lunedì 10 luglio 2017

CRONACA DI UNA TORRE ANNUNZIATA


Come cantava l’amaro Ramazzotti, una Tetra Promessa: siccome la situazione è grave ma non seria né Serra, è grama ma non Gramellini, questo corsivo non in corsivo non sarà un veloce corsino di sopravvivenza pensosa penosa e fighetta, né un elzeviro da dolce Euchessina o da zia Elviretta. Sarà che siamo scarsoni e scassacazzi, ma qui la storia sarà che c’impuntiamo e ci purghiamo seri da ridere, comici da piangere .  

Innanzitutto dobbiamo subito scusarci, per un’esagerazione e per una mancanza. Troppo ottimismo e pochissimo fosforo, nell’ultimo Papaluto. Se ricordate — e se ricordate vuol dire che avete più memoria di noi — l’ultima volta avevamo auspicato una collaborazione su cose fattibili e concrete a quei malfattoni e inconcludenti di Pd e Cinquestelle. Tipo una legge elettorale che non piace a nessuno, non risolve niente e interessa anche meno, per l’appunto. Quindi le nostre scuse — accettate in toto o da accettate in fronte che siano. Troppo speranzosi parlando del bene dell’Italia e dell’italiano medio, poco memoriosi parlando male uno spagnolo sotto media. Avremmo dovuto ricordare che bisogna stare attenti a cosa si desidera, perché potrebbe avverarsi…
E infatti. Vista com’è andata, l’unica è un vaffa al partito di Renzi e di Beppe Vaffa solo andata. Dopo la fattiva e disfattiva schifezza sul tedesco all’italiana — sketch nel fango tragicomico e improvvisato da Americano a Roma — noi diciamo sorry e ce la filiamo all’inglese. Ma con un bel me ne frego alla mussoliniana che da noi non solo non è più reato, ma che da apologia sta diventando teologia pratica e  Vangelo: anche di Matteo, Salvini o Renzi è uguale: ché Salvini è Renzi, un unicum tutto uguale. Solo che nella sinistratissima ex sinistra le uscite del Cattivissimo Matteo di Milano provocano sdegno e richieste di ricovero al FatebeneFratelli (d’Italia), e quelle del Buonissimo Me di Rignano un’uscita con maxi-lancio alla Vespa, ma non dalla finestra: da Feltrinelli. E se questo è il quadro, non si può morire tondi e non morire demorenziani; e se l’editore di Sostiene Pereira e del dottor Zivago sostiene questo tizio vago con ricette da medico della mutua e da galera, (dis)fate come cazzo volete: noi almeno c’abbiamo provato.

Nello scorso post — diventato quasi subito un post-traumatico  — secondo logica emergenziale ed eccezionale chiedevamo che Pd e Cinquestelle si mettessero assieme in uno strano ma non infruttifero né impossibile animale: un ircocervo, una chimera; loro invece, secondo zoologia veramente eccezziunale, hanno dato vita a un cevvo di muntagna o a un puccello di scugliera: che alle amministrative ha ridato il via e la vita all’ometto di Porto Cervo, a Silvio il Maialo Micratore avanzo d’olgettina guantanamera…
Porcata elettorale a tre saltata — e meno male… — elezioni amministrative pure: in bocca a Silvione. Che dell’aperta porcata è stato parte attiva, ma ha stranamente e sagacemente tenuto la bocca chiusa: lasciando fare quella più sporca più cattiva e più attiva —  quindi passiva: d’inculata — ai due della pecorana dalla chiappa larga. Renzi e Grillo si fanno la guerra, lui si fa Genova Verona e Pistoia, tutto il cucuzzaro di Grillo senza candidati e la Toscana di Re Matteo senza più Rignano e senza Terra. Tutto grazie alla lungiminchianza dei due grandi leader che  — mentre fanno a gara a chi ce l’ha più lungo: il naso, più che il coso  — nelle città candidano gente invotabile e/o in Parlamento votano robetta facilmente vomitabile. Cazzate una dietro l’altra, un cazzone che corre dietro l’altro e tutt’e due oggi appresso a Salvini, domani a Macron, e sempre appresso a Mago Silvion. Che ha fatto scuola di prestigio a tutti. Discorsi facili, rimedi in genere più falsi dei falsi invalidi in spider, fruscianti promesse striscianti: retrattili, da rettili, impossibili e inattuabili. E Beppeo Grenzillo, appresso. Come un solo uomo ma l’un contro l’altro armato di ars mazzolatoria e supercazzolatoria, entrambi a provare ambi terni e tombole sulla ruota della Fortuna di Arcore. Risultato? Schizofrenia canaglia, nostalgia della Canaglia, alla copia e alla coppia la gente ha preferito l’originale. Silvione, col suo inscalfibile e inspegabile 15-18%. Chi prova a toccarlo, muore: d’invidia, perché troie a manetta, troiai alla toscana e cannoni alla siciliana da manette, ma lui là resta. Sempre lì, sempre lì lì ma mai davvero a terra, che se la ride anche se forse è una paresi, che in tempo di diritti da riconoscere in parlamento potrebbe chiedere il copyright e lo Ius Silvi, visto questo fottìo d’imitatori finti-detrattori che certi trucchi — ci provano — ma non li hanno ancora appresi. E finiscono puntualmente appesi, da coglioni  e per i coglioni che sono.
Quindi? Fra i due deliranti, il terzo ma primo su piazza, gode. E loro invece eccoli là, ogni giorno, ad arrabbiarsi, a barare, a copiarsi, ad abborracciare e ad arrabbattarsi su falsi problemi e ancor più false soluzioni: a fare le cose giuste nel modo sbagliato, a dire le più sbagliate in quello sbagliatissimo. Il tutto mentre il Paese fa finta di no ma sa di sì, e gli sa che sì: a settembre-ottobre ci sarà da ballare sull’abisso della manovra bis il solito cha-cha-cha della finanziaria da 50 miliardi e rotti — come i coglioni di noi non da meno, come le nostre ossa, come il nostro set di palle smashate dalla nuova e urgente e inevitabile tassa.

