domenica 24 dicembre 2017

E PER BUUUHON NATALE, AIUTIAMOCI A COSA NOSTRA!



Lo Ius Soli è morto: la lieta novella l’ha annunciata il Minchiarcangelo Calderoli, probabilmente ispirandosi al suo cervello. E tanti auguri a tutti, a quelli che sono italiani ma non possono esserlo: e soprattutto a quelli — tipo noi del Papaluto — che lo sono, ma in questi momenti non vorrebbero. I governi, le persone, finanche i politici (forzando parecchio la definizione di persona…) si definiscono dalle scelte che fanno. E infatti — fedele alla sua natura fascioleghista e silviomerdista — la destra in fondo al cesso ha votato contro; quei cessi in fondo di destra di Pd e 5stelle — più coraggiosamente — hanno fatto mancare il numero legale: i renziani spaventati dalla parola legale, i grillini dalla parola numero: ché Di Maio ha già i problemi colla grammatica e la geografia, ci manca pure mettersi a studiare l’aritmetica. Troppo, davvero troppo pretendere una cosa giusta, coraggiosa, intelligente da questi qua. Una legislatura da buttare. Si vota a marzo, ma le Idi — con tanto d’accoltellamento alle spalle delle speranze di tanti cittadini già italiani di fatto — le abbiamo fatte a Natale. Non per niente, la festa dell’ipocrisia antropofaga e universale. Una legislatura cui — grazie all’unica cosa buona fatta spontaneamente, il biotestamento — Mattarella può staccare serenamente la spina.
Chi invece la legge l’ha approvata ma decide di non avvalersene è Renzi, che tra fregatura sulle banche e ferma ricandidatura della Boschi, ha politicamente firmato il suo testamento (bio quanto un arancino all’uranio panato dell’autogrill di 3 giorni…) e deliberato l’attaccamento al respiratore e alla poltrona, l’accanimento-imbullonamento terapeutico. Rimasto financo senza Pisapiano e Pippalfano, lui lo stesso la spina Boschi&cricca non la stacca: anzi se la mette più forte nel fianco, in lista, a fianco. Sempre per quel discorso delle scelte che ci definiscono, un eroe dei nostri tempi. Che infatti fanno cacare. E Matteo — che fra la lealtà omertosa e l’ammissione di colpa più dignitosa, sceglie tranquillo la seconda —  allora li sublima, li sussume, li decora e li onora alla grande.
Più che Rignano, Rognato sull’Arno e sul serio. Esiliato nel suo stesso partito, patito e partito verso non si sa dove peggio del peggissimo taglio di capelli di Puidgemont a Bruxelles. Solo che per l’ometto dell’Improvvidezza e del gettone simpaticone nell’Iphone — che adesso si trova la fiducia e i voti in gettoni Bitcoin: ma dopo il tracollo — la personale Catarogna è una sveglia brutta e brusca, ‘na botta della Madonna, della Maria Maddaelena etrusca. Diciamocelo. Partito per suonare è finito suonato; spartito già scritto per spaccare Visco, è finito sputtanato e — se possibile — con uno standing politico e umano ancor più sottoterra oltreché con un retroterra anche più losco. A parte che per il risparmiatore-Cipputi sapere se l’ombrello aperto in culo è griffato Bankitalia o banca babbo Etruria, l’operazione è riuscita bene come l’ultima plastica della Santanché. Elegante, discreta, per nulla forzata e proprio abbellente. Per Matteo ‘sta commissione bancaria Casini (alias Commistione&casini bancari) non ha avuto manco un effetto boomerang, ma direttamente buuuhmerang. Fischi e pernacchie, a lui e a tutto l’apparato dirigente/digerente che fino all’anno scorso c’aveva il fisico del ruolo e il fisco della mance: di tante speme e tante slide sceme questo ci resta, un fu corteo una volta tutto fichi gnocche e pennacchi. E invece adesso. I testimoni passati da Casini in commissione rompono più il cazzo di quelli di Geova la domenica mattina. Ne esce un quadro rotondo, chiaro, ma per il Giglio Magico con più spigoli di un triangolo… Boschi-Carrai-e-quindi-Renzi; a questo terno al Lotti che costa una tombola manca giusto il ministro per Sport e per lo Spot, ma non disperiamo. Dovrebbero disperarsi loro, ogni volta che arriva dicembre. Essì. Perché sarà il periodo, ma tutti gli anni il Giglio Magico diventa Bargiglio per un magico Buuhon Natale col tacchino toscano autoapparecchiato, spennato e sputtanato