoi razzoli con
Verdini. Ti senti il numero Uno, ma se serve senti anche la P2 e la P3. Tutto
così: chiacchiere e distintivo, chiacchiere e istintivo — paraculo
istintivo. Ma la mano spessa d’effetti ed offerte speciali che ti sei dato non
può durare. Già non dura. Lì sotto ci sono i fatti, per chi li vuole vedere. E
per chi no, c’è una foto da guardare. Tu con Peter Cameron in visita a Londra,
titolo: Blair guarda che cazzo hai
combinato. Europa, economia, soprattutto politiche del lavoro — d’accordo
su tutto. Più flessibilità, più flessibilità, più flessibilità: che poi sarebbe
precarietà, precarietà, precarietà. L’occupazione aumenta licenziando, la sete
ti passa con prosciutto e pasta d’alici. Bella bellissima, questa Concordia:
benaugurante quasi quanto quella di Schettino. D’accordo su tutto, ma
soprattutto su una cosa. Senza Blair non ci saremmo, non faremmo i primi
ministri. Un modello per noi, un cazzo di mito. Peccato che il compagno Cameron
sia un conservatore figlio di conservatori uscito da un college conservatore
per figli di conservatori milionari, un tipino simpatico e popolare che in
Inghilterra sta privatizzando gli ospedali. Uno di destra, un tory scatenato.
Che in confronto al nostro Arthur Renzarelli sembra Zapatero, Che Guevara,
Landini della Fiom: in Inghilterra il conservatore che più conservatore
schiatti Peter Cameron ha appena legalizzato i matrimoni omosessuali — eeehhhi,
non me l’aspettavo signora Cunningham!!! E poi dice che uno diventa anglofilo,
in quest’Italia dove le lezioni inglesi si prendono a spizzichi e bocconi — i bocconi
più di merda, possibilmente. Ma del resto questo siamo. Un paese arretrato,
poco civile, per niente serio. Un paese in cui anche le migliori riforme
finiscono riformate: nel senso di scartate, come al militare. E in fondo,
questo ci meritiamo. Un premier arretrato, centrista, lobbista e confessionale,
un massone cattolico, un doroteo rifatto, un manipolatore che sceglie belle
fighe e orrende cravatte. E questo ci meritiamo d’essere. Un paese che si vota
a uno senz’averlo votato, ma uno che ci guida sicuro e velocemente. Velocemente
da nessuna parte.
lunedì 10 febbraio 2014
FORZAITALICUM
A questi giovani vecchi del Partito Democratico-Cristiano della sinistra gli fa schifo tutto, tranne lo schifo della sinistra. Diritti, uguaglianza, giustizia sociale? Subito gli viene l’eritema, la tachicardia, la sciolta a zampillo: sono intolleranti, poco da fare. Scannarsi fra di loro, fare il kamasutra coll’avversario, resuscitare Berlusconi? Questo sì che gli piace, ai ragazzi morti da piccoli: bissare Andreotti e Forlani girando il remake di Prodi e D’Alema, la tradizione nell’innovazione della faida cattocomunista. Figata. Letta comparuccio d’Alfano contro Renzi barboncino in seconda di Berlusconi — con Angelino e Silvietto che alla fine fanno la pace e fanno il culo alla boy band dei Pd-Direction. Un film talmente visto che il cinepanettone ti sembra David Lynch. Abbiamo spesso accusato Renzi d’essere un berluschino ma non era vero: lui è un dalemino, un dalemissimo, un D’Alema meglio di D’Alema. Soprattutto per Berlusconi. Niente e nessuno come il gggiovane Matteo lo ha tirato su così in fretta: nemmeno la pasticca di Viagra da un chilo che gli preparano alla Nasa, nemmanco la Bicamerale con doppi servizietti. Essì che Massimo ha fatto il massimo, per lui. D’Alema per Berlusconi è stato più che un amico, più che un fratello, quasi un fratello della P2. Accordi salva-Mediaset, il conflitto d’interessi salvaguardato come il chiurlo maggiore dalla Lipu, taglio su misura di leggi leggine e fettine di culo: tutto per mettersi in politica e in società con Silvio, così poi dividevano a metà. E vaglielo a spiegare che i cimiteri sono pieni di gente che voleva essere socio di Berlusconi. Renzi uguale. Solo molto più moderno, più bravo, più veloce di D’Alema a togliere Silvio