domenica 25 giugno 2023

MIRACOLO MOLTO ITALIANO






La sapete quella della bandiera a mezz’asta in onore di quello fissato coll’alzabandiera? Sembra una delle sue storielle più trite tristi e zozze, tipo quella delicatissima della mela che però se la giri non sa di mela ma di culo. Triste trita e zozza, ma vera, tipica e topica della nostra Storiella Patria dal 1994 in poi in giù eddai però giù a ridere. Perché come sempre in Italia — e sempre di più nella Sua Italietta pecoreccia pseudogodereccia e a pecorina che scambia il popolare col volgare — la situazione è greve ma non seria. Non ce lo nascondiamo dietro un dito, né dietro al corteo del re del dito medio ai comizi che se n’è andato. Il lutto nazionale indetto per Berlusconi ha indiscutibilmente detto e significato un lutto nazionale per l’Italia che alle sue tragiche barzellette, alle sue comiche promesse e alle sue croniche e mirabarcollanti imprese non ha mai creduto, abboccato o ceduto: quella minoritaria e minorata perché un minimo morigerata che lui — fra una risata delle sue e una retata fra i suoi — ha sempre irriso o blandito, ma mai realmente rispettato o riconosciuto. Una guerra incivile tutta caviale e sciampagna elettorale contro la parte di Paese che gli resiste, che non ci casca né gli casca ai piedi, contro il Paese di parte che per un’altra parte di Paese non dovrebbe e non lo meriterebbe ma che nonostante tutto esiste; la Supposta di Repubblica Impopolare Cinese e Bacchettona che malgrado tutto e tutta la propaganda da spot estremo non ha voluto essere del Banana, della Bandana, Presidenziale e Preferenziale per la Bustarella con Battona e Battutona. Quella che non perdona, che non dimentica, che ha pagato dazio perché non essendo in compravendita né in combutta ha sempre pagato le tasse e quindi non concilia né condona. Neppure in punto di morte, di share, di morto di fama santificato da vivo: da vivo solo per i soldi la fica e lo share. Uno statista che va e ti manda a puttane la casistica, uno per cui in uno Stato sono solo i dindi i dribbling e i dildo a fare statistica, e tutto il resto è econometria stocazzica di misurami questo se vuoi sapere se il mio cazzo di stato è retto barzotto oppure onesto. Ecco un uomo così — che al di là della della fedeltà allo Stato e alle Istituzioni come inutile dilettante e poco dilettevole professione, in realtà e in lealtà ha sempre preferito qualche stato estero per la bassa tassazione e l’alto tasso di prostituzione — ha ricevuto onori riservati solo ai Presidenti del Consiglio diventati poi anche della Repubblica. Per Grazia non ricevuta e Ruby invece e in mutande sì, il Quirinale è uno dei pochi scempi che ci sono stati risparmiati: a differenza degli sciampi a opera anzi operetta di prefiche-sciampiste travestiti da giornalisti mica da ridere e opinionisti mica opportunisti nel piangere che adesso schiumano frignano e fustigano per tutti i supplizi che in vita non Gli sono stati risparmiati; per non parlare degli onori degli elogi e dei privilegi funebri, su cui Meloni e camerati ardenti per colpa della solita sinistra veterostalinista e neoschleinista vuoi non vuoi un po' si sono risparmiati. Chiudere l’Italia con un Lut-down di almeno un mese, intitolargi tutte le piazze e tutte le strade di paese e di città in tutto il Paese, consacrargli tutti i luoghi che per lui erano chiese: con una sua foto in tutti gli stadi, in tutti i caveau blindati e in tutte le case: specie quelle chiuse; radere al suolo il palazzo di Giustizia di Milano, anzi tutte le procure della Repubblica, anzi anzi per giustizia e per procura al governo direttamente ‘sto palazzaccio antiquato della Repubblica; rinnovare, dare aria nuova e il Suo nome al Colosseo e al Canal Grande — rispettivamemente: Nuovo Anfiteatro Silvio e Grande Canale 5 — e col permesso e il lettone di Putin, anche alla Piazza Rossa: del resto chi più dell’amicone autocrate e trafficone Silvio, nella sua villa oligarchica e colla nostra vita democratica ha fatto la roulette e il piazzista alla Russa? Ehhh magari, cazzo… Questo ci sarebbe voluto, sarebbe stato il minimo, e invece in questo Paese mai davvero ex sovietico e post-antifascista — per evitare la furia e l’invidia della Guardia Arcobaleno Transgender Abortista e Affittouterista — si è dovuto fare il minimo... Questa è La Verità, poi ci sarebbe la verità: minuscola, nostra, anche un po' dei fatti anziché dei fatti alla Belpietro di Papibuilding che si anabolizza si agiografizza e si muscola. E sto po' di verità è che per solennità e brevità si sono chiamati funerali di Stato, ma nel popò di caso penoso umano e spinoso per sincerità dovevano chiamarsi di Stato-Mafia, o almeno funerali di uno Stato — civile, di diritto, non prono e pronto al più dritto penale per eccellenza ed emittenza. Ma come sempre da noi, a prescindere da come hai vissuto o da chi hai ammazzato, basta morire potenti per essere eroi: se poi ti sei davvero ammazzato o fatto ammazzare pur di campare non bene non da re ma per il bene da eroe, cazzi tuoi. Non te l’ha chiesto nessuno, e adesso ne rispondi: il buono vero qui è buono davvero solo da morto. Nella nostra storiaccia patria galera questa è la regola, e ‘sta commediaccia all’italianetta funerea prim’ancora che funebre è stata l’accezione putino-vanziniana che la conferma e l’esalta alla regola. Bandiere del Milan e della Nazionale Pregiudicati, nani Meloni e ballerine, Salvini Boldi e Olgettine, Presidenti Mattarella osannati e imbarazzati di fianco a presidenti Orban sciovinisti sovranostracisti e imbarazzanti. Esagerata, immeritata, kitsch al limite involontario dello sketch, oltremodo pomposa per non dire controproducente e oltraggiosa, questa è stata: ma in fondo solo questa poteva essere l’uscita dal mondo, per uno che dalle corna al G7 al gesto dell’ombrello alla Carta del ’48 non ha mai lasciato la scena senza qualche uscita oscena da farci toccare il fondo mentre lui tocca qualche fondoschiena. Vabbè, è andata così, che se n’è andato così, come ha sempre sognato d’andare e restare al potere: col Parlamento chiuso, praticamente sciolto come i cori da stadio e da studio teleinvasivo a lui cantati dedicati e decantati dai meglio ceffi da schiaffi nel funerale-ammucchiata solenne pulito e signorile quanto una Gangster Bang. Tubino nero, fazzoletto bianco, adesso sei all’ultima cena elegante col tuo Bettino, un tombamico vero: a insegnare agli angeli come si donano riciclano e condonano le mazzette All Iberian mentre si rimorchiano le ragazze del Drive In, Pace Pubblicità e Amen. Tanto alla fine e a ben vedere se lo sono dovuti piangere ripiangere e rimpiangere sul (semi)serio solo quelli che gli devono tutto, che gli si sono venduti con profitto, compresi quelli che dopo aver preso a scrocco gli hanno dato addosso: a noi è toccato piangere e piangerci, e visto quello che si prepara toccandoci forse toccherà pure rimpiangerci, la ficata e la preficata lunga tre giorni di lacrimata Maratona Vespo-Mentana-Minchiona dell’amnesia dell’ipocrisia e dell’amnistia per il Santo Subito e Martire Più Che Mai Adesso. Una cosa falsa, pesante, una farsa dipartenza truccata pesante come il suo phard e ogni altra sua cosa — a meno non si tratti del sincero consolidato e vero rapporto con la Nostra, come Cosa. Ma oramai non importa. L’importante è stato un estremo saluto molto signorile, riservato, soprattutto molto riservato a signorine e Signorini. Sempre tutto con un certo stile — quello di marca, che distingue, che marchia perché manca. Per dire. Mercoledì il funerale, giovedì pronti i quattro o quarantaquattro o quattrocenquarantaquattro matrimoni d’amore per i mercimoni d’interesse di potere e d’interessi: da Renzi a Cairo a Tajani, da Arcore al Monza alle Milano 2  3 e 300 succursali della Patonza, dalla figlia Marina alla pseudomoglie Fascina alla figlioccia della lupa Meloni. Il cadavere è ancora caldo, ma è già tutto un correre ad accaparrarsi le polpe più fresche — e in cambio amnistiare per amnistiarsi tutte le colpe, dalle più lievi alle più losche. Pezzi di governo e di maggioranza, pezzi di famiglia di banche e di tivù, io ti posso salvaguardare un pezzo in base al prezzo che mi fai o mi fai salvaguadagnare tu. Uno squallido, sporco, spietato e scontato copione — quello scritto e interpretato da lui, malinterpretato come una favola anziché una favolosa frottola da una parte di noi, cioè l’Italia in Minchiatura ora in ginocchio davanti ai suoi ceri e per trent’anni in estasi sotto al suo cerone. Una storia italiana che adesso comincia a finire: male, anche peggio di quella puttanata di putinata patinata di Una Storia Italiana che Silvione ci mandò pro domo sua ma a domicilio nostro — e spese pure. Un album di Famiglia Corleone che inizia a strapparsi, fra chi ancora si strappa i capelli e chi cerca di strappare ancora applausi poltrone o almeno sgabelli. Tanto per dire e per cominciare a finire, Micciché — l’eroe di Publitalia dall’eccezionale fiuto politico, l’innovatore di Pippitalia che da ministro introdusse da leader e da pusher la coca recapitata al ministero — ha già denunciato che qualcuno di Forza Italia gli ha messo un gps sotto la macchina: Perché col clima che c’è mi aspetto di tutto… E se lo fiuta lui, diciamo che il regolamento dei conti ovvero lo sgretolamento di conti baroni e colonneli nel partito non sarà una cosa cortese, cordiale, all’inglese — più una cosa loro, micidiale e Miccichediale, per l’appunto alla corleonese. Solo che così non va, né ci va di trattarlo a spizzichi e bocconi, perchè anche se adesso è la creme de la cremature del mausoleo nell’urna non elettorale sarebbe lui il primo a rivoltarsi da supino a bocconi. Con cioè contro di me ce l’avete messa tutta da vivo, e adesso non dovreste mettermici tutto solo perché sono morto? No, Silvionem per noi non funziona così, neppure anzi tantomeno con te. La memoria di un uomo non si rispetta omettendo o oltraggiando la memoria, la verità e la storia di un Paese — persino se il Paese è l’Italia. E quindi.  
Montanelli cacciato dal suo stesso Giornale, Dell’Utri ed Ezio Greggio, Previti e Maria De Filippi, Craxi Costanzo e Kiss Me Licio Gelli, la loggia P2 e la banda Rete4, il delitto Barbara D’Urso tutti i pomeriggi con Destrezza e l’omicidio Marco Biagi regolamento di conti interno alla sinistra, lo stalliere mafioso Mangano e il cameriere smanioso cleptomane e sniffoso Fede, i bulli le pupe e i pazzi pupazzi Gabibbo Giordano e Sgarbi, l’editto bulgaro da Sofia e la macelleria messicana alla Diaz di Genova, le cazzate dei giornalisti dei suoi stalk-show e tg e le cassate in omaggio dagli stragisti col tritolo le granate e gli Rpg, il milione di posti di lavoro di bocca per fare la corte Prostituzionale al Paese ingenuo illuso e colluso che pensa col cazzo e solo al proprio culo, le leggi ad personam e le greggi di cervelli ad puttanem coi suoi programmi politici e televisivi ad minchiam, la caccia al magistrato non-uomo toga rossa colle calze turchesi e alla gnocca da coricare eppoi candidare fra le mezze calze azzurre, il voto degl’italiani come puttanificio di collocamento, l’utilizzazione finale e seriale delle Noemi e dell’Italia in gran Letizia… 
