giovedì 8 ottobre 2015

POMPE FUNEBRI

La Riforma Istituzionale fatta con mostri d’intelligenza alla puttanesca tali, che si fa prima a chiamarla Deforma Prostituzionale. Un taglio delle tasse che forse ti viene un infarto dalla gioia: peccato che i tagli agli esami medici per pagarlo non consentiranno di accertarsene. Inquisiti e miracolati che dettano ed edittano la linea bulgara persino al Renzianissimo Tg3 (la Linea Notte di Mannoni oramai è talmente al servizietto del governo che manca solo una gomma che brucia in studio, per diventare ufficialmente Linea Mignotte…). Il bavaglio alle intercettazioni sulla stampa, però piccolo: un bavaglino, nel senso che chi vorrà informare sulle inchieste e gli scandali dovrà prendersi la pappetta pronta dal Governo di Sua Rencellenza, oppure cazzi amari tipo olio di ricino. La star politico-giudiziaria toscollywoodiana Verdini che fa Bob DeLiro in Taxi Buyer: Sono solo un tassista che porta da Berlusconi a Renzi. Sì, l’unico tassista al mondo che però i clienti se li compra, con cui sgancia anziché incassare. E facendo finta di far incazzare Silvio, oltretutto. No perché alla stronzata che il Nazareno è morto ci si può credere giusto il venerdì santo: ma per loro fortuna l’Italia non è più solo il paese del Carnevale tutto l’anno, adesso è anche quello della Pasqua destagionalizzata e perenne. Nonché delle simpaticissime pasquinate alla Lucione Barani, eroico Verdinian-Craxiano che per aver chiesto un pompino in aula si becca solo 5 giornate di squalifica pronto e schierabile da mister Renzi per il prossimo turno di Inciucions League, insomma…

Piccolo riepilogo di una democrazia piccola piccola e all’epilogo. Una democrazia da una botta e via, la nostra; un fotti in fretta e furia, un trasformismo da McDonald, un Crispi McBacon cucinato dal Renzi Trasformer. Una (poco) democrazia cristiana ed eterna, da sembrare indù: perché si reincarna sempre collo stesso spirito, anche se in corpi diversi. Per l’esattezza corpi sciolti (come cantava il Benigni che aveva qualcosa da dire a parte i canti di Dante, oltretutto decantati come fossero di suo pugno e non una sua pugnetta interpretativa da occhiaie...). Merde umane. Una metempsicosi che sta diventando una minchia di psicosi, per noi del Papaluto. Una democrazia da buttare e da buttane, le cui esequie non sono certo state celebrate colla pompa funebre del già leggendario Barani from Aulla in aula, però. Magari. Anche coll’aiuto delle opposizioni troppo arroganti divise e inconsistenti, la tumulazione è avvenuta da mo’. Ed è partita da molto. Crispi, De Pretis, Giolitti, Fanfani, Andreotti… (Quasi) non penali, ma i precedenti ci sono. Questa finta sinistra renziana che va davvero a destra per restare sempiternamente al centro dell’intrigo come dello spettro politico e trasfromistico, viene da lontano e lo sappiamo; se l’Italia può andarci ancora molto lontano, questo no.

Le certezze che abbiamo sono altre, cioè le carezze che Silvio, Sergio e altre belle personcine stanno avendo da ‘sto Little Tony Blair senza ciuffo elvisiano ma colle frange verdiniane da tutte le parti. Renzi sta facendo cose che Berlusconi poteva solo sognare: per se stesso, sotto il suo stesso governo! E non parliamo dei milioni regalati alla Fiat cogli sgravi per schiavizzare gli operai a Melfi, dove si fanno turni che in confronto a raccogliere pomodori per i caporali ti riposi all’aria aperta. Non parliamo neanche dell’entusiamo popolare suscitato dal fatto che si toglie la tassa al ricco sul villone tagliando la tac al vecchio colla pensione. E neppure di un governo che va avanti (a destra) a botta di mance, mancette e manchettes di marketing da ottanta euro o da quattro soldi. Basta, con ‘sta roba. Dalla farsa del Jobs Act alla falsa abolizione delle province dei clamorosi bidoni hanno ottenuto ancor più clamorosi applausoni la maggioranza vince, anche se la minoranza evince e dice che sono tutte cazzate. Noi vogliamo parlare delle cose veramente fondamentali, cioè di quanto in apparenza è più superfluo del pelo di Luxuria coll’estetista in ferie. Di libri, parole, letteratura, carta imbrattata. Della sistematica distruzione della cultura, quindi dell’etica; quindi della politica; quindi della società, del paese, del futuro. Del perché tutto ciò stia accadendo nel più assoluto silenzio, a parte i cinguettii e i latrati della solita cagnara propagandista su Twitter.