in tavola. E chi è causa del suo Natal… Si perché il bello è che fanno tutto da soli. Ogni volta, le stesse palle appese all’albero ma campate per aria — prima fritta, eppoi afflitta. L’anno scorso la Costituzione e il referendum, quest’anno la Commissione che per la loro onorabilità (ah-ah-ah…) doveva costituire ‘na specie di mano santa (inquisizione): e si è rivelata sana quanto per un cirrotico un bel coca&rum. Tutto peggio del previsto, dalla Boschi al resto del sistema tutto paggio renziano e maneggione/criptomassone/pasticcione in un modo mai visto. A questo punto il querelato postdatato De Bortoli — che per primo e da solo aveva parlato del suo parlare con Ghizzoni — a alla Boschi aveva quasi fatto un favore. Non aveva esagerato né diffamato: aveva minimizzato. Carte alla mano e telefono sempre all’oreccchio, Maria Ele la stalker bancaria potrebbe essere ammirata (o denunciata) da Weinstein per molestie. Del resto. Con Weinstein non si sa, ma per il resto ha telefonato al mondo: tutto per il paparino, dal papa a Paperino e Qui Quo Qua. Più che un casino o un Casini, un casinò — a puntate, di puntate al tavolo e puntatine in salotto via via più azzardate. Giuseppe (Las) Vegas di Consob, il giro di roulette aretina con Banca d’Italia e Sbanca Veneta. Parlava con tutti, a nome di nessuno e per conto del paparino. Che a sua volta incontrava in segreto — ma in villa e in allegria — financo il fido piduista Carboni e mezza massoneria. Deviata (mi raccomando, ché i cappuccetti buoni sennò si offendono…) ma non per questo non invitata o meno gradita.  Imprudenza genetica, inopportunità politica, imbecillità tecnica istituzionale e strategica? Quando mai, che non sono capaci (se non d’un superbia senza pari e senza sprezzo del ridicolo) ma solo rapaci, diteglielo e con quelli della Banda della Maremma Maiala e sono guai, guaiti, alti lai. Non capite, non sapete, siete tutti gufi grillini e travaglisti stronzetti e preconcetti che ci odiate! Il nostro presepe colla Madonnina Laterina non vi piace perché è donna, maschilisti anti-eduardiani e anti presepisti che non siete altro! Poveretti, poveracci, ancor più poveri delle loro idee buone manco per farci gli stracci. Al massimo per mandarceli. Mancando una linea politica minimamente persuasiva, si sono attestati intestati e intestarditi su quest’ultima linea Mariaele-Maginot disastrosa e non molto difensiva. Anzi, per chi ci tiene vuole tenersi o attenersi a un minimo d’intelligenza, anche piuttosto offensiva. A parte ridere per non piangere, in tutto questo dire e ridire con questi c’è anche da non abbattersi per aggiornare: il dottor Samuel Johnson, che diceva che il patriottismo è l’ultimo rifugio dei mascalzoni; e con questi pezzenti e puzzolenti dottor Stranodore (di massoneria: copyright De Bortoli) il sessismo diventa l’ultima tana dei maneggioni e framassoni…
E insomma. Smaltita la sbornia la botta e la boria, su twitter (compreso il nostro) trovate tutto l’inutile che serve su questa questione di stato — comatoso — e la sua tragicomica storia. Ma voi papalutisti ci conoscete, ogni tanto ci leggete, che iddio vi perdoni saltuariamente magari ci apprezzate. E quindi, lo sapete. Queste cose troppo importanti le lasciamo a quelli troppo incazzati fissati o intelligenti — Fatti Grillini, Stampubbliche della Sera fin dalla Mattina, Il Foglio dei Fighi mezzo blog da noi è sempre un mezzo blob di cosette sceme, trascurabili, inguaribili e poco incidenti.
Prima notiziola, prima questioncella: il 29 le camere saranno sciolte dal presidente Mattarella. Quindi, legge di bilancio eppoi legge del rilancio in aperta campagna (solo elettorale, purtroppo) per tante braccia rubate all’agricoltura. Chi offre, promette, regala di più? Ultimi assalti alla diligenza, poi più nessuna diligenza di partito o d’umana decenza nell’attacco alla dirigenza per le ultime candidature. Impegni di spesa nei conti e di resa dei conti impossibili a destra e a mancia. Prese per il culo, per il collo, passaggi dal cuore del portafoglio per arrivare a fotterti il voto e il cervello. Traffico d’organi, in sostanza; tratta delle (schede) bianche. In soldoni, oramai di questo parliamo quando parliamo di elezioni. E, parlando di elezioni, allora arriviamo ai soldoni. Qualunque governo — di coalizione, di transizione, d’inciucione a pranzo cena e colazione — pronti via dovrà trovare 40-50 miliardi. Prima finanziaria, primo bagno di sangue all’ultimo tuffo. A parte le cazzate e le sparate, sarà inevitabile. E siamo alla seconda notiziella. L’Unione Europea fino alle elezioni ci congede l’armistizio, ma a cose e governo (s)fatti sarà più o meno uno strazio. Se non vogliamo finire alla greca, non possiamo fare all’italiana: hai voglia a fare i simpatici figli di buona donna, a ‘sto giro i nostri conti o tornano o tornano in gioco i figli la troika. Commissariamento, tasse alle stelle, nessuna scelta a parte lo stallo e le stalle. Ovviamente di questo non parlerà nessuno. Seri seri, sostenuti e solenni, sosterranno le insostenibili e invariabili cazzate buone da millenni. Più lavoro, meno tasse, figa — o, per chi gradisce, fringuello — come se piovesse. Finirà come ogni volta, come ogni vota vota: le urne serviranno giusto per i poveri resti delle promesse elettorali.
Ultimo in ordine di tempo, di grado e degrado, la Sicilia. Ricordate? Elezioni importanti, importantissime, fondamentali per il benessere del cittadino manco fossero erezioni… La cazzata alla siciliana e allo sfinimento lì era la corsa alle liste pulite e alle spese tagliate. Crocetta (nel senso di giunta) sopra al passato, crocetta (nel senso di voto) sopra a noi per aprire una nuova strada. Via gl’impresentabili, l’unica via sono gli sforzi per l’eliminazione di sprechi sfarzi e privilegi inaccettabili. Come no. E’ finita che ha vinto Musumeci, il fascista galantuomo (un po’ come dire un nano gigante, un Siffredi impotente, una ministra Fedeli che coi suoi verbi sempre più migliori azzecca un congiuntivo presente…), che per prima cosa ha innalzato le mesate d’oro e ingaggiato come assessore Sgarbi colle sue consulenze e cazzate platino. E’ finita che praticamente ovunque sono stati candidati e/o eletti impresentabili: non solo alla lettera, proprio all’Ucciardone o ai domiciliari (record ai Genovese padre e figlio, riciclatori di tangenti e parenti, collo junior andato a fare compagnia al senior in galera prim’ancora di andare alla prima seduta…). E’ finita che l’unico candidato antimafia (Fava) ha preso meno del 10%: mentre ha preso la presidenza dell’Ars Micciché, l’anti-antimafioso col 100% di soddisfazione, l’impresentabile più presentabile che c’è. Quello della Palermo bene — anche nel senso di bene inserita fra quelli coi beni confiscati. Il genio mozartiano dal Fiuto Magico che a suo tempo ha preso la coca (e per questo ha poi preso la porta) al ministero dell’Economia: che a Palermo vuole togliere il nome Falcone&Borsellino all’aeroporto della città, ma che in compenso vuole mettere Marcello Marcio Dell’Utri (suo reclutatore al tempo di Publitalia) in libertà. Un discreto programmino, condivisibile, al punto che è stato eletto dal Pd nel ruolo dell’uomo (di paglia, di panza) invisibile. Tiri il sasso, fai il solenne impegno per la legalità ancora una volta fesso, dai una mano e nascondi la mafia. Mica male. Alla Regione il mandato degli elettori è appena cominciato: ma il mandato affanculo all’elettore è già compiuto.
Ma dove vogliamo andare a parare, a papaluteggiare, a sparare? Ancora la legalità, la mafia e la corruzione, la questione meridionale e morale? Mannò, figuratevi! Qua la questione è materiale. Visto che oramai la mafia in Italia la vogliamo vedere solo in Gomorra, interessa a chi che solo in Calabria sono stati sciolti 5 comuni per mafia, e quello di Lamezia 3 volte in vent’anni? Come dice Woody Allen sulla Shoah, i record sono fatti per essere battuti: e noi aspettiamo senza abbatterci il morale né batterci il petto il record di abbattuti dei Torcasio e dei Giampà! Noooo, se non è un problema per il paese non lo è manco per noi. Il paese però ha un problema di soldi, e allora torniamo (e Torcasio) a noi.
