A questi giovani vecchi del Partito Democratico-Cristiano della sinistra gli fa schifo tutto, tranne lo schifo della sinistra. Diritti, uguaglianza, giustizia sociale? Subito gli viene l’eritema, la tachicardia, la sciolta a zampillo: sono intolleranti, poco da fare. Scannarsi fra di loro, fare il kamasutra coll’avversario, resuscitare Berlusconi? Questo sì che gli piace, ai ragazzi morti da piccoli: bissare Andreotti e Forlani girando il remake di Prodi e D’Alema, la tradizione nell’innovazione della faida cattocomunista. Figata. Letta comparuccio d’Alfano contro Renzi barboncino in seconda di Berlusconi — con Angelino e Silvietto che alla fine fanno la pace e fanno il culo alla boy band dei Pd-Direction. Un film talmente visto che il cinepanettone ti sembra David Lynch. Abbiamo spesso accusato Renzi d’essere un berluschino ma non era vero: lui è un dalemino, un dalemissimo, un D’Alema meglio di D’Alema. Soprattutto per Berlusconi. Niente e nessuno come il gggiovane Matteo lo ha tirato su così in fretta: nemmeno la pasticca di Viagra da un chilo che gli preparano alla Nasa, nemmanco la Bicamerale con doppi servizietti. Essì che Massimo ha fatto il massimo, per lui. D’Alema per Berlusconi è stato più che un amico, più che un fratello, quasi un fratello della P2. Accordi salva-Mediaset, il conflitto d’interessi salvaguardato come il chiurlo maggiore dalla Lipu, taglio su misura di leggi leggine e fettine di culo: tutto per mettersi in politica e in società con Silvio, così poi dividevano a metà. E vaglielo a spiegare che i cimiteri sono pieni di gente che voleva essere socio di Berlusconi. Renzi uguale. Solo molto più moderno, più bravo, più veloce di D’Alema a togliere Silvio dalla merda: quello c’ha messo due anni, tu neppure due mesi. Bravissimo e velocissimo, tutti i giornali gli battono le mani e le prime pagine. Che poi è come applaudire uno perché si è schiantato sullo stesso muro di un altro, ma a 200 anziché a 80 all’ora. Complimenti: uno sfracellamento bellissimo (foto). Due mesi che Renzi è segretario e Berlusconi gli vuole già più bene che a Dudù per quanto è servizievole. Decrepito, stanco, con più rotoli d’un tappeto, abbandonato come un cane ad agosto e decaduto come Emanuele Filiberto: Silvio Porcelloni era combinato così, ma poi è arrivato il suo ex concorrente alla Ruota della Fortuna e la fortuna è cambiata pure per lui. Di nuovo al centro delle trattative e della scena, praticamente un padre della patria — ma modesto, piccolo: un padrino, ecco. Matteo il Re della Sveltina c’ha i social media, i web-watcher, c’ha la comunicazione crossmediale ma c’ha pure gli occhiali brandizzati Parmacotto: e con tutto quel prosciutto sugli occhi non vede il suo loculo extralusso nel mausoleo di quelli che con Silvio prima ci accordiamo e dopo lo fottiamo. Eccome no. Chiedete a Fini, appena c’ha un minuto di tempo lì alla fraschetta del porchettaro dove lavora adesso; chiedete a Pier Casini, che dopo la Civica ha fatto una scelta cinica ed è tornato da lui rimangiandosi una quintalata di merda per campare politicamente. Renzi si crede furbissimo e d’avercelo lunghissimo, ma è un coglione tipo quello che nei programmi giapponesi s’infila travestito da bistecca nella gabbia della tigre. Solo che al posto della tigre c’è il Caimano, e al posto della bistecca c’è l’Italicum. Che, visto quanto ha giovato al Caimano in questione, bisognerebbe chiamare ForzaItalicum. Silvio che recupera pezzi d’alleanza, percentuali nei sondaggi, vecchie fiamme fra i leccaculo chic che l’avevano sepolto. Renzi che sbuffa, che litiga, che perde la calma e la patina nuova nuova dell’iPhone appena scartato. Si vedono le ditate, il sudore, forse inizia a vedersi il trucco. Non è ancora legge, ma il ForzaItalicum già funziona alla grande: dopo ‘sta botta di strategia, Renzi se non vuole fare il D’Alema (andare al governo senza elezioni) può fare il Bersani (andare alle elezioni senza governo perché da favorito perde o pareggia). Silvio prende velocità, Matto Matteo lo prende in quel posto là. E noi con lui, eh. Perché grazie a questo bello ‘ncuacchio di legge elettorale al voto avremo l’imbarazzo della scelta. Anzi, delle scelte: o Berlusconi, o Berlusconi, o Berlusconi. Ma personalizzabile secondo le tue tendenze, caro consumatore votante! Ti piace l’inglese a cazzo, fare tanto casino per niente, una politica del lavoro più a destra di Confindustria e delle Colonie negriere? Wow! Per te oggi c’è Berlusconi Young, la fragranza di Silvio by Matteo Renzi col suo Jobs Act, la nausea per i sindacati che hanno rovinato l’Italia e il consulentone off-shore Davide Serra che se Electrolux vuole dimezzare gli stipendi twitta che è razionale e pure un sacco trendy. Preferisci lamentarti e basta, dire che fa tutto schifo lì dal bar o dal computer, sei uno che per tutta la vita ha votato i peggiori però si sente sempre il migliore? Caro cliente, per te la scelta è Berlusconi Sport, la carica eversiva di Silvio coll’agonismo simpatico e goliardico di Beppe Cinquestelle! Niente politica vera, solo supercazzole incazzate come piace te: rissa per farsi notare, Napolitano boia, la Boldrini puttana, in mancanza di meglio pure la Bignardi, Sofri e Peppa Pig nemici del popolo da stuprare simpaticamente in streaming. Ma stimato cliente, ma caro amico, tu sai la verità: belle le copie, ma l’originale è l’originale. Il classico non si batte. Quando sarà vai lì al seggio, fatti la croce eppoi falla su Berlusconi Pregiudicato Gran Riserva: ma non mentale, perché ormai né lui né noi abbiamo più la forza di dirci che meritiamo di meglio.