Per fare chiarezza sul Ducismo culturale in corso, ma senza fare amarezza da reducismo stronzo, dobbiamo premettere che noi del Papaluto siamo gente orrenda. Personacce terrificanti e filoterroriste (c’hanno detto pure questo, al tempo…), capaci di spararsi la doppietta Palavobis-Circo Massimo in due mesi, di scendere in piazza ogni due per tre e  per certi principi, di non scenderci a patti sopra per nessun bel faccino o assegnino. Insomma per noi, e per tanti come noi, la Questione Morale su tutto. E noi, e forse tanti come noi, oggi si chiedono: ma alla questione morale sotto i tacchi come siamo arrivati? Sì perché parliamo di tredic’anni fa, mica di trecento. Eppure. Siamo passati da un paese che contro certe cose ha gli anticorpi, a un paese che ce l’ha con gli anticorpi contro certe cose. Sì, direte, ma certe cose che? Quelle che non servono a nessuno, forse perché non servono nessuno. I libri, la cultura, l’arte, la bellezza, la libertà, la bellezza della libertà. Quella vera, quella difficile, quella faticosa. Quella nel pensiero e nei fatti, non nelle citazioni da discorso per fare salotto, flanella e figuroni da filotto al bar. La bellezza che diceva Camus di certo non fa la rivoluzione: ma verrà il giorno che la rivoluzione avrà bisogno della bellezza. Sarà per questo che noi abbiamo solo la Grande Bellezza come perfetto film kitsch (cioè finto) della nostra (autentica, purtroppo) controrivoluzione culturale, politica, sociale. Un impeccabile manifesto anti-ideologico, postmoderno, psicologico. Sarà per questo che la nostra arte è ridotta ad artefatto, che le nostre parole si traducono in fatti orrendi, che il nostro pensiero stupendo e stupidissimo non trova niente da dire neanche sulla roba più immonda. O Immondazzoli.

E questo era?! Tutto ‘sto casino, ‘sta parata di nomi e paragrafi per arrivare a Silvione che si mangia Rcs Libri (e praticamente tutta l’industria culturale italiana su carta che canta e che conta, tranne Adelphi) per fare un clistere di contanti a quella merde secche di Gazza e Corsera?! Sì, ragazzi. Il superfluo ma fondamentale pelo di Luxuria nell’uovo dei polli di Renzi che siamo è questo, per noi. L’operazione in se stessa non ci sconvolge, figurarsi. La reazione del governo e dell’antitrust che non diranno nemmeno un se o un ma? Seee, ma figurati! Ci sconvolge l’intera operazione di non-reazione, in sostanza, della cultura italiana o di una parte di essa. Di una parte di noi, in buona o cattiva sostanza. Nelle mani di uno solo tutte le principali case editrici e non uno qualsiasi, quello dei maxicasini e delle mini-meretrici. Tredici, dieci, cinque anni fa ci saremmo scandalizzati, legati, incatenati a qualcosa o incazzati a girotondo con qualcuno. E adesso, niente. Nessuna sollevazione popolare, intendiamoci: stiamo parlando comunque di una minoranza. Ma la democrazia si misura, sulle minoranze. Specie quelle rumorose. Sono le dittature, a contare sulle maggioranze schiaccianti, accondiscendenti, silenziose. Oggi siamo tutti maggioranza, siamo tutti silenziosi. Non tutti, quasi nessuno, pochi sono avviliti e pensierosi. Noi del Papaluto sì, avviliti e pensierosi. Nonché disperati al punto da commettere l’insano gesto dare ragione a Sgarbi. Che ha sostenuto che in Italia un buon libro vale meno di un pessimo giornale. Vero. Anche grazie a lui, però. Anche e soprattutto grazie a quelli meglio di lui, che come lui o peggio si sono comportati.

Parliamo per gl’intelligentissimi scemi o degli scemi fin troppo intelligenti che si sono esaltati e ancora si esaltano per la fine delle ideologie. Evvai, figata! Spezziamo le catene dello spezzare le catene dell’oppressione! Basta colle prigioni del pensiero organico, organizzato, ortodosso! Da allora tutti più liberi di testa ma chissà come mai tutti con meno libri in casa. Dio, Marx, Io: tutti morti, o che non si sentono tanto bene. Ma cogli effetti che invece si sentono benissimo, oggi. Il basta al pensiero forte è diventato un forte basta al pensiero, stop. Coi bei risultati che ammiriamo. Una società e quindi una politica ridotta a puro mercanteggiamento, a perseguimento dell’utile, all’aggiramento delle regole minime di decenza e moralità. E come mai? Perché, parafrasando Chesterton, quando gli uomini non credono più in un’idea non è che non credano più a nulla: credono a tutto. E oggi solo a tutto quello che si può comprare, consumare, cosificare, classificare, banalizzare, taggare all’istante. All’ideologia si è sostituita la merceologia, e nel cambio merce-idee c’hanno guadagnato solo i Berlusconi in giro per il mondo, i simil-Silvio in world tour. Quelli che non hanno nessuna idea, tranne il guadagno. Che però pubblicano tutto e di tutti gli orientamenti politici, filosofici, letterari: quindi, che problema c’è? Proprio questo, che non c’è nessun problema basta che faccia soldi. Il problema sta tutto nella quantità, mai nella qualità di ciò che si pubblica o che si vende. O che si è. Il Folle Volo di Dante come i romanzi di Fabio Volo o le romanze degli ex tenorini del Volo tutto dentro, fuori tutto, tutto scontato di prezzo e di pensiero, facciamoci un cofanetto con doppio libro, Blu Ray e prefazione di Benigni-Jovanotti-Gramellini per Natale…

