martedì 10 dicembre 2013

ROSSI: MA DI VERGOGNA


Sembra di no ma è di sinistra, sembra di no ma è di sinistra, sembra di no ma è di sinistra. Da domenica su tutti i giornali supporter Renzi è come le Hogan: sembra che fanno cacare ma sono bellissime, sembra che fanno cacare ma sono bellissime, sembra che fanno cacare ma sono bellissime… Training autogeno spinto, Giucas Casella Asocial Club. Renzi ha vinto, e guai a chi non si convince. Una vittoria netta, a sopresa, un pronostico impossibile tipo Barcellona-Sambiatese: era stampato da talmente tanto tempo, che se non si sbrigavano collo spoglio al discorso della vittoria di Renzi si sbiadiva l’inchiostro. Cronaca di una sorte annunciata. Certo, un sacco di gente è andata a votare. Un sacco in più delle previsioni, per l’esattezza. Ma Cuperlo coll’appoggio di Bersani, Fioroni e D’Alema che raccatta la cacca del labrador ai giardinetti non è una candidatura: è un vangelo riempi-seggio secondo Matteo. Anzi, Matteo Primo. Il primo segretario della Nuova Sinistra. E siamo daccapo all’inizio, alla codona di paglia sul tema che spunta subito nel primo discorso di Matteo I. Illuminante. Ha voluto chiarire subito che no, questa non è la fine della sinistra — a quello c’avevano pensato D’Alema e assimilati da mo’ —  vi sbagliate: questa è l’ennesima imitazione light della destra, una dieta liberista ma con tante verdurine e omega3. Un Veltroni meno sfigato e vigliacco, un Blair tarocco in differita di dieci anni, una versione craccata e craxata della sinistra Apple, un reload dello zoo di Bettino. E infatti l’unica cosa chiara del giovane Tony Renxi è l’attacco ai sindacati e alle pensioni di reversibilità delle vedove: repertorio da rivoluzionario impavido, coraggio a palle d’acciaio proprio. Però c’è da capirlo, eh. Va per esclusione. Se attacca le banche s’incazza l’alleato e sostenitore Piero Fassino in arte Abbiamo Una Banca; se attacca la finanza off-shore s’incazzano tutti i finanzieri sponsor off-shore che c’ha; se nel paese più mafioso del mondo fiata su mafia e questione morale s’incazza il sindaco fascio-affarista inquisito De Luca, che a Salerno gli ha fatto prendere il 90mila percento dei voti. E non parliamo di evasione fiscale o conflitto d’interessi, ché altrimenti gli amichetti Silvio e Flavione non l’invitano più a casa a giocare. Perché ‘sta nuova sinistra è così: gira, conosce, fa cose, vede gente senza pregiudizi: ma per fascia di reddito. Briatore sì e Landini no, per dire. Più Figa e meno Fiom sembra di no ma è di sinistra, sembra di no ma è di sinistra… Mauro, Maltese, Giannini e altri onanisti mentali di Repubblica, avanti tutta che tanto non rimanete ciechi: più di così è impossibile. E allora? Ora che avete portato a casa il vostro ultimissimo modello di MacNiente, di Renzi-Station, di Matteo-Box, divertitevi. Che colori, che grafica, che videogiochi di parole!!! Come quando col musetto tutto fiero il Segretario Upgrade annuncia che lui a Firenze il palasport l’ha chiamato Mandela Forum, mica cazzi. Che è come dire che se trattieni una scorreggia combatti l’inquinamento atmosferico. Fumo di culo e niente arrosto; merda parolaia; marketing stronziforme. Che funziona, che vende, che al pueblo sempre più coglione ed esasperato piace sempre di più. Perché la sostanza è un’altra cosa, la politica è un’altra cosa, il merito è un’altra cosa. E’ una lettera di domenica mattina proprio su Repubblica (nella foto la comoda versione Braille), nella pagina degli editoriali di Mauro, Scalfari e compagnia non vedente. Riassuntino della lettera: bello Mandela, piace a tutti Mandela, soprattutto perché se ne sta in Sudafrica morto, Mandela, e qui non rompe i coglioni a nessuno coi diritti civili. Proposta nella lettera: senza ipocrisie e facce di culo, allarghiamo o almeno iniziamo a parlare dell’allargamento del diritto di cittadinanza ai cinesi sfruttati che muoiuono nei capannoni come topi — anzi no: peggio, perché almeno ai topi non facciamo pagare l’affitto per le trappole che li ammazzano, dai topi non ci facciamo fare i maglioni sottocosto, coi topi non facciamo finta che siano invisibili. Niente clandestini uguale niente ricatti, più cittadini consapevoli e meno cadaveri intombati. Firmato Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana. Un tipo strano. Niente scandali, niente mazzette, niente amichetti guappi o leopardati, bilancio della Sanità in attivo. Niente massoni, niente berluschini, niente leopolde frufrù cazzabubboli e programmi kinder sorpresa. Niente vergogna delle proprie convinzioni, zero arrapamento per i conservatori travestiti o per i travestiti conservatori, cioè Blair e la Thatcher. Buon’amministrazione, politica solida, brutte giacche ma belle idee: difendere il lavoro, parlare di dignità e diritti, stare dalla parte dei più deboli. Meno Mandela sui muri dei palazzetti e molto di più nei programmi politici. Due palle, insomma. ‘Na rottura di coglioni infinita. Materiale obsoleto, pesante, preistoricume lento che nemmeno la Playstation 2 o il Commodore 64. Lo sappiamo, e chiediamo scusa. Nel tempo della sinistra touch, una sinistra che tocca i problemi anziché lo schermo è fuori moda. Crea disagio, confonde, imbarazza in società come un Armani da sera messo due volte. Nooo, questo Rossi non va bene. Al nuovo Partito Democratico-Cristiano che inciucia, che governa e si oppone, che svolta per finta e affonda per davvero ne servono altri: i rossi di vergogna.      