lunedì 10 febbraio 2014
FORZAITALICUM
martedì 21 gennaio 2014
IL CAPITALE ITALICUM
Affezionati
lettori di Papaluti — e resta ancora da capire perché, per quale forma di
autolesionismo… — oggi sulla lavagnetta del menu ci sono Cinema, Superficie e Profondità Tricolori su Letto di Tre Premesse. Prima
premessa: una volta tanto l’Italia può vantarsi di un film bellissimo; seconda:
il cinemino e la politichetta italiani neanche se lo meriterebbero, un film
così bello; terza: questo film non è La
Grande Bellezza, ma già che ci siamo partiamo da qui. Tolto il titolo
qualche scena e quel mostro di Toni Servillo, ‘sta grande
bellezza proprio non s’è vista. Sorrentino voleva fare un film sulla
superficialità triste dell’Italia, e glien’è venuto uno di superficialità triste:
ma sua personale. Colle migliori intenzioni (si spera) Sorrentino — che è bravo
ma non è Fellini — è partito con un’idea di racconto su Roma ed è arrivato a una
fellinata similpelle, a una Dolce Vita craccata col centuplo del budget e un
miliardesimo del talento. Pazienza, capita di guastarsi col crescere. Anche
Tony Servillo — che non è Mastroianni ma è il miglior attore italiano: come lo è
stato Mastroianni — a forza d’interpretare stronzi è diventato uno stronzo che
sfancula giornaliste e domande senz’almeno un chilo di zucchero leccaculo
sopra. Anche qui metterci mooolta pazienza, anche se sta finendo. Insomma un
film con tante aspettative, tanti spettatori, tanto rumore per nulla. Peccato,
finita lì, ci sarà un’altra occasione. Ennò, perché all’improvviso arrivano gli
americani. Arriva nientemeno che il Golden Globe, una specie di petting
rispetto alla scopatona completa degli Oscar, pluricoglioneggiato anche nei
Simpson. Ma l’Italia ovviamente non lo sa. Per l’Italia quando arrivano loro è
sempre Liberazione, è sempre Alberto Sordi ma tragicamente preso sul serio:
grande America, grazie America che dopo tanto che non ci cacavi ci dai ancora
cioccolata sigarette e premi cinematografici. Prego, prego amico italiano: noi
sempre ti dare award se tu ci racconti Italia di Fellini imitazione, Italia di
sessant’anni fa rifatta in plastica, quella che sempre ci piace a noi come i
fettuccini bolognesi e i souvenir cinesi. Le feste, il Colosseo, la nana, le
tettone, le monachelle, i fenicotteri —
Sorrentino ha stuccato ‘sto presepe marcio,
‘sta bancarella di puttanoni veri e centurioni finti che siamo. Però senza
trarne le conseguenze, senza voler scontentare nessuno, senz’affondare il
colpo. Rimanendo alla superficie, appunto. Facendo un film per esteti ed
estetiste, un pappone consolatorio buono per tutti, magari anche per l’Oscar.
Del resto dal suo discorsetto di ringraziamento si capisce tutto, troppo.
Acchiappato il Globo d’Oro, ce ne ha fatti due di marmo coll’Italia pazza e bellissima che ringrazio. Un po’
Mino Reitano (Italia/Itaaalia/Di terra bella uguale non ce n’è), un po’ Elio (Tanti
problemi irrisolti/Ma un cuore grande così). Solo che Elio scherzava,
Sorrentino invece ci crede più di Minone nostro: e fa ridere dalla tristezza.
Fosse un film sarebbe capolavoro, essendo realtà è un capolavoro di
paraculismo. Ma alternative in Italia non ne hai — ti tocca il cliché. O sei il
regista scomodo che scassa coi pipponi, o sei il regista comodo che incassa i
soldoni: una via di mezzo e di decenza, da noi, mai. In un paese che al cinema
ha dato tanto e che adesso gli darebbe giusto il topicida, se vuoi fare un film
ambizioso devi andare o dalla Rai ancora berluscona o dalla Medusa sempre
berluscona. Non per niente il tg5 di questi giorni è il solito Istituto Duce
Silvio, ma in versione cineforum: che bellezza la grande bellezza, che grande
bellezza grande per l’Italia, che grande Dudi dal suo metro e venti di
vicepresidentissimo. Magari per una volta che siamo ottimisti ci sbagliamo,
però secondo noi Sorrentino ‘sto
famoso colpo non l’ha affondato perché avrebbe dovuto scendere la clava addosso
al paese del Bunga Bunga col contante e il contento di Re Silvio Bungabungoni:
un po’ complicato. Ma va bene così. Questo zucchero filato grigio e
pseudoartistico va benissimo per noi, per il paese che in fondo ha sempre dato
ragione ad Andreotti e torto al neorealismo — i panni sporchi si lavano in
famiglia: meglio De Laurentiis e De Sica figlio, che Rossellini e De Sica
padre. Troppi problemi, cazzi amari, troppe cose brutte. Meglio l’apparenza, le
convenienze, la superficie immobile di chi si consola morendo di vita
apparente. Se vi piacete così, se vi sta bene così, allora smettete di leggere.