L’era del sapere post-moderno fintamente democratico e progressista: tutti uguali, niente distinzioni. La merda vale la meraviglia, l’arte vale il kitsch, chi nelle sue opere la cerca vale quanto l’altro che nelle sue lo propina, lo propone, lo propugna. Lo sperimentale è male e dio ce ne guardi, lo sperimentato un mare di soldi. Perché cercare davvero qualcosa di nuovo e magari con poco seguito, quando puoi riverniciare e incassare con qualcosa di vecchio o addirittura decrepito? Se nella spazzatura il riciclaggio fosse avanti come nella cultura, la puzza la sentiremmo solo in libreria anziché per strada. O, a proposito di fintamente democratico e progressista, nella faccialibreria tuittarola del nostro ggiovane premier socialmediopatico. E siamo al punto dolente, al punto che volente o nolente la discussione deve toccare. Col cittadino consumatore e mai dubitatore, col pensiero che dev’essere o populista o menefreghista o tutt’e due, il discorso da largamente culturale si fa strettamente politico, carissimo Pinocchio Matteo Renzi. Farla facile non significa che poi lo sia: significa che facile è solo una bugia. Un mercificare, un mentire, un raccontare che è un raccontarsela. Azzerare il senso critico è a costo zero come le tue riforme cioè per niente.

Nessuna nostalgia/apologia di Stalin e simili delinquenti/pensatori di ‘sta minchia, sia chiaro. Come dev’essere chiaro che certe ideologie erano una prigione: come dovrebbe essere, ma non è, che libertà di pensiero non vuole dire pensieri in libertà. Tantomeno pensiero unico colla sola libertà di nascere, consumare, twittare, crepare o possibilmente crepare twittando. E postando il video su Periscope, magari. Abbiamo il diritto di essere meglio di così, di non essere solo dei cosi consumanti: ma per riuscirci abbiamo il dovere di difendere e di difenderci colla cultura; di crederci credendo nella bellezza, quella vera. Quella difficile, faticosa. Diversamente, l’aforisma di Chesterton non perdona: e l’uomo diventa una bestia che si bastona. Coi suoi simili, causa il cellulare per cui fa una fila da stadio: allo stadio, da dove poi lo portano via sul cellulare. Studi alla mano, anche senza il Muro di Berlino, senza studio si viene alle mani comunque. Anche se non ci sono idee forti, si passa lo stesso alle maniere forti. Perché il cretino crede, crede sempre, crede comunque e a chiunque. Tanto vale provare a fargli credere o leggere qualcosa di buono. E non necessariamente di Benedetta Parodi benedetta da Berlusconi… Usiamo la nostra, di testa. Altrimenti, le altre e alte menti dei capintesta che c’abbiamo. E che ci meritiamo. Come Alberto Sordi per un famoso regista (foto) ex girotondino ed ex chiacchierino oggi attonito, stufo, sfinito dalla situazione.


Che stando, alle indagini demoscopiche, è bella (o brutta) sconfortante di suo. Guardacaso 6 italiani su 10 non leggono neanche un libro, e proprio 6 italiani su 10 si professano supertifosi in neanche un secondo. Cioè appassionati dello sport che non è più sport, ma scommesse, risse anziché rivalità, distruzione dei suoi valori in campo e creazione di valore in banca per chi lo commercializza. E non a caso il Renzi ha fatto dello sport il suo spot al volo e alla lettera: a settembre piazzando il suo culetto a forma di faccia sul jet e in tribuna agli Us Open (pagando col nostro, di culo: faccia lui, col conto…); o appena l’altroieri incontrando lo Sceicco Bianco Bin Zayed facendo lo Sciocco Viola del coro Salutate la Capolista. In attesa di un bel Chi non salta Gufo è alla finale regionale di freccette o mazzette con Verdini, il livello della narrazione è questo. Basso, ma mai quanto la linea di galleggiamento (o affondamento) politico-culturale, culturale quindi etica e politica. Ma va bene così, in fondo. Per andare a fondo, va benissimo così. Che sarà sarà, e che sarà mai. Mica finisce il mondo, se inizia Mondazzoli! Alla fine è solo la normale logica di mercato, l’ovvia trasformazione della società che cambia non per forza in peggio, alla fine  la merda che si vede è tutta nutella: e alla fin fine, che Mondazzoli sarebbe senza Nutella? E se va bene a voi, buona merdenda a tutti! Anche a te, alla tua salute e in tua memoria qui sotto, Nanni…