Potremmo continuare, dovremmo spingerci oltre, potremmo e dovremmo dire che è strano per un cancro ammalarsi e morire di leucemia: ma forse sarebbe troppo anche per noi, che dalla terza liceo ci occupiamo di lui che da trent’anni — da bim bum bam al terzo livello della mafia che fa boom nei Palazzi smistando bon bombe nelle piazze — si occupa tutto e di tutto quello di cui non vogliamo e non ci siamo voluti occupare noi. Tipo pensare e pesare tutt’insieme come paese chi siamo o cosa vogliamo, i problemi e le responsabilità che abbiamo, essendo orgoglionamente strapaese cosa sbagliamo e in cosa svogliamo — che palle: meglio sentirsi tutti decerebrati e deresponsabilizzati e perciò stesso deliziati a cazzo dal suo discorsetto pubico sin dal primo, indimenticabile come una data o un’inculata storica, quello che l’Italia è il Paese che Amo. Berlusconi ha enormi e incredibili colpe, di cui tutti noi abbiamo colpe e responsabilità, indivisibili imprescindibili ma a latghi tratti anche indistinguibili da lui. Se per molti anzi troppi Berlusconi è stato ed è ancora tutti noi, è perché troppi non hanno saputo essere poi tanto diversi da lui. Superficiali, egocentrici, superfantozzi che si sentono dei fichi epici — tutti noi ci siamo sentiti come lui, solo meno capaci e rapaci da riuscirci. Quindi no, dirgli che in vita come in morte tutti si attaccano al Cancro del vincitore sarebbe troppo, anche per lui: non troppo per la crudeltà, ché per uno col braccio destro e sinistro coinvolto nella strage di mafia e degl’innocenti non è mai abbastanza, ma per troppa importanza. Un brutto male ha ucciso un male brutto, ma necessario per il Paese: perché Berlusconi alla fine non era la causa bensì il sintomo, di tutti i mali della nostra Malitalia. Come in una fiction di e da denuncia la Serie B. li ha solo resi evidenti, giusti giustificati e più che decenti perché felici vincenti e tvsorridenti, abbrutendo imbruttendo e imputtanendo l’ex Belpaese nel Bel Palese dei Baiocchi: che servono chiaramente per renderci più sani e meno belli, per aprire le porte la bocca e le gambe e chiudere gli occhi. E gli effetti di questo vedo ma tanto non guardo gli sopravvivranno, e non solo in Italia, perché l’Italia ha un cattivo effetto sull’Italia e non solo. Se con Mussolini abbiamo dato il fascismo al mondo, con Berlusconi premier abbiamo dato una pre-view e una premiere del fascio-fashion di Trump e del Trumpismo al Nuovo Mondo; con trent’anni d’anticipo e forse di galera che adesso si rischia ma intanto è ancora lì che raschia il barile, gli abbiamo spoilerato il prototipo del datore di lavoro e di bidone alla procura distrettuale che vuole sottomettere la legge e lo Stato alla legge del mercato, del populismo paranoide più sfrenato, del golpismo incosciente e incorporato in un golfismo da presidente dilettante deviante e scellerato. Dalla Standa finita male, Berlo — come lo chiamano in India — ha stabilito uno standard mondiale. Se ti serve qualcosa — una casa Bianca, una casa editrice, una sentenza, una corte suprema o una suprema corte, un parlamentare d’opposizione per la tua maggioranza — tu lo rubi ovvero te lo compri, e se qualcuno obietta te lo corrompi. Un oligarchico terracqueo e ottimate ottimismo world class, per cui tutto è bene quello che finisce in bene — disponibile, fungibile, acquistabile in quanto nessun bene è davvero pubblico e quindi indisponibile. Ti Lodi Mondadori, eppoi t’imbrodi pure coi tuoi avvocati e giudici-lodatori. Uno spirito prenditoriale che ha infestato la Cosa Pubblica come la Casa Stregata — e per cui non ci sono abbastanza esorcismi o esortazioni a non cedere a baratterie e banditismi, per la gente italica che guarda e televota da casa stregata. Ma in realtà poi solo stronza incanaglita e inveterata, con tutti i vizi e gli ozi della benpensante ma malvivente gente italica bestemmiatrice ma devota, cioè perfettamente Italiota: e la definizione è di un intellettuale di Destra, Prezzolini, che si dichiarerebbe fieramente anti-italiano e anti-intellettuale vista Destra italiana e intellettuale ridotta a Sangiuliani Sanfedisti e Prezzemolini. Perché si è detto sempre che Berlusconi non ha mai fatto niente per la cultura — ma non si è detto mai abbastanza quanto ha fatto per l’ignoranza, per l’incultura, per la subcultura delle sberle degli Sgarbi quotidiani e dell’arroganza. Mani addosso, subumani come cani all’osso dell’apparire, facce da chiappe al vento del potere. Per l’Italia un Papimonio cul-turale unico, anche se non proprio onesto o Unesco. Non per niente il più asciutto, asettico e tremendamente adatto dei saluti glielo ha rivolto Sergio Mattarella: Ha segnato la storia della Repubblica. Stop, trapassa e chiudo. E chi vuole intendere sottintenda: non segnato come Churchill o Adenauer, e come poteva credere solo lui e la vulgata o vulvata al soldo delle sue e dei suoi, ma la Repubblica è segnata da lui come un Parkinson o un Alzheimer, affondata nelle sue feste da vulcani finti e veri gangster dopo essere stata fondata sul lavoro di De Gasperi Pertini Aldo Moro e Berlinguer. Un rumore e un tumore al cervello, un golpe al cuore malato d’uno Stato debole e sbandato e svenduto perché i suoi cittadini vogliono pensare solo in piccolo coll’uccello e sognare in grande al minimo, cioè al massimo fino al Grande Fratello. Farsi vedere, non farsi fregare, appena possibile fregare possibilmente senza farsi vedere. Fottere il fisco, il tuo socio, fottersi l’aumento o l’azienda intera o anche la compagna di banco di tuo figlio che se non ci prova forse è frocio. Quello che prima non potevi dire manco al tuo confessore, con Silvione è stato confessato venduto e vantato al concittadino complice ed elettore! Da Andreotti a Meloni passando per i Craxi amari ma non avari di maxi-tangenti e mega-soddisfazioni, ha convinto gl’italiani a non vergognarsi più dei propri spregi e difetti. Li ha persuasi a vantarsene, a fottere e fottersene, a votarglisi e a votarsene: per partito-azienda preso e creato apposta per la fuck-propaganda. Gonfiare il petto e le tasche, imputtanire le corti e i tribunali per impunire le tresche, imbonire evasione fiscale ed eversione totale sotto format di false promesse tv e vere minacce sempre fresche a chi non ci sta o non ci sta più. Mentire, corrompere, manomettere o direttamente maltogliere. Essere fan — ma simpatico, pop, spinto però pop-porno soft — del fascismo, del fancazzismo autoassolto dal fantuttismo, del fanrazzismo. Sostituzione etnica, morale, etica: la sottoscrizione persino estetica di un’Italia Open a Merdaviglia all’idea di accettare tutto il peggio di sé, il consenso infoiato non a sottoporsi ma proprio a sottomettersi a una plastica fatale alla Santanché. Al posto di quello che sotto la Democrazia Cristiana si poteva pensare o fare ma non si doveva dire, sotto sotto colla nuova Destrocrazia Giorgiana ci va tutto quello che se ti va non solo lo devi dire e fare, ma te lo devono proprio lasciare urlare: paro paro a Massimo Ranieri in Perdere l’Amore o Marco Lollobrigida, il cognato ti vomito quello che mi pare senza manco perdere l’ammirazione dell’elettore. Perché per capire la sorte dell’Italia d’oggi, basta guardare i sondaggi: le prospettive del post-Berlusconi per chi non crede nella grande Leader sono vivide e allegre come un post-mortem su twitter. Non per niente — giusto per capire cosa c’aspetta e molto probabilmente ci spetta — l’Underbulldog Gggiorgia sta scrivendo un altro libro dei morti a quattro tibie con Voldemort Sallusti: che è un po' come se Godzilla si trovasse con Gamera per suonare o dipingere la Primavera, ma siamo sicuri che pieno di versi ispirati da vero Beastseller, essendo i due autori autentici animali della proesia vera... Insomma se non vi è piaciuto il prima e il durante, il dopo B potrebbe essere una poco sorpresa molto perdurante.  
Perché il trapassato non è il passato, soprattutto se fra le molte cose che ci ha fottuto Silvione c’è il futuro: ma talmente fottuto Silvionista e imminente che possiamo chiamarlo fottituro. Perché cazzate infinite a parte, a cominciare dalle nostre, una cosa di Silvione e di sicuro va messa fra quelle fatte e finite ad arte. Essere riuscito nel miracolo italiano — molto italiano, come direbbe il suo unico vero e solo erede: Stanis La Rochelle, di Boris — e quindi essenzialmente anti-italiano di lasciare dietro di sé le macerie e davanti le macellerie di una nuova degenerazione politica al passo dell’oca e a cazzo de cane, quasi (molto quasi, quasi per niente) in degrado di farcelo rimpiangere. In vita ha mancato tutte le promesse, tranne le minacce, ma al governo e all’Italia lascia una classe politica di sostegno e di ex giovani promesse che ora sono altrettante minacce che ci manchi a morte. Basta guardarli, anche se dopo un po' basta che proprio non si può vederli. Zombie che si ballano la zumba del potere, tenuti su e assieme collo sputo e lo spunto di sistemarsi a sedere, conti Dragula in dissesto d’agenda e in astinenza da propaganda ma che grazie al cielo e al morto possono inscenare e intortare una navigazione tranquilla da salma piatta. Bleah Runner, una razza di razzisti e replicanti all’ultima polemica, in cui avere l’ultima parola per nascondere la loro politica stomachevole e di ultima. In questo senso — anche se spesso non ne ha ma ne fa sempre parecchio, di senso —  è sufficiente ascoltare Meloni, sempre rasserenante intima e riconciliante come un bidet coll’idraulico liquido: Grazie Silvio, i tuoi nemici hanno perso — e infatti hanno vinto gli amici degli amici del Cecato Carminati, del terrorista condannato e neofascista matricolato Ciavardini, del Superdotato di Voce coll’Eredità da Super-Raccomandato Luce Pino Insegno. Come se poi il problema fosse quello che dice, il problema è quello che fa e che Duce — e che una certa Italietta Repubblichina del Banana ladrona e traffichina, la seduce: prepotenti forti coi deboli e deboli forti coi potenti, minchia questa Destra Legge del Taglione e Ordine del Padrone come piace! Prendete l’illuminatissima e illuminantissima serie di riforme con cui sta mettendo mano, cioè manomettendo, il codice penale e la giustizia in generale. Corrotti eccellenti e potenti intoccabili, bavaglio alla stampa e azzeramento delle intercettazioni per rendere le inchieste su malefatte indicibili impossibili e irraccontabili, abuso d’ufficio cancellato d’ufficio e a vantaggio dell’abuso — e più avanti via sempre più avanti, carriere dei magistrati separate ma unite dalla loro sottomissione al potere politico, cioè a ogni capriccio da raccapriccio di ministri potenti e potentati di ministri-parenti. Perché sbattersi a combattere la corruzione, quando è molto più facile combattere quelli che devono battersi contro la corruzione? Tanto, o per giustizia o per impunità, la corruzione sparisce uguale. Una piaga che non fa più una condanna né una piega. Un piano e un pieno di Rinascita Democratica meraviglioso, che come hanno promesso Gggiorgia e quel fissato coll’impunità per tutti e guai ai magistrati cattivi e brutti Tarlo Nordio, dovrà rendere Berlusconi orgoglioso: e il nostro avvenire — ricco di anni poveri ma Gelli — luminoso, più che radioso, proprio Piduoso… Fico no? Prende forma l’Italia del Merito — quello altissimo, purissimo, licissimo di appartenere alla lobby alla falange o alla loggia giusta. Nel frattempo gli sfrattati e gli sfollati per gli affitti o gli affluenti in piena, se vogliono un posto dove sistemarsi devono fare in fretta a farsi dei precedenti per terrorismo e omicidio, a farsi la tessera di Fratelli d’Italia, a farsi almeno un amico neofascista o un costume da gerarca nazista — a quel punto un piatto o un letto in Rai, nel Gran Consiglio Regionale del Fascio e del Lazio, a capo di una commissione di un ospedale o di un ospizio, il Pronto Soccorso Nero di Gggiorgia sicuro glielo trova. Magari con un contornino di sapida battuta e faccia stupida e sbattuta dell’impresentabile quanto imprescindibile Gran Testa di Galeazzo Bignami — quello famoso perché si chiama come il libriccino dei temi: e perché ha pure quello di amare un botto mascherarsi da massacratore di Marzabotto, nel suo librone di cretino con problemi. Il Genio Molto In e Compreso ha appena detto a emiliani e romagnoli Rauss Kaputt e pure Schnell: per le alluvioni manco una lira, non ci si può fidare, e così imparate a votare Schlein! Simpaticissimo, intelligentissimo, istituzionalissimo. Ma del resto il livello — in questa maggioranza da osteria che rosica e magna — è questo: basso di rango ma altissimo di fango, altroché lì in Romagna! Nel frattempo e nel Paese si attacca la solfa del governo pragmatico quanto idealista per non dire platonico tanto è ideale, ma vigliacca se si attacca un chiodo o un solo problema reale; infatti e in effetti, se qualcuno da qualche parte nel Paese passa qualche cazzo, per il governo ci si può benissimo attaccare. Del Pnrr non si sa nulla, dell’avanti piano piano quasi fermo e dei ritardi anche meno, dei piani forti di propaganda a codazzo che suonano l’antifona delle riforme a razzo e delle polemiche a razza e a cazzo s’è capito pure troppo. Il Presidenzialismo alla Sovranista, l’Autonomia Leghista, il Revanfascismo da dicastero dell’Egemonia Inculturale Melonista. Tutta roba che a loro fa gola, che la gente forse si beve ma con cui alla fine mica ci mangia. Quando arriva la bolletta a fine mese o il mese manco finisce ed è già in bolletta, l’elettorato ti presenta il conto: di provvedimenti che provvedono  sempre e comunque all’acquisto di potere della maggioranza Meloni, mai davvero al potere d’acquisto della maggioranza degli elettori minchioni. La luna di miele cogl’italiani, cogl’italiani che non sono diventati tutti Mussomeloniani o populisti ma sono sempre e da sempre solo molto volubili e portafoglisti, ci mette un attimo a diventare di fiele: delle nozze di sangue, cogli ex fichi di turno e di governo fatti secchi. Del resto ‘sto subesecutivo para e subnormale non può andare avanti così, come un sottogoverno Meloni sempre sotto botta della droga del potere dei sottopanza e dei posti a sedere, ché lo strapotere dello strapuntino da Destra a mancia è un sistema di sgoverno non si può più reggere né reggersi né vedere; non si può andare lontano col sistema dell’a Noi i buoni posti e a voi i buoni pasto: per metterci una pezza che non sia al culo inizia a farsi già tardi, e per un Draghi bravo bis terno ed eterno mai troppo presto. Hai voglia di patriottismo pezzente, che rattoppa tutto attaccando a tutti la pezza su un’idea di Nazione antiquata paracula e perdente:  Giorgetti e Giorgetta litigano sul Mes, e dopo manco un anno già si rinviano i consigli dei ministri perché Meloni e Salvini giocano a se mi vai di veto allora andiamo al voto. Tutti i nodi, tutti i modi sguaiati e truffaldini per nascondere di essere inguaiati, stanno già venendo al pettine che quasi vengono alle mani. Ma del resto. A un certo punto finisce il collante e l’accollante dei posti per i sottopanza, esattamente come alla gente finisce la paga e la pazienza: e pazienza se poi questo si paga perché al prossimo giro elettorale scaricano i fascisti su Marte Nettuno e Ostia mandano su i Nazisti dell’Illinois o i Satanorenzisti di Cosenza… 