Se invece vi disgusta questo convulso muoversi nel nulla, questo sprofondare,
quest’affaccendarsi finto e merdoso smettete di leggere lo stesso: e andate al cinema,
c’è Il Capitale Umano di Virzì. La
grande bellezza qui non è nel titolo, è nei fatti. Non lo diciamo noi, lo
dicono Libero e Giornale, che riassumiamo:
Coi nostri soldi Virzì sputtana l’Italia che lavora. E che vi serve più,
per capire che è un capolavoro? Neanche era uscito e le solite code d’asino e
di paglia già ragliavano, mutande verdi per facce di culo padane subito a
grugnire — sputtanamento della Brianza! Essì perché mò per sputtanare la
Brianza serve il film di Virzì: non basta il film horror in cui per
quarant’anni si sono votati la Diccì, Bottino Craxi, Silvione e Umbertone, i
gemelli perversi?! Ma nel film non c’è la Brianza, c’è l’Italia. Nel film,
freddo ed elegante e spietato, c’è l’Italia vera: mica la panna guasta
dell’immagine, del gossip politico, del populismo mediatico. Non c’è il paese
dell’Italicum che non a caso fa rima con Valium: Silvione che torna padre e
padrino della patria ti chiama almeno un fiasco d’ansiolitico urgente; non c’è
il berluschino Renzi che fa l’accordo col Berluscone originale per festeggiare
il primo inquisito della sua segreteria (il Faraone del rimborso, manco
arrivato e già indagato: nel vangelo secondo Matteo va tutto veloce, pure
l’allungamento delle mani…); non ci trovate le migliori menti BersanDalemiane
che adesso Renzi l’attaccano perché l’accordo con Berlusconi non si fa,
no-no-no: noi infatti c’abbiamo fatto solo un governo e una bicamerale e
l’assicurazione a vita sul conflitto d’interessi; non ci trovate il movimento
proprietario e non tanto mobile del Beppe Grillo sparlante, ormai un cartone
animato e un copyright di Walt Disney Casaleggio: tutti fermi, tutte merde
schifose, non facciamo accordi, non parliamo con nessuno fino a quando non
prendiamo il 250% dei voti, la rivoluzione si fa non facendo una mazza,
aspettando gli alieni, e pazienza se persino il Travaglio Fan Club s’è rotto i
coglioni di noi. Nel film non ci trovate questo, ma molto peggio: ci trovate
noi, che tutto questo l’abbiamo permesso e lo permettiamo. Non la solita tirata
facile contro il governo disgraziato, ma un tiro di pistola al cuore della
società che abitiamo lasciandola marcire. C’è il banchiere ladro e riverito, il
borghese piccolo piccolo ma verme grande grande; c’è la provincia sana come una
fogna, c’è l’avidità al centro della città e della vita; ci sono
gl’intellettuali segaioli di sinistra, ci sono le donne che in parte ci
salvano, ci sono i giovani che se non facciamo presto non li salva nessuno.
Esatto, i giovani: l’argomento più falso e mascalzone di tutti. In un paese che
ha distrutto la scuola e il valore del sapere, soppresso le regole del vivere
civile, avvelenato l’acqua l’aria e il linguaggio — in un paese
così — i giovani non sono il futuro: sono adulti fessi e criminali, solo
con qualche anno in meno. I nostri giovani o te li ritrovi all’estero per avere
una speranza, o te li ritrovi a Benevento per dare un bar allo zio. I famosi
quarantenni sono ottantenni senza le vene varicose, sono Letta e Renzi che si
scannano come Andreotti e De Mita, sono Nunzia De Girolamo maritata Boccia e
Piddì: ma chiamatemi pure Denunzia, e se vi manca Mastella per un appalto
all’Asl provate con me. Siamo questo, e fra poco non saremo più niente. Colla
satira, l’indagine sociale, la sceneggiatura appassionata e appasionante: costruito
benissimo, dal primo all’ultimo minuto di film Il Capitale Umano affonda il colpo nell’Italia che affonda. Non per
polemica, non per ridere o piangerne e basta, ma per suggerire una visione
d’assieme. Artistica e civile, se volete.
Scavare impietosi. Cercarsi le piaghe. Guardarsi in faccia senza
guardare in faccia nessuno. Scendere in profondità per risalire. Che non è solo
un paradosso: forse è una via d’uscita.
martedì 10 dicembre 2013
ROSSI: MA DI VERGOGNA
Sembra di no ma è di sinistra, sembra di no
ma è di sinistra, sembra di no ma è di sinistra. Da domenica su tutti i giornali supporter Renzi è come le Hogan:
sembra che fanno cacare ma sono bellissime, sembra che fanno cacare ma sono
bellissime, sembra che fanno cacare ma sono bellissime… Training autogeno
spinto, Giucas Casella Asocial Club. Renzi ha vinto, e guai a chi non si
convince. Una vittoria netta, a sopresa, un pronostico impossibile tipo
Barcellona-Sambiatese: era stampato da talmente tanto tempo, che se non si
sbrigavano collo spoglio al discorso della vittoria di Renzi si sbiadiva
l’inchiostro. Cronaca di una sorte annunciata. Certo, un sacco di gente è
andata a votare. Un sacco in più delle previsioni, per l’esattezza. Ma Cuperlo
coll’appoggio di Bersani, Fioroni e D’Alema che raccatta la cacca del labrador
ai giardinetti non è una candidatura: è un vangelo riempi-seggio
secondo Matteo. Anzi, Matteo Primo. Il primo segretario della Nuova Sinistra. E siamo daccapo
all’inizio, alla codona di paglia sul tema che spunta subito nel primo discorso
di Matteo I. Illuminante. Ha voluto chiarire subito che no, questa non è la
fine della sinistra — a quello c’avevano pensato D’Alema e assimilati da mo’ — vi sbagliate: questa è l’ennesima
imitazione light della destra, una dieta liberista ma con tante verdurine e
omega3. Un Veltroni meno sfigato e vigliacco, un Blair tarocco in differita di
dieci anni, una versione craccata e craxata della sinistra Apple, un reload
dello zoo di Bettino. E infatti l’unica cosa chiara del giovane Tony Renxi è l’attacco
ai sindacati e alle pensioni di reversibilità delle vedove: repertorio da
rivoluzionario impavido, coraggio a palle d’acciaio proprio. Però c’è da
capirlo, eh. Va per esclusione. Se attacca le banche s’incazza l’alleato e
sostenitore Piero Fassino in arte Abbiamo
Una Banca; se attacca la finanza off-shore s’incazzano tutti i finanzieri
sponsor off-shore che c’ha; se nel paese più mafioso del mondo fiata su mafia e
questione morale s’incazza il sindaco fascio-affarista inquisito De Luca, che a
Salerno gli ha fatto prendere il 90mila percento dei voti. E non parliamo di
evasione fiscale o conflitto d’interessi, ché altrimenti gli amichetti Silvio e
Flavione non l’invitano più a casa a giocare. Perché ‘sta nuova sinistra è
così: gira, conosce, fa cose, vede gente senza pregiudizi: ma per fascia di
reddito. Briatore sì e Landini no, per dire. Più Figa e meno Fiom sembra di no
ma è di sinistra, sembra di no ma è di sinistra… Mauro, Maltese, Giannini e
altri onanisti mentali di Repubblica, avanti tutta che tanto non rimanete
ciechi: più di così è impossibile. E allora? Ora che avete portato a casa il
vostro ultimissimo modello di MacNiente, di Renzi-Station, di Matteo-Box,
divertitevi. Che colori, che grafica, che videogiochi di parole!!! Come quando col
musetto tutto fiero il Segretario Upgrade annuncia che lui a Firenze il
palasport l’ha chiamato Mandela Forum, mica cazzi. Che è come dire che se
trattieni una scorreggia combatti l’inquinamento atmosferico. Fumo di culo e
niente arrosto; merda parolaia; marketing stronziforme. Che funziona, che
vende, che al pueblo sempre più coglione ed esasperato piace sempre di più.