Insomma, questo è il posto e questo era il post. Insomma, affezionati e disturbati Papalutisti, un pezzo in linea cogli altri. Poi però sono arrivati altri, pezzi: non in linea ma in cemento, in calce ma non al foglio, di balcone anziché di blog, della e dalla solita cronica morte annunciata. Anzi, Annunziata. La Torre di livello di guardia che manco quella dei testimoni di Geova è più coglioneggiata e inascoltata. Una palazzina da 4 famiglie e una decina di morti: pericolante, crollata e copincollata a quelle di Amatrice dell’anno scorso, dell’Aquila di dieci anni fa, dell’Iripinia e del Belice di quarant’anni fa, di Messina di quasi cento. Dell’Italia che muore di malasanità, di malapolitica, anche e sempre di mala edificabilità: ma che — bene o mala — così ci campa. Cent’anni, e da secoli. La solita storia, la solida storia di grandi terremoti, piccoli abusi, piccole grandi tragedie evitabilmente inevitabili. L’amico sola che ti sistema il solaio, la mafia delle spa e delle mansarde vista mare vista la mazzetta versata, l’ennesima promessa di riforma anti-sismica disertata o aggirata.         
E allora abbiamo capito: che non la capiremo, che non ci rassegneremo o rassereneremo mai, ma l’Italia è questa. L’Italia della ricostruzione e della rottamazione sempre finta, fatta coi piedi o a pied-a-terre in deroga o in prestito dell’amico Carrai di turno. L'Italia che smotta, che da ‘sto turno traffichino e infame non smonta, che anche morta è sempre mignotta, che va indietro perché va giù, quella incorreggibile e invariabile se non di piano sregolatore che qui casca l’asilo o l’asino, che va sottoterra ma tanto è sempre la stessa; perché vuole essere così: bella bellissima, ma che si trucca la faccia, le feccia e le carte da cessa. Costruisce male, ricostruisce e riconosce il male l’errore e l'orrore, eppoi il rifà uguali, un secondo un sisma o una sciagura dopo. Parafrasando il noto studio dei paesaggisti Elii e le Storie tese et all: tanta voglia di ricominciare a ricrollare, abusivaaaa…

In senso senso lato, a partire dal senza senso laterizio. Dal piccolo capisci il grande, dal condominio franato il concetto figurato. Ricadere negli stessi crolli, ricostruire sugli stessi sbagli — eppoi stupirsi, e addolorarsi, che è più facile che cambiare, attrezzarsi e responsabilizzarsi. Il condominio Italia cade a pezzi, il condomino che ride di Fantozzi perché spera di essere — sente, di essere! — il furbone Calboni se ne fotte dei nostri — e persino dei suoi! — pezzi di carta e di carne morta. E allora, avanti così. Fuor di metafora e in soprintendenza; in parlamento in catasto e a catafascio: Italia bene o male amico in Comune, mezzo condono e mezzo gaudio. Poi ci pensiamo, ci piangiamo sempre dopo. C’è tempo per soffermarsi sul caso, ci sono i Tempo per soffiarsi il caso. Proprio un modus operandie omittendi. Non fare, tanto che fa?! A giugno berciare e svenarsi per rabberciare qualcosa che a settembre è destinato a crollare: per poi dimenticarsene e scialapopolarsi di promesse impossibili e infattibili al prossimo irritabilissimo ciclo elettoral-mestruale. Siamo così, ci piace così, si giace così: anche se noi ci diamo pace così così… Niente di nuovo e tutto d’abusivo, sotto il sole e lo Ius Sola del diritto-dovere di raccontarci cazzate e seppellire i bambini morti per le nostre furbissime ragazzate.