Anche qui però. Se per anni gl’italiani prima votano democraticamente un governo eppoi sempre più demagogicamente si votano a vittime che si rivoltano a un carnefice, è anche per i danni di un’opposizione che non può fare la vittima perché  —  quando ha fatto, e di solito subito disfatto il governo — del giuoco di potere berlusconiano è stata complice. Per incapacità, pressappochismo, presunzione e/o peggio affarismo: in una bruta e brutta parola, per dalemismo. Bruta e brutta, ma perfetta nel significare e sintetizzare il lungo insignificare di anni e anni fatti di una sola stagione — quella delle riforme in fretta, in collaborazione ma più che altro in coartazione e in combutta, di un via da dare a tutti i costi: compreso dare via tutta la torta in forse cambio di una fetta. Una parola che significa una stagione ma più di una persona, cioè due, D’Alema che vuole farsi — in tutti i sensi, e senza riuscirci in nessuno — Berlusconi: ed è per questo che lasciamo al dalemismo in persona, l’ultima e pessima parola plurale sull’Ei Fu Dalemoni, una serie passata per tutte le piattaforme di tutti i governi per tutte le stagioni. Berlusconi sui giudici aveva delle ragioni, ammette il Bicamerale Ardente e Massimo, in perfetta linea e in perfetto stile da neoinquisito sulle armi alla Colombia assieme a Profumo, Malizia d’Intesa con lui e colla conta corrente bancaria Pd sin dai tempi di Unicredit Mps e Leonardo. L’ex Migliore autoproclamato e autoaffondato, che oggi è un affarista affaccendato ma più che altro poco cauto e molto affannato, modestamente ha fatto una congiura contro Prodi per fare il presidente del Consiglio senza mai fare nulla per il conflitto d’interesse — perché non aveva alcun interesse al conflitto, se non con quel flaccido imbroglione (cit.) di Prodi, dato che con Berlusconi a partire e a patire dalla giustizia stava allestendo la Bicamera di Commercio delle vacche delle mezze tacche e delle bozze Boato, quelle che vent’anni prima di Nordio già volevano fare i bozzi al magistrato. Non a tutti, però: la carriera separata e stroncata e il culo come un paiolo, sì, ma solo a quello che sul maxi-inciucio tu dai una cosa a me io do la cosa pubblica a te faceva troppo il pignolo. La Costituzione ce la riscriviamo noi, Mediaset un patrimonio dell’Italia ma soprattutto di Forza Italia che rimane sempre ai tuoi, Tim la Rai qualche qualche affare di banca sparso sporco e scarso agli amici-lobbisti miei. Istituzioni, televisioni, assicurazioni e rassicurazioni, camere telecamere e telecomunicazioni — il governo D’Alema, un simpaticissimo dicastero per gli affari istituzionali e costituzionali scambiati cogli affaroni economici e come fossero solo affarucci e affaracci personali. Qui comincia la sventura di Capitani Coraggiosi e Capitali Micragnosi e di ventura, cioè della sinistra che prende Palazzo Chigi come fosse il Palazzo d’Inverno ma si fa prendere dal potere per trasformarlo in quello che Guido Rossi ha chiamato la prima Merchant Bank dove non si parlava una parola d’inglese — tanto per capirsi ne bastava mezza in soldoni e in berlusdalemiano. Affarismi, tatticismi, tafazzismi e trasformismi. Berlinguer morto e seppellito due volte da chi ci è cresciuto ma non lo ha seguito — e a cui è seguito il peggio che lo ha perduto, rovinato, da cui è nato il Renzi che lo ha sostituito in peggio e rottamato. D’Alema come danno ed emblema del potere per il potere, del potere politico e democratico che degenera in potere economicentrico: il potere che non vuole e non può cambiare le cose, ma quel genere e generone di potere che se tu cambi idea in cambio lui ti cambia la casa la macchina e tante altre cose con altre più belle e costose. Nasce tutto da questo modo di fare affari e disfare politica, e non certo dalla stupida polemica sul risotto il vigneto e la barca, la tragedia della cripto-cleptosinistra che è sparita e si è rubata l’anima coi Fassino e i Consorte e abbiamo una banca —  Bello, è nata la sinistra partita comunista è arrivata partita Iva e arrivista, peccato che adesso e da allora è solo il credito in voti anziché in euri che manca. Perché l’identità è un attimo a vendersela, ma poi è impossibile ricomprarsela — la carta d’identità non è la carta di credito, che bastano i soldi per rifarsela. E infatti il Pd sono anni che cerca di rifarsi e di rifarsi daccapo, riuscendo solo a rifarsi il trucco vecchio come il cucco del cominciare e finire dal capo. Cambiare solo in alto per non cambiare nel profondo, dal basso, dentro le criticità anziché solo in superficie e in superficialità. Il risultato è il non-Partito Democratico di oggi. Troppo fumo, troppo fiamma o troppo poco a fuoco, sempre pochissimo arrosto a punto e apposto: su qualunque cosa, la mattina medi e cerchi l’accordo ma il pomeriggio gridi all’arresto. A Schlein sul coma-cosa fare col del Pd ancora da fare parlano tutti, e sparlano e sparano anche di più. Noi del Papaluto non è che manchiamo in questo coro a cappella e più spesso a cappellate a iosa, ma ci sentiremmo di mancare a noi stessi come rompi-coro e coglioni se non dicessimo almeno una cosa: che questo ennesimo progetto-stralcio o straccio della sinistra quando può deve scendere in piazza, sia pure scostante lacerata e scrostata, e quando occorre deve saper scendere a patti: ma non a patti della Crostata. Mai, per qualunque ragione — politica, ancor peggio affaristica e sociale. Basta entrare in tutti i governi, anche sbagliatissimi, colla scusa che il Paese non esce dalla secche delle vacche magre senza governissimi. Si governa per fare qualcosa, non si fa qualunque cosa pur di governare; in certi casi e persino casini meglio andare al voto, che andare avanti al buio e col vuoto di scambio. Poi si può vincere, si può e riesce meglio perdere, l’importante è non perdere la faccia o la memoria anche quando si vince. Dall’articolo 18 alla Resistenza, basta schierarsi con chi conosce e riconosce solo la resistenza al fisco all’articolo 41 bis e al reddito di cittadinanza… Stare dalla parte degli ultimi, di chi paga le tasse, non stare al gioco e al clima per cui i primi nell’alto dei redditi saranno sempre più gli ultimi a pagare le tasse. Non utilizzare o strumentalizzare la questione morale come questione minore, retorica, ondivaga e umorale: i freschissimi quanto marcissimi casi Santanché e Minenna dicono che destrocentrista magari no, ma per la sinistra e non dev’essere una questione sempre centrale. La strategia, in qualche parola anziché in qualche gabola da Leopolda o in qualche parabola da fumisteria? Per rifarsi la sinistra deve farsi anche furba anziché fare la furba fino a farsi fessa da sola, a farsi centro credendo di fare centro ma finendo per fare un centrodestra solo meno tagliatasse affondabarconi e tagliagola. Fare un governo come fare opposizione deve significare qualcosa, e qualcosa di diverso dall’urlare allo scandalo o ciurlare nel manico a seconda del ruolo: soprattutto non avere l’opportunismo e l’opulento affarismo come unica bussola e posizione. Perché se oggi come nel ‘94 abbiamo il peggiore dei governi, è anche e soprattutto perché abbiamo avuto opposizioni che hanno portato poi a governi teoricamente all’opposto: ma in certe cose uguali e persino peggiori di questo. Se l’Italia di oggi è in gran parte ancora l’Italia che piange Berlusconi, anche nell’altra parte mica piccola per l’Italia davvero oggi non ride né può ridere nessuno. A diverso titolo morale o bancario, ma siamo tutti colpevoli — in parole, opere, elezioni e omissioni; in governi, Grandi Opere, pessime maggioranze e peggiori opposizioni. E’ colpa nostra — o di chi abbiamo eletto per noi — che pur di farci comprare e capire al voto ci siamo svenduti al volo, che pur di venderci ci siamo svenati: noi, che per interposta personalità politica troppo tremante davanti alle scelte o troppo tramamente dietro le quinte ci siamo abbattuti all’asta e abbassati d’asticella. In quest’epoca fare schifo e vincere è vincere facile, però fare solo gli schifati e la morale a perdere è troppo semplice. Tocca agire, fare scelte difficili quando è tempo anziché solo reagire fuori misura e tempo, agevolare idee azioni e soluzioni anche impopolari: e che non siano solo chiacchiere da bar sport del repulisti, molto in almeno quanto inutilmente popolari fra i populisti. Onestà, intransigenza senza ingenuità e neppure ipocrisia, umiltà: per ascoltare eppoi agire, senza la chiusa condiscendenza la scoperta accondiscendenza e complicità o l’aperta insofferenza del grande centro ztl nei confronti della periferia. Avere il coraggio d’essere diversi anche se non a tutti i costi, di non essere come tutti gli altri oltretutto pagando all’omologazione prezzi ben più alti con quasi zero guadagni a ogni elezione, di tornare nelle strade più difficili senza prendere scorciatoie che poi sono pastoie mai eppoi mai più facili. Perché se Berlusconi c’è stato, è perché è mancato qualcos’altro, o perché è andata anche peggio quando al suo posto c’abbiamo mandato qualcun altro; alla sua camarilla familista si è risposto in (falsa) alternativa o col movimentismo organizzato e casinista, oppure col camaleontismo clientelista che scarta gli onesti e scala e s’incarta il partito come una caramella Deluchista. Il voto da chiunque per un partito Qualunque, un pacchetto di tessere e di posti oggi come un pacchetto di pasta ieri, il sistema che accontenta tutti e mette a malpartito chiunque. E infatti oggi — anti o pro, berlusconisti militanti o No Silvio irriducibili ovvero indifferenti livello pro — siamo tutti sulla stessa barca, anzi tutti sulla stessa Lamborghini che trancia una smart: tutti a bordo della cazzo d’Italia come Stato dell’Arte d’Ammazzare e d’Ammazzarsi, che Andy Warhol e i Quentin&Gianpi Tarantini girando colla D’Addario al porto di mare di troie e di Trani definirebbero Pulp Art. Perché se oggi i The Borderline per pochi spicci e molti like come dei veri serial clicker mettono sotto un bambino di 5 anni, è anche perché noi volenti nolenti o sonnolenti ci siamo messi sotto a a un Borderline che ai tempi e ai suoi venditori tutti gasati e invasati spiegava come bisognasse parlarci — come a un bambino manco tanto sveglio di 7, anni. I giovani infanticidi di oggi vengono anche dal vecchio infantilizzatore da preda. Alla maturità si danno un’aria e dei temi sulla nazione, ma il tema è l’esame d’immaturità sempre brillantemente passato dalla medesima: l’Italia è ancora è sempre una Guardaland, una paesone di teleguardoni ego e segomani, solo  che prima ci specchiavamo nella tivù e adesso ci spacchiamo di youtube. Nel trentennio tregendario di Silvio non è cambiato molto, se non in peggio. Mani Pulite è passata, ed è rimasta in piedi e in peggio l’Italia della coscienza sporca ma colle mani pulite la domenica insieme alla macchina veloce, linda, pinta pirla e feroce. Da Antonio a Mattia Di Pietro, è cambiato solo il nome, lasciando intatta e impunita l’ignominia, il cognome, la cognominia di non fermarsi mai allo stop alle regole e a guardarsi indietro. Il Paese è sempre figlia di papi e di papà che l’importante è sfrecciare colla Ferrari pure e spernacchiare la decenza l’onestà l’umanità e ferrivecchi vari. Siamo diventati questo, ci siamo sprofondati e persino peggiorati piuttosto, perché non abbiamo saputo o abbiamo solo saputo dire che bisognava essere altro da questo luccicante buio pesto. In questi anni vani e vanesi vincere le elezioni non ha significato perdere l’anima né prendersi tutta la ragione, esattamente come non vincerle non ha mai significato prendere tutti i torti per perdere tutte le ragioni. È stato scritto che noi di cenciosinistra  in questi trent’anni abbiamo perso, vero, ma dov’è scritto che abbiamo perso trent’anni? Alla fine non lo vogliamo cantare, ma persino noi lo possiamo dire: meno male che Silvio c’è stato, perché senza il Papi di questa Patria oggi non avremmo così chiaro e forte il sogno di un’altra Patria, e il bisogno ancora più alto di un vero Stato. A cui nonostante tutto continuiamo a credere, per cui nonostante tutto il niente di nuovo né di buono attorno non vogliamo cedere. Buonanotte della Repubblica, che deve passare, e buonafortuna con questi che è proprio la Repubblica antifascista democratica e parlamentare, un guaio brutto e buio che per loro deve passare.    