Perché la sostanza è un’altra cosa, la politica è un’altra cosa, il merito è
un’altra cosa. E’ una lettera di domenica mattina proprio su Repubblica (nella
foto la comoda versione Braille), nella pagina degli editoriali di Mauro, Scalfari
e compagnia non vedente. Riassuntino della lettera: bello Mandela, piace a
tutti Mandela, soprattutto perché se ne sta in Sudafrica morto, Mandela, e qui non
rompe i coglioni a nessuno coi diritti civili. Proposta nella lettera: senza
ipocrisie e facce di culo, allarghiamo o almeno iniziamo a parlare
dell’allargamento del diritto di cittadinanza ai cinesi sfruttati che muoiuono
nei capannoni come topi — anzi no: peggio, perché almeno ai topi non facciamo pagare
l’affitto per le trappole che li ammazzano, dai topi non ci facciamo fare i
maglioni sottocosto, coi topi non facciamo finta che siano invisibili. Niente
clandestini uguale niente ricatti, più cittadini consapevoli e meno cadaveri
intombati. Firmato Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana. Un tipo
strano. Niente scandali, niente mazzette, niente amichetti guappi o leopardati,
bilancio della Sanità in attivo. Niente massoni, niente berluschini, niente
leopolde frufrù cazzabubboli e programmi kinder sorpresa. Niente vergogna delle
proprie convinzioni, zero arrapamento per i conservatori travestiti o per i
travestiti conservatori, cioè Blair e la Thatcher. Buon’amministrazione, politica
solida, brutte giacche ma belle idee: difendere il lavoro, parlare di dignità e
diritti, stare dalla parte dei più deboli. Meno Mandela sui muri dei palazzetti
e molto di più nei programmi politici. Due palle, insomma. ‘Na rottura di
coglioni infinita. Materiale obsoleto, pesante, preistoricume lento che nemmeno
la Playstation 2 o il Commodore 64. Lo sappiamo, e chiediamo scusa. Nel tempo
della sinistra touch, una sinistra che tocca i problemi anziché lo schermo è
fuori moda. Crea disagio, confonde, imbarazza in società come un Armani da sera
messo due volte. Nooo, questo Rossi non va bene. Al nuovo Partito
Democratico-Cristiano che inciucia, che governa e si oppone, che svolta per
finta e affonda per davvero ne servono altri: i rossi di vergogna.
martedì 3 dicembre 2013
DARIO FU E SILVIO IN SALLY
Gli hanno persino
detto di andare a lavare i cessi da don Mazzi, ma lui che c’ha l’orgoglio ha
risposto a tono: se voglio lavare un cesso mi basta fare una doccia. Decaduto
che pare deceduto, oramai l’unica grazia che può chiedere è per il Milan messo
da coma: con due addì per evitare l’addio troppo caro di Galliani. Alla
vecchiaia è diventato pure tirchio, Silvione. I più affezionati (e senza
motivo…) a questo blog diarroico sanno cosa avevamo previsto su di lui: magari
ti salvano, ma non ti cacano più. Non sei più il cliente più importante del
negozio, sei solo quello più vecchio. Il rompicoglioni che vorresti sfanculare,
ma come si fa? Si fa che Alfano — un po’ per finta, un po’ no —
si fa il Nuovo Centrodestra. Che con dentro
Cicchitto, Schifani e Sacconi sembra nuovo come il grammofono e la Duna; che
con Formigoni, Pippone Scopelliti e altre super-hit degl’Indagatos Mariachi
(foto) scaricate da Ahiahi-Tunes più che un centro-destra sembra un centro-detenzione.
Un partito di governo che pare un dipartito in vista del voto: un morto che
parla nella smorfia Napolitana. Perché ormai la famosa repubblica presidenziale
ce l’abbiamo già, anzi, residenziale: nel senso che si fa tutto a casa di
Giorgio, il boss dei Quirinalesi. Leggi, strategie, cazzi e mazzi di governo.
La mitica vendita pidiellina delle spiagge, per dire, era ‘na cosa quasi fatta.
Ma ‘O Presidente Previdente s’è opposto: Guagliù
non scherziamo, che senza le spiagge io la sabbia per insabbiare le inchieste
di mafia sugli amici miei dove la prendo?! Stop, idea saltata. E mica salta
solo quella. Tutto può saltare, se gli salta in testa a Giorgio. Partiti,
alleanze, candidature al Colle — tutto, tranne il governo di Letta l’Intoccabile. E del resto è
proprio grazie al patto cogli Allettati (Gianni il Vecchio ed Enrico l’Antico)
se al Quirinale c’è ancora un Napolitano anziché un Romano: magari Prodi.