Se si vota a marzo, noi per maggio avremo sempre quel problemino da 40-50 miliardi da trovare. Ecco, se tutto va come al solito per la primavera la mafia (senza la fuffa della solita primavera antimafia fra le palle…) avrà messo via almeno metà dei 130 annui solo in Italia. Un 60, 65 — quindi, come cifre, ci siamo. In più noi votiamo, e loro pure: a noi serve un capo di governo dopo Gentiloni e Matteone, a loro un governo del capo coi coglioni (magari non proprio come ‘sti due…) dopo Quello di Corleone. Sarà il Natale, ma voi non la trovate una felicissima coincidenza, ‘na bellossima ricorrenza dell storia, una cosa propizia da malizia profumo non solo di Trattativa: proprio d’intesa? Del resto. Colla morte di Riina abbiamo già tirato tutti una bella riga di sollievo sulla cosa. Resta solo Cosa Nostra, e magari un po’ di complicità e buona volontà da parte nostra. E quindi. Gli elementi per uno scambio di persona ci sono tutti. Dell’Utri in libertà, il pm Di Matteo e tutti quelli come lui in galera o in una bara. Tanto più che Berlusconi (anche nella versione pitreista  del Renzusconi o partitaziendalista dura dilettantesca e dilettantosta alla Beppusconi) vincerà le elezioni… E facciamola, ‘sta fusione! Se non vuoi combatterli, non farteli nemici — fai un affare, fatteli compari&soci. Tutto pronto, tutto bello. Dopo Italicum e Rosatellum sarà bellissimo, votare col Luparicum o il Riinellum! Una pura formalità, del resto. Che noi vogliamo espletare solo perché siamo sinceri mafiodemocratici — perché in presenza del Mandela della Mafiocrazia, del martire della andreottocrazia cristiana, e se il merito mafioso e il mafioso nel merito valgono qualcosa… Il Vincitore immorale già c’è. Aiutiamoci a Cosa Nostra, e votiamo Marcione Dell’Utri. L’ha detto anche Silvione, l’hanno chiesto padri vescovi e padrini in sollucchero in acido e in quadriglia, di liberare questo bravissimo Padrino di Famiglia. Un uomo buono, intelligente, colto — e solo una volta, sul fatto e in concorso esterno. E allora. Minimo minimo, Natale a casa e sospensione della pena, ecco quanto gli spetta: lo chiede persino il Tribunale di Caltanissetta, dando ragione alla corte di Strasburgo oltreché al Tribuno del Popolo e dell’Orgetta. E allora diciamocelo come l’ha detto Silvione all’inutile idiota Facezio Fazio. Dell’Utri è un prigioniero politico, non un politico (giustamente) prigioniero per mafia! Liberiamolo, liberamente eleggiamolo capo del governo dello Stato-Mafia, rimandiamolo a Roma per unire Cupola e Cupolone: per fare vedere che in questo paese siamo Capaci di tutto, anche di un mafiangiolesco capolavoro tipo la Cappella Sistina-Riina: per un nuovo miracolo mafitaliano, per una trattativa non più indagata né presunta,  ma finalmente riuscita!
Ma noi Papalutisti siamo i soliti — sognatori, insensibili con chi soffre, insomma parecchio egoisti. Persi in questo sogno di governo e di pazza connection Dell’Utri-denaro-Messina Denaro che in verità solo a pensarci è una delizia, ci siamo dimenticati — ad esempio — dei Regeni che ancora chiedono verità e giustizia: ricevendo dallo stato italiano e dal dittatore egiziano omertà e pure prese per il culo senza avarizia… Ma è Natale, non si soffre più! E’ la stagione del dare e allora ecco a voi, genitori inconsolabili, la notizia con cui al contrario vi potete consolare! L’Eni — quindi anche lo stato italiano — quest’anno ha battuto tutti i record di estrazione; non solo: lo ha fatto — tu guarda la combinazione — proprio grazie al maxigiacimento egiziano. Poter ficcare le trivelle a patto di non ficcare troppo il naso: e non è meraviglioso?! Signori Regeni, siate orgogliosi, quasi felici per come vi è andata di (anche se un po’ in…) culo. Che grande lezione, che grande messaggio! E’ il cerchio della vita, è la chimica degl’idrocarburi, è il nostro messaggio d’auguri: ti torturano t’ammazzano e manco seppelliscono un figlio nel deserto egiziano, ma da quel terreno barattato e seminato a morti per lo Stato signore e misericordioso zampillano miliardi gas e metano! E non è bellissimo morire ammazzati e insabbiati — sì — ma non certo gratis e invano? E allora Buon Eni e Regeni Natale da noi tutti, tutt’insieme cantiamo:

E Regeni in in una fooossa, al freeeeddo e al geeelo / Ed Eni va alla caaaassa, col fatturato in cieeeelo!
  
   







    



lunedì 10 luglio 2017

CRONACA DI UNA TORRE ANNUNZIATA


Come cantava l’amaro Ramazzotti, una Tetra Promessa: siccome la situazione è grave ma non seria né Serra, è grama ma non Gramellini, questo corsivo non in corsivo non sarà un veloce corsino di sopravvivenza pensosa penosa e fighetta, né un elzeviro da dolce Euchessina o da zia Elviretta. Sarà che siamo scarsoni e scassacazzi, ma qui la storia sarà che c’impuntiamo e ci purghiamo seri da ridere, comici da piangere .  

Innanzitutto dobbiamo subito scusarci, per un’esagerazione e per una mancanza. Troppo ottimismo e pochissimo fosforo, nell’ultimo Papaluto. Se ricordate — e se ricordate vuol dire che avete più memoria di noi — l’ultima volta avevamo auspicato una collaborazione su cose fattibili e concrete a quei malfattoni e inconcludenti di Pd e Cinquestelle. Tipo una legge elettorale che non piace a nessuno, non risolve niente e interessa anche meno, per l’appunto. Quindi le nostre scuse — accettate in toto o da accettate in fronte che siano. Troppo speranzosi parlando del bene dell’Italia e dell’italiano medio, poco memoriosi parlando male uno spagnolo sotto media. Avremmo dovuto ricordare che bisogna stare attenti a cosa si desidera, perché potrebbe avverarsi…
E infatti. Vista com’è andata, l’unica è un vaffa al partito di Renzi e di Beppe Vaffa solo andata. Dopo la fattiva e disfattiva schifezza sul tedesco all’italiana — sketch nel fango tragicomico e improvvisato da Americano a Roma — noi diciamo sorry e ce la filiamo all’inglese. Ma con un bel me ne frego alla mussoliniana che da noi non solo non è più reato, ma che da apologia sta diventando teologia pratica e  Vangelo: anche di Matteo, Salvini o Renzi è uguale: ché Salvini è Renzi, un unicum tutto uguale. Solo che nella sinistratissima ex sinistra le uscite del Cattivissimo Matteo di Milano provocano sdegno e richieste di ricovero al FatebeneFratelli (d’Italia), e quelle del Buonissimo Me di Rignano un’uscita con maxi-lancio alla Vespa, ma non dalla finestra: da Feltrinelli. E se questo è il quadro, non si può morire tondi e non morire demorenziani; e se l’editore di Sostiene Pereira e del dottor Zivago sostiene questo tizio vago con ricette da medico della mutua e da galera, (dis)fate come cazzo volete: noi almeno c’abbiamo provato.