dalla merda: quello c’ha messo due anni, tu neppure due mesi. Bravissimo e velocissimo, tutti i giornali gli battono le mani e le prime pagine. Che poi è come applaudire uno perché si è schiantato sullo stesso muro di un altro, ma a 200 anziché a 80 all’ora. Complimenti: uno sfracellamento bellissimo (foto). Due mesi che Renzi è segretario e Berlusconi gli vuole già più bene che a Dudù per quanto è servizievole. Decrepito, stanco, con più rotoli d’un tappeto, abbandonato come un cane ad agosto e decaduto come Emanuele Filiberto: Silvio Porcelloni era combinato così, ma poi è arrivato il suo ex concorrente alla Ruota della Fortuna e la fortuna è cambiata pure per lui. Di nuovo al centro delle trattative e della scena, praticamente un padre della patria — ma modesto, piccolo: un padrino, ecco. Matteo il Re della Sveltina c’ha i social media, i web-watcher, c’ha la comunicazione crossmediale ma c’ha pure gli occhiali brandizzati Parmacotto: e con tutto quel prosciutto sugli occhi non vede il suo loculo extralusso nel mausoleo di quelli che con Silvio prima ci accordiamo e dopo lo fottiamo. Eccome no. Chiedete a Fini, appena c’ha un minuto di tempo lì alla fraschetta del porchettaro dove lavora adesso; chiedete a Pier Casini, che dopo la Civica ha fatto una scelta cinica ed è tornato da lui rimangiandosi una quintalata di merda per campare politicamente. Renzi si crede furbissimo e d’avercelo lunghissimo, ma è un coglione tipo quello che nei programmi giapponesi s’infila travestito da bistecca nella gabbia della tigre. Solo che al posto della tigre c’è il Caimano, e al posto della bistecca c’è l’Italicum. Che, visto quanto ha giovato al Caimano in questione, bisognerebbe chiamare ForzaItalicum. Silvio che recupera pezzi d’alleanza, percentuali nei sondaggi, vecchie fiamme fra i leccaculo chic che l’avevano sepolto. Renzi che sbuffa, che litiga, che perde la calma e la patina nuova nuova dell’iPhone appena scartato. Si vedono le ditate, il sudore, forse inizia a vedersi il trucco. Non è ancora legge, ma il ForzaItalicum già funziona alla grande: dopo ‘sta botta di strategia, Renzi se non vuole fare il D’Alema (andare al governo senza elezioni) può fare il Bersani (andare alle elezioni senza governo perché da favorito perde o pareggia). Silvio prende velocità, Matto Matteo lo prende in quel posto là. E noi con lui, eh. Perché grazie a questo bello ‘ncuacchio di legge elettorale al voto avremo l’imbarazzo della scelta. Anzi, delle scelte: o Berlusconi, o Berlusconi, o Berlusconi. Ma personalizzabile secondo le tue tendenze, caro consumatore votante! Ti piace l’inglese a cazzo, fare tanto casino per niente, una politica del lavoro più a destra di Confindustria e delle Colonie negriere? Wow! Per te oggi c’è Berlusconi Young, la fragranza di Silvio by Matteo Renzi col suo Jobs Act, la nausea per i sindacati che hanno rovinato l’Italia e il consulentone off-shore Davide Serra che se Electrolux vuole dimezzare gli stipendi twitta che è razionale e pure un sacco trendy. Preferisci lamentarti e basta, dire che fa tutto schifo lì dal bar o dal computer, sei uno che per tutta la vita ha votato i peggiori però si sente sempre il migliore? Caro cliente, per te la scelta è Berlusconi Sport, la carica eversiva di Silvio coll’agonismo simpatico e goliardico di Beppe Cinquestelle! Niente politica vera, solo supercazzole incazzate come piace te: rissa per farsi notare, Napolitano boia, la Boldrini puttana, in mancanza di meglio pure la Bignardi, Sofri e Peppa Pig nemici del popolo da stuprare simpaticamente in streaming. Ma stimato cliente, ma caro amico, tu sai la verità: belle le copie, ma l’originale è l’originale. Il classico non si batte. Quando sarà vai lì al seggio, fatti la croce eppoi falla su Berlusconi Pregiudicato Gran Riserva: ma non mentale, perché ormai né lui né noi abbiamo più la forza di dirci che meritiamo di meglio.