Per la nuova-vecchia Italia bella e bellicosa, rancorosa e operosa, eterni livori in corso, amnesie astî e astici in bella vista mare: di guai, di debiti, di atti attori e misfatti mai abbastanza indebiti. Per rinfrescarci la memoria e rifrascarci la midolla, una piccola antologia lombrosiana. Qualche fior da fiore al volo, un fritto mesto di fiori di zecca dello stato dell’arte di mariuolo.

Su Consip e banche Renzi non ha colpe, che invece sono tutte di chi indaga e ne parla, di Woodcock e di Lillo (o di Greg, visto che non c’è niente da ridere e loro due sono specialisti del genere..); il numero 3 del Sisde a Palermo aiutava la mafia ma non sapeva come: e con questo bel verdetto della Cazzazione è Contrada spianata al pregiudicato Dell’Utri Marcello libero e bello e magari pure ministro del prossimo Renzusconi; nel frattempo in parlamento non si riesce ad approvare il codice antimafia perché potrebbe essere troppo efficace anche sulla corruzione, ma si approva una legge sulla Tortura da reato di Tortuca fatto apposta per salvare capra, cavoli, carabinieri polizia e tutti i pestatori pirata. Evvia così, a costruire sulla sabbia e gl’insabbiamenti i prossimi crolli da zona grigia e crolletti bianchi.
Circo e circostanza Orfei che non sarebbero né una novità né un problema. Anzi, avere sempre casini o un Casini nella nostra storia passata e recente, ci ha aiutato. Anzi, ci aiutava. Al genere di denuncia dell’Italia degenere l’arte, la letteratura — anche quella di nomenklatura — non rinuncia. Anzi: non rinunciava. Senza capoclan e capoclaque così in Italia non avremmo avuto capolavori come Il Giorno della Civetta e Le Mani sulla Città. Il dramma semmai è che, a parità di problema, la supposta (da un chilo) classe pensante e dirigente da culo e non da oggi mette mano all’omertà di sistema. Tutti allineati e coperti da omissis e Matteo gratias appresso al burino-burattino-barattino Renzocchio e a Maria Elena la sua fata Tarocchina. A proposito e a conferma, qualcuno ha poi visto l’annunciatissima querela a De Bortoli per le documentatissime e circostanziate accuse sulla manbassa magna-magna massonica di Etruria? No, ma qui da noi passa tutto in cantiere e in cavalleria. Agile misfatto a mano in calcestruzzo sotto la sabbia, come la testa di chi c’ha il villino condonato al Forte, legge e ammira ancora ammirato Fortebraccio, ma dà manforte e pensiero debole all’invincibile A-Ufo-Robot, al Renzo Missile scroccone da mille gabole.   

Belle teste nelle bulle e capaci mani dei rapaci di tutto renziani, e tutto per paura degl’incapaci da nulla dei grillini. Timore per cui va bene tutto, tumore per curare il quale per Renzi su tutto fa niente. Persino gl’immigrati allora non è un dovere accoglierli, ed è giusto aiutarli a casa loro — anche perché le nostre ci cascano addosso…
E avanti così, e da Scalfari giù-giù a Scalfarotto il centro(commerciale)sinistra è tutto un glu-glu ad affogare, a svendere, a soffocare vent’anni di lotte per la verità e legalità, a ingiuriare anche da morte persone e personalità come Zagrebesky e Rodotà. E i colleghi, gli ex compagni, gl’intellettuali impegnati principalmente nel fotti e piagni? Tutti zitti, muti e iscritti a Lotta Contigua: a questo sistemino di poteruccio del quartierino. Dove c’erano i movimenti oggi c’è la stasi, o la comica Stasi da Staino&Ciccio&Anzaldi Renziana; dove c’erano i contestatori da posizioni di centrosinistra, oggi ci sono i testimonial e fiancheggiatori causa elargizioni di questa scempio-sinistra. Dei girotondi restano sì e no gli zero tondi, i bui fondi, i silenzi, i se e i ma per dire ancora un altro sì a Renzi… Del ceto medio riflessivo è rimasto quasi solo il riflesso condizionato  e conservativo: a salvarsi il culo, le apparenze, le sostanze. La classe intellettuale d'irritanti ripetenti e possidenti non ha più niente da dire, non vuole avere più niente a che fare collo spendersi, lo scoprirsi, il dare — perché confusa o peggio collusa: perché a torto a ragione o a provvigione senza questi ha tutto da rischiare e da perdere, avendo già avuto tutto quello da prendere.