Berlustanis in una drammatizzazione di scena




      


sabato 25 febbraio 2023

DENARO&POTERE

Passato Sanremo, avendo avuto Benigni che davanti a Mattarella fa il bignami della Costituzione antifascista mentre Fedez l’ha spiegata e dispiegata strappando il Bignami nazifascista di costituzione e divisa con tanto di svastica e cappellone, ora più nessuno si domanda se canta o meno. Ma è nella testa e nella solfa dell’Italia come un tormentone, un ritornello, un torturatore-macellaio ma simpaticone. Dice che era un bell’uomo e veniva, veniva dal mare: di piombo e profumo, di vestiti firmati col sangue come ogni suo delitto, di bestemmie su Falcone, di battute di spirito o di caccia all’uomo di legge o alla femmina di letto; dice che adesso a Carnevale i bambini vogliono vestirsi col suo montone, mentre con lui molti dei loro genitori in tutti questi anni si sono messi a pecora e a disposizione; dice che adesso in carcere parla solo coi medici, e chiede cure speciali — che di sicuro avrà, specie se parla di politici… Perché purtroppo la galera è così, ti cambia: entri Messina Denaro, e magari esci come Pisciotta coi piedi avanti dopo il caffè corretto cianuro. Ma comunque. In attesa di capire se gli cureranno il cancro del 41bis — del carcere troppo duro che trasforma anche i Mattei più duri in Trenta Denari pronti a vendere  amici soci e amici degli amici in un amen e un malora pro nobis — il boss non tradisce: né emozioni, né compari, né intenti palesi o mandanti e soci appaltanti oscuri. Non parla, che fa più bella figura di spicco; una bella differenza con chi parla sempre, facendo la solita figura di merda e ascolti da share fiacco che non fa nemmanco il picco. Sapete di chi parliamo, di quelli che noi parliamo — oggi di covi come ieri di Covid, di Riina Brusca Berlusca e tizi tinti vari come tante Tina Cipollari — perché sappiamo. Più o meno una mazza, ma l’importante è che ve lo diciamo: e più importante ancora è come, ve lo diciamo: con fermezza, con stentoreità, con ferma stoltezza di chi ne sa una madonna coll’ignoranza di chi ad ascoltarlo te ne fa tirare una e mezza. Insomma a testa bassa, a voce alta, come c’insegna la nostra Duce suprema anche se non tanto alta — ma che s’intesta tutto e tutti a mansalva facendo manbassa. Essì, da Dante a Matteo, sono tutti i suoi, li o se li prende tutti lei: dal boss delle tragedie a quello della Commedia, Giorgia fa sapere che è tutta roba e merito mio, il tutto fra gli applausi delle sue commari i media. Mafia, stragi, relativi magheggi su esecutori mandanti e depistaggi? Non è mai colpa o interesse di nessuno occuparsene. Normalmente e con chiunque al governo, ce ne fosse uno che se ne fotta: ma non appena ci scappa un’occasione anziché un’onta di latitante scannapersone, via a buttarsi sulla sant’honoré al merito: ma tutta, anziché solo una fetta. Bello sapersi prendere il buono dalla vita, schivarsi il torto e papparsi la torta, buono prendersi l’occasione di farsi belli a scrocco persino colla malavita. Del resto. Questa è storia, anzi, storiella d’Italia. Una vecchia e tragica barzelletta senza memoria, sempre rinfrescata dal sangue d’innocenti speso da beffardi del potere senza vergogna mentre viene sparso da Baiardo e bastardi con protezioni senza gloria. Sì perché vedete questi sono sempre temi spinosi, dolorosi, spigolosi ma perfortuna in Italia — in mezzo a tanti angoli spigoli e dolore — c’è sempre spazio per l’angolo del buonumore. Ad esempio quello di Ggiorggia, che tutta orgogliona ci ha fatto sapere che non è un caso che Messina Denaro sia stato catturato sotto il suo governo. Ma infatti, ma quale caso, si tratta di una pura combinazione, di una perfetta coincidenza — soprattutto di tempi comici, cinici, bari crudeli e cimici. 

Voi pensate la sfiga puttana e sputtanante, per Nordio Carletto l’ho fatta fuori dal vaso anziché nel letto. Il ministro in Disgrazia e Ingiustizia e in persona lì in Aula a dire che il parlamento non dev’essere supino ai pm, che su certi reati non ci vogliono valanghe d’intercettazioni ma intercessioni vitalizi e mille attenzioni perché non è che tutti gl’indagati sono migranti sciancati e figli di NN, e proprio sul più bello e il più bellico non ti vanno a catturare l’onesto cittadino Andrea Bonafede alias Matteo M? Sempre loro. I soliti magistrati sempre troppo insolenti, inopportuni, solerti e indipendenti. Cazzo non c’è mai abbastanza tritolo, quando serve, per questi giustizieri a orologeria Capaci di tutto… Cosa non si fa, pur di rovinare un ministro galantuomo di stato e garantista, garante ed eroico paladino soprattutto dell’inerme padrino stragista come del povero padre-predone tangentista! Anche se nell’accaduto — e sia detto con tutta la stima e il rispetto per una personcina che modestamente tra una quarantina d’omicidi e un paio di stragi ha fatto strangolare e sciogliere nell’acido un bambino — l’insigne arrestato non ha aiutato; ha i suoi torti, oltre ad aver subito quello sanguinoso e Carlonordista di essere un povero sanguinario perseguitato e plurintercettato dalla giustizia ingiusta uguale per tutti e giustizialista. Insomma, latitare non è mica come — o solo — bere un bicchiere d’acqua e Viagra! Ma benedetto cittadino-consumatore d’atrocità e delitti cosa te ne vai in giro col nome di un ministro della Giustizia passato come un guaio, quando a sperare sparire e non sparare nel nome del ministro scombinaguai, ‘sto guaio non lo passavi né ora né mai! Cazzo ti chiami Bonafede, chiamati Nordio il taglia-bollette sciogli-manette e vedi che niente ti succede. Ma forse stiamo esagerando: alla domanda di giustizia non si risponde colle rime. Magari fosse, ma delle vittime dell’antimafia sono pieni i penitenziari i parlamenti e i giornali che innalzano forche: mica come le solite fortunate vittime di mafia, di cui sono solo piene le fosse. La verità è che un grande problema così non può essere risolto da un solo ominicchio, per quanto grande così. Il vai col liscio commovente illuso colluso e romantico di Charlie Brown Nordio — perfortuna nello spirito, più che nei risultati… — ci ricorda altri eroi solitari dell’anti-antimafia come Corrado Carnevale Salvo Lima o il più bravo e il più Divo di tutti, San Giulio Andreotti; però non basta, non può bastare, specie quando sono i tempi i modi e gli uomini di merda ma di moda a cambiare. O a essere cambiati, tipo il Trapano di Trapani, l’elettroindomestico e oramai scomodo a cui i carabinieri hanno portato l’avviso di fine garanzia: sei fuori, ti mettiamo dentro. Della serie, a ‘sta serie occorre un’altra stagione. Però una stagione altra, diversa, più quieta e per sempre alta. Perché Messina Denaro è stato sì catturato, ma l’impressione è che sia stato o si sia anche un po' consegnato. Il tutto con un (lieto) fine preciso. Prendetevelo, e diamoci d’affare. Si chiudono i trent’anni della stagione stragista, e avanti con almeno altri trenta d’alta e altra stagione affarista. Non salviamo il boss ma le apparenze: e ovviamente pure le sostanze. Fifty fifty. A voi Messina, a noi il denaro. Così conviene a tutti, persino e forse per primo a lui. Poi intendiamoci. Un capo così pericoloso protetto e sanguinario devi sempre e comunque avere il coraggio, la volontà, la capacità di andare a prenderlo nel suo terrorizzato e terrorizzante territorio. Ci vogliono fegato, palle, cervello — altroché le frattaglie di pollo in batteria Mondialcasa del paese dei televenditori di fumo di lupara e delle meraviglie. Quindi senza indulgere in didietrologie col culo degli altri, né fare i Malgioglio che tanto Messina Denaro vecchio e malato pure io lo piglio, né tantomeno unirci alle divanologie da stalk show di falsi pentiti e veri inesperti del settore al sentore di Giletti e altri, ve la diciamo così: l’arresto è una vittoria dello Stato e dei suoi uomini sulla Mafia sicuramente da riconoscere celebrare e omaggiare, ma siamo anche abbastanza tranquilli che l’innominabile e ineffabile Stato-Mafia coi suoi uomini sta già lavorando per ovviare e poterla pareggiare… In silenzio, nell’ombra, in un’operosa armoniosa e omertosa calma piatta che non è quello che sembra: ma quello che serve, una calma apparente e appaltatante per fare pace affari e patta. Una cupola di mafia ma pure di Stato, una cogestione dell’ordine pubblico-privato, una status di mafia che si toglie la coppola e si mette il doppiopatto politico-criminale firmato e gessato. Niente morti in strada e in casa nostra, molti soldi in tasca e in cosca per Cosa Nostra. Tutti contenti, tutti collusi, tutti zitti e buoni — del tesoro di voti o contanti. Connivenza è convenienza, perché combattersi quando è molto più conveniente e intelligente compattarsi? Nessuna novità, a parte le forme sempre diverse che la Cosa Nuova oggi ha. Ma la logica della lotta alla lotta alla mafia è sempre la stessa. Solo il modo è sempre differente, sempre più simile al mondo che adesso comanda l’universo. Quello del tipo d’economia oggi imperante, impolitica ma in politica, tutta finanza impunita blandita e infiltrante: al di là del bene e del male, mezza sporca e mezza riciclata, al di sopra i tutti i governi e di tutte le leggi — tranne quella di mercato. Questo è il punto dolente, inquinante, squalificante; di non ritorno, se non economico, a qualunque prezzo e con qualunque mezzo, costi quello che coschi. E quando si parla di mafia è a questo che bisogna guardare — alla sua onnipervasiva mimeticità in ogni Paese — lasciando agli assolo di Soloni Tribuni e Tromboni che hanno visto solo i Soprano la polemica omertà vs onesta su chi non ha visto U Siccu e il marcio nel paese di Castelvetrano. La solita fuffa, credibile come una truffa, fresca e utile quanto la muffa. Homerty… Is such a lonely word… Il solito triste trito e tritolo ritornello, il solito pianto dello scroccodrillo, buono giusto per te opinionista-tuttologo-anche-antimafiologo a ufo e a uso del buon tempo pazzerello, che esce il latitante e per le tue lacrime ci vuole l’ombrello: che tiri acqua al tuo mulino e liquido al tuo Borsellino con una tirata sui martiri tirata sui coglioni peggio d’un martello. Non perché l’omertà non ci sia — se si dovessero arrestare tutti i fan i fiancheggiatori o i foraggiati o sforacchiati ignoratori dei boss presso la buona borghesia filo o a-mafiosa da Campobello alle campagne elettorali di Montecitorio o pittoresco-monumentali di Salisbury, ci sarebbe un drammatico problema di sovraffollamento delle carceri e di spopolamento dei Lions degli Harry’s Bar e dei Rotary —  ma proprio perché non si può scegliere quando vederla o dove sia. Santuari in Sicilia o cattedrali in Inghilterra: non c’è una terra di mafia, ma coll’economia di rapina globale ogni mafia ha per sé tutta la Terra. Quindi. Troppo facile, scontato menarlo e menarsela da scandalo col finanziere di paese o col vicino di casa — decisamente più difficile e salato, prendersela col finanziere di Putin o di Goldman o di Bin Salman che pure di Messina Denaro (guardacaso grande ammiratore dell’amico Vlady, come l’amico degli amici degli amici Silvio, l’innocente a puttane grazie a Ruby…) è vicino di cassa. Essì, perché c’è voluta la guerra all’Ucraina per fare un po' di guerra economica alla mafia internazionale e russa. Diversamente, il silenzio attorno alla gray-mafia degli affari più che dei sicari è d’oro, o di gas, di stock option a mazzi o di gigamazzette formato premium o premier plus. Mafia e Finanza: stesso mestiere, altro nome commerciale, stesso alto tasso d’interesse bancario e politico da mantenere su chi ha il potere legislativo e nominale per mantenere il proprio potere materiale, effettivo, criminal-legale. Dei Narcos o del Nasdaq, le mafie fanno la stessa professione, si rivolgono alle stesse persone, ingaggiano lotte e lobby uguali per influenzare e infiltrare ogni istituzione, ogni governo, ogni singola decisione o legislazione. 