martedì 21 gennaio 2014
IL CAPITALE ITALICUM
Affezionati
lettori di Papaluti — e resta ancora da capire perché, per quale forma di
autolesionismo… — oggi sulla lavagnetta del menu ci sono Cinema, Superficie e Profondità Tricolori su Letto di Tre Premesse. Prima
premessa: una volta tanto l’Italia può vantarsi di un film bellissimo; seconda:
il cinemino e la politichetta italiani neanche se lo meriterebbero, un film
così bello; terza: questo film non è La
Grande Bellezza, ma già che ci siamo partiamo da qui. Tolto il titolo
qualche scena e quel mostro di Toni Servillo, ‘sta grande
bellezza proprio non s’è vista. Sorrentino voleva fare un film sulla
superficialità triste dell’Italia, e glien’è venuto uno di superficialità triste:
ma sua personale. Colle migliori intenzioni (si spera) Sorrentino — che è bravo
ma non è Fellini — è partito con un’idea di racconto su Roma ed è arrivato a una
fellinata similpelle, a una Dolce Vita craccata col centuplo del budget e un
miliardesimo del talento. Pazienza, capita di guastarsi col crescere. Anche
Tony Servillo — che non è Mastroianni ma è il miglior attore italiano: come lo è
stato Mastroianni — a forza d’interpretare stronzi è diventato uno stronzo che
sfancula giornaliste e domande senz’almeno un chilo di zucchero leccaculo
sopra. Anche qui metterci mooolta pazienza, anche se sta finendo. Insomma un
film con tante aspettative, tanti spettatori, tanto rumore per nulla. Peccato,
finita lì, ci sarà un’altra occasione. Ennò, perché all’improvviso arrivano gli
americani. Arriva nientemeno che il Golden Globe, una specie di petting
rispetto alla scopatona completa degli Oscar, pluricoglioneggiato anche nei
Simpson. Ma l’Italia ovviamente non lo sa. Per l’Italia quando arrivano loro è
sempre Liberazione, è sempre Alberto Sordi ma tragicamente preso sul serio:
grande America, grazie America che dopo tanto che non ci cacavi ci dai ancora
cioccolata sigarette e premi cinematografici. Prego, prego amico italiano: noi
sempre ti dare award se tu ci racconti Italia di Fellini imitazione, Italia di
sessant’anni fa rifatta in plastica, quella che sempre ci piace a noi come i
fettuccini bolognesi e i souvenir cinesi. Le feste, il Colosseo, la nana, le
tettone, le monachelle, i fenicotteri —
Sorrentino ha stuccato ‘sto presepe marcio,
‘sta bancarella di puttanoni veri e centurioni finti che siamo. Però senza
trarne le conseguenze, senza voler scontentare nessuno, senz’affondare il
colpo. Rimanendo alla superficie, appunto. Facendo un film per esteti ed
estetiste, un pappone consolatorio buono per tutti, magari anche per l’Oscar.
Del resto dal suo discorsetto di ringraziamento si capisce tutto, troppo.
Acchiappato il Globo d’Oro, ce ne ha fatti due di marmo coll’Italia pazza e bellissima che ringrazio. Un po’
Mino Reitano (Italia/Itaaalia/Di terra bella uguale non ce n’è), un po’ Elio (Tanti
problemi irrisolti/Ma un cuore grande così). Solo che Elio scherzava,
Sorrentino invece ci crede più di Minone nostro: e fa ridere dalla tristezza.