            

martedì 3 dicembre 2013

DARIO FU E SILVIO IN SALLY


Gli hanno persino detto di andare a lavare i cessi da don Mazzi, ma lui che c’ha l’orgoglio ha risposto a tono: se voglio lavare un cesso mi basta fare una doccia. Decaduto che pare deceduto, oramai l’unica grazia che può chiedere è per il Milan messo da coma: con due addì per evitare l’addio troppo caro di Galliani. Alla vecchiaia è diventato pure tirchio, Silvione. I più affezionati (e senza motivo…) a questo blog diarroico sanno cosa avevamo previsto su di lui: magari ti salvano, ma non ti cacano più. Non sei più il cliente più importante del negozio, sei solo quello più vecchio. Il rompicoglioni che vorresti sfanculare, ma come si fa? Si fa che Alfano — un po’ per finta, un po’ no — si fa il Nuovo Centrodestra. Che con dentro Cicchitto, Schifani e Sacconi sembra nuovo come il grammofono e la Duna; che con Formigoni, Pippone Scopelliti e altre super-hit degl’Indagatos Mariachi (foto) scaricate da Ahiahi-Tunes più che un centro-destra sembra un centro-detenzione. Un partito di governo che pare un dipartito in vista del voto: un morto che parla nella smorfia Napolitana. Perché ormai la famosa repubblica presidenziale ce l’abbiamo già, anzi, residenziale: nel senso che si fa tutto a casa di Giorgio, il boss dei Quirinalesi. Leggi, strategie, cazzi e mazzi di governo. La mitica vendita pidiellina delle spiagge, per dire, era ‘na cosa quasi fatta. Ma ‘O Presidente Previdente s’è opposto: Guagliù non scherziamo, che senza le spiagge io la sabbia per insabbiare le inchieste di mafia sugli amici miei dove la prendo?! Stop, idea saltata. E mica salta solo quella. Tutto può saltare, se gli salta in testa a Giorgio. Partiti, alleanze, candidature al Colle — tutto, tranne il governo di Letta l’Intoccabile. E del resto è proprio grazie al patto cogli Allettati (Gianni il Vecchio ed Enrico l’Antico) se al Quirinale c’è ancora un Napolitano anziché un Romano: magari Prodi. Peccato sia stato asfaltato dall’incapacità di Bersani (che almeno si è levato dalle palle) e dal patto NapoLettano (tu al Quirinale bis, noi al governo) colla famosa carica dei 101. Che non sono dalmata, ma cani sì. Traditori al guinzaglio di Letta — e si capisce il perché — e probabilmente di Renzi: ma quello si deve capire ancora. Nel frattempo ci ha rassicurato parecchio sentire che il Renzusconi la parola sinistra l’ha pronunciata solo quando al confronto su Sky gli hanno chiesto dov’era il cesso. Già, il confronto su Sky: roba arrapantissima, tipo un porno con Paolo Limiti, tanto entusiasmante da vedere che i ciechi non sono mai stati così felici. Che spettacolo, queste elezioni Ultimarie: perché sono e saranno le ultime che si fanno in un Partito Democratico-Cristiano dove puoi scegliere fra Renzi, D’Alema e uno scappato di casa alla Civati che prima fa le cose giuste eppoi chiede scusa scusissima per averle fatte. Tristezza perfavore vai via, e portati appresso pure ‘sti begli esemplari. E mentre Vendola al telefono se la ride sui tumori dell’Ilva e su ‘sto cazzo, solo una cosa sembra chiara: larghe o strette, le Fanghe Intese sono su misura per Grillo. Lettalfanico in salsa cattocomunista, il piattone stitico che vogliono tenere in cottura fino al 2015 manda fuori di testa la gente. Che — come dicono sempre su Rete4, anche se poi non si ricordano mai di dire chi ha governato fino a venti minuti fa l’Italia… — non ce la fa più; che — come dicono i sondaggi — anziché impazzire va a farsi un po’ d’incazzoterapia in piazza con Beppe.  Certo a Genova è arrivata circa la metà dei manifestanti previsti, ma il populismo tira ancora. E purtroppo tira dentro anche l’ombra di quello che è stato un premio Nobel: Dario Fu, altroché Fo, a impreziosire una pagliacciata tutta promesse. Soldi e internet al mondo intero, rinegoziamo il debito pubblico come l’Ecuador (?!), accattatevi il divvuddì mio e il libro di Casaleggio — camionate di telemarketing e fuffa cazzara che annegano qualche buona idea troppo simile a una buona intenzione, e niente più. Anche qui tristezza a pacchi, e anche nostalgia di puttanate vintage — non c’è più il milione di posti di lavoro di una volta! No, ma c’è un posto da un milione al mese per la Pascale. Eppoi c’è di nuovo Forza Italia, Silvio giovane come vent’anni fa quando ancora non aveva i capelli, ci sono ancora le televisioni, c’è Dudù pettinato come Casaleggio anche se Twitter gli sembra una marca di lubrificante anale, al Berlusconi 2.0. Che poi in realtà è un Grillo 1.0: con Signorini e la De Filippi al posto del web, ma ci siamo. Una versione classica del vaffanculo sportivo. L’ha detto proprio lui, del resto: siccome sono come Beppe, fuori dal Parlamento e incandidabile perché pregiudicato, anche per me non cambia niente. Allora non tutto è perduto.  Mettici un po’ di pane, un po’ di figa, un po’ di Europa bastarda che c’ha rovinato (mica come Tremonti…) e forse qualcosa s’è salvato: circa 8 milioni di voti. Otto milioni di persone pronte a rivotarlo: forse non è stato poi tutto sbagliato. Forse era giusto così, forse, ma forse ma sì: al voto ci toccherà di nuovo un Silvio in sella e in Sally. E adesso chi cazzo glielo dice a, Vasco Rossi...             