E noi? Ve l’abbiamo detto. La Morte Annunziata a Torre ci guarda, e noi ci sentiamo testimoni da Torre di Guardia: impotenti e coglioneggiati, disturbanti e disturbati che neanche quelli di Geova.
Ma non credete: anche se non crediamo, noi dal citofono la domenica mattina e pure 24/7 col cazzo che scolliamo. Ci sgoliamo, blogghiamo e ma non sloggiamo Non c’azzarderemo mai più a chiedere collaborazione sensata, non ci sogneremo mai più di sperare in una mercanteggiare delle vaccate fra sensali meno disperata — questo di sicuro. Ma lo stesso a questa Italia diciamo con forza no, pur sapendo che la maggioranza minorata silenziata e per nulla schifiltosa dirà sì a Forza Renzitalia. Di male in peggio, da Rignano all’oltraggio dell'Arcore di Trionfo e di Silvio il Tronfio pur di evitare Casaleggio, tutto torna: soprattutto i tornaconti. Ma magari i tornaconteggi elettorali no. E allora — mentre tutto scorre come dice Epicuro e tutto crolla come non dice l’Assessore o il Ministro scuola A Voi Non Conviene E Io Non Me Curo — prepariamoci a vedere questa bella partita di (presa in) giro che è già al calcinaccio d’inizio. Buon divertimento, occhio alla testa e felice sgarrupamento che ci costa un occhio della testa.









mercoledì 3 maggio 2017

LANA VACCINA

Al Pd piace votare (anche se sempre meno, e in meno di numero…) per Renzi: bisogna vedere se agl’italiani piace votare ancora Pd. Certo la LetteRenza Ascani che parla di 40% di sì al referendum come omogeneo al Pd la dice lunga sui problemi che hanno i ragazzi dell’ex ragazzo in doppiopetto e triplo mento: zero di autostima, parecchi d’autoillusione e stime elettorali. Non per niente — e non per vantarsi, come dicevano Franco e Ciccio — non hanno capito un cazzo: e da domenica sera festeggiano per il trionfo nella votazione d’amici e clienti stretti, e forte dell’assemblea di condominio più affollata che c’è il Glande Leader a minchia e amminchia su quei soli 10-12 milioni di voti che gli mancano per la maggioranza. Colla famosa Invocazione Maggioritaria, è ancora lì che sbraita sbrodola e giura di non andare più via, e anzi di ricominciare e rifare tutto come prima(rie).
A parte questo, amici del Papaluto, nella vivissima, serissima politica italiana fatta per hobby e fatta tipo obitorio, che c’è di non nuovo? Tutto.