Due esempi, uno distante e uno fin troppo recente, tanto per dire del sistema del fare e non dire poco decente ma pure troppo efficiente. Qualche giorno fa, una nave Msc crociere fermata e ispezionata per un sospetto rischio terroristico. Risultato? Non era un allarme bomba, semmai un’allarme bamba: 2 tonnellate e mezzo di cocaina a bordo, e non era manco la prima volta. Né sarà l’ultima. E che male c’è, fin quando nessuno ce lo vede mettendoci una pezza e magari una manetta, ad arrotondare un po' da narco-corrieri il traffico dei vacanzieri? Coca o Cosca Crociere, l’importante è che la nave sia partita — anche di droga. E a proposito di navigare, esempio numero due, da scempio del businessboss numero uno. Quando anni fa le fasi preliminari della Coppa America approdarono non in Italia, non in Sicilia, ma con tutto il mare di mari a disposizione proprio davanti a quello di Trapani (ma solo perché Castelvetrano il porto non ce l’ha…)  tutti  ma proprio tutti sapevano che tutto  ma proprio tutto faceva Capo gioco e caporalato a Messina Denaro. Cemento e infrastrutture, appaltatori qui e senatori D’Alì, manodopera e forniture. Nelle sue mani sporche di sangue tutti i guadagni e gli affari, però lavate e ripulite dal suo averci gli affari e il guadagno nel sangue. E dal suo saperne distribuire le briciole a chi ha molto da guadagnare e niente da perdere — ad esempio anche solo un briciolo di dignità, ritegno, libertà o verità. Tutti gli altri, tutti zitti e contenti, più che felici di chiudere in attivo e in vita anziché chiusi in una bara di cemento direttamente giù nella baia. Insomma. Solo per non fare casino colla geografia il copyright e gli sponsor quella Coppa America a Trapani non si chiamò Messina’s Cup o Accoppa America. Un piccolo riconoscimento per un grande uomo d’onore, d’affari, d’onori. Che per il resto ha e ha avuto ragione sociale su tutto. Lui sì che sa come gira il mondo, e soprattutto come fare a rigirarselo. Tutto è impresa e niente è un problema se sai come fare l’affare, se hai abbastanza piccioli da fare anziché solo spiccioli da far girare e per far girare dall’altra parte, nessuna impresa è davvero male o criminale. Se è tutto una mafia, solo la mafia non deve esserlo?! Ecchemminchia, questa è discriminazione! L’economia e gli affari si regolano come i gangster, eppoi i gangster non devono fare affari né regolarsela coll’economia? La verità è se copi troppo bene il mondo della mala e del male, poi non ti lamentare se il mondo non solo non ti distingue, ma ti preferisce l’originale. Tanto. Tutto è sempre fare soldi per avere più potere, per fare in modo di potere avere ancora più soldi; tutto sta sempre nel farsi ammettere a questo circolo vip, vizioso, redditizio anche se dispendioso e a rischio Rip. E i lorsignori dell’economia della droga o dell’economia drogata, ammessi modestamente lo nacquero. Quindi. Messina o Manhattan, Mazara del Vallo o di Wall Street, è sempre Denaro&Potere. A tutti i livelli, a ogni passaggio, e figuratevi se gente così ha bisogno d’un passaggio a livello Meloni e del suo trenino d’inutili idioti o di scemi da guerra dei dossier. Ce li vedete voi i vari boss delle torte di mercato della coca dell’euro o dell’ero, dell’oro bianco brown sugar o nero, a dire: Caspita, devo proprio farmi amico chi mi fa cacare sotto perché s’incarta e s’incasina su un Cospito! Mi serve proprio comprarmi supereroi tipo il Fascistello-Pipistrello Donzelli e il suo coinquilino inquisito e co-cretino nazirock DelMastro Lindo, per uscirmene pulito! Certo che no, però tutto aiuta, tutto fa brodo e brado prosperare della mafieconomia selvaggia: a cui tutti danno spago e non certo la caccia, una messa in piaga del paese che ogni scempista di turno al potere pettina o foraggia. E questo governo — che fa o poco e male, o direttamente troppo male — di sicuro non fa eccezione. Sconti di pena e incentivi di penna firmati al volo per il solito jet-set col turbo e col furbo, quelli sì. Tant’è vero che l’unica cosa giusta, l’abolizione del 110% che è un favore da 6 miliardi ai cantieri-lavanderie di mafie e furbetti del foratino al 150, è stato preso solo dopo le regionali: e solo per questioni finanziarie, non certo morali. Ma per il resto e del resto, nulla. Questo abbiamo perché questo ci siamo meritati, e forse perché questo siamo, anche se già a ‘sto giro di Lombardia e Lazio che hanno vinto non è chiaro chi e quanti se li siano votati: e chissà quanti in meno se avessero saputo del piano-casa di carta straccia di chi prima se li è intortati per il voto e il giorno dopo il voto se li è inculati per decreto… In ogni caso, abbiamo un governo in sintonia colla Nazione — come si deve dire adesso — e la sua simpatia per l’ipocrisia, la perculatura d’amici diretta o per omissione: comunque mai impossibile, anzi da noi sempre probabile e (presidente del)consigliabile. Puoi incazzarti, ma non puoi non immedesimarti in chi non appena gli conviene fa il contrario di quello che dice, con un governo che pratica il si fa ma non si dice perché — alla morale più stupida o all’elettore più idiota — non sta bene. Un governo che punta a reintrodurre e tutelare il buon nome e il buoncostume, finendo per salvaguardare e passare sotto silenzio il malaffare. Proprio quello che vuole e che ci vuole per un paese che sempre più — in pubblico e in privato — non lo salva nessuno: perché da sempre e anche più salva le apparenze per salvare anche meglio gli appetiti, gli accordi sottobanco e sottobombe, le più indicibili spettanze e le più incredibili appattanze. E quindi viva viva Giorgia, la ducia di carta, che secondo i suoi cantori e coglionatori altrui ha sgominato la mafia a mani nude e braccio teso: precisa precisa al prefetto di ferro, Cesare Mori: anche se, essendo Fratelli d’Italia il partito-record per inquisiti per ‘ndrangheta, più che altro è una perfetta prefetta di carta carbone con Mario, Mori, il ras del Ros re del doppio che nella partita Stato-Mafia meglio di Djokovic al Rolan Garros. Ma di nuovo. Questo ci tocca, perché al momento a Ggiorgia Nostra, non c’è chi politicamente la impensierisce o neppure la tocca. ‘Sto governo di tirare a campare a lungo e male non ha motivo di dubitare, d’esistere e resistere ha tutte le ragioni: perché non ha opposizione, ma solo una carica un fottio e una caricatura d’opposizioni. Una gamma per tutti i disgusti, dal comico al casinistico al cosmetico. A cominciare da Calamity Calenda che — dopo il flop albuminico e clamoroso colla Moratti in Lombardia, che forse ha meritoriamente fatto capire a Mrs Nequizia il non è aria e pussa via — non ha saputo fare di meglio di dire che l’elettorato ha sbagliato. Ora, a parte che tenere lontana dal Consiglio Regionale la Lady di Ferrovecchio Berlusconiano è il primo risultato utile di ‘sto Terzo Polo sempre più sotto squagliamento elettorale globale, è interessante e altamente democratico questo elitarismo che pare etilismo da ‘mbriacatura priapica di sé. Più sei piccolo, più te la senti grossa. Tant’è che quando perdi è il popolo bua che ti fa male ma poi in realtà si fa male da sé, che non ti capisce e si punisce stupido ignorante e cheap com’è… Sei talmente scarso che in Lombardia ti preferiscono Fontana l’accatastatore di bare d’accrocchi cognati e di bari, ma ovviamente la colpa è degli elettori! E insomma l’alternativa alla Meloni non solo non è molta, ma soprattutto non è alternativa. O i casi umani e penosi dei Renzenda che sognano il governo monocolore mentre realizzano il partito mono-elettore: oppure i casini disumani e vanitosi del Conte Ora ProgressiPopulista 5 Stelle che crede basti atteggiarsi e pavoneggiarsi per attrezzarsi a papparsi i voti di quanti — non volendo morire ex berlusconiani e postneomussomeloniani — secondo lui vogliono vivere e far campare alla grande la grandeur dell’avvocato-viveur sempre fresco di coiffeur dei furono-grillini. Oppure il Pd. Duro, durissimo, tremendo ma è così. La gran carcassa politica facile da incolpare che nessuno — per quanto abbia la bocca larga —  ha la stoffa tattica e la grancassa propagandistica per poterla spolpare. E, a proposito di pappare e pavoneggiarsi, è soprattutto grazie allo zero in condotta intelligente o almeno non idiota ed esistente del Partito Dementocratico che la regina Giorgia Magna bella tranquilla: scuola sanità diritti o legalità, quale o quanta che sia la carne al focus per questi è sempre zero carbonella, nessuna minaccia dai mostri d’inutilità e autodistrazione di villa Godzilla. Essì perché il latitante numero uno in Italia dopo Messina Denaro, non ha nessuna intenzione di palesarsi, né per lei né per nessun altro: non un fatto e neppure un fiato dall’opposizione, per non disturbare ma soprattutto per non disturbarsi, progetto emissioni zero. Anzi in perfetta continuità contemporaneità e co-inutilità da Letta a Bonaccini, dal New York Times alla Gazzetta dei Minchioni, dagli ex ai futuri e fottituri segretari è tutto un complimentarsi da perfettini galanti a cretini giganti. La Meloni tace e acconsente mentre fra una baby-gang e una maxi gaffe al e dal governo imperversano amici parenti e cognati di vomito, scappati di Casa Pound, pestatori di studenti e ammiratori della Decima Mas? Complimenti a Giorgia, anche ai suoi bracci destri nervosi e tesi, qua la la longa manus! Alla fine l’aborto è sconsigliabile ma ancora legale, l’antifascismo forse pure, La Russa non si è autoproclamato Imperatore d’Etiopia Abissinia e Anti-Ricchionia, di fatto abbiamo più o meno un Draghi all’economia anziché certi draghi dell’autarchia fantastica all’anti-economia reale… Meglio peggio di così! 