domenica 10 novembre 2013

IL FALSO NUEVO

Riassumendo. A New York la sinistra prende i voti difendendo la giustizia sociale, in Italia la ex sinistra li perde difendendo l'ingiustizia della Cancellieri. A New York Bill De Blasio - anche se la città ha già la pressione fiscale più alta d'America - propone tasse sui più ricchi per aprire scuole e ospedali, in Italia l'idea più bella del mondo secondo tutti è detassare i villoni a quattrocento stanze per fottere le medicine e la maestra di sostegno a chi c'ha quattrocento euro al mese scarsi. Bill De Blasio non è un ragazzino emmanco un ragazzotto della politica; è uno navigato, che ha fatto la scuola da Hillary Clinton e i capelli bianchi per le strade; è un americano con padre tedesco che ha scelto il cognome della madre d'origine beneventane, che ha sposato una donna di colore con esperienze lesbiche, che ha un figlio pettinato come Jimi Hendrix che si chiama Dante. Noi il massimo che c'abbiamo è un ragazzotto pettinato come il fottuto bambino della Kinder, un sindaco che nella città di Dante se ha combinato qualcosa non se n'è accorto nessuno, un raccomandatissimo dall'Azione Cattolica a Mediaset che vuole tagliare le pensioni di reversibilità e incularsi i sindacati ma guai a tassare i finanzieri off shore perché lo sponsorizzano pesante. Nessuno mischiato con niente, ma vestito Apple: il futuro berluschino del Partito Democratico eccolo qua, in mano a uno che se gli dici Benevento ti risponde Mastella. Che in effetti è l'unico a mancargli nel dream team di Coccodritti (foto) famelici che lo sostengono, ma c'è tempo. Per ora si tiene Veltroni e Gentiloni che vanno bene per la rima, Franceschini già meno, Orlando l'Antimafiosauro chiacchierato meno ancora - ma sul RenziBus destinazione piazza Vittoria i meglio stanno arrivando adesso. Sale fra gli applausi don Antò Bassuline alias Totonno La Chiavica, appena assolto per lo scandalo rifiuti a Napule: innocente come a Cristo, lui la mondezza sapeva trattarla come dio comanda - basta vedere come ha riciclato subito subito sé medesimo. Dopo un giretto da ministro con Berlusconi, uno con Prodi, uno da Terminator della Calabria, uno come coordinatore nazionale nell'Mpa del pregiudicato Lombardo (perché a lui non gli fa schifo niente, ma manco a Lombardo...) un altro mito si accomoda sul bus al posto per gli handicappati grammaticali: Agazio Agaziator Loiero, che graaaande!!!! Anche lui innocente come Cristo e più di Cristina D'Avena, ma senza cantare: da lui sugli 800 milioni di euro scomparsi in depuratori farlocchi quand'era Presidente della Giunta e Commissario regionale all'ambiente non è uscita nemmeno un do di petto o di mazzetta, per i giudici di X-Factor. Che, nell'innovativo format della Calabria, se il concorrente non canta sono loro a essere eliminati. Loro con tutta l'inchiesta - smontata, smembrata, fatta a pezzi, cancellata. Così poi ti dicono: visto, visto che nell'inchiesta non c'era niente?! Vai Agaziator, vai assolto colla famosa formula E Grazie al Cazzo, vai a portare un pò di novità nella politica di Renzi anche tu... Perché il bello alla fine è questo. In America, giusto o sbagliato, il nuovo di De Blasio è nuovo davvero. Facce nuove, idee nuove o comunque diverse. Non farà bene? Avanti il prossimo. Da noi no. Da noi il nuovo è sempre di terza mano, sempre lo stesso e degli stessi, è ringraziare la madonna se De Mita non c'ha tempo e Cuffaro non c'ha l'ora d'aria: altrimenti appoggiavano Renzi pure loro. Renzi, il nuovo italiano, cioè il nuovo per finta, il nuovo impossibile. Anche non fosse il paraculo arrivista e inconcludente che è, anche fosse una compilation di Kennedy Batman e Berlinguer, con una zavorra di vecchi coccodrilloni affamati così dove cazzo vuoi andare? Dimmi con chi vai e ti dirò se torni a casa. Se la squadra è questa che minchia di partita ti vuoi giocare? L'unica possibile, la stessa di Letta nel derby personale fra democristiani 2.0: la partita del potere da spartire facendo finta di governare, il solito catenaccio di Fanfani-Andreotti-Forlani che manco il Trap ai tempi d'oro. Una supercazzola pittata di fresco messa su da chi a momenti ci finiva, al fresco. Perché se in Spagna e Germania il Falso Nueve funziona soprattutto con Guardiola, in Italia il Falso Nuevo funziona soprattutto per non finire in guardina.  