La libertà di stampa, l’affrontare il problema dei migranti senza affronti all’umanità e all’intelligenza; una legge di stabilità, elettorale, di stabilità elettorale o un’alleanza post-elettorale che non offenda la decenza? Questioni secondarie, di lana vaccina. O davvero voi credete che il Pd attacchi Report perché ha la salute pubblica a cuore più di quanto non ce l’abbia nel culo per l’inchiesta Pessina-Unità-Eni? O che i 5stelle ma un solo gallo a cantare, un Grillo a contare, siano tanto meglio e diversi? Loro la Rai renziana l’hanno sempre attaccata, ma non appena Antonio Campo (non più) dell’Orto del Giglio Magico esce dal giro, entra nelle loro grazie. E Consip? Fra santificatori del Babbo Tiziano e demonizzatori di quel babbo di carabiniere bestia da Arca del Noe — e viceversa — l’interesse pubblico e non speculativo ad usura del governo o ad uso delle opposizioni, non interessa più nessuno. In fondo stiamo parlando solo del più grande appalto d’Europa trasformato in buffet…
E avanti così, sempre più abbasso o evviva, sempre più in basso coll’Italia sempre meno viva. Morta di noia, di polemiche, di polemica che non annoia mai: purché sia sempre nuova, e possibilmente sul nulla. O sul nulla di verificabile, comprensibile, onorevole non nel senso di titolo o tiolone anticasta. Non si contano gli attacchi personali, quel che conta è il potere personale e personalistico. Guai a fare i conti o le discussioni senza l’oste, l’astio, senza osteggiarsi per pura ostinazione o ostentazione di purezza. Muro contro mulo, blog contro Bob, rissa contro Rousseau. Eccolo, l’edificante quadro della lotta fra primo e secondo partito del paese. Report è un programmaccio brutto, Consip un pasticciaccio peggio? Non interessa, chissenefotte: è giornale di ieri, e domani è un’altra giornalata! Tipo le Ong che fanno la fine degli Ogm: basta immigrati transgenici e transmediterranei nel piatto, dice quel genio del genoma di Di Maio, spalleggiato nientepopodimeno che dal dottor Alfaneinstein e dal procuratore Fuori di Zucca(ro). Ma si sa, vaccini e barconi, organizzazioni mondiali della sanità o internazionali non governative, per il Movimento non si salva e non ti salva nessuno. Peccato che appresso spunta Carmelone, il procuratore della Repubblica delle Banane, della terra dei Cachi e di Catania: Alcune organizzazioni sono finanziate dagli scafisti per destabilizzare economicamente l’Italia, anche se non ho le prove. Evvabbé, stai a guardare il capello, il cavillo, il codicillo: un magistrato senza prove che vuoi che sia, mica servono nel suo mestiere… Anche se una prova una non s’è vista — come confermano altre Procure e persino i Servizi — l’importante è farsi vedere nell’intervista. Non so se vi rendete conto. Roba che se l’avesse non detta, ma solo pensata un Woodcock o un Gratteri o un Davigo, crocifissi in sala mensa da requiem della politica che zitta e mangia. E che — siccome fa comodo — deliba Fiori di Zuccaro dai Cinque Stelle ai Cinquemila indagati di Alfano. Alleanza impopolare e inedita, popolare-grillista e populista, di livello intellettivo e morale altissimo. Ma questi sono i tempi, questi i modi. So ma non ho le prove. Accettare, approvare, appoggiare una cosa del genere da un magistrato che inquisisce — non da uno scrittore, che disquisisce — è una cosa pubblica degenere, da Stato di diritto che diventa di delitto, derelitto: che deperisce. Non avendo avuto giustizia e verità per Pasolini, la verità è che in compenso avremo una giustizia pasoliniana. A distanza di quarant’anni è già qualcosa — di brutto.
Fortuna che il responsabilissimo, democraticissimo, moderato morigerato e modernissimo Renzi dimostra d’aver capito la lezione e — lasciando stare i grilli e i grillini per la testa dei sondaggi — lascia ben sperare. Lo dimostra il significativo anche se piccolo caso (quindi casino?) di Firenze. Lì la protesi di Renzi a nome Nardella aveva proposto alla comunità islamica di costruire la nuova moschea nell’ex caserma dei Lupi di Toscana. Ma non aveva tenuto conto della volpe di Rignano, del cappuccetto rosso amico dell’incappucciato pitreista Verdini. E amico pure di Pessina, guardacaso —  guarda che casino…  — interessato all’area. Dietrofront istantaneo: perché il PdR&P non è una caserma, ma se Renzi&Pessina non vogliono non vola né si vuole una moschea. Ma guai a dirlo, voi cattivoni e venduti di Report: e guai ancora più grossi anche solo a pensarlo, che se Pessina va matto per il mattone a Firenze magari come — diceva l’inchiesta — essendo stato abbastanza pazzo da comprare l’Unità, gli spetta l’appaltazzo Eni come indennità.
Fake e fuck news. Post, post-it, e posticcia verità: colla durata e la tenuta di un bigliettino per la spesa appiccicato al frigo. Le parole come pietre, i fatti come pietre d’inciampo. Manipolabili, malleabili, lanciabili lontano o sulle agenzie. L’ex primo partito (e ministro) opportunista affarista e inaffidabile, l’ex secondo — primo secondo i sondaggi — invece pure: con un candidato primo ministro che anche da secondo o terzo, sarebbe improvvisato e improbabile. Da Matteo a Luigino, Di Maio in peggio. Questo il quadro, che in realtà sembra un cubo: di Rubik, ma girato e mescolato da Kubrick. Una spremuta d’arancia meccanica, automatica, televisiva e telematica: ovvero la politica d’oggi, tutta clic e claque, sangue e merda di vacca — anzi — di bufala.
E — per non abbatterci e abbattervi troppo — del sinistrissimo centrodestra parleremo solo dopo — dopo due maalox, perfavore. Perché Salvini Meloni Berlusconi sono appetibili gestibili e digestibili come i peperoni conditi coi foratini e i mattoni.
Sarà un Guernica, si diceva, ma questo è il quadro: non un Picasso, manco un capolavoro, se non picaresco, bizzarro, pazzesco. La politica moderna dell’Italia post ma pure pre-moderna, cioè cubista: nel senso della discoteca, di anziani ragazzi immagine che ti vogliono far ragionare col culo o a cazzo, farti ballare al loro algoritmo. Non ci sono da mo’ le ideologie, e  se per questo manco le idee; il misfatto nuovo è che non ci sono più manco le persone, i leader, le personalità: solo personalismi, personcine, idioti e idiosoncrasie. O — peggio ancora — Marchionnefilie. Con Renzi che, a chi gli chiedeva se il suo Pd non fosse troppo distante dagli operai e dal mondo del lavoro, in un fiat — o Fca — annulla la storia della sinistra mondiale e italiana dicendo che Bisogna ringraziare Marchionne che ha investito e creato posti di lavoro. E noi che pensavamo che come ringraziamento bastassero quei quattro miliarducci d’utile. Fatti quasi gratis, anzi coi nostri soldi, con quarant’anni di sovvenzioni pubbliche e malversazioni private. Non basta, non basta. Grazie Signor Padrone dalla belle braghe bianche, thank you Mister Sergione del made in Italy made in Hollande colle banche in Lussemburgo e magari in nero. Nel paese dove una volta c’erano i De Gasperi e gli Olivetti — e con loro altre grandi personalità della politica e dell’economia — ora ci sono golfini e personcine personalistiche, i Minchionne e i Fanfanini che fanno i fenomeni e non vogliono manco fare gli Ulivetti perché tanto c’è D’Alema, dietro Pisapia. Uno statismo confusionale, pietoso, di degrado politico e culturale. Sconfortante ma — come diceva la politologa Jo Squillo — oltre le gambe corte delle bugie, c’è di più.
Non bastasse, dramma nel dramma, c’è che Renzi su una cosa ha pure ragione.