         


martedì 21 luglio 2015

I VISAGISTI DELL'ANTIMAFIA

Più facile trovare l’accordo coi Khomeinisti non ravveduti di Teheran che coi Komunisti corretti di Tsipras, la Germania più ayatollah dell’Iran, Usa e resto del mondo che disinnescano il pericolo nucleare mentre in Europa non riusciamo a far saltare per aria le puttanate atomiche della Merkel e degli altri rigoristi-opportunisti sul debito greco. Tollerenza che guarda caso fa rima con intelligenza, di là; austerità che mica per caso fa rima con stupidità e avidità, di qua. Le palle quadrate di Obama per provare a tendere la mano al nemico contro i cavoletti e i cazzi amari di Bruxelles, che a tendere la mano a un paese amico nemmeno ci prova: al massimo tendergli una corda per impiccarsi in amicizia. Il mondo cerca la pace sulle testate atomiche, l’Europa va a cercarsi la guerra fra poveri per quattro testate di minchia termonucleari…

Insomma, avete capito quale sarebbe l’antifona: l’antitesi del nostro tradizionale repertorio papalutesco. Quale sarebbe stata, meglio. Dite la verità, era o non era bello, un pezzo così? Un Papaluto cazzuto e internescional, che praticamente si scrive da solo e si commenta da sé. Un blog che per una volta non è il solito blob d’inquisiti coi requisiti per Palazzo Chigi da premier ma pure per Palazzo di Giustizia da cliente premium. Una cosa diversa dal solito, dai soliti. Un articolo di ampio respiro internazionale, anziché  la solita agenzia Asma sull’Italia col fiato troppo corto e le mani sempre troppo lunghe…

E invece. Noi avremmo voluto, ma invece… Niente asma, c’è un’altra emergenza sanitaria che toglie il respiro. Roba urgente, cogente: ma soprattutto indecente. C’è un signore che, partito come simbolo dell’antimafia, adesso gli è partito l’embolo che l’antimafia è solo lui. Un sindaco coraggioso da tremarella (e non solo perché era lì a Gela…) diventato un governatore antimafioso da ridarella. Un tipo passato dall’opera buffa all’operetta tragica all’operato tragicomico. Che non merita nemmeno disprezzo: merita il prezzo del biglietto dello spettacolo che ha messo su. Che meriterebbe di andare sotto i ferri della sanità e del sistema di mafiosità che ha finito di spolpare la Sicilia coi suoi compari, dando in pasto alla stampa nomi buoni da sgranocchiare con un Campari. Nominativi-aperitivi al disastro, apericenni di fuffa eppoi di truffa a ogni cambio di giunta demenziale e semestrale. Vip, ex viceprocuratori, magistrati, scienziati, imparentati famosi e disgraziati famosissimi. Battiato, poi Zichichi, poi Borsellino, e domani magari Zorro, Bono degli U2, Batman, Briga di Amici per acchiappare i gggiovani, Gonzalo de Il Segreto per rastrellare il consenso fra le vecchie… Trentanove assessori cambiati in trentanove mesi, la lotta alla mafia per spot, la Caccia al Nome per sport, la cacciata della vecchia Nomenklatura politico-mafiosa manco per sogno, l’accordo con essa per professione e per passione Rosario, basta, dopo tre anni e tremila giunte mettiamoci una Crocetta sopra e diciamolo: metterla sul tuo nome, alle elezioni, è stata una cazzata.

Volenteroso, speranzoso, apparentemente ansioso di cambiare, all’inizio. Fumoso ozioso e persino odioso nella sua presunzione d’aver cambiato tutto nonostante tutti che lo minaccino, alla fine. Fine che purtroppo non si vede. Perché il peggio non ne ha mai. Perché Crocetta, tragicamente, non molla. Perché Crocetta, comicamente, è una specie di Tiramolla degli scandali, dei fallimenti, degli scandali fallimentari e degli scandalosi fallimenti del suo governo. Anzi: governi. Perché lui così reagisce a ogni nuova botta in testa o in capo alla sua giunta: ne fa un’altra, ne fa un altro. Un’altra testa che cade, un altro capo nominato al suo posto evvia che si ricomincia. Si posa il polverone, ma resta il fumo. Meglio, il fumetto Crocetta che se la tira e non molla. Se la tira tipo Cavour, per non mollare la poltrona che per certi pezzi di fetenti è garanzia di caviar. Un sistema che ha collaudato lui personalmente, e che personalmente ha disgustato noi: figuriamoci i i siciliani. Una legalità di facciata, una faccia nascosta e legata alle peggiori carnizzerie del potere. Ultima ma non ultima, temiamo la vicenda dell’Assessore alla Salute Lucia Borsellino. Scelta per il curriculum, sì, ma solo per le prime due righe: dove dice Borsellino e figlia di Paolo. Messa lì a lottare con un sistema più grande di lei, mentre Crocetta trafficava e le sparlava alle spalle con merde anche più grandi di lui. Squallido, triste quasi come il finale. La Borsellino che lascia l’Assessorato alla Salute perché a un certo punto ha dovuto scegliere o l’assessorato o la salute e Crocetta che magari si prepara a scegliere qualche altro nome che lascia contenti i Visagisti dell’antimafia. Sì, avete capito. Quella della legalità come trucco, cosmesi, imbiancatura dei sepolcri delle vittime colla cipria da culo del potere. Il miglior commento a riguardo è stato del fratello di Lucia, Manfredi Borsellino: Mia sorella ha portato la croce. E pure portato acqua a Crocetta, purtroppo. E che purtroppo bis è pronto a fare il casting bis o tris con qualcun altro. Certo, dopo aver bruciato o sputtanato quasi tutti i cognomi antimafiosamente in, potrebbe anche chiamarsi out da questo giochino al massacro dei parenti di massacrati illustri. Ma non è da lui. Piuttosto che chiamarsi fuori, starà già chiamando dentro e fuori Sicilia per sapere se il cugino, il nipotino, l’imbianchino di uno qualsiasi degli Impastato, dei Falcone, dei Chinnici possa essere interessato a un posto al tavolo verde, possa essere chiamato all-in in questo indecente strip-poker da potere in mutande.