Peccato sia stato asfaltato dall’incapacità di Bersani (che almeno si è levato
dalle palle) e dal patto NapoLettano (tu al Quirinale bis, noi al governo)
colla famosa carica dei 101. Che non sono dalmata, ma cani sì. Traditori al
guinzaglio di Letta — e si capisce il perché — e probabilmente di Renzi: ma quello si deve capire ancora. Nel
frattempo ci ha rassicurato parecchio sentire che il Renzusconi la parola sinistra l’ha pronunciata solo quando al
confronto su Sky gli hanno chiesto dov’era il cesso. Già, il confronto su Sky:
roba arrapantissima, tipo un porno con Paolo Limiti, tanto entusiasmante da
vedere che i ciechi non sono mai stati così felici. Che spettacolo, queste
elezioni Ultimarie: perché sono e saranno le ultime che si fanno in un Partito
Democratico-Cristiano dove puoi scegliere fra Renzi, D’Alema e uno scappato di
casa alla Civati che prima fa le cose giuste eppoi chiede scusa scusissima per
averle fatte. Tristezza perfavore vai via, e portati appresso pure ‘sti begli
esemplari. E mentre Vendola al telefono se la ride sui tumori dell’Ilva e su
‘sto cazzo, solo una cosa sembra chiara: larghe o strette, le Fanghe Intese
sono su misura per Grillo. Lettalfanico in salsa cattocomunista, il piattone
stitico che vogliono tenere in cottura fino al 2015 manda fuori di testa la
gente. Che — come dicono sempre su Rete4, anche se poi non si ricordano mai di
dire chi ha governato fino a venti minuti fa l’Italia… — non ce la
fa più; che — come dicono i sondaggi — anziché impazzire va a farsi un po’ d’incazzoterapia in piazza con
Beppe. Certo a Genova è arrivata circa
la metà dei manifestanti previsti, ma il populismo tira ancora. E purtroppo
tira dentro anche l’ombra di quello che è stato un premio Nobel: Dario Fu,
altroché Fo, a impreziosire una pagliacciata tutta promesse. Soldi e internet
al mondo intero, rinegoziamo il debito pubblico come l’Ecuador (?!), accattatevi il
divvuddì mio e il libro di Casaleggio — camionate di telemarketing e fuffa cazzara che annegano qualche buona
idea troppo simile a una buona intenzione, e niente più. Anche qui tristezza a
pacchi, e anche nostalgia di puttanate vintage — non c’è più il milione di posti
di lavoro di una volta! No, ma c’è un posto da un milione al mese per la
Pascale. Eppoi c’è di nuovo Forza Italia, Silvio giovane come vent’anni fa
quando ancora non aveva i capelli, ci sono ancora le televisioni, c’è Dudù
pettinato come Casaleggio anche se Twitter gli sembra una marca di lubrificante
anale, al Berlusconi 2.0. Che poi in realtà è un Grillo 1.0: con Signorini e la
De Filippi al posto del web, ma ci siamo. Una versione classica del vaffanculo
sportivo. L’ha detto proprio lui, del resto: siccome sono come Beppe, fuori dal
Parlamento e incandidabile perché pregiudicato, anche per me non cambia niente.
Allora non tutto è perduto. Mettici
un po’ di pane, un po’ di figa, un po’ di Europa bastarda che c’ha rovinato
(mica come Tremonti…) e forse qualcosa s’è salvato: circa 8 milioni di voti.
Otto milioni di persone pronte a rivotarlo: forse non è stato poi tutto
sbagliato. Forse era giusto così, forse, ma forse ma sì: al voto ci toccherà di
nuovo un Silvio in sella e in Sally. E adesso chi cazzo glielo dice a, Vasco
Rossi...
domenica 10 novembre 2013
IL FALSO NUEVO
Riassumendo. A New York la sinistra prende i voti difendendo la giustizia sociale, in Italia la ex sinistra li perde difendendo l'ingiustizia della Cancellieri. A New York Bill De Blasio - anche se la città ha già la pressione fiscale più alta d'America - propone tasse sui più ricchi per aprire scuole e ospedali, in Italia l'idea più bella del mondo secondo tutti è detassare i villoni a quattrocento stanze per fottere le medicine e la maestra di sostegno a chi c'ha quattrocento euro al mese scarsi. Bill De Blasio non è un ragazzino emmanco un ragazzotto della politica; è uno navigato, che ha fatto la scuola da Hillary Clinton e i capelli bianchi per le strade; è un americano con padre tedesco che ha scelto il cognome della madre d'origine beneventane, che ha sposato una donna di colore con esperienze lesbiche, che ha un figlio pettinato come Jimi Hendrix che si chiama Dante. Noi il massimo che c'abbiamo è un ragazzotto pettinato come il fottuto bambino della Kinder, un sindaco che nella città di Dante se ha combinato qualcosa non se n'è accorto nessuno, un raccomandatissimo dall'Azione Cattolica a Mediaset che vuole tagliare le pensioni di reversibilità e incularsi i sindacati ma guai a tassare i finanzieri off shore perché lo sponsorizzano pesante. Nessuno mischiato con niente, ma vestito Apple: il futuro berluschino del Partito Democratico eccolo qua, in mano a uno che se gli dici Benevento ti risponde Mastella. Che in effetti è l'unico a mancargli nel dream team di Coccodritti (foto) famelici che lo sostengono, ma c'è tempo. Per ora si tiene Veltroni e Gentiloni che vanno bene per la rima, Franceschini già meno, Orlando l'Antimafiosauro chiacchierato meno ancora - ma sul RenziBus destinazione piazza Vittoria i meglio stanno arrivando adesso. Sale fra gli applausi don Antò Bassuline alias Totonno La Chiavica, appena assolto per lo scandalo rifiuti a Napule: innocente come a Cristo, lui la mondezza sapeva trattarla come dio comanda - basta vedere come ha riciclato subito subito sé medesimo. Dopo un giretto da ministro con Berlusconi, uno con Prodi, uno da