Nello scorso post — diventato quasi subito un post-traumatico  — secondo logica emergenziale ed eccezionale chiedevamo che Pd e Cinquestelle si mettessero assieme in uno strano ma non infruttifero né impossibile animale: un ircocervo, una chimera; loro invece, secondo zoologia veramente eccezziunale, hanno dato vita a un cevvo di muntagna o a un puccello di scugliera: che alle amministrative ha ridato il via e la vita all’ometto di Porto Cervo, a Silvio il Maialo Micratore avanzo d’olgettina guantanamera…
Porcata elettorale a tre saltata — e meno male… — elezioni amministrative pure: in bocca a Silvione. Che dell’aperta porcata è stato parte attiva, ma ha stranamente e sagacemente tenuto la bocca chiusa: lasciando fare quella più sporca più cattiva e più attiva —  quindi passiva: d’inculata — ai due della pecorana dalla chiappa larga. Renzi e Grillo si fanno la guerra, lui si fa Genova Verona e Pistoia, tutto il cucuzzaro di Grillo senza candidati e la Toscana di Re Matteo senza più Rignano e senza Terra. Tutto grazie alla lungiminchianza dei due grandi leader che  — mentre fanno a gara a chi ce l’ha più lungo: il naso, più che il coso  — nelle città candidano gente invotabile e/o in Parlamento votano robetta facilmente vomitabile. Cazzate una dietro l’altra, un cazzone che corre dietro l’altro e tutt’e due oggi appresso a Salvini, domani a Macron, e sempre appresso a Mago Silvion. Che ha fatto scuola di prestigio a tutti. Discorsi facili, rimedi in genere più falsi dei falsi invalidi in spider, fruscianti promesse striscianti: retrattili, da rettili, impossibili e inattuabili. E Beppeo Grenzillo, appresso. Come un solo uomo ma l’un contro l’altro armato di ars mazzolatoria e supercazzolatoria, entrambi a provare ambi terni e tombole sulla ruota della Fortuna di Arcore. Risultato? Schizofrenia canaglia, nostalgia della Canaglia, alla copia e alla coppia la gente ha preferito l’originale. Silvione, col suo inscalfibile e inspegabile 15-18%. Chi prova a toccarlo, muore: d’invidia, perché troie a manetta, troiai alla toscana e cannoni alla siciliana da manette, ma lui là resta. Sempre lì, sempre lì lì ma mai davvero a terra, che se la ride anche se forse è una paresi, che in tempo di diritti da riconoscere in parlamento potrebbe chiedere il copyright e lo Ius Silvi, visto questo fottìo d’imitatori finti-detrattori che certi trucchi — ci provano — ma non li hanno ancora appresi. E finiscono puntualmente appesi, da coglioni  e per i coglioni che sono.
Quindi? Fra i due deliranti, il terzo ma primo su piazza, gode. E loro invece eccoli là, ogni giorno, ad arrabbiarsi, a barare, a copiarsi, ad abborracciare e ad arrabbattarsi su falsi problemi e ancor più false soluzioni: a fare le cose giuste nel modo sbagliato, a dire le più sbagliate in quello sbagliatissimo. Il tutto mentre il Paese fa finta di no ma sa di sì, e gli sa che sì: a settembre-ottobre ci sarà da ballare sull’abisso della manovra bis il solito cha-cha-cha della finanziaria da 50 miliardi e rotti — come i coglioni di noi non da meno, come le nostre ossa, come il nostro set di palle smashate dalla nuova e urgente e inevitabile tassa.