Perché Crocetta non può e non vuole fermarsi. ‘Sto Rosario dobbiamo sgranarcelo e beccarcelo tutto. Troppe cambiali firmate in bianco, per cambiare ‘sta pagina nera. Avrà finito i parenti famosi, ma i serpenti merdosi che si è messo in casa (tipo Tutino, il medico del bel personale di Crocetta che augurava alla figlia di Borsellino la fine del padre…) non hanno finito con lui. E allora si andrà avanti con ulteriori riscossioni e indecenze. Ma non senza ripercussioni e conseguenze. Quest’anno alla commemorazione delle Agende Rosse per Paolo Borsellino c’era più gente sul palco che sotto; più autorità, giornalisti e turisti dell’antimafia venuti da fuori che palermitani. La lotta alla criminalità è abulica, burocratica, opportunistica, prammatica, anemica, senza carne e sangue: un paradosso, visto tutto quello che è costata. Una vergogna senza scuse, secondo noi. Siamo adulti, la giustificazione per le nostre assenze non ce la firmano più né i genitori né gli impostori. Secondo noi l’incapacità di qualcuno non può essere l’alibi di nessuno. A tenerci a casa sono la nostra indolenza, la nostra indifferenza, la nostra convenienza non certo l’indecenza o l’insipienza di un politico. Chiarito questo, per noi Crocetta è davvero il peggio senza fine. Fine che almeno giustifichi il mezzo disastro della Sicilia, che lui ha trasformato in disastro intero…  Le Asl che ne ammazzano più dell’Isis, il disagio che cresce più veloce del deficit, le strade che crollano, i clientelismi che s’impennano, i cantieri che non chiudono ma in compenso chiudono in galera i responsabili dei cantieri. Abbiamo trasmesso le Giunte Crocetta, con tanto di riassunto delle porcate precedenti. Peggiori di quelle dei Cuffaro e dei Lombardo. Perché un mafioso vero è meglio di un antimafioso finto; perché uno alimenta la delinquenza ma l’altro soffoca la speranza. A vederlo mentre cerca attenuanti nel nulla e poteri forti tramanti nel buio, la Sicilia non è che non creda più in Crocetta: a torto o a ragione, non crede più a se stessa.

Tragicommedia nella tragicommedia, la gestione della vicenda da parte di chi appoggia in Regione il Rosario più comico di Fiorello. Il Pd, ovverosia un partito perso dietro alle cazzate: per partito preso. Che non nomina mai la legalità, che nomina solo inquisiti, che cambia le leggi pur di poterlo fare (l’ultima è alla Cassa Depositi e Prestiti: pur di piazzare come Amministratore Delegato Fabio Gallia, il più indicato in quanto indagato per la truffa dei derivati Bnl, il governo ha preventivamente cambiato lo Statuto. Fatta la legge trovato l’inganno? Bei tempi, oggi si disfa la legge pur di trovare l’ingannatore…). Un partito peggio che allo sbando: quasi al bando fra chi ha ancora determinati valori non bancari. Il presunto partito della sinistra moderna che schifa quella antica, il partito che è stato di Pio La Torre (a proposito, ha parenti interessati a bei posti terrazzatissimi e liberi subito in giunta regionale?) ed oggi è modernamente diventato dei Pijo tutto, come dimo ne la Capitale che alla mafia siciliana mo’ je fa li bozzi, co’ Buzzi! Brutta storia, pessimo romanzo popolare. Da Orgoglio e Pregiudizio all’orgoglio per il pregiudicato. Il partito di Berlinguer della questione morale adesso è questo di Renzi, che coll’immorale questione delle promesse e delle mance elettorali governa, riforma, deforma il Paese senza mai essere stato eletto o scelto da da nessuno. Se non da Giorgio Napolitano, il suo mandante a volto scoperto. Che ha piazzato lui al governo e Lo Voi alla procura di Palermo, prima di lasciare. Che ha lasciato un cumulo di macerie e un mucchietto di cenere dove prima c’era l’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia e le intercettazioni fra Mancino e Quirinale. Che ha lasciato un deserto sulla lotta alla criminalità e lo ha chiamato pacificazione fra politica e magistratura. Il tutto fra misteri, accuse, veleni, mestatori politici e pestatori mediatici. Roba che, se questa è la pace, che cazzo aspettiamo a rifare subito una guerra?! Nella Palermo revival manca giusto una bomba che lisci di poco il procuratore Di Matteo e qualcuno che dica come per Falcone all’Addaura che la bomba se l’è messa da solo. Tutto uguale, come una volta, ma un po’ peggio. Tutto uguale, come una volta, ma una differenza c’è. Fosse ancora vivo, Falcone se la metterebbe da solo, la bomba. E, pur di non vedere lo Statomafia che fa vita sociale o la Mafiastato in piena vitalità societaria, l’autoattentato non lo fallirebbe. Per non sbagliarsi, non sbaglierebbe. Si suiciderebbe lui, per non vedere l’Italia che si suicida.