Terminator della Calabria, uno come coordinatore nazionale nell'Mpa del pregiudicato Lombardo (perché a lui non gli fa schifo niente, ma manco a Lombardo...) un altro mito si accomoda sul bus al posto per gli handicappati grammaticali: Agazio Agaziator Loiero, che graaaande!!!! Anche lui innocente come Cristo e più di Cristina D'Avena, ma senza cantare: da lui sugli 800 milioni di euro scomparsi in depuratori farlocchi quand'era Presidente della Giunta e Commissario regionale all'ambiente non è uscita nemmeno un do di petto o di mazzetta, per i giudici di X-Factor. Che, nell'innovativo format della Calabria, se il concorrente non canta sono loro a essere eliminati. Loro con tutta l'inchiesta - smontata, smembrata, fatta a pezzi, cancellata. Così poi ti dicono: visto, visto che nell'inchiesta non c'era niente?! Vai Agaziator, vai assolto colla famosa formula E Grazie al Cazzo, vai a portare un pò di novità nella politica di Renzi anche tu... Perché il bello alla fine è questo. In America, giusto o sbagliato, il nuovo di De Blasio è nuovo davvero. Facce nuove, idee nuove o comunque diverse. Non farà bene? Avanti il prossimo. Da noi no. Da noi il nuovo è sempre di terza mano, sempre lo stesso e degli stessi, è ringraziare la madonna se De Mita non c'ha tempo e Cuffaro non c'ha l'ora d'aria: altrimenti appoggiavano Renzi pure loro. Renzi, il nuovo italiano, cioè il nuovo per finta, il nuovo impossibile. Anche non fosse il paraculo arrivista e inconcludente che è, anche fosse una compilation di Kennedy Batman e Berlinguer, con una zavorra di vecchi coccodrilloni affamati così dove cazzo vuoi andare? Dimmi con chi vai e ti dirò se torni a casa. Se la squadra è questa che minchia di partita ti vuoi giocare? L'unica possibile, la stessa di Letta nel derby personale fra democristiani 2.0: la partita del potere da spartire facendo finta di governare, il solito catenaccio di Fanfani-Andreotti-Forlani che manco il Trap ai tempi d'oro. Una supercazzola pittata di fresco messa su da chi a momenti ci finiva, al fresco. Perché se in Spagna e Germania il Falso Nueve funziona soprattutto con Guardiola, in Italia il Falso Nuevo funziona soprattutto per non finire in guardina.
domenica 3 novembre 2013
PREFETTA PERFETTA
Non pensateci nemmeno ad attaccarla, che questa mena. La Prefettona di Ferro mica scherza. Contro di me un attacco politico ma non sono Berlusconi: in effetti somiglio più a Mickey Rourke in The Wrestler (fotoconfronto per credere...). E anche a Mussolini e Churchill e Bud Spencer, se è per questo e se la guardi di profilo. Ma soprattutto, a proposito di profilo, il nostro minestrone dell'Ingiustizia Anna Marione Cancellieri ha sempre avuto quello istituzionale da mastino napoletano che ti dice che la saldezza della Repubblica è assicurata. Assicurata alla Sai di Ligresti, abbiamo scoperto. Giulia non sarà nipote di Mubarak ma è sempre figlia di don Salvatore, la superstar delle mazzette from Paternò to Milano da circa trent'anni. Intrallazzatore universale dal sottobanco a Mediobanca, trombamico di La Russa padre (gli ha assunto il figlio Geronimo in Premafin, la ditta familiare), gran pagatore di Craxi (ha cementificato mezza Lombardia grazie a lui), schiavo d'amore di Silvio ma anche arrapante oggetto del desiderio delle coop rosse (Unipol gli ha appena passato 11 milioni dei soci risparmiatori a titolo personale per comparsi Fondiaria Milano e Sai e fare la pubblicità con Silvan: Silvan, porcatroia...), Ligresti ha trascorso più tempo in galera che a casa. E modestamente si è sempre trovato benissimo fra i colleghi delinquenti, eh. Ma purtroppo 'sta genetica è una puttana traditrice e 'ste generazioni nuove non c'hanno la tempra. Neanche il tempo di carcerarla per le simpatiche attività di famiglia che la figlia Giulia quest'estate inizia a stare male: perde peso, sbrocca, non ha appettito - e grazie al cazzo, direte voi, con quello che si sono mangiati in questi anni... Invece no, no ragazzi. Non scherzate, questo è un caso umano. Una pregiudicata, sì, ma pure una povera afflitta delle nostre carceri che sono un inferno: più afflitta che povera, per fortuna sua. Crescere in mezzo alla cartamoneta ti rende più debole, più fragile, più delicata e sempre più emozionata e dolcemente complicata - 'na specie di Fiorella Mannoia, ma cleptomane. E mica sei malacarne di tossico, malato, spacciatore, negro e mortodifame che in carcere - se non t'ammazzano - puoi creparci ed essere buttato ai cani che sai a chi gliene fotte. Quelli stanno bene dove stanno, alla fine hanno rubato quattro soldi; Giulia invece ha patteggiato crimini per milioni, e giustamente può chiamare il ministro dell'Ingiustizia sul cellulare per chiamare un cellulare che la porti ai domiciliari. 