Chiediamo scusa, amici Papalutisti, notizie del genere non si danno in questo modo: danni del genere non si notiziano in questa maniera. Siamo stati delicati come nelle barzelletta del soldato a cui il sergente deve dire che  la madre è morta (Tutti quelli che hanno la mamma viva facciano un passo avanti: tu, dove cazzo vai?!) ma a barzelletta, barzelletta e mezzo. Con ogni, mezzo: anche mezzo uomo, o ometto, come il Matteo re-travicello nonostante il rinforzo di qualche chiletto. Delicati come una ceretta col Vinavil, o un bidet coll’idraulico liquido, ma necessari. Il PdR, il partito Renzocratico, quello delle primarie a cui servirebbero dei primari in psichiatria, è l’unico ancora veramente (anche se sempre più vagamente) democratico. L’unico in cui si è votato democraticamente — anche se l’unica incertezza sul vincitore è l’arrapantissimo thriller sull’affluenza — anche se oramai votato più al leader che alla democrazia, data la sua invadenza-influenza. C’ha ragione lui: capite come siamo ridotti? Eppure. Con un movimento tutto clic e claque ma stop, fermi tutti, and go out of coglions ai dissidenti; con una destra tutta felpe pistola in tinello o di cervello e ferocia cogli uomini ma guai per l’agnello — beh… Facciamoci ‘sta ceretta d’umiltà, ‘sto bidet di verità amarissima che non fa manco benissimo, e diciamolo. L’unica speranza sono il Pd, Pisapia e persino la chiavica Speranza. Ma, per dire come siamo messi, al centro del campo più o meno progressista c’è sempre lui: il Matto Matteo che si sente democristiano Ronaldo, quello che ha preso sberle e un dieci chili di panza e non di pagella, e che però si sente Messi…
Triste ma vero, tragicomico ma autentico. Il gioco è tutto nelle sue mani, nel suo giocarsi la democrazia colla lingua e coi piedi. Non importa un governo forte, un paese saldo, ma solo il suo potere forte e saldo nel paese, al governo, nell’Italia trasformata in Eatalia tutta da mangiare per Farinetti e altri Oscar al Renzismo e alla Leopolda. Non per niente, di secondo in secondo, fra un secondo e un primo, Gentiloni sembra sempre più un gatto in tangenziale o un cane in un menu coreano. Uno che di forte non ha niente, che può essere forte solo come piatto… Perché adesso Matteo vuole un patto, un piatto, un vestito e un’investitura nuovi nuovi. Scordiamoci il passato, scassiamoci il futuro! Nascondere la pancia e il buco, prima di farcene fare uno in più alla cintura anche se la sua non chiude più. Vuole andare alle elezioni, vuole andare alla moda, e in questo senso l’ultimo grido è la maison Macron.