La Grecia in bancarotta da anni è la Grecia corrotta da decenni. La Germania spocchiosa e danarosa è la Germania virtuosa. La Germania non avrà molti amici, la Grecia fin troppi amici degli amici. Mafie, mafiette, pastette, pandette a favore di ammanicati e assatanati di denaro pubblico. E così non vai avanti, anche se la tua Storia inizia prima e meglio di Cristo… Hai voglia di Partenone, se poi c’hai il Pappone come monumento e memento nazionale. La civiltà passa dalla legalità, le civiltà senza legalità passano come piscio sul cemento. L’Italia non sarà mai la Germania di domani: non sia mai essere come la Grecia di oggi. Ma, con questi chiari di luna, se non saremo mai l’una potremmo ben presto essere l’altra. Cambiare, cambiare in fretta: o iniziare a farla nel vaso o imparare a farla all’ombra, ché con questo caldo il piscio sul cemento non dura niente.  


         

  

lunedì 15 giugno 2015

STOPSTATION




E insomma, per tirarsi su Renzi quanto prima dovrà fare come in Liguria: per una bella Elezione come si deve, trovarsi un Viagla di cinesi cammellati alle primarie… Per il suo P(2)d le cose si fanno agre, in effetti. Le mance elettorali scarseggiano, le mele marce abbondano, le marce di quelli coi maroni pieni da scambiare per gufi che godono come ricci minacciano la serenità del nostro iPremier quasi più della possibile smarronata dell’iWatch sul mercato. Situazione spinosa, per Renzi, che hai voglia di spin doctor bravo o della mutua. Altroché partita a Playstation mentre aspetta i risultati: una battuta d’arresto alla StopStation dopo che sono arrivati. Fortuna che fra una retata e una cazzata, della tranvata del Partito della Nazione che a momenti non tira manco in Regione Toscana non si parla più. Addirittura Matteo il Buono (a che?) all’indomani del successone ha preso tweet e burattini social ed è partito: in mimetica e in Medioriente, per distinguersi dai coglioni che a Roma sparano precentuali fittizie o tangentizie. Come partito prendiamo piede, andiamo bene, ci prendiamo un avvocato, andiamo ancora a piede libero…  Il Pd contuso e felice canta vittoria, ma soprattutto canta Salvatore (Buzzi) e loro tremano. La verità è che dell’ex Piccì aspirante Diccì giusto quella è rimasta l’aspirazione. Tutte le arie che si dà, in cambio delle mazzette che si prende. Perché voti quelli pochini. E solo in cambio d’indagati e quattrini. O accetta i De Luca e i Buzzi o a ‘sto mitico Partito Nuovo e Vincente je fanno li bozzi, come dicono a Roma. Ma eseguono meglio in Veneto. Un esempio su tutti, anzi sotto.