           

domenica 3 novembre 2013

PREFETTA PERFETTA

Non pensateci nemmeno ad attaccarla, che questa mena. La Prefettona di Ferro mica scherza. Contro di me un attacco politico ma non sono Berlusconi: in effetti somiglio più a Mickey Rourke in The Wrestler (fotoconfronto per credere...). E anche a Mussolini e Churchill e Bud Spencer, se è per questo e se la guardi di profilo. Ma soprattutto, a proposito di profilo, il nostro minestrone dell'Ingiustizia Anna Marione Cancellieri ha sempre avuto quello istituzionale da mastino napoletano che ti dice che la saldezza della Repubblica è assicurata. Assicurata alla Sai di Ligresti, abbiamo scoperto. Giulia non sarà nipote di Mubarak ma è sempre figlia di don Salvatore, la superstar delle mazzette from Paternò to Milano da circa trent'anni. Intrallazzatore universale dal sottobanco a Mediobanca, trombamico di La Russa padre (gli ha assunto il figlio Geronimo in Premafin, la ditta familiare), gran pagatore di Craxi (ha cementificato mezza Lombardia grazie a lui), schiavo d'amore di Silvio ma anche arrapante oggetto del desiderio delle coop rosse (Unipol gli ha appena passato 11 milioni dei soci risparmiatori a titolo personale per comparsi Fondiaria Milano e Sai e fare la pubblicità con Silvan: Silvan, porcatroia...), Ligresti ha trascorso più tempo in galera che a casa. E modestamente si è sempre trovato benissimo fra i colleghi delinquenti, eh. Ma purtroppo 'sta genetica è una puttana traditrice e 'ste generazioni nuove non c'hanno la tempra. Neanche il tempo di carcerarla per le simpatiche attività di famiglia che la figlia Giulia quest'estate inizia a stare male: perde peso, sbrocca, non ha appettito - e grazie al cazzo, direte voi, con quello che si sono mangiati in questi anni... Invece no, no ragazzi. Non scherzate, questo è un caso umano. Una pregiudicata, sì, ma pure una povera afflitta delle nostre carceri che sono un inferno: più afflitta che povera, per fortuna sua. Crescere in mezzo alla cartamoneta ti rende più debole, più fragile, più delicata e sempre più emozionata e dolcemente complicata - 'na specie di Fiorella Mannoia, ma cleptomane. E mica sei malacarne di tossico, malato, spacciatore, negro e mortodifame che in carcere - se non t'ammazzano - puoi creparci ed essere buttato ai cani che sai a chi gliene fotte. Quelli stanno bene dove stanno, alla fine hanno rubato quattro soldi; Giulia invece ha patteggiato crimini per milioni, e giustamente può chiamare il ministro dell'Ingiustizia sul cellulare per chiamare un cellulare che la porti ai domiciliari. 'N'amica di famiglia, vedi tu il culo. Una che frequentava da sempre casa loro. Una paracula che si vendeva come Prefetta di Ferro. Una che si mette subito a disposizione: dice proprio così, come i mafiosi - che per un ex Ministro dell'Interno non c'è male. E non c'è male neanche per la Procura di Torino: la Cancellieri non ha abusato del suo potere e non è indagata anche perché nessuno dall'amministrazione penitenziaria l'accusa, fanno sapere. E figuriamoci se c'è male per la politica: quando la Ligresti esce tutti zitti, adesso che scoppia il casino tutti a fare le puttane pulite e scandalizzate. L'amministrazione penitenziaria rende poi noto che loro s'interessano di tutti i casi difficili, non solo della Ligresti: praticamente la più bella battuta del millennio. La Ministrona nel frattempo - copertissima da LettAlfano, Giorgio 'O Guappo Napolitano, tutto il Pdl alias Forz'italia alias Ruby Tuesday ma anche gli altri giorni della settimana - dichiara: Ho la coscienza a posto - è lì che tengo belle in ordine tutte le raccomandazioni per mio figlio... E siamo arrivati, come al solito. Ogni scarraffone è bello a mamma sua: anche quando mamma somiglia a un Triceratopo (fotoconfronto bis). Siamo arrivati a lui: Piergiorgio Peluso. Peluso come il cognome del papà, ma peluso come il triplo mento di mammà. Manager bravissimo, soprattutto a nascere nella casa giusta. Entra in Unicredit ma poi è talmente un fenomeno che i Ligresti vogliono assolutamente assumerlo. E lui gli finisce di distruggere le aziende, oltretutto salutando con 5 milioncini fra buonuscita e stipendio per passare a Telecom come direttore finanziario: giusto in tempo per sdirrupare lo sdirrupabile anche lì, eppoi via che arrivano gli spagnoli a raccogliere i cocci. Che carrierone Piergiorgio, puttanamaria. Anzi, Annamaria. Mamma Saura sarà orgogliosissima: prima dai comparucci di famiglia Ligresti, poi in Telecom quando lei è ministro dell'Interno e a Telecom - guardacaso - deve decidere se assegnare o no gli appalti più ricchi d'Italia... Bello Piergiorgio di mammà, che da solo non sai farti neanche una sega. Nausea molta, novità poca. Ladri, raccomandati, incapaci, grandi figli di e grandissimi figli di puttana - la solita Italia dove l'unico diritto che hai è chiedere Chi conosci in ospedale, in municipio, in tribunale? Un paese che affonda fra nepotismo generale e Nipotismo Lettiano, fra favori e ricatti, fra parole buone e ipocrisia cannibale. Un paese in cui nessuno davvero può alzare il dito accusatore: perché dal dito verrebbe una fragranza che non vi dico. Eau d'Italie, le parfum: l'odore del paese dove anche le Prefette Ferree in realtà sono Perfette Merdose.  