Due parole per la Francia, e due parolacce per concludere. Vale Le Pen tirare un sospiro di sollievo per com’è andata ma — a parte che non è finita — poi un altro appresso di malinconia per com’è finita: un Macronscopico paraculo e affarista che rappresenta l’unica scelta democratica sensata. Un sogno di plastica e di signorino con signora Milfona targato Rothschild che promette tutto a tutti, non nega niente a nessuno, che rinnega tutto il suo passato in secondi uno. Esponente centrista, banchiere, ministro socialista, saltimbanchiere soft-populista. Questo ha più incarnazioni di un’unghia in uno scarpone da trekking, ma alla fine è un altro allievo di Tony Bluff. Un bla-blairiano di quelli che abbiamo anche in casa — e in Casta — nostra. Uno votatissimo in centro — città e schieramento — politico: che però lascia praterie e periferie alla destra. In Francia, tutte le fabbriche hanno votato Le Pen. Operai tutti pazzi per Marine o tutti pazzi e basta: e peccato non si possano fare a pezzi per far vincere Manuel! Che, se mai e semmai al governo, dovrà restituire favori al suo elettissimo elettorato, non certo al nuovo sottoproletariato. Che, sotto sotto, sarà sempre più sottovalutato e incazzato. Insomma. Come ha notato e capito persino Salvini: questo gioco del fare fronte emergenziale contro il Fronte Nazionale — senza fare qualcosa se e quando insediati in sede istituzionale — non può durare a lungo né finire bene. In Francia doveva votare l’Isis coi suoi attentati, ha vinto il rating coi suoi emissari e potentati En Marche.  

E in Italia, invece, pure. Non per niente le agenzie di rating — causa instabilità e populismo — hanno portato la valutazione a BBB. Che in codice di questi Da Vinci dei mercati finanziari significa BENE BERLUSCHINO BIS. Giudizio che va maluccio per i non addetti al lavori e magari a un lavoro vero, benissimo per i diletti del nuovo-vecchio Nazareno già ai lavori in corso. La strategia del Leopoldo Giulivo al momento (al momentaccio) si riduce a questo. Fingere di voler vincere le elezioni, per poi fingere di farsi costringere a un accordo di governo con Berlusconi. Che non vogliamo, non vorremo, non volevamo — sia chiaro — ma lo sia pure che fra fare il bis di governo ed essere bischeri bistrattati e senza poltrone… Non c’è dubbio nella scelta, non c’è altro in pentola. Niente di più, ma purtroppo niente di meno. Un Matteo Due, o magari un Gentiloni Bis ma con un capo gradito lì a Milano 2. Un governo di Lui o di Chi Per Lui, con un obbligato programma di governo lacrime e sangue dei soliti, risate fino alle lacrime degl’impuniti, di quelli coi soldi solidi e ignoti. Dai mercati ai mercanteggiatori più spregiudicati e pregiudicati, questo è il piano. E questo è il prezzo: un governo — anche Renzusconi — a qualunque a costo. Non tanto per il bene dell’Italia, quanto di Forza Italia. Uguale e contrario a quello di chi gli si oppone, che è uguale anche se gli è contrario. Un non-governo — se non d’impossibile maggioranza pentastellata e assoluta — a tutti costi, a qualunque prezzo da pagare. Da chi non abita Sant’Ilario e scorrazza collo Yacht da e per la Sardegna, però. Il famoso senso (unico) di responsabilità — sempre dritto e addosso a chi ha di meno, ingannato e aizzato dal tanto peggio tanto meglio: per il vostro bene noi vogliamo tutto, neppure tanto così di meno.