Fosse un film sarebbe capolavoro, essendo realtà è un capolavoro di
paraculismo. Ma alternative in Italia non ne hai — ti tocca il cliché. O sei il
regista scomodo che scassa coi pipponi, o sei il regista comodo che incassa i
soldoni: una via di mezzo e di decenza, da noi, mai. In un paese che al cinema
ha dato tanto e che adesso gli darebbe giusto il topicida, se vuoi fare un film
ambizioso devi andare o dalla Rai ancora berluscona o dalla Medusa sempre
berluscona. Non per niente il tg5 di questi giorni è il solito Istituto Duce
Silvio, ma in versione cineforum: che bellezza la grande bellezza, che grande
bellezza grande per l’Italia, che grande Dudi dal suo metro e venti di
vicepresidentissimo. Magari per una volta che siamo ottimisti ci sbagliamo,
però secondo noi Sorrentino ‘sto
famoso colpo non l’ha affondato perché avrebbe dovuto scendere la clava addosso
al paese del Bunga Bunga col contante e il contento di Re Silvio Bungabungoni:
un po’ complicato. Ma va bene così. Questo zucchero filato grigio e
pseudoartistico va benissimo per noi, per il paese che in fondo ha sempre dato
ragione ad Andreotti e torto al neorealismo — i panni sporchi si lavano in
famiglia: meglio De Laurentiis e De Sica figlio, che Rossellini e De Sica
padre. Troppi problemi, cazzi amari, troppe cose brutte. Meglio l’apparenza, le
convenienze, la superficie immobile di chi si consola morendo di vita
apparente. Se vi piacete così, se vi sta bene così, allora smettete di leggere.
Se invece vi disgusta questo convulso muoversi nel nulla, questo sprofondare,
quest’affaccendarsi finto e merdoso smettete di leggere lo stesso: e andate al cinema,
c’è Il Capitale Umano di Virzì. La
grande bellezza qui non è nel titolo, è nei fatti. Non lo diciamo noi, lo
dicono Libero e Giornale, che riassumiamo:
Coi nostri soldi Virzì sputtana l’Italia che lavora. E che vi serve più,
per capire che è un capolavoro? Neanche era uscito e le solite code d’asino e
di paglia già ragliavano, mutande verdi per facce di culo padane subito a
grugnire — sputtanamento della Brianza! Essì perché mò per sputtanare la
Brianza serve il film di Virzì: non basta il film horror in cui per
quarant’anni si sono votati la Diccì, Bottino Craxi, Silvione e Umbertone, i
gemelli perversi?! Ma nel film non c’è la Brianza, c’è l’Italia. Nel film,
freddo ed elegante e spietato, c’è l’Italia vera: mica la panna guasta
dell’immagine, del gossip politico, del populismo mediatico. Non c’è il paese
dell’Italicum che non a caso fa rima con Valium: Silvione che torna padre e
padrino della patria ti chiama almeno un fiasco d’ansiolitico urgente; non c’è
il berluschino Renzi che fa l’accordo col Berluscone originale per festeggiare
il primo inquisito della sua segreteria (il Faraone del rimborso, manco
arrivato e già indagato: nel vangelo secondo Matteo va tutto veloce, pure
l’allungamento delle mani…); non ci trovate le migliori menti BersanDalemiane
che adesso Renzi l’attaccano perché l’accordo con Berlusconi non si fa,
no-no-no: noi infatti c’abbiamo fatto solo un governo e una bicamerale e
l’assicurazione a vita sul conflitto d’interessi; non ci trovate il movimento
proprietario e non tanto mobile del Beppe Grillo sparlante, ormai un cartone
animato e un copyright di Walt Disney Casaleggio: tutti fermi, tutte merde
schifose, non facciamo accordi, non parliamo con nessuno fino a quando non
prendiamo il 250% dei voti, la rivoluzione si fa non facendo una mazza,
aspettando gli alieni, e pazienza se persino il Travaglio Fan Club s’è rotto i
coglioni di noi. Nel film non ci trovate questo, ma molto peggio: ci trovate
noi, che tutto questo l’abbiamo permesso e lo permettiamo. Non la solita tirata
facile contro il governo disgraziato, ma un tiro di pistola al cuore della
società che abitiamo lasciandola marcire. C’è il banchiere ladro e riverito, il
borghese piccolo piccolo ma verme grande grande; c’è la provincia sana come una
fogna, c’è l’avidità al centro della città e della vita; ci sono
gl’intellettuali segaioli di sinistra, ci sono le donne che in parte ci
salvano, ci sono i giovani che se non facciamo presto non li salva nessuno.