mercoledì 9 ottobre 2013

I GIUREINCONSULTI

Sono il vostro capo indiscusso, per questo vi seguo. Alla fine è andata così: talmente triste da pisciarsi addosso dal ridere un grande classico di Berlusconi, di Forza Italia e forza Italia che un’altra figura di merda mondiale l’hai fatta. Ma del resto. Dire l’avevamo detto non è mai chic, però noi non siamo chic e sempre una porca soddisfazione è. L’avevamo detto, allora, e i lettori più regolari del cacapranzi della Marcuzzi strafatta di Activia lo sanno: in circa 100mila Papaluti, l’avevamo detto. E scritto e postato e stradetto. Tutto abbiamo fatto, tutto tranne addestrare qualche miliardo di pappagalli a ripetere che ‘sto governo cadrà il giorno che dal cielo pioveranno Mon Cheri. Rincoglionito e occupato com’è a passeggiare il cane e Frangeschina Telecafone, Silvione avrà scambiato per cioccolatini al liquore qualche stronzo di Dudù altrimenti non si spiega perché ha insistito per spaccarsi le corna contro Letta Continua. Siccome sarebbe un imbarazzo per lui ma soprattutto per noi, non pretendiamo che le facilissime Profezie per Scemi se le cerchi qua: però manco Vespa gli va bene più?! Bastava guardarsi la puntata di Porta a Porta prima del voto di fiducia per risparmiarsi quella passata di Badedas al guano di scimmia. Ospite Benito Benedini, uno che voi direte chi cazz’è; è uno leggermente più a destra di Hitler, uno Zampetti colla tessera del Fascio, un industriale che fosse per lui fabbricherebbe solo olio di ricino e manganelli, uno che vota Berlusconi pure al televoto della De Filippi, soprattutto uno che si tira appresso tutti gl’imprenditori di Milano e buona parte di quelli della Lombardia da una quarantina d’anni. Un capoccia dei capannonari amici di Silvione, insomma, mica Ho Chi Minh. Eppure quella sera lì, tel chi il Benedini bello fresco che ti spara in camera: Questo guverno deve andare aaavanti!!! Ciao Silvione Capone, ciao. Finito, fottuto come boss, fuori dai giochi e colla serranda giù. E dire che era lui a volerla abbassare all’officina LettAlfano, la serranda: voi non mi preparate i turbo accrocchi Abarth per scapparmene dalla legge e io che sono il miglior cliente vostro vi faccio chiudere tutto. Ma e pure questo avevamo detto: quando cominci poi è una cazzo di droga… Silvio Pelliconi ormai è un cliente, non il cliente che ha sempre ragione in bottega. Draghi, Mediobanca, Confindustria, Giornaloni, Chiesa, Letta Zio, Cei Anas e Aiscat; il Banchiere, il Corriere, le dentiere di Scalfari e Napolitano:  Berluscò noi ti possiamo pure salvare, ma mettiti in fila, aspetta un indulto, ‘n’amnistia con calma e non romperci i coglioni tanto al massimo te ne vai ai servizi sociali per Natale, quando le arance da raccogliere sono più dolci… Questo era, e questo è stato. Anzi, Stato: nel senso dell’Italia che cambia ufficialmente padrone quando in realtà sono sempre gli stessi. Quelli che c’hanno le chiavi dell’Alfetta di Enrico e Angelino. Quella che a Silvio gli è passata sopra, ha tirato dritto, lo ha stirato sulle strisce del pigiama da carcerato che non sarà mai però è meglio se si mette buono che Hammamet è vicina. Strada libera, addirittura una mezza rivolta degli schiavi (finta, mi raccomando…) per dare al governo l’agibilità politica che Silvione voleva per sé, come le carezze della canzone di Morandi: in ginoooocchio da teeee, per l’appunto. Ma aspettare e inginocchiarsi per fare che, poi? Cooome?! Non vedete, non sapete, non capite l’urgenza e lo scopo??!! Per salvare il Paese, per spaccare il culo all’Unione Europea in matematica, per consolare le vedove e gli afflitti e le cesse baffute ancora vergini, per curare i calli ai segaioli, per difendere tutti noi dall’Ingiustizia dalla Povertà e dal Barone Ashura (foto) come Mazinga Zeta… E cioè a dire per proseguire un sostanzioso cazzo di niente. Le solite partite di giro sulle tasse che sono prese in giro, le solite elemosine democristiane ai più sciancati per derattizzarsi la coscienza, le solite eleganti manovre da Mammut colla sciatica per arrivare alle politiche del 2015, anzi 2115, megli’ancora 5115 per non rovinare l’eccellente lavoro svolto finora dall’esecutivo. E mentre l’esecutivo lavora d’eccellenza i risultati si vedono. Telecom (piena di debiti) se la piglia Telefonica (piena di debiti): più