Due paroline due però, anche davanti a un bilancio tanto lunsighiero tutto in rosso eppure stranamente tendente al nero, le si potevano pure dire. Finanche Mattarella — appena ha potuto, perché con questi Valditara mentali che  sgovernano e si governano a malapena ha proprio dovuto — ha fatto presente a questo esecutivo balneare coi balneari e fascista coi fascisti che ci sono paletti: agli ombrelloni alle palette con relativi rackettoni, e persino ai raid davanti alle scuole di gridazecche fichetti e piscialletto che giocano ai mininazistoni. Normale, che il Presidente della Repubblica faccia presidenza docenza e supplenza alla Scuola Normale d’opposizione? No, ma al Preside(nte) che firma i decreti si può far firmare anche una giustificazione per motivi di famiglia — disastrata: signor preside della Repubblica, abbiamo avuto da fare, casini a casa, da decidere se tenerci persino Casini per casa! Dai cazzo. Ci sono cose più importanti, urgenti, cioè urgentemente irrilevanti. Ragazzi non c’è tempo per le cose serie adesso, c’è la situation dramedy delle primarie seguite da congresso! A chi interessa che si fa dell’Italia, se c’è da finire di disfare il partito facendo eppoi sfinendo un altro segretario?! Oltretutto, nel meraviglioso mondo all’incontrario del Pd, questo Carnevale delle liti e dei veti viene sempre dopo, e non prima, la solita Quaresima di voti: e sempre nel modo più pilotato e paludato possibile, solo conteggi a salve e pestaggi a sangue finto, così da tenere lontana ogni possibilità o tentazione d’arrivare a una Pasqua se non di resurrezione o di rivoluzione, almeno da minimo assembleare di chiarezza coraggio e risoluzione. Ma anche le primarie, per questo Pd da eterna Quaresima che finisce in perenne Carnevale, oramai sono solo uno scherzo finito male. E quindi presto col mattedì grasso, falso, da festino intestino e crasso. E se nelle sezioni non c’è più la folla, in compenso fra le fazioni monta già la follia delle grande occasioni — mancate, sprecate, sputate a grande ostensioni. Di belle paroline al vento, utili autentiche e vicine alla realtà quanto belle parioline da cocktail-democratic-party che vanno al voto come a un evento. Del resto, si sa: bisogna saper essere vicini alla gente, senza mettere in mezzo troppi filtri e troppa gente, e infatti per capire quale filtro instagram mettere bisogna sentire il mio agente… Fondamentali i contenuti, ma quelli del canale youtube o telegram per fare tutti felici e content anche se cornuti. Nella società dell’immagine e dell’immaginetta, tutti divi e devoti al Santo e Divo Giulietto Andreotti. Tutti a provare il colpo del Gobbo, facendo cena muta e politica cieca con commensali scomodi: ma che portano il dessert di potentati docili, editoriali dolci, carriere da poltronati facili e comodi. L’importante è apparire uno onesto, fin troppo retto e corretto, di sostanza, e di tutto il resto me ne foto… E infatti. Bonaccini se la fa con Bottura, Schlein con Muccino, ed è subito locura del nome-immagine per la candidatura: tutto è scegliere i testimonial di marca, scannarsi apparentemente sul nulla e appartatamente sull’ultima poltrona in segreteria che guai chi la molla o si smarca, e su tutto il resto tenere una linea vaga (erre)moscia e loffia: figurarsi chi ha tempo o voglia per cazzate tipo vittime carnefici e loro mandanti/complici di mafia! Oddio, a fare proprio i pallosi storici e fosforici magari nel Piddì — che nelle sue origini ha due (pe)santi martiri della politica come Pio La Torre e Piersanti Mattarella: cioè il meglio del Pci in Italia, e il meno peggio della Dc in Sicilia — qualcuno con un minimo di memoria storica e coscienza etica sì; e invece non si sa come un partito con degli eroi nell’album di famiglia, si comporta come ogni  altro partito che ha troppi errori di Famiglie nell’album. Non si sa come, ma il perché e il coma, purtroppo sì. La legalità non tira, molti nemici e pochi elettori, troppa fatica e bocconi amari; mentre l’a-legalità attira: amici, sostenitori, scrittori attori e sottoscrittori per Bonaccini e — a scendere, a trascendere e a prescindere — per tutti i possibili segretari: ecco perché al riguardo il povero patito democratico segna un encefalorganigramma piatto d’argento, per metterci dentro tutti i bocconi di prima scelta secondo mandato o meno avari. Una questione tattica, gastrica, di raffinatissima gastreconomia politica. Quando si mangia, non si parla: specie di mafia, che sennò il mangiare si fredda i compagni si gelano e lo stato comatoso maggiore si sfrangia. Certo, mai quanto i ceffi di Fratelli di Taglia e Lega Nordio colla loro teppa tirapugni e ammolladossier, ma sul tema mafie più di qualche ombra — e spesso qualche oltraggioso incesto dell’ombrello a riparare omertà e complicità — c’è. Un conto però è avere scheletri negli armadi, un conto è avere una posizione affine e persino a pecora rispetto a quelli che non hanno più armadi per tutti i loro scheletri. Misfatto sta, che il Pd sull’argomento non ha nessuna politica, a parte quella del bavaglio o quantomeno del bavaglino, diciamo un interesse all’osso: nessuna meraviglia se il partito tace e s’attovaglia, perché giustamente interessa molto di più l’abbuffata di ciccia fuffuta delle primarie con congresso. E quindi domenica avanti colla Carnevaccata, tutti sui carri allegorici e sugli allegri carrelli gastronomici, per un altro lunedì delle ceneri delle primarie come strumento di rinnovamento della società anziché delle tessere... A essere giusti, tutti i candidati sono indifferentemente e candidamente indifferenti alla questione; ma, giusto per scoraggiarci un altro po' e perché non siamo mai abbastanza tristi, vogliamo concentrarci sul probabile vincitore. Un Salvini più di sinistra, un Renzi meno di destra, uno colla testa lucida non solo per la pettinatura che da emiliano ha un’idea più bonaria e più gnocca ma meno fritta per la malasinistra? Difficile illudersi, vista la facilità con cui la centralità di certi temi riesce lo stesso a eludersi. Bonaccini da segretario del Pd non sappiamo ancora bene cosa farà, ma sappiamo benissimo quello che da presidente dell’Emilia Romagna non ha fatto né tuttora fa: leggersi le carte dei processi per mafia a politici e imprenditori, la lista di condannati eccellenti e purtroppo mai eccedenti fra coop rosse e colletti bianchi nell’inchiesta Aemilia, anche solo mezza pagina dei libri mastri delle ‘ndrine nei cantieri o dei libri di Gratteri. Essere consapevoli d’essere vittime ma anche complici e quindi colpevoli, della mancata e quindi già perduta guerra di liberazione del Nord dalle mafie? Ma quando mai. Siamo tutti sani emiliani e nipoti di partigiani, qui! Un problema le infiltrazioni mafiose in Emilia? Per niente! E non per niente il problema sono le residue infiltrazioni d’Emilia nelle mafie… Ma perfortuna, con ancora un po' di tempo buona volontà e ottima omertà, il problema si sta risolvendo. La pianura padana&piadina a tratti sembra una cover più simpatica della piana reggina, ma Stefanone nostro se la gira con Gioia — Tauro; tutto contento, ignaro, ignavo: felice di fare lo scemo che non va in guerra colla mafia, in un labirinto d’amici ex compagni e favori agli amici degli amici, con cui fare lo gnorri e comunque mai eppoi mai sgarri, anche a costo di fare la leggendaria figura di mmerda del Minchiotauro. Il segreto per campare a lungo? Girare largo. Girarsi i pollici, girarsi i vari circoli politici, eppoi se vedi qualcosa che non ti piace né ti conviene — o che magari ti dispiace, ma ti conviene — non solo girarsi dall’altra parte: ma fare il possibile per girarla a favore della tua parte, economica politica o tragicomica. Risultato? Eccovela qui, la Calabremilia Romagna Grecia. Un terra strana, confusa, mista quanto mesta, non del tutto collusa ma di certo non più sana: insomma, una buona prefigurazione della segreteria e della pseudosinistreria Bonacciniana. Del resto preannunciata anche dalle scelte che nella sua corsa a segretario sono già fatte, indicative, sfatte. Comizione e pienone a Caserta, il futuro segretario in piedi su una sedia come Berlinguer: ma solo perché ha dato una poltrona su due piedi al figlio di De Luca, don Vicienzo O’ Lider Bello che pare ‘Nu Gangster, altrimenti quella cazzo di riunione a Bonaccini gli andava buca e deserta. Quindi, in un partito pieno di correnti anche se con porte e finestre sbarrate al rinnovamento, la Bibbia per vincere è ancora il Vangelo secondo i De Luca padreterni delle truppe e delle trippe da tesseramento. Tutto molto bello e molto bullo, no? Tutte le chance e il gioco in mano al vecchio clan dei clientelisti campano, solo ciance e prendersi gioco di un giovane meridionalista onesto e appassionato come Peppe Provenzano. L’unico che, nella più perfetta desolazione ai confini della derisione, sullo stato attuale della lotta fra le mafie moderne e uno Stato sempre più attardato e inattuale ha provato a dire qualcosa fuori dalle banalità, dai denti e dai trionfalismi felici precoci e perdenti. Qualcosa che è caduto nel vuoto, nel silenzio, nel casino assordante e assoldante del prossimo voto. Denaro e potere? La cifra del PD sul tema è anche la sua sigla di chiusura della questione, senza un dubbio o anche solo mezza idea: Potere e Denaro. Questo conta, questo comanda, inutile cercare risposte etiche ma più che altro isteriche e antistoriche che oltretutto il paese reale e paralegale neppure domanda. Così, in un sol colpo — di spugna, di lupara, al cuore della propria ragione d’esistere liquidata come un’inutile lagna — si seppelliscono insieme questione meridionale e questione morale. Lasciando sul tappeto e sul gozzo un solo quesitone molare: c’è qualcosa che esca di bocca che non sia per fare spazio a qualcosa da addentare? Aria fritta, dibattiti su acqua passata liscia o frizzante, eccolo il piatto di portata politico-culturale nulla d’un partito talmente abituato e abbuffato al tavolo del potere da essere arrivato alla frutta. Ha scritto Michele Serra che la lotta alla mafia è una lotta politica, ma anche una lotta di liberazione. E infatti questa non-sinistra omertosa e ornamentale che vuole capitalizzare anziché cambiare quello che c’è, questa sinistra che infatti da tempo non c’è, ha iniziato una muta e segreta lotta di liberazione — da ogni senso e speranza, dalla vera politica, anche da sé.

In questa notte buia, senza luna, s’è fatto talmente nero e tardi che ci toccano e consolano i chiari di Lunardi: sì l’ex ministro di Berlusconi e della Mafia-vita è bella, quello che al tempo è sembrato un complice e un idiota e oggi pare un professore e un profeta, quello che colla mafia bisogna convivere. Al tempo aveva fatto scandalo, oggi fa scuola, domani farà e sarà semplicemente cronaca e verbale di condominio. Perché a noi italiani, l’Italia la mafia gentilmente ce l’affitta: ci sfrutta, ci chiede collaborazione e silenzio, altrimenti ci sfratta. Però coraggio, poveri italiani fessi indefessi e onesti, non è tutto o del tutto un disastro — come coinquilini potevano toccarvi Donzelli e Delmastro. Buona notte, buona malavita a tutti, e buona fortuna. 

AGGIORNAMENTO: Elly Schlein ha vinto le primarie del Pd, staremo a vedere se la sconfitta di DeLuca-Bonaccini non sarà solo l'ennesima vittoria cammellata di Franceschini e frange di filo o criptogrillini. Che dire? (Di)Sperando possa essere un segretario di nome e di fatto anziché solo una segretaria della nomenklatura de facto, auguriamo a Schlein di saper rifare il Pd meglio di come noi del Papaluto sappiamo fare i pronostici...             