'N'amica di famiglia, vedi tu il culo. Una che frequentava da sempre casa loro. Una paracula che si vendeva come Prefetta di Ferro. Una che si mette subito a disposizione: dice proprio così, come i mafiosi - che per un ex Ministro dell'Interno non c'è male. E non c'è male neanche per la Procura di Torino: la Cancellieri non ha abusato del suo potere e non è indagata anche perché nessuno dall'amministrazione penitenziaria l'accusa, fanno sapere. E figuriamoci se c'è male per la politica: quando la Ligresti esce tutti zitti, adesso che scoppia il casino tutti a fare le puttane pulite e scandalizzate. L'amministrazione penitenziaria rende poi noto che loro s'interessano di tutti i casi difficili, non solo della Ligresti: praticamente la più bella battuta del millennio. La Ministrona nel frattempo - copertissima da LettAlfano, Giorgio 'O Guappo Napolitano, tutto il Pdl alias Forz'italia alias Ruby Tuesday ma anche gli altri giorni della settimana - dichiara: Ho la coscienza a posto - è lì che tengo belle in ordine tutte le raccomandazioni per mio figlio... E siamo arrivati, come al solito. Ogni scarraffone è bello a mamma sua: anche quando mamma somiglia a un Triceratopo (fotoconfronto bis). Siamo arrivati a lui: Piergiorgio Peluso. Peluso come il cognome del papà, ma peluso come il triplo mento di mammà. Manager bravissimo, soprattutto a nascere nella casa giusta. Entra in Unicredit ma poi è talmente un fenomeno che i Ligresti vogliono assolutamente assumerlo. E lui gli finisce di distruggere le aziende, oltretutto salutando con 5 milioncini fra buonuscita e stipendio per passare a Telecom come direttore finanziario: giusto in tempo per sdirrupare lo sdirrupabile anche lì, eppoi via che arrivano gli spagnoli a raccogliere i cocci. Che carrierone Piergiorgio, puttanamaria. Anzi, Annamaria. Mamma Saura sarà orgogliosissima: prima dai comparucci di famiglia Ligresti, poi in Telecom quando lei è ministro dell'Interno e a Telecom - guardacaso - deve decidere se assegnare o no gli appalti più ricchi d'Italia... Bello Piergiorgio di mammà, che da solo non sai farti neanche una sega. Nausea molta, novità poca. Ladri, raccomandati, incapaci, grandi figli di e grandissimi figli di puttana - la solita Italia dove l'unico diritto che hai è chiedere Chi conosci in ospedale, in municipio, in tribunale? Un paese che affonda fra nepotismo generale e Nipotismo Lettiano, fra favori e ricatti, fra parole buone e ipocrisia cannibale. Un paese in cui nessuno davvero può alzare il dito accusatore: perché dal dito verrebbe una fragranza che non vi dico. Eau d'Italie, le parfum: l'odore del paese dove anche le Prefette Ferree in realtà sono Perfette Merdose.
mercoledì 9 ottobre 2013
I GIUREINCONSULTI
Sono il
vostro capo indiscusso, per questo vi seguo. Alla fine è andata così: talmente
triste da pisciarsi addosso dal ridere — un grande classico di Berlusconi, di Forza Italia e forza Italia
che un’altra figura di merda mondiale l’hai fatta. Ma del resto. Dire l’avevamo detto non è mai chic, però noi
non siamo chic e sempre una porca soddisfazione è. L’avevamo detto, allora, e i
lettori più regolari del cacapranzi della Marcuzzi strafatta di Activia lo
sanno: in circa 100mila Papaluti, l’avevamo detto. E scritto e postato e
stradetto. Tutto abbiamo fatto, tutto tranne addestrare qualche miliardo di
pappagalli a ripetere che ‘sto governo cadrà il giorno che dal cielo pioveranno
Mon Cheri. Rincoglionito e occupato com’è a passeggiare il cane e Frangeschina Telecafone,
Silvione avrà scambiato per cioccolatini al liquore qualche stronzo di Dudù — altrimenti
non si spiega perché ha insistito per spaccarsi le corna contro Letta Continua.
Siccome sarebbe un imbarazzo per lui ma soprattutto per noi, non pretendiamo
che le facilissime Profezie per Scemi se le cerchi qua: però manco Vespa gli va
bene più?! Bastava guardarsi la puntata di Porta a Porta prima del voto di
fiducia per risparmiarsi quella passata di Badedas al guano di scimmia. Ospite
Benito Benedini, uno che voi direte chi cazz’è; è uno leggermente più a destra
di Hitler, uno Zampetti colla tessera del Fascio, un industriale che fosse per
lui fabbricherebbe solo olio di ricino e manganelli, uno che vota Berlusconi
pure al televoto della De Filippi, soprattutto uno che si tira appresso tutti
gl’imprenditori di Milano e buona parte di quelli della Lombardia da una
quarantina d’anni. Un capoccia dei capannonari amici di Silvione, insomma, mica
Ho Chi Minh. Eppure quella sera lì, tel chi il Benedini bello fresco che ti
spara in camera: Questo guverno deve
andare aaavanti!!! Ciao Silvione Capone, ciao. Finito, fottuto come boss,
fuori dai giochi e colla serranda giù. E dire che era lui a volerla abbassare
all’officina LettAlfano, la serranda: voi non mi preparate i turbo accrocchi
Abarth per scapparmene dalla legge e io che sono il miglior cliente vostro vi
faccio chiudere tutto. Ma — e pure questo avevamo detto: quando cominci poi è una cazzo di
droga… — Silvio Pelliconi ormai è un
cliente, non il cliente che ha
sempre ragione in bottega. Draghi, Mediobanca, Confindustria, Giornaloni,
Chiesa, Letta Zio, Cei Anas e Aiscat; il Banchiere, il Corriere, le dentiere di
Scalfari e Napolitano: Berluscò
noi ti possiamo pure salvare, ma mettiti in fila, aspetta un indulto,
‘n’amnistia con calma e non romperci i coglioni — tanto al massimo te ne vai ai
servizi sociali per Natale, quando le arance da raccogliere sono più dolci…
Questo era, e questo è stato. Anzi, Stato: nel senso dell’Italia che cambia
ufficialmente padrone quando in realtà sono sempre gli stessi. Quelli che
c’hanno le chiavi dell’Alfetta di Enrico e Angelino. Quella che a Silvio gli è
passata sopra, ha tirato dritto, lo ha stirato sulle strisce del pigiama da
carcerato che non sarà mai però è meglio se si mette buono che Hammamet è
vicina. Strada libera, addirittura una mezza rivolta degli schiavi (finta, mi raccomando…)
per dare al governo l’agibilità politica che Silvione voleva per sé, come le