che banda larga, cinghia stretta; ma guai a dare la colpa a qualcuno di ‘sto capolavoro tipo tutti i magnager ammanicati colla malapolitica che Telecom se la sono spolpata negli anni, tipo le grandi banche italiote che acchiappano i soldi e scappano come sempre, tipo il mitico presidentissimo Bernabè che si becca 6 milioncini di buonuscita anche se lui ha saputo solo dall’Ansa che gli stavano comprando l’azienda sotto il culo… No, l’unico caso in Europa di un paese che per utilizzare la propria rete di comunicazioni e sicurezza costruita coi soldi pubblici dovrà chiedere il permesso a un proprietario straniero non è colpa di nessuno. Il brigadier Cazzabubbolo dovrà imparare lo spagnolo ma se la deve prendere col clima, la sfiga, l’oroscopo di Branko: la colpa non dev’essere di nessuno, perché la colpa è degli amiconi che stanno dietro il governo e davanti a Silvio nella lista dei preferiti. Quattro dita di sporco, tre d’incompetenza, due di facce come il culo e due di facce presentabili ma manco troppo: il mischione che incolla il governo eccolo qua, la ricetta perfetta per l’antiruggine che mantiene come nuova la ferraglia della nostra classe dirigente e digerente. Altro esempiuccio, giusto per farsi l’ulcera quanto la Fossa delle Marianne?! I Cinque miliardi cinque per i comparucci della Cai scarnificati a scuole e ospedali per salvare Alitalia che adesso diventa lo stesso Alitalià, ma al costo netto di mezza baguette per Airfrance e d’un sanguinaccio d’euri per noi. Soldi facili in bocca ai grandi prenditori, che splendidi collo splendido Letta stanno studiando una splendida alleanza fra Alitalia e Trenitalia: nascerà Poveritalia, l’unica compagnia aerea col cesso sempre rotto, il controllore petomane e gli ambulanti a bordo per tutto il viaggio. Accucchiare il lebbroso e l’appestato. Che progetti, che visione, che idee. Roba talmente losca e perversa che manco Cirino Pomicino incrociato con Tinto Brass. Bella, Enrì! Poi in parlamento puoi dire, fare, baciare, lettera testamento e legge di stabilità: però il centro di questa politica centrista resta la tutela di poteri forti, che di forte ormai c’hanno soltanto le cuciture delle pezze vista natica. Non a caso nel programma e nel programma-bis recitato a poesiola alle Camere il presidente del Consiglio non ha mai spiccicato la parola legalità. Perché Henry Mi Presento al Pidielly non è un coglione, anzi è un furbone pure coerente. Se il mio padre-padrino Giorgio ‘O Napolitano ha di fatto asfaltato le inchieste su mafia e politica, che sono fesso io a parlarne?! Eppoi ‘sta lotta al crimine è merce che non serve, non piace, è antiquariato che non rende. L’Italia deve avere nuovi obiettivi, nuove puttanate, fuffa fresca per coglioni raffermi. Parola d’ordine e del giorno: Riforma della Costituzione. Giusto, impeccabile, sacrosanto! Questa Costituzione ha rotto le palle, non va bene più, deve cambiare con il Paese che è cambiato troppo bella per un’Italia diventata troppo di merda, effettivamente. Apposta il Quirinale, sempre lungimirante, ha raccolto una super-squadra di Quaranta Saggi per riscriverla. Gente preparata, seria, studiosi della madonna, il meglio che c’era. Quagliariello, per dire, che ha superato le durissime selezioni solo perché all’ultimo Gasparri ha rinunciato per partecipare a Sballando con le Stalle, un talent in cerca di sparacazzate da trasformare in vaccari. I Nostri Eroi sono già all’opera, e non si coglioneggia. Tutto il giorno a pensare, eh, a costituzionare. Infaticabili, impegnatissimi, saggi. Tranne cinque non tanto saggi, ma impegnatissimi lo stesso: a leggersi gli avvisi della Procura perché truccavano concorsi all’università, favorivano parenti e mignotte, promettevano posti agli amici gridandolo proprio al telefono. E si vede che questi sono i saggi che possiamo permetterci oggi… La Repubblica fondata da giureconsulti immensi che all’Italia democratica hanno dato la Carta Fondamentale, verrà affondata da giureinconsulti imbarazzanti che all’Italia partitocratica non possono nemmeno dare una fedina penale pulita: e forse ce lo meritiamo. Nel forse siete pregati di leggere forsennato ottimismo. E siccome oggi siamo come la Rai con Montalbano (solo repliche) vogliate gradire un commiato in versione reprise: buonanotte, e buonafortuna.   