             




      


sabato 31 dicembre 2022

2023: MENO IBAN, PIU' IRAN


2023: la Cina non ci vaccina, il governo NoVax&SìDux tiene alta la Fiamma mentre getta la maschera e anche la mascherina, l’opposizione rincula non agisce e rincresce: ma nel complesso l’Italia gradisce anche se regredisce, e via via s’impoverisce s’incanaglisce e/o s’incasina. Vacche magre, grasse risate, ignoranze sostanze e arroganze delle solite mafie coschette e consorterie ingrassate. Danno nuovo, malavita vecchia. Più o meno questo penserà, senza poterlo dire, il presidente Mattarella nel discorso di stasera; il commissario Gordon che non vede l’ora di richiamare il suo Batman, l’uomo Pil-pistrello, l’uomo Dragons che è anche commissario ai conti Goldman Sachs: questo sembrerà, senza (non per molto…) ancora poterlo fare, mentre dal Colle più alto si guarderà ‘sta Roma Gotham City eterna, che oggi dalla brace è ripassata in padella alla sputtanesca, alla meloniana, cioè alla nuova vecchia maniera sfasciodemocristiana. Ma, al lordo delle nebbie fitte da Buscopan, bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno e il pitale mezzo vuoto: non siamo ancora all’olio di ricino, e quindi neppure all’orlo di questo risiko. Arriveranno altre purghe da gogna, altre puzze di fogna, altre cacate da paura da rogna e da vergogna. Basta aspettare, basta aspettarsi il peggio e per il momento tenersi buono il buono di questo governo, che tiene pronto per più avanti il suo meglio peggio. Intanto, per esempio e contro ogni pronostico, il Natale è passato e così il primo Manovrone dilatorio diversivo ma almeno non ancora presidenzial-eversivo in parlamento. Mica poco, per una scompagine di sgoverno che ignora l’abbicì e l’abaco, basata sul niente più che sul poco. Solo che al Natale siamo sopravvissuti, alla Manovra vedremo se quando e soprattutto quanto: ancora più sotto i più poveri, e più su ancora i poveri ricchi da sempre maltrattati e malvessati da cleptomarxisti malvestiti e malvissuti. Però se dio patria e famiglia vogliono i tempi della lotta di classe economy alla classe business, sono finiti. E questa finanziaria è già un bel segnale — di fumo negli occhi, per chi ancora crede che solo perché una viene dalla destra fasciostracciona e daa Garbatella e va al governo senza padrini e quattrini, poi possa davvero essere anche solo Sgarbatella le solite oligarchie di scrocconi e straricchi. Ma c’è tempo, calma, avremo maltempo e malomodo di dire che la misura è colma tipo latrina. Per ora fra un Merry X Mes e un felice Natale della X Mas, fra qualche scintilla coll’Europa e una bella Fiammata Tricolore in Italia, fra una toccata di palla benaugurante e una di pialla su quelle di Natale e famiglia non abbiente, la corsa è finita: evitando l’esercizio provvisorio esercitandosi con quache rito propiziatorio e talmente pro-evasore da essere provocatorio, la prima Finanziaria della Meloni è arrivata prima che s’iniziasse a dire che la Meloni manco è partita che è già arrivata, sfatta, finita. Anche se la sua Finanziaria è arrivata malfatta, incompleta, sfinente deludente e sfinita. Colla sensazione, anche per i suoi escrementizi estimatori, che Giorgia stia raschiando già il fondo e rischiando il Fondo salvastati d’ansia, di Bruxelles e di pressione, di delusione crisi e depressione. E crisi no, depressione nemmeno, ma un po' di delusione persino per qualcuno di voi, di quelli che per non tagliarsi anche le vene e l’ottimismo — oltre al reddito e al resto in Finanziaria — taglia corto e dice speriamo che questo governo faccia qualcosa di buono anche per noi. Ad esempio.   


Magari non con doni per tutti, ma da Giorgia donna moglie e mamma Natala non vi aspettavate nemmeno condoni per tutti i soliti evasori e furbetti? Va bene riformare il reddito di cittadinanza, molto meno riformare le file all’Agenzia delle Entrate d’Emergenza di bilionari biscazzieri e Briatori che come sempre fottono sfruttano eppoi pure sfottono la Repubblica Bananitaliana che gli offre l’arresa dei conti e la rendita di cittadinanza? Ok, il nuovissimo vecchio codice degli appalti sarà pure un volano per l’economia, però è stato facoltativo e voluttuario anziché obbligatorio scriverlo come un codice morse tua mafia mia mentre tutt’intorno volano più che mai i ricoveri urgenti in galera per mazzettofilia? Sì in Parlamento ci sono tante distrazioni e nella Finanziaria tanti numeri, ma possibile che con tutti gli autobonus per tablet e smartphone a spese dei diciottenni figli di nessuno non ci fosse una calcolatrice per evitare il numero di approvare per sbaglio un emendamento-emerito smerdamento da mezzo miliardo di euro? Cari amici Papalutisti surrealisti e ipercritici, è la solita questione di prospettive troppo lunghe e aspettative troppo alte: qui si tratta di alzare in fretta qualche lira, oppure di dover alzare in frotta i tacchi già a primavera… Se dal governo più scarso della Storia vi aspettavate un approccio meno scrauso alla storia del governo, della legge di bilancio o delle legge di Murphy per cui se una cosa può andare male non solo ci andrà ma ci andrà andando in maggioranza con Meloni e bene alla maggioranza degl’italiani, beh, siete fuori strada. Andate fuori, invece, in strada, dove da domani in città si potranno ammazzare i cinghiali e mangiarli — alla faccia di chi dice che Gggiorgia affama i cittadini, ecco a voi l’umido di cittadinanza, perchè magari si stringe la cinghia ma cazzo guai a dire che colla Maldestra Sociale si stringe sul cinghiale… La verità è che, a parole o a pallettoni, ci ritroviamo tutti stesi bocconi — amari. La Fratelli o Fardelli d’Italia, Mameli o Meloni, il ritornello italiano è sempre quello di Flaiano: la situazione è grave, pesante, ma non è seria. Ora più che mai, oggi più di ieri e meno di domani, siamo in mano e in Manovra di Natale a gente che per mangiarsi il panettone dalla flat tax ai penionati minorenni ai fuck vax deve rimangiarsi tutte le promesse elettorali con cui a settembre aveva fatto il pienone coi candidati senza qualifiche e canditi. Persone improvvisate e personale scadente che se sa cosa vuole fare non sa come, e se per caso sa come poi non sa il perché, tranne perché il nostro è un governo votato dalla ggente per la gggente. Tutto come sempre, come al solito, solo sempre un po' peggio. No, col governo Meloni — a parte il governo Meloni — il problema è un altro. E’ che, impegnata a fare la Befana Postfascista e l’Ex Ariana che piange in sinagoga e in coccodrillo per Nonno Benito Anche Bonificatore Buono Ma Un Pochino Birbantello E Razzista, Ggiorgia non parta avanti le cose importanti. Importantissime, per noi che siano suoi grandi fan fin da quando era una piccola Fuan, un’azzione ggiovane ggiorgia e universitaria che si batteva per i valori d’una Patria Fieramente ItaloFlaiana, grave ma non seria: il Presepe. Sì sì, magari voi senza dio patria e famiglia con bambini gesù a carico ve la siete persa come vi siete persi i valori e le tradizioni, ma noi no. Tutti gli anni, prima che le cadesse ‘sta botta di culo sulla testa della Presidenza del Consiglio, lei presiedeva il Gran Consiglio di Presepanza. Prima di regalarci ‘sto Natale da Quaresima, lei già dai primi di dicembre ci faceva montare un’Ansa e un’Ansia da attesa che manco per la tredicesima: una scuola non faceva il presepe, qualche prete progressista o qualche bidello cripto-islamista non faceva abbastanza Ariano il bambinello o lo faceva fuori dal vaso cioè fuori dagli standard di San Gregorio Armeno o di Casa Cupiello? E lei, siccome o’ presepe ci piace e ci fa atmosfera quasi come il duce, subito ci faceva un caso un lancio d’agenzia e la poesia di Natale Patrio e Tradizionalista sullo sgabello. Uno scandalo, uno schifo, se tutti fanno l’albero del vandalo nordico importato da casa d’anticristo per la casetta di Gesù chi fa il tifo? Bei tempi, quanta nostalgia, che Meloninconia! Bastava prendere posizione, per prendersi un sacco di voti e tutta l’opposizione. Non che Giorgia sia cambiata, eh, è solo che purtroppo — purtroppo per l’Italia — adesso è Presidente e impegnata. Certo anche da Palazzo Chigi Giorgia ci prova a farci vivere il Natale di una volta, pieno di vecchie tradizioni e nuovi poveri, di disgraziati al freddo e al gelo e ricchi pregiudicati graziati mai al fresco ma collo champagne in ghiaccio e il flutes del maltolto al cielo; niente più Pos Spid e ricetta elettronica e vieni avanti chinino grammofono e ceralacca, che fanno atmosfera e magica notte dei tempi delle caverne più che della Grotta, ma senza di lei chi controlla che il bue sia davvero un bue anziché una vacca? E se lei è occupata a occupare il Palazzo e tutti i posti di potere, chi lo sa se è davvero abruzzese o molisano anziché senegalese o maliano il pastore? Chi le tutela ‘ste figure tipiche della memoria e dell’Italia, ora che tu sei in giro a fare memorabili figure di merda per l’Europa? Ma noi, Giorgia! A noi, l’Italietta  Allora i veri arcinemici che ci stanno a fare? La facciamo noi la guardia al Presepe: consideraci i Balilla del bottaio dell’arrotino e della pecorella! Fare la guardia, Noi del Papaluto siamo qua, a mettere insieme i pezzi del presepe dell’Italia e degl’Italiani coi tuoi pezzi d’italioti improvvisati e quaquaraqqua.


Ovviamente un presepe della madonna delle lacrime e sangue così, non può che avere una Maria Giorgia che partorisce più con dolo che con dolore ‘sta finanziaria di Natale al contrario: tutta tagli per chi adesso ha già e dagli addosso a chi non ha ora né mai avrà. Accanto a lei, padre sputtanativo della Patria e presidente del Senato della Repubblica per lui Puttana nata il 25 Aprile, Giuseppe Ignazio Benito La Russa, quello che anziché coll’Abete il Natale Tradizionale lo festeggia col Pino Rauti, l’uomo della liberazione del poter dire sono il vicecapo di uno Stato Antifascista per costituzione ma che palle e che vergogna ‘sta Liberazione. Uno così, che la cosa più acuta che ha è il pizzo, il falegname che nel nostro presepe non ha una sega di meglio da fare che giocare coi soldatini a termine, un microcefalo che per maxinoia propone la mini-naja. Saremmo già messi bene così, ma c’è ancora da aggiungere e raggiungere l’apice della splendida cornice: dove andiamo senza il boia e l’asinello, senza mettere in posa e in prosa i due che nel governo sono i più messi così così. L’asinello ovviamente è Matteo nostro, l’ex pasta di Capitano col posto da ministro alle Infrastorture combinato così male che non lo vogliamo sminuire — macché asinello, lui è proprio un bell’asinone, uno che da quando non ha più la Bestia sui social e nei puttanata-tour in giro per l’Italia è rimasto solo uno strano animale senza basto né soma, e prossimamente solo bastone e somatizzazione: infatti Zaia e gli altri amici nella Lega si stanno organizzando per togliergli il peso di segretario politico, e mettergli sullo stomaco quello del reflusso gastrico del reuccio fatto mini-ministro ma fatto fuori e fesso perché l’unica infrastruttura che ha realizzato è la strada che ha portato il partito sul lastrico. Una prece, vogliamo ricordarlo così, che molesta gente al citofono o su instagram mentre colla tazza del cappuccino che sembra del water spara religiose cacate da bisogno della croce. Ma per una Lega Nord che va, una Lega Nordio arriva: eccolo il buon partito preso per seppellire ogni altra possibile Tangentopoli in Italia, proprio nel momento in cui tutta Europa è una grande Italia presa con una Mani Pulite nel sacco. Mentre tutto il mondo guarda allo scandalo che monta da Doha, grazie a lui in Italia si vede di smontare poteri d’indagine antimafia e corruzione dalle procure alla Dia.  Praticamente un genio del tempismo in politica e del teppismo contro la magistratura, o almeno quella che ancora si azzarda a non obbedire alle mazzate e alle mazzette della o come la politica; il candidato e ministro al bacio, un Meloniano Legge e Ordine: solo un ordine piduista, berlusconiano, kissmeliciogelliano. Una magistratura in mano alla politica, a sua volta in manodopera in mafia e in massoneria con inquisiti e incappucciati, il tutto mano mano in culo alla democrazia alla giustizia all’uguagliuanza e a tutti gli altri principi oramai affondanti della Repubblica. Bello no? Più bello ancora è che lo chiamano Piano di Rinascita Democratica. Una vecchia idea che non muore, un po' come Nordio il pm fallito dell’inchiesta Coop Rosse col suo livore. Un progettino abusivo dal cuore antico ed eversivo che per andare finalmente a dama senza rischio della madama ha bisogno di un anti-Erode che ufficialmente vuole evitare la strage degl’innocenti, ma che in realtà è un anti-eroe al servizio deviato dei potenti che da Capaci in poi vogliono sempre la strage degl’inquirenti. E per questo Carletto è il Backstreet Boia perfetto, l’ammazza-inchieste troppo ben fatte e non richieste, il ragazzo del vicolo cieco per tutte le indagini e le intercettazioni troppo osé, un revival degli anni 90 di magistrato fallito che siccome non è riuscito a estirpare la corruzione, vuole estirpare direttamente chi invece ancora ci prova, non si è venduto, o peggio ancora ci è riuscito. Un presepe preclaro e stupendo che ci viene il vomito già così, ma come fai a non metterci anche l’Osceno del Paese? Ma perfortuna Giorgia ce l’ha proprio in casa. Trattasi di tal Francesco Lollobrigida, alias il cognato di vomito, uno che non è parente di Gina l’attrica, ma di Giorgia la sua benefattrice: il Fratello d’Italia e ministro dell’Agricoltura che non ha conoscenza diretta del campo solo perché ha sposato la meglio sorella d’Italia, quella della Meloni. Non contento, anziché starsene bello tranquillo a casa del fascio o in giro per monumenti a gerarchi e altre belle personalità e personcine di quando c’era Lui generalmente inaugurati proprio da lui, trova anche il tempo di parlare di tutto e con tutti: ma sempre senza dire niente. E solo quando va bene, perché poi ogni tanto Pappa e Ciccio con Giorgia si sforza e ti sforna pezzi di scienza di ricino che manco colla Duce Euchessina. Ad esempio, io governo ti taglio il reddito di cittadinanza a otto mesi, e per non perderlo devi accettare anche un lavoro da ottocento euro con pagarti vitto e alloggio a ottocento chilometri dalla tua famiglia? Giusto, e se non lo capite, ve lo spiega il Lollo di Pane Amore ed Economia: Bisogna accettare la prima offerta congrua, perché il lavoro si trova in tutta Italia: anche se uno come me l’ha potuto trovare solo in Fratelli d’Italia… 