Esatto, i giovani: l’argomento più falso e mascalzone di tutti. In un paese che
ha distrutto la scuola e il valore del sapere, soppresso le regole del vivere
civile, avvelenato l’acqua l’aria e il linguaggio — in un paese
così — i giovani non sono il futuro: sono adulti fessi e criminali, solo
con qualche anno in meno. I nostri giovani o te li ritrovi all’estero per avere
una speranza, o te li ritrovi a Benevento per dare un bar allo zio. I famosi
quarantenni sono ottantenni senza le vene varicose, sono Letta e Renzi che si
scannano come Andreotti e De Mita, sono Nunzia De Girolamo maritata Boccia e
Piddì: ma chiamatemi pure Denunzia, e se vi manca Mastella per un appalto
all’Asl provate con me. Siamo questo, e fra poco non saremo più niente. Colla
satira, l’indagine sociale, la sceneggiatura appassionata e appasionante: costruito
benissimo, dal primo all’ultimo minuto di film Il Capitale Umano affonda il colpo nell’Italia che affonda. Non per
polemica, non per ridere o piangerne e basta, ma per suggerire una visione
d’assieme. Artistica e civile, se volete.
Scavare impietosi. Cercarsi le piaghe. Guardarsi in faccia senza
guardare in faccia nessuno. Scendere in profondità per risalire. Che non è solo
un paradosso: forse è una via d’uscita.
martedì 10 dicembre 2013
ROSSI: MA DI VERGOGNA
Sembra di no ma è di sinistra, sembra di no
ma è di sinistra, sembra di no ma è di sinistra. Da domenica su tutti i giornali supporter Renzi è come le Hogan:
sembra che fanno cacare ma sono bellissime, sembra che fanno cacare ma sono
bellissime, sembra che fanno cacare ma sono bellissime… Training autogeno
spinto, Giucas Casella Asocial Club. Renzi ha vinto, e guai a chi non si
convince. Una vittoria netta, a sopresa, un pronostico impossibile tipo
Barcellona-Sambiatese: era stampato da talmente tanto tempo, che se non si
sbrigavano collo spoglio al discorso della vittoria di Renzi si sbiadiva
l’inchiostro. Cronaca di una sorte annunciata. Certo, un sacco di gente è
andata a votare. Un sacco in più delle previsioni, per l’esattezza. Ma Cuperlo
coll’appoggio di Bersani, Fioroni e D’Alema che raccatta la cacca del labrador
ai giardinetti non è una candidatura: è un vangelo riempi-seggio
secondo Matteo. Anzi, Matteo Primo. Il primo segretario della Nuova Sinistra. E siamo daccapo
all’inizio, alla codona di paglia sul tema che spunta subito nel primo discorso
di Matteo I. Illuminante. Ha voluto chiarire subito che no, questa non è la
fine della sinistra — a quello c’avevano pensato D’Alema e assimilati da mo’ — vi sbagliate: questa è l’ennesima
imitazione light della destra, una dieta liberista ma con tante verdurine e
omega3. Un Veltroni meno sfigato e vigliacco, un Blair tarocco in differita di
dieci anni, una versione craccata e craxata della sinistra Apple, un reload
dello zoo di Bettino. E infatti l’unica cosa chiara del giovane Tony Renxi è l’attacco
ai sindacati e alle pensioni di reversibilità delle vedove: repertorio da
rivoluzionario impavido, coraggio a palle d’acciaio proprio. Però c’è da
capirlo, eh. Va per esclusione. Se attacca le banche s’incazza l’alleato e
sostenitore Piero Fassino in arte Abbiamo
Una Banca; se attacca la finanza off-shore s’incazzano tutti i finanzieri
sponsor off-shore che c’ha; se nel paese più mafioso del mondo fiata su mafia e
questione morale s’incazza il sindaco fascio-affarista inquisito De Luca, che a