Il Veneto. La Russia di ogni segretario della sinistra sin dagli anni Novanta, ecco cos’è stata questa terra in cui La Russa è un pericoloso attivista progressista. Gente per cui uno come Flavio Tosi (condannato per istigazione all’odio razziale) fuori dall’asse Verde-Nero Salvini-CasaPound-Nazisti dell’Illinois e dell’Illy de Trieste, diventa un sospetto Khmer Rosso senza manco più un voto. Gente arcigna e furba, che non si lascia derubare da nessuno: tranne da tutti quelli col Leon che Magna el Teron e Gabba el Polenton come bandiera. Evasori fiscali ed etilisti finanziari cronici, fan di Del Debbio e del Valdobbiadene, che amano il grappino e il pogromino fatti come una volta: democristiani convertiti tutti al demagogismo evangelico, una distesa di terra dalla scelte secche e prosecche, un Texas con meno radicali ma più radicchio. Solo che nel Texas i democratici americani se lo sognano non di vincere, anche solo di provarci. Tempo, soldi e terra persa. I democratici italiani invece no, quelli Renziani peggio. Sognano incubi per gli avversari, incubano inculate per i loro candidati. Anni e anni a mandare avanti Berluschini e Berluscloni, senza capire che fra l’originale e la copia quelli giustamente prendono l’originale. E, della copia, quella più conforme: possibilmente colla felpa come uniforme e la ruspa come uniformatrice sociale. Il Verdone militare Matteo Salvini anziché il Matteo amicone di Verdini, per capirci. Ovvio per molti, ma non per tutti: non per il Prosecco Carpené Disinvolti, il Rottamattore che vuole imparare le bollicine del Business Friendly ai bottai e ai bottatori di negri che su quello nascono già imparati. Lui è moderno, fico, attuale, anticonfindustriale, amico degl’imprenditori e bastonatore dei contestatori e allora vedete come voteranno la mia candidata, signorimiei… Eccome no! S’è visto. Un bellissimo funerale, anche se le urne erano tutte di Zaia. Alla prescelta Moretti giusto un Nanni Moretti di commento: con questi candidati e dirigenti non vinceremo mai. Lady Dislike ferma al palo e scioccata come fosse la serranda dell’estetista chiusa, il Pd di Mr Tweet Tweet Urrà inchiodato alle percentuali degli ultimi 20 anni. Sempre quelle, solo aggravate dal fatto che ai ragazzi in verde sono state fatte vergognose concessioni formali, se non sostanziali. Difficile leccargli il culo, a questi, mentre ti bastonano. Molto cerone per nulla, comunque. Nel partito dalle mani lunghe non solo la destra non sa cosa fa la sinistra, ma la finta sinistra non sa vincere nemmeno quando fa la destra meglio dell’originale...

E quando vince, allora? Quando i candidati non sono Renziani. Felici e vincenti, purché Matteo-Repellenti. O sei Renziano o sei governatore, diciamo. O sei la trombata Paita che riesce a far vincere Toti alias il Gabibbo Bianco, o sei l’eletto Rossi che non convince tanti astenuti ma almeno vince con ideali degni del nome, del colore, del cognome. Essere Rossi non basta, in tutti i sensi. Chiaro però che essere un amministratore con un passato alle spalle anziché un’assessora con solo una faccia da culo davanti e un marito in mezzo ai magheggi del Porto di Genova, aiuta. Appendice e appendicite del Burlandismo impalmata dal Renzismo, la signora Appalta ha prima ignorato la sinistra eppoi l’ha accusata d’averla fatta perdere: questi fantasmi… E a proposito di Eduardo, poi ci sono le storie di fantasmi meridionali che non fanno ridere. Al Sud il Pd perde anche quando vince. Qui il problema non sono gl’impresentabili: sono gl’imprescindibili, a tutti i livelli.

Fra De Luca ed Emiliano, fra Puglia e Campania non corre solo la Basilicata: anche una navata di differenze di condotta politica, di trascorsi pubblici e privati, di comportamenti personali. A Salerno la questione non è fra De Luca e la legge Severino: è proprio De Luca che si crede un principe Sanseverino al di sopra di ogni legge, sospetto, parlamento eletto. Lui c’ha voti, voi non siete un cazzo. Anche Emiliano c’ha voti, ma non c’è un cazzo: a parte le cozze pelose come un paio di consiglieri nelle liste collegate, l’approccio è un altro. Ma l’accrocco resta. Il ducetto, dove lo metto? Buono o cattivo, l’Imprescindibile lo è innanzitutto come nodo di questo partito incravattato e leggero. Basta una corrente di tessere, e se lo porta via. O se lo portano via, magari in mancette o in manette. Modello di partito che accetta volentieri di perdere ogni identità, pur di vincere ogni indennità e ogni appalto. Da Rotary a Grattary Club, con sempre più astenuti (anche in Emilia) e sempre più trattenuti (specialmente in Procura). ‘Sto partito liquido in realtà è un partito sciolto come neve pippata dalle Sóle romane che lo comandano a bacchetta. Anzi, a stecca.