               

domenica 8 settembre 2013

TUTTI UNITI CONTRO TUTTO IL MEGLIO

E dire che una volta si vendeva come l’Obama italiano. Oggi invece - sputacchiato da Putin, non cacato dagli alleati, in trip chimico su ‘sta Siria da missilare a cazzo e alla Bush – è Obama che si venderebbe figlie e mogliera per essere il Renzi americano. Qui in zona Papaluto il Fighetto del Chiantino ci sta sul culo, però lo stesso gli consigliamo di guardarsi il suo, di culo: e di guardare nello specchietto retrovisore ogni volta che va al bagno. Con tutti ‘sti fan all’improvviso per lui c’è il rischio uccello Paduli, anzi Pidduli. Vai Renzi, forza, miiittico Matteo, io sempre stato con te, eh, anche quando ero contro, anche quando ti volevo mettere il topicida nella finocchiona. Che tristezza, e che sveltezza a passare con lui. Fassino, Franceschini, Veltroni, Orlando e persino don Antonio Bassolino appositamente uscito dalla tomba di mondezza dov’era conservato: con un sostegno così ampio e fresco di catacomba, la prossima segreteria di Renzi il giovane sembrerà quella di Crispi e Giolitti da vecchi. Ad arrivarci, poi, al congresso. Correnti pericolose che nemmeno la tre e ottanta industrale, spifferi che manco al Colosseo, regole egizie scritte in sumero con sottotitoli in finlandese: più che le primarie al Piddì servirebbe un primario: di psichiatria. Per risolvere la paranoia staliniana dell’Unità, ma non nel senso della salamella arrosto o del giornale che ormai è bollito. Al congresso tutti uniti davanti, ché poi c’accoltelliamo con calma didietro. La verità è che ‘sti ex comunisti hanno buttato nel cesso il meglio dell’antico (la rettitudine morale, la vicinanza non paracula alle classi popolari, la preparazione culturale e politica della classe dirigente, tanto per dire due fesserie…) per tenersi il peggio. Ma aggiornato col peggio del peggio di oggi, colle trovatine berluschine, colle stronzissime furbate inciuciste. Una mostruosa cover-revival, insomma. Tipo Nicola Di Bari remixato da Moreno di Amici cantato con Mariano Apicella, tipo il comunistone Giorgio O’ Napolitano Filosovietico Nemico ‘e Berlinguer che adesso fa il SalvaLaPatria Beghelli di manica larga con Letta, Silvione, Mancino, Mori e compagnia delinquente. Politicamente di rosso non resta niente, ma zoologicamente sì: la ferocia da formicaio cannibale con cui ti e si sbranano fra loro —  da formiche rosse, appunto. Guardate adesso. Giusto o sbagliato c’è un candidato segretario che piace alla base (suggerimento/avvertimento: più sbagliato che giusto, ricordatevi che a questi della base piaceva e piace ancora D’Alema, porcatroia D’Alema…) e che molto probabilmente vincerà. Normale, fisiologico, democratico che tu cerchi di contrastarlo nelle primarie, e contrastarlo anche in maniera tosta: se poi però va male, t’adegui e ci riprovi alla prossima. Non sia mai, che Lenin e Stalin piangono! La grande tattica bulgara degli anni 50 è arrivare al 97.000 percento di consensi, dare il cucuzzaro sano sano a chi non deve vincere, ma stravincere: così sembriamo un pugnettone compatto e compagno d’amici. Renzi sei forte, non posso batterti, io t’appoggio e un millisecondo dopo la vittoria te l’appoggio al culo. Meglio tramare che votare, meglio scannarsi che confrontarsi, meglio sparire che chiarire: le Botteghe non ci sono più, ma le Beghe Oscure vivono e lottano ancora insieme a noi, ex compagni e tutt’ora coglionazzi che ci credete!!! Il centralismo democratico, in pratica; in pratica l’esatto contrario della democrazia partecipata e trasparente; il Partito Democratico, il sostantivo che nega l’aggettivo. Tutti contro tutto, a partire da se stessi: a costo del partito stesso. Tutti assieme contro tutto il meglio, e a costo di tutti i costi: basta non dividersi davanti alla nostra gente. Ma vaffanculo, và. Allora meglio dorotei contro andreottiani, che là almeno un po’ di competizione e di sangue gruppo diccì negativo correvano. Dramma nel dramma, però, è che il Partito Antidemocratico è sicuramente il meno peggio in giro. Spariti i partiti popolari ci sono rimasti i clubboni e i clubbini populisti. Vi piace di più Forza Nuova Italia Popolo della Libertà ma soprattutto Libertà per il Presidente non mandatelo ai domiciliari che poi lì ad Arcore s’ingorgano tutte le troie della Brianza e noialtri puttanieri dell’esercito di Silvione ci dobbiamo arrangiare cinque contro uno? O vi arrapa di più il Movimento 5 Stelle, nel senso che per vedere le stelle con un calcio in culo basta ordinare un caffè nero quando GianBeppe Grilleggio dal blog talebano di Al-Qazzeida dice macchiato con zucchero di canna per tutti? O siete davvero degli zozzoni coprofagi della politica e vi piacciono i movimenti soprattutto di panza tipo Scelta Civica, prossimamente Sciolta Civica, quattro voti che a botta di coliche scazzose fra Casini e Monti stanno finendo in diarrea subatomica? Questo è il quadretto. Scegliete, o sciogliete, e perite. Sempre ricordando però che la democrazia in Italia è come la figa: non te la regala nessuno, ma te la possono fottere tutti. Ameeeeen.  


           