carezze della canzone di Morandi: in ginoooocchio da teeee, per l’appunto. Ma
aspettare e inginocchiarsi per fare che, poi? Cooome?! Non vedete, non sapete,
non capite l’urgenza e lo scopo??!! Per salvare il Paese, per spaccare il culo
all’Unione Europea in matematica, per consolare le vedove e gli afflitti e le
cesse baffute ancora vergini, per curare i calli ai segaioli, per difendere
tutti noi dall’Ingiustizia dalla Povertà e dal Barone Ashura (foto) come Mazinga Zeta… E cioè a dire per
proseguire un sostanzioso cazzo di niente. Le solite partite di giro sulle
tasse che sono prese in giro, le solite elemosine democristiane ai più
sciancati per derattizzarsi la coscienza, le solite eleganti manovre da Mammut
colla sciatica per arrivare alle politiche del 2015, anzi 2115, megli’ancora
5115 per non rovinare l’eccellente lavoro
svolto finora dall’esecutivo. E mentre l’esecutivo lavora d’eccellenza i
risultati si vedono. Telecom (piena di debiti) se la piglia Telefonica (piena
di debiti): più che banda larga, cinghia stretta; ma guai a dare la colpa a
qualcuno di ‘sto capolavoro — tipo tutti i magnager ammanicati colla malapolitica che Telecom
se la sono spolpata negli anni, tipo le grandi banche italiote che acchiappano
i soldi e scappano come sempre, tipo il mitico presidentissimo Bernabè che si
becca 6 milioncini di buonuscita anche se lui ha saputo solo dall’Ansa che gli stavano comprando l’azienda sotto
il culo… No, l’unico caso in Europa di un paese che per utilizzare la propria
rete di comunicazioni e sicurezza costruita coi soldi pubblici dovrà chiedere
il permesso a un proprietario straniero non è colpa di nessuno. Il brigadier
Cazzabubbolo dovrà imparare lo spagnolo ma se la deve prendere col clima, la
sfiga, l’oroscopo di Branko: la colpa non dev’essere di nessuno, perché la
colpa è degli amiconi che stanno dietro il governo e davanti a Silvio nella lista
dei preferiti. Quattro dita di sporco, tre d’incompetenza, due di facce come il
culo e due di facce presentabili ma manco troppo: il mischione che incolla il
governo eccolo qua, la ricetta perfetta per l’antiruggine che mantiene come
nuova la ferraglia della nostra classe dirigente e digerente. Altro
esempiuccio, giusto per farsi l’ulcera quanto la Fossa delle Marianne?! I Cinque
miliardi cinque per i comparucci della Cai scarnificati a scuole e ospedali per
salvare Alitalia che adesso diventa lo stesso Alitalià, ma al costo netto di
mezza baguette per Airfrance e d’un sanguinaccio d’euri per noi. Soldi facili
in bocca ai grandi prenditori, che splendidi collo splendido Letta stanno
studiando una splendida alleanza fra Alitalia e Trenitalia: nascerà Poveritalia, l’unica compagnia aerea col
cesso sempre rotto, il controllore petomane e gli ambulanti a bordo per tutto
il viaggio. Accucchiare il lebbroso e l’appestato. Che progetti, che visione,
che idee. Roba talmente losca e perversa che manco Cirino Pomicino incrociato
con Tinto Brass. Bella, Enrì! Poi in parlamento puoi dire, fare, baciare,
lettera testamento e legge di stabilità: però il centro di questa politica
centrista resta la tutela di poteri forti, che di forte ormai c’hanno soltanto
le cuciture delle pezze vista natica. Non a caso — nel programma e nel
programma-bis recitato a poesiola alle Camere — il presidente del Consiglio non
ha mai spiccicato la parola legalità. Perché
Henry Mi Presento al Pidielly non è
un coglione, anzi è un furbone pure coerente. Se il mio padre-padrino Giorgio
‘O Napolitano ha di fatto asfaltato le inchieste su mafia e politica, che sono
fesso io a parlarne?! Eppoi ‘sta lotta al crimine è merce che non serve, non
piace, è antiquariato che non rende. L’Italia deve avere nuovi obiettivi, nuove
puttanate, fuffa fresca per coglioni raffermi. Parola d’ordine e del giorno: Riforma della Costituzione. Giusto,
impeccabile, sacrosanto! Questa Costituzione ha rotto le palle, non va bene
più, deve cambiare con il Paese che è cambiato — troppo bella per un’Italia
diventata troppo di merda, effettivamente. Apposta il Quirinale, sempre
lungimirante, ha raccolto una super-squadra di Quaranta Saggi per riscriverla. Gente preparata, seria,
studiosi della madonna, il meglio che c’era. Quagliariello, per dire, che ha
superato le durissime selezioni solo perché all’ultimo Gasparri ha rinunciato
per partecipare a Sballando con le Stalle,
un talent in cerca di sparacazzate da trasformare in vaccari. I Nostri Eroi
sono già all’opera, e non si coglioneggia. Tutto il giorno a pensare, eh, a
costituzionare. Infaticabili, impegnatissimi, saggi. Tranne cinque non tanto
saggi, ma impegnatissimi lo stesso: a leggersi gli avvisi della Procura perché
truccavano concorsi all’università, favorivano parenti e mignotte, promettevano
posti agli amici gridandolo proprio al telefono. E si vede che questi sono i
saggi che possiamo permetterci oggi… La Repubblica fondata da giureconsulti
immensi che all’Italia democratica hanno dato la Carta Fondamentale, verrà
affondata da giureinconsulti imbarazzanti che all’Italia partitocratica non
possono nemmeno dare una fedina penale pulita: e forse ce lo meritiamo. Nel forse siete pregati di leggere
forsennato ottimismo. E siccome oggi siamo come la Rai con Montalbano (solo
repliche) vogliate gradire un commiato in versione reprise: buonanotte, e
buonafortuna.
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