Salerno gli ha fatto prendere il 90mila percento dei voti. E non parliamo di
evasione fiscale o conflitto d’interessi, ché altrimenti gli amichetti Silvio e
Flavione non l’invitano più a casa a giocare. Perché ‘sta nuova sinistra è
così: gira, conosce, fa cose, vede gente senza pregiudizi: ma per fascia di
reddito. Briatore sì e Landini no, per dire. Più Figa e meno Fiom sembra di no
ma è di sinistra, sembra di no ma è di sinistra… Mauro, Maltese, Giannini e
altri onanisti mentali di Repubblica, avanti tutta che tanto non rimanete
ciechi: più di così è impossibile. E allora? Ora che avete portato a casa il
vostro ultimissimo modello di MacNiente, di Renzi-Station, di Matteo-Box,
divertitevi. Che colori, che grafica, che videogiochi di parole!!! Come quando col
musetto tutto fiero il Segretario Upgrade annuncia che lui a Firenze il
palasport l’ha chiamato Mandela Forum, mica cazzi. Che è come dire che se
trattieni una scorreggia combatti l’inquinamento atmosferico. Fumo di culo e
niente arrosto; merda parolaia; marketing stronziforme. Che funziona, che
vende, che al pueblo sempre più coglione ed esasperato piace sempre di più.
Perché la sostanza è un’altra cosa, la politica è un’altra cosa, il merito è
un’altra cosa. E’ una lettera di domenica mattina proprio su Repubblica (nella
foto la comoda versione Braille), nella pagina degli editoriali di Mauro, Scalfari
e compagnia non vedente. Riassuntino della lettera: bello Mandela, piace a
tutti Mandela, soprattutto perché se ne sta in Sudafrica morto, Mandela, e qui non
rompe i coglioni a nessuno coi diritti civili. Proposta nella lettera: senza
ipocrisie e facce di culo, allarghiamo o almeno iniziamo a parlare
dell’allargamento del diritto di cittadinanza ai cinesi sfruttati che muoiuono
nei capannoni come topi — anzi no: peggio, perché almeno ai topi non facciamo pagare
l’affitto per le trappole che li ammazzano, dai topi non ci facciamo fare i
maglioni sottocosto, coi topi non facciamo finta che siano invisibili. Niente
clandestini uguale niente ricatti, più cittadini consapevoli e meno cadaveri
intombati. Firmato Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana. Un tipo
strano. Niente scandali, niente mazzette, niente amichetti guappi o leopardati,
bilancio della Sanità in attivo. Niente massoni, niente berluschini, niente
leopolde frufrù cazzabubboli e programmi kinder sorpresa. Niente vergogna delle
proprie convinzioni, zero arrapamento per i conservatori travestiti o per i
travestiti conservatori, cioè Blair e la Thatcher. Buon’amministrazione, politica
solida, brutte giacche ma belle idee: difendere il lavoro, parlare di dignità e
diritti, stare dalla parte dei più deboli. Meno Mandela sui muri dei palazzetti
e molto di più nei programmi politici. Due palle, insomma. ‘Na rottura di
coglioni infinita. Materiale obsoleto, pesante, preistoricume lento che nemmeno
la Playstation 2 o il Commodore 64. Lo sappiamo, e chiediamo scusa. Nel tempo
della sinistra touch, una sinistra che tocca i problemi anziché lo schermo è
fuori moda. Crea disagio, confonde, imbarazza in società come un Armani da sera
messo due volte. Nooo, questo Rossi non va bene. Al nuovo Partito
Democratico-Cristiano che inciucia, che governa e si oppone, che svolta per
finta e affonda per davvero ne servono altri: i rossi di vergogna.
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