mercoledì 21 agosto 2013

IL CORTO DI SCASSAZIONE


Dopo l’invenzione delle banche del fascismo e dei neutrini in galleria della Gelmini, pensavamo che l’Italia avesse smesso di regalare capolavori al mondo. Pensavamo noi di Macondo, i soliti pessimisti. E invece eccola qua l’ideona. Al diritto penale moderno la Corte di Cassazione non basta, serve quella di Scassazione. Di più, occorre urgentissimo il quarto quinto sesto grado di giudizio con finalissima e rigori: scassiamo tutto per il Corto di Scassazione, per Melisso B cento golpe di spugna prima di andare a dormire ai domiciliari. In qualunque altro posto del pianeta — pure in Micronesia, pure a Mirabilandia — le sentenze della magistratura passate in giudicato non si toccano, e il condannato passa in galera o ai servizi sociali o al carrettino dello zucchero filato coi bambini di merda che sbavano e piangono senza un cazzo di motivo. L’ultima è abbastanza tosta, ma a Mirabilandia colle condanne non si scherza. Nel resto d’Italia sì. Cassintegrazione, suicidi di disoccupati, il solito disastro della scuola che inizia fra le macerie? Ma che cazzo dite: l’importante è l’Agibilità Politica. Che sarebbe poi l’Agibilità Penale, che sarebbe poi l’Agibilità del pene in senso stretto e largo: soprattutto largo, in culo alla giustizia all’uguaglianza e alla decenza. Riforma della magistratura, dice Giorgio ‘O Napolitano. Riforma dei magistrati, pensa Silvio il Corto. Un accordo lo trovano, comunque: anche perché il Boss dei Quirinalesi quando vuole il trattamento alle Procure glielo fa — citofonare Ingroia e chiedere di Mancino, se non ci credete. La magistratura che da potere indipendente dello Stato diventa ‘na bocciofila a comando, i magistrati cacacazzi che vengono promossi guardie alpine in Val d’Aosta o sullo Stelvio, una passata di ruspa sulle condanne definitive ecciao. I grandi progetti dell’Italia per il futuro eccoli qua. Colle menti più lucide della Nazione — le stesse che ogni minuto ti spiegano fichissimi che in America, in Inghilterra fanno così e cosà —  a scordarsi l’America e l’Inghilterra per studiare una soluzione da Cile di Pinochet, da Bananas di Woody Allen. Tutti gli stessi, ‘sti grandi editorialisti che studiano e viaggiano e tutto: belli i princìpi, belli i viaggi, bello tutto, ma più bello di tutto è tenersi il Martini dry e il posto di lavoro al Corriere via Arcore. Ma del resto per chi lo devi fare l’eroe, quando il nostro giovane premier morto a vent’anni di democristianite per prima cosa va dai Ciellini a Rimini col messaggio di rinforzo by Napolitano? Applausoni, eh. Amiconi, eh. Applausoni per gli amiconi, in genere gente stupenda e rassicurante: Andreotti, Forlani, Formigoni e addirittura qualche non indagato — ma per sbaglio. I Ciellini del resto sono fatti così, battono le mani a chi gli somiglia: quando le mani non ce l’hanno occupate da una mazzetta o una manetta. L’Italia annunciata da NipoLetta Orsomando è come la Fiat di Sergio Minchionne: vivacchia, anzi muoricchia, aspettando che qualcuno se la pigli. Magari una multinazionale che tira, magari italiana. E chi meglio dell’unica, vera invenzione italiana che assieme alla pizza il mondo intero ci copia? Cosa vuoi di più d’una bella cessione d’azienda alla mafia?! Niente, ma tranquillo che come a Mirafiori i soliti scassaminchia della Fiom li trovi sempre. Non molti, perfortuna; sempre meno, ringraziando dio e il partito unico della Lupara che Ride in parlamento. Ma ci sono. Razza dannosa, non comune, che non si fa i cazzi suoi per fare il bene comune. Di tutte le terremotate istituzioni italiane, infatti, l’unica che ancora produce e incide sul territorio è la figura del Sindaco. Eletto da una legge elettorale decente e funzionante, senza porcellum di mezzo ha la concreta possibilità — bene o male — d’amministrare. Bene o male: e qui sta la differenza, e qui puoi diventare il Nemico in Comune e in comune. Disdici un appalto, sposti d’ufficio un corrotto, non fai più favori ai comparucci di panza e sostanza: cose reali, tangibili, piccole ma che cambiano subito e sul serio l’andazzo. E allora ti devi guardare dai nemici dichiarati, dai nemici occulti e dai nemici travestiti da amici che prima t’appoggiano per quello che dici eppoi t’affossano perché fai quello che dici o almeno ci provi. Sempre la solita storia, una Bruttiful in mille puntate: l’ultima a pagare è stata Carolina Girasole, che per averci provato a Isola Capo Rizzuto alle ultime elezioni è stata cacciata con ignominia e calunnie. Ma ne vale ancora la pena, e per quanto? Di questo e molto altro parleremo con Franco Froio, sindaco di Piopoli che ringraziamo per la possibilità di confrontarci sull’operato d’una giunta che su certi temi sembra il Fantasma Formaggino; e con Giannetto Speranza, sindaco che a Lamezia è speranza davvero; e con Maria Lanzetta, sindaco dimissionario di Monasterace che dopo tante minacce e delusioni la speranza forse non l’ha persa; e con Peppe Baldessarro, che ci racconterà la vergogna del Caso Fallara e il processo alla grande speranza della politica calabrotta Pippone Scopelliti. Proprio lui, il Presidente sempre in Rayban e in udienza per le ruberie della sua amministrazione comunale. Lui che può vantare il Consiglio Regionale più pregiudicato e ‘ndranghetista del mondo, lui che ha lasciato Reggio sotto milionate di debiti e di scandali, lui che ha malamministrato e malamministra, lui che è stato il sindaco più amato amatissimo d’Italia nonostante il torbido e la puzza. Anzi, proprio per questo. Perché da noi le buone intenzioni non te le perdona nessuno, ma le peggiori te le votano tutti. Non ci credete, non l’accettate, non ci volete stare? Allora state con noi in piazza a Montepaone Lido, Giovedì 22 alle 21,30: ci vediamo lì — se avete una testa portatela, si divertirà.