Potremmo andare avanti, la lista della spesa di qualche parola stupida e impietosa sarebbe troppo lunga. Con questi figuri del presepe le chicche stanno a mille, ma le chiacchiere a zero e la Meloni al trenta. Quindi hanno ragione loro, ma una ragione — oltre a farcela — dobbiamo cercarcela anche noi. E per trovarla basta buttare un’occhiata all’altra parte di sto presepe da buttare e da buttarsi una coltellata: perché l’Impiastro del Ciel di Giorgia&Giorgetti non dovrebbe essere alle stelle come gradimento, se l’alternativa sulla scena sono i Re Maghi dell’Opposizione sempre più da depressione e/o a detrimento? Prendete per esempio i Renzenda, la coppia del partito influencer che esiste solo sotto inciucio e su twitter, che in due mesi sono corsi a votare colla Meloni più volte d’un prostatico al cesso e più veloci d’una sveltina su tinder. Ora, va bene averci in squadra un socio come Renzi sempre bello mobile perché deve muoversi più veloce della procura e della squadra mobile, ma tu Calenda nel colpo della botta ai magistrati sei diventato complice della banda Meloni-Nordio-Berlusconi così rapidamente che sto Terzo Polo più che altro pare un Terzo Palo. Evvabbé direte voi, parliamo sempre del solito centrismo moderato ma solo fin quando non si parla di poltrone imbottite di cachet e di porcate; ma la cosa non cambia molto se ci buttiamo più o meno a sinistra: sul socialismo egocentrista del sindacalismo socialisticamente modificato. Una terra dei campi ma di nessuno presidiata da gente con titoli di studio televisivo, malati di giustizia sociale immaginari, socialisti nel senso di facebook instagram e cazzatismi vari. Quelli che la lista di candidati e l’agenda se la fanno scrivere da Zoro a Propaganda, che non idee di sorta o candidati colla stoffa, s’inventa s’affida e s’avventa su idoli di stoppa, di quelli che la prima difficoltà li stoppa e la prima offerta di badile&champagne li stappa. Parliamo ovviamente del Soumahoro che non luccica, l’uomo nero per i caporali, che scava scava si svela un uomo a nero, un caporale per i suoi compagni e un eroe dei suoi stivali: che poi non sono neanche i suoi, ma di uno dei suoi compagni a cui ha praticato con successo la manovra del fotticompagno così diffusa nello Stivale. Eppoi dice che sti stranieri non si integrano! Un eroe bipartisan, un sindacalista a strozzo, uno che dà ragione alla sinistra sugl’immigrati che vengono qui per lavorare onestamente: ma anche alla destra su quest’immigrati che se si tratta di vivere per non lavorare, onestamente, sono così bravi che vengono prima degl’italiani. Il tipico eroe italiano che tiene alla famiglia, che si fa il mazzo e una posizione, ma che poi siccome tiene famiglia si fa pure il Porsche e un mazzettone così pure colla scusa che sta facendo l’opposizione. Magari facendosi scudo degli stivali di gomma, mentre la suocera si fa gli scudi colla cooperativa e la mogliera si fa gli stivali di gucci col guarda-ruba di gamma. E insomma, o Carletto o Aboubakar, questa è l’alternativa per la sinistra pochissimo alternativa e tutta campagne o caviar. Pariolini veri e paladini tarocchi, se guardi a cenciosinistra uno straccio di qualcuno decente non lo becchi. Ma si cono interessanti prospettive per il futuro, specie guardando al dibattito interno al Pd per ricostruirlo daccapo, cioè rifare un altro capo con ricicciati riciclati ed ex rinnegati eppoi ridurlo a zero. Nel derby emiliano fra Bonaccini e Schlein — grigio governismo centrista vs elitarismo velleitario e irrilevantista — si parla solo di Conte e di correnti, non una parola che non sia di circostanza o da circo della supercazzola da perculanza su Panzeri, Cozzolino conti e corrotti correnti. Berlinguer e la questione morale non ci sono più, quello che conta è la corrente giusta per vincere tenendo molto alle poltrone e alla questione morale su. Ma Stefano ed Elly lo fanno per noi, si battono ma senza usare argomenti che c’intristiscono e ci abbattono. 


E quindi, vista la situazione, la domanda non è perché nonostante le porcate poco furbe e le furbate molto sporche la Meloni continua a crescere oltre il 30% e passa: vista la sua presunta opposizione, ci sarebbe da chiedersi come mai il suo consenso non passa il 60… La verità? Poche idee ma confuse, molte parole ma colluse. La ricetta è sempre quella — semplicistica molto più che semplice, molto a effetto ma zero efficace, venduta come una terapia medica quando invece è una ricetta di bassa cucina ad alto tasso di gastroneria merdona e mendace. Da Berlusconi in poi, o da Berlusconi peggio che mai, la destra in Italia ha sempre cavalcato il peggio dell’Italia col mal di pancia: ed è sempre stata portata in groppa e in palmo di mano dagl’italiani col mal di pancia vuota, anche se ha sempre portato in Palma de Maiorca gl’italiani col mal di pancia troppo piena. Votata dai poveri che si prendono il lusso di votare da ricchi. E questo anche a causa della povertà (solo politica e spirituale, eh…) di chi dovrebbe rappresentarli, ma si è votato alla ricchezza e ai ricchi: e stranamente finisce per non essere votato più da nessuno. La sinistra all’angolo che fa la destra per stare al governo e al trogolo, fa solo più destra e il governo più a destra del secolo. Perché, alla faccia dei voltafaccia che dicono che non ci sono più così può fare governi ambimaldestri con entrambe, destra e sinistra esistono eccome. O meglio, la destra esiste ed esisterà sempre: perché si limita ad amministrare l’esistente, a mettere pezze cool al culo e a colore, a promettere di cambiare tutto senza poi cambiare niente; la sinistra, invece, se almeno non prova a cambiare tutto non esiste per niente. E infatti — alla feccia dello pseudogiornalismo porno hard di destra che dei sacchi di soldi degli altri scandalifica e si scandalizza mentre dei propri sacchi di merda si compiace e ci sguazza — di sinistra oggi in Italia e in Europa non c’è proprio nessuna traccia — e non solo bancaria. Nessuno snobismo o autoesaltazione, solo una pura constatazione. La sinistra nasce per rompere i coglioni e gli schemi, altrimenti muore: la destra nasce e muore per mantenerli a costo di corromperli, fin quando tu elettore coglione non ti rompi e li sgami. Del resto. Con tutto il dispetto per chi adesso è convinto di farti la lezione perché si è vinto un’elezione, un conto è avere come padri fondatori Gramsci e Berlinguer, un conto è averci padrini frodatori tipo Almirante il razzifascista da camerati con vista sulle Foibe e svista sulle loro fole e foie oppure Silvione che promette e mantiene pullman e pilovan di troie. 


Detto e maledetto questo, in Italia e in Europa rimane uno stato depressivo dell’arte presepista, pre-comatosa e prettamente populiberista. Una destra al massimo a-fascista escrementizia eppure esondante, una non sinistra afasica ed affarista oppure elitaria segocentrica ed evanescente: il tutto nel quadro d’una democrazia liberale e senescente, venduta al libero ipermercato delle vacche dei cammelli e delle mezze tacche, ma pagate a prezzo pieno e con un pieno di stecche. Tutta contenta e tutta contante sul fatto che c’è sempre qualcuno che se la vuole comprare, che c’è chi spende ogni qual volta lei si svende. E in effetti grazie al Qatargate sappiamo che ‘sto presepe morente piace parecchio in casa reale Cupiello, agli emirati dei diritti e dei voti barattati col cash, del bishtcoin con cui — da Messi al Mes, dal pallone a tutto il gioco della democrazia a pallino — su tutto il complesso della civiltà e delle libertà occidentali puoi mettere il cappello il turbante e pure la mantella di cammello. Bello sapere in giro per il mondo dei tiranni, c’è chi considera un affare accattarsi sto vecchio affare della democrazia di cui non sappiamo che fare da anni. Magra no, visto quanto la pagano, ma ben agra consolazione sì. La tomba dell’Occidente democratico non sarà una fossa comune, ma un bel mausoleo full-optional nell Medio Oriente anti-democratico. Buonanotte e buona fortuna come al solito? Di solito sì amici Papalutisti, se avete l’abitudine perversa di leggerci sapete che l’ottimismo imperversa, e che il pezzo finirebbe così: ma è Papa-Natale, non si soffre più di pessimismo comico anche qui. Anche solo per spirito per niente santo di contraddizione coll’Italia dell’ipocrisia dell’antropofagia e della tradizione, per una volta vorremmo essere seri ma non gravi. E dirvi senza ridere che noi crediamo. Chiaramente non a bambinelli che nascono in culla, né all’Occidente che crede solo alla mangiatoia in ginocchio e in contanti dal tombamico del Medio Oriente che alla fine l’intomba ma prima se l’inculla: ma a quei quasi bambini che muoiono per davvero e per la libertà d’un popolo in catene e una liberazione in fasce. Le ragazze e i ragazzi di Teheran che finiscono incarcerati, torturati, stuprati e impiccati perché vogliono tagliarsi i capelli, scoprirsi il capo, scoprirsi liberi in barba coranica a qualunque capoccia bigottamente empio e quindi religioso. Se non fossimo ridotti a una gretta greppia che guarda solo all’Iban, noi oggi guarderemmo pieni di speranza — o almeno vergogna e disperanza — alla coraggiosa natività della libertà in Iran. Perché se è in Medio Oriente che la culla di certi valori ha deciso di farsi la tomba, è in quest’Oriente giovane coraggioso e che non media che possiamo ritrovarli: in ciascuno dei ragazzi che ha scelto la tomba, purché i valori dell’Uomo non siano soffocati nel sangue nel nome di qualche dio e in culla. Uno di loro, prima di essere impiccato, ha chiesto: “Non pregate per me, non leggete il Corano, ascoltate musica allegra”. Ecco, in memoria di Majidreza Rahnavard e a imperitura infamia di tutti coloro che promettono il paradiso in cielo per mantenere l’inferno del loro potere sulla Terra, noi ci permettiamo di sceglierla. Imagine, John Lennon. Nessun inferno sotto di noi, sopra di noi solo il cielo. Perché più bella della libertà di religione, c’è solo la libertà d’immaginare sognare e perseguire la libertà da ogni religione. Da ogni dio, più d’ogni altro dal dio denaro, da ogni abominio e superstizione del fare denaro per poi farsi dio. Ecco, noi del Papalusto il Buona Festa delle Feste quest’anno ve la Imaginiano così. Buon anno buona fortuna e buon Natale passato senza dio e senza speranza, ma credendo in un Natale futuro senza padri-padroni eterni e senz’addio a questa speranza.