Insomma, questo è il posto e questo era il post. Insomma, affezionati e disturbati Papalutisti, un pezzo in linea cogli altri. Poi però sono arrivati altri, pezzi: non in linea ma in cemento, in calce ma non al foglio, di balcone anziché di blog, della e dalla solita cronica morte annunciata. Anzi, Annunziata. La Torre di livello di guardia che manco quella dei testimoni di Geova è più coglioneggiata e inascoltata. Una palazzina da 4 famiglie e una decina di morti: pericolante, crollata e copincollata a quelle di Amatrice dell’anno scorso, dell’Aquila di dieci anni fa, dell’Iripinia e del Belice di quarant’anni fa, di Messina di quasi cento. Dell’Italia che muore di malasanità, di malapolitica, anche e sempre di mala edificabilità: ma che — bene o mala — così ci campa. Cent’anni, e da secoli. La solita storia, la solida storia di grandi terremoti, piccoli abusi, piccole grandi tragedie evitabilmente inevitabili. L’amico sola che ti sistema il solaio, la mafia delle spa e delle mansarde vista mare vista la mazzetta versata, l’ennesima promessa di riforma anti-sismica disertata o aggirata.         
E allora abbiamo capito: che non la capiremo, che non ci rassegneremo o rassereneremo mai, ma l’Italia è questa. L’Italia della ricostruzione e della rottamazione sempre finta, fatta coi piedi o a pied-a-terre in deroga o in prestito dell’amico Carrai di turno. L'Italia che smotta, che da ‘sto turno traffichino e infame non smonta, che anche morta è sempre mignotta, che va indietro perché va giù, quella incorreggibile e invariabile se non di piano sregolatore che qui casca l’asilo o l’asino, che va sottoterra ma tanto è sempre la stessa; perché vuole essere così: bella bellissima, ma che si trucca la faccia, le feccia e le carte da cessa. Costruisce male, ricostruisce e riconosce il male l’errore e l'orrore, eppoi il rifà uguali, un secondo un sisma o una sciagura dopo. Parafrasando il noto studio dei paesaggisti Elii e le Storie tese et all: tanta voglia di ricominciare a ricrollare, abusivaaaa…

In senso senso lato, a partire dal senza senso laterizio. Dal piccolo capisci il grande, dal condominio franato il concetto figurato. Ricadere negli stessi crolli, ricostruire sugli stessi sbagli — eppoi stupirsi, e addolorarsi, che è più facile che cambiare, attrezzarsi e responsabilizzarsi. Il condominio Italia cade a pezzi, il condomino che ride di Fantozzi perché spera di essere — sente, di essere! — il furbone Calboni se ne fotte dei nostri — e persino dei suoi! — pezzi di carta e di carne morta. E allora, avanti così. Fuor di metafora e in soprintendenza; in parlamento in catasto e a catafascio: Italia bene o male amico in Comune, mezzo condono e mezzo gaudio. Poi ci pensiamo, ci piangiamo sempre dopo. C’è tempo per soffermarsi sul caso, ci sono i Tempo per soffiarsi il caso. Proprio un modus operandie omittendi. Non fare, tanto che fa?! A giugno berciare e svenarsi per rabberciare qualcosa che a settembre è destinato a crollare: per poi dimenticarsene e scialapopolarsi di promesse impossibili e infattibili al prossimo irritabilissimo ciclo elettoral-mestruale. Siamo così, ci piace così, si giace così: anche se noi ci diamo pace così così… Niente di nuovo e tutto d’abusivo, sotto il sole e lo Ius Sola del diritto-dovere di raccontarci cazzate e seppellire i bambini morti per le nostre furbissime ragazzate.

Per la nuova-vecchia Italia bella e bellicosa, rancorosa e operosa, eterni livori in corso, amnesie astî e astici in bella vista mare: di guai, di debiti, di atti attori e misfatti mai abbastanza indebiti. Per rinfrescarci la memoria e rifrascarci la midolla, una piccola antologia lombrosiana. Qualche fior da fiore al volo, un fritto mesto di fiori di zecca dello stato dell’arte di mariuolo.

Su Consip e banche Renzi non ha colpe, che invece sono tutte di chi indaga e ne parla, di Woodcock e di Lillo (o di Greg, visto che non c’è niente da ridere e loro due sono specialisti del genere..); il numero 3 del Sisde a Palermo aiutava la mafia ma non sapeva come: e con questo bel verdetto della Cazzazione è Contrada spianata al pregiudicato Dell’Utri Marcello libero e bello e magari pure ministro del prossimo Renzusconi; nel frattempo in parlamento non si riesce ad approvare il codice antimafia perché potrebbe essere troppo efficace anche sulla corruzione, ma si approva una legge sulla Tortura da reato di Tortuca fatto apposta per salvare capra, cavoli, carabinieri polizia e tutti i pestatori pirata. Evvia così, a costruire sulla sabbia e gl’insabbiamenti i prossimi crolli da zona grigia e crolletti bianchi.
Circo e circostanza Orfei che non sarebbero né una novità né un problema. Anzi, avere sempre casini o un Casini nella nostra storia passata e recente, ci ha aiutato. Anzi, ci aiutava. Al genere di denuncia dell’Italia degenere l’arte, la letteratura — anche quella di nomenklatura — non rinuncia. Anzi: non rinunciava. Senza capoclan e capoclaque così in Italia non avremmo avuto capolavori come Il Giorno della Civetta e Le Mani sulla Città. Il dramma semmai è che, a parità di problema, la supposta (da un chilo) classe pensante e dirigente da culo e non da oggi mette mano all’omertà di sistema. Tutti allineati e coperti da omissis e Matteo gratias appresso al burino-burattino-barattino Renzocchio e a Maria Elena la sua fata Tarocchina. A proposito e a conferma, qualcuno ha poi visto l’annunciatissima querela a De Bortoli per le documentatissime e circostanziate accuse sulla manbassa magna-magna massonica di Etruria? No, ma qui da noi passa tutto in cantiere e in cavalleria. Agile misfatto a mano in calcestruzzo sotto la sabbia, come la testa di chi c’ha il villino condonato al Forte, legge e ammira ancora ammirato Fortebraccio, ma dà manforte e pensiero debole all’invincibile A-Ufo-Robot, al Renzo Missile scroccone da mille gabole.   