Renzi un porco di buono-assorbente colle ali, Beppe un  Grillo-talpa zozzone che vede solo quelli che gli sono leali. Ma da tutto questo c’è modo di fare —  non dico un Best  — ma almeno un Beast Of, uno strano animalo magari politicamente e abatantuonamente non eccezziunalo, ma che sia meglio di ‘sto zoo safari da caccia la balla o la stronzata più grossa? Sarà il nostro aneurisma che parla, sarà che al posto nostro ci vorrebbe un buon neurologo che scrive e ci prescrive, ma qui dal Papaluto pensiamo di sì. E, mentre aspettiamo l’ambulanza per il trattamento sanitario obbligatorio, vi spieghiamo pure perchè. L’unione fa la forza, ma la debolezza può fare unione. Strana, provvisoria, ma funzionante e anche storica. Pensate al Compromesso Moro-Berlinguer per uscire dallo stallo Dc-Pci prima che ne scappassero i buoi. E non a caso infatti c’è scappato il morto, e l’occasione di cambiare, migliorare per sempre il Paese. Il Compromesso — Storico, per l’appunto — che a un certo punto ha reso isterico un pezzo della politica, delle Istituzioni, dello Stato: che non per niente ha (mis)fatto sì che restasse irrealizzato. Perché in Italia, ricordiamoci, solo gli accordi al buio e al ribasso, sono sempre in auge e in rialzo. Perché, intendiamoci, in Italia gli accordi chiari, precisi, trasparenti, rispettati e rispettabili, sono sempre stati osteggiati, presi in ostaggio e ammazzati da appositi utili idioti e assassini di brigate rosse o borgate nere. Siamo malfatti così: alla luce del sole, preferiamo l’ombra di un Piano Solo o Gladio. E se la storia già scritta non si può cambiare, ‘sta storiaccia che stiamo scrivendo e schifando magari un po’ sì.
A un democristiano imbarazzante e brizzolante come Renzi non chiediamo di fare il Moro, né naturale né tinto  — mica vogliamo querele dalla Famiglia del Presidente Dc… — ma di non fare il solito piccolo fan-Fani da Sandra Milo a Sandro Bondi; e a Beppe non chiediamo — per non doverci querelare da soli… — di fare il Berlinguer: ma almeno di non essere il Bertinotti della situazione, con un’assurda maggioranza d’opposizione sterile e sfasciatutto. Del resto. La politica è l’arte del possibile, mica fare la parte di quello che è tutto impossibile. Non è cercare il potere per il potere, a costo di non poter far nulla dall’opposizione — ma sempre libera comoda e bella — o schifo in un governissimo del nulla. Allora via allo strano animale, vediamo che cosa può saltare in testa al Grenzillo per zompare fuori dalla palude. Magari — e subito — una buona legge elettorale, che dia un vincitore certo, senza accrocchi pre- o papocchi post-elettorali, puramente e spuriamente proporzionali ai voti Alfano style presi mica in convento… Eppoi si vede, si vedrà: una legge sul reddito di cittadinanza o d’inserimento, una che riduca i parlamentari ma non le garanzie democratiche, un testo unico sulla corruzione… L’appetito vien mangiando: e non necessariamente, né negativamente, in una Grossa Colazione di governo.

Funzionerebbe? Non si sa. Una sola cosa si sa che non funzionerebbe. Se alle prossime elezioni — anticipate o semplicemente allibite — il primo partito d’Italia non andasse al governo, tornando invece al potere un’alleanza Impopolare fra il secondo e un pezzo del terzo. Ecco, a quel punto la fiducia del paese nel sistema democratico sarebbe due tacche sotto un sistemino chiromantico sicuro per il tacchino da spennare per vincere al lotto. Lì davvero non ci sarebbe più antirabbica che tenga o qualcuno che ci salvi o Salvini, neanche votando il partito anti-Vaccini e No taxi del mare perché Ong = Ogm. Il paese sarebbe pronto a qualunque botta di vita, colpo di testa, svolta o rivolta politica, antipolitica, anche antidemocratica. Una testa di cazzo un voto, eppoi mai più per un bel po’. Il fascismo e la pizza li abbiamo inventati noi, e ‘sta democrazia che non funziona e non decide sta diventando un po’ una pizza… Da dare in faccia, in fascio alla classe politica, da condire coll’olio di ricino. A quel punto l’Italia di un governo Di Maio sembrerebbe l’Atene di Pericle, e Casapound l’unica casa di cura per il male incurabile dell’Italiettismo Terminale. Amen, a meno che… O giocare ancora a Consip contro Morbillo, a coglioni contro orecchioni, a Medici senza frontiere contro Medicei senza ritegno, a renziani svaccati contro grillini svaccinati: oppure non giocarsi il futuro di una democrazia che  — contro certe pulsioni e certi puzzoni fascisti — non è ancora adulta né vaccinata. A voi il tempo della scelta, a noi tutti — nel frattempo — la sciolta. Buonanotte (della Repubblica Scottex), e buona fortuna.