Belle teste nelle bulle e capaci mani dei rapaci di tutto renziani, e tutto per paura degl’incapaci da nulla dei grillini. Timore per cui va bene tutto, tumore per curare il quale per Renzi su tutto fa niente. Persino gl’immigrati allora non è un dovere accoglierli, ed è giusto aiutarli a casa loro — anche perché le nostre ci cascano addosso…
E avanti così, e da Scalfari giù-giù a Scalfarotto il centro(commerciale)sinistra è tutto un glu-glu ad affogare, a svendere, a soffocare vent’anni di lotte per la verità e legalità, a ingiuriare anche da morte persone e personalità come Zagrebesky e Rodotà. E i colleghi, gli ex compagni, gl’intellettuali impegnati principalmente nel fotti e piagni? Tutti zitti, muti e iscritti a Lotta Contigua: a questo sistemino di poteruccio del quartierino. Dove c’erano i movimenti oggi c’è la stasi, o la comica Stasi da Staino&Ciccio&Anzaldi Renziana; dove c’erano i contestatori da posizioni di centrosinistra, oggi ci sono i testimonial e fiancheggiatori causa elargizioni di questa scempio-sinistra. Dei girotondi restano sì e no gli zero tondi, i bui fondi, i silenzi, i se e i ma per dire ancora un altro sì a Renzi… Del ceto medio riflessivo è rimasto quasi solo il riflesso condizionato  e conservativo: a salvarsi il culo, le apparenze, le sostanze. La classe intellettuale d'irritanti ripetenti e possidenti non ha più niente da dire, non vuole avere più niente a che fare collo spendersi, lo scoprirsi, il dare — perché confusa o peggio collusa: perché a torto a ragione o a provvigione senza questi ha tutto da rischiare e da perdere, avendo già avuto tutto quello da prendere.

E noi? Ve l’abbiamo detto. La Morte Annunziata a Torre ci guarda, e noi ci sentiamo testimoni da Torre di Guardia: impotenti e coglioneggiati, disturbanti e disturbati che neanche quelli di Geova.
Ma non credete: anche se non crediamo, noi dal citofono la domenica mattina e pure 24/7 col cazzo che scolliamo. Ci sgoliamo, blogghiamo e ma non sloggiamo Non c’azzarderemo mai più a chiedere collaborazione sensata, non ci sogneremo mai più di sperare in una mercanteggiare delle vaccate fra sensali meno disperata — questo di sicuro. Ma lo stesso a questa Italia diciamo con forza no, pur sapendo che la maggioranza minorata silenziata e per nulla schifiltosa dirà sì a Forza Renzitalia. Di male in peggio, da Rignano all’oltraggio dell'Arcore di Trionfo e di Silvio il Tronfio pur di evitare Casaleggio, tutto torna: soprattutto i tornaconti. Ma magari i tornaconteggi elettorali no. E allora — mentre tutto scorre come dice Epicuro e tutto crolla come non dice l’Assessore o il Ministro scuola A Voi Non Conviene E Io Non Me Curo — prepariamoci a vedere questa bella partita di (presa in) giro che è già al calcinaccio d’inizio. Buon divertimento, occhio alla testa e felice sgarrupamento che ci costa un occhio della testa.