La meraviglia in tutto ciò è che Renzi ha un antidoto sensazionale a se stesso: cioè l’anti-antimateria oscura dell’opposizione. E per farvi capire com’è la situazione, quest’è l’immagine più semplice che c’è venuta… Renzi dev’essere il governo, perché gli altri non possono essere un’opposizione così. Così divisa, incazzosa e fumosa, poco pratica e troppo teorica. Parliamo di opposizione democratica e progressista, mica demagogica e ruspista. Quindi dal quadro leviamo Salvini, che col suo vecchio puparo diventato pupazzo Maroni gioca a togliere i fondi ai comuni che ospitano profughi sul territorio della Lombardia tanto prendere fondi per fondelli, distrarre milioni mentre distraggono i coglioni colle loro trovate è una qualifica professionale, per i ragazzi della scuola parificata Belsito. Occupiamoci dei vari Occupy, Civati, Sel, Cinque Stelle di Grillo(?) e Quattro Gatti (?) di Landini. L’Anti-antimateria oscura del Renzismo: troppo oscura come logica politica, troppo chiara come vocazione autolesionista. Prendete la Liguria, che tutti questi qui di fatto non hanno voluto prendersi. Quando con una semplice, ovvia, banale alleanza… Mai, pazzi, anatema! E siamo al tema, oltreché all’anatema. Se il Vincere pur di perdere l’anima di Renzi è un dramma, il perdere pur di non darla vinta a chi dice basta piccoli calcoli e grandi divisioni sul nulla è proprio all’anima de li mortacci di tutti questi. Intendiamoci, confrontiamoci, non confondiamoci. Non è coi mischioni e i paroloni che si risolve qualcosa. Bisogna distinguere. A noi quella di don Milani sulle mani pulite che non servono a niente in tasca, ha sempre convinto fino a un certo punto: perché sporcarsele è un conto, macchiarsele è un altro. Ma qui l’impressione è che davvero ciascuno le tenga in tasca perché tirarle fuori è un pigliarsela in saccoccia. Troooppo scomodo. Dalla Liguria in avanti, vincere senza governare sembra il massimo del culo. E del paraculo, anche.

Dal reddito di cittadinanza alle mille battaglie sui diritti civili dove anche l’Irlanda dei referendum e la Spagna dell’Inquisizione hanno superato la Repubblica Vaticaliana, ci sarebbe spazio per battaglie non facili, ma di semplice comprensione. Di democrazia, non di demagogia. La possibilità di capirsi su temi fondamentali, per costruire accordi politici con cui forse un Paese no ma iniziare a governare diversamente una Regione sì. Ed ecco che scatta l’anti-antimateria grigia ma più scema della materia oscura Renzi. Che dice una cosa brutta votatemi perché altrimenti chi ma più brutt’ancora perché vera.  Almeno fino a quando chi ha i voti (Movimento 5 Stelle) li terrà in frigo pur di non perderne qualcuno per strada o per una buona causa, ma impopolare; e finché chi i voti non ce li ha ma avrebbe qualche ragione (Landini e simili) si difende dai mascalzoni di governo coi i vari Scalzone, Piperno e Negri: la cui sola presenza ai convegni porta voti ai Negri da bruciare di Salvini e CasaPound. Chi ha il pane non i denti o idee, chi avrebbe qualche idea spezza il pane col caviale radical chic e scaduto da mo’ degli ex di Godere Operaio…

In tutto questo poi c’è Civati. Il SuperPippo che, per far sapere d’averne fatto parte, ha lasciato il Pd. Meglio tardi che mai, meglio ex della Ditta che giocare a Combatti il Dittatore per finta tipo Bersani, Cuperlo, D’Alema, compagnucci cantanti e tristezza crescente. Fatto sta che adesso Civati è libero, fuori, in esplorazione. Abili mosse di marketing politico in corso per lui, mondo difficile ma vita intensa e callidità a momenti. Furbissimo, dopo aver visto che effetto faceva andare in giro facendosi chiamare Tzivatis per un pò, ha cambiato idea e dieta all’indomani del Feta Default di Syriza. Basta yogurt, il ragazzo non è più un Neo-feta della politica. Altra linea calorica, altra alimentazione di sogni. Nel suo personale Mediterraneo va di nuovo in onda la Spagna. Guerrilla Tortilla, per lui, un soffritto d’Obama all’amatriciana: ma ripassato alla castigliana, prima. Insomma, nel forno del 21 giugno presenterà una cosa che si fa chiamare E’ Possibile. Del resto, è estate: la stagione degli amori culinari, per questa sinistra coi culi in terra per la depressione. Perché lavorare, quando poi sognare? Partiamo e viaggiamo, come nello spot del cornetto cuore di canna del gas sponsorizzato Cremonini: quello dell’hamburger con cui far viaggiare il colesterolo dell’illusione, ma anche della Vespa che scorreggia come il cervello truccato di ‘sti qua. Oh sì, Yes We Can che Podemos cambiare alimentazione ai nostri sogni eolici pieni d’arie: E’ Possibile. Anzi forse pure giusto. Che sia necessario o minimamente utile, invece…

I problemi del lavoro si risolvono così, nella sinistra d’Italia: con un lavoretto estero sulle cover. Che sì e no orecchiamo, figurarsi capirle. Noio volevam savuar l’indiriss della sinistra moderna  Latinamerica, un classico del tempo di crisi. Iglesias, classico bis. Ma Iglesias di Podemos o di Bailamos? C’è tempo. Per fare, per capire, per scegliere, per tutto: tranne che per governare con qualche criterio diverso dalle lotte di potere, o dagl’impotenti in lotta. Nel frattempo, in Spagna Pueden de Verdad. Nel mentre, in Spagna i grilli non parlanti ma facenti accordi col Psoe (dopo averlo ferocemente attaccato in campagna elettorale) vanno al governo di grossi centri e cambiano davvero le politiche reali. A Barcellona come a Madrid si fanno nuove giunte, nuovi piani di governo con nuove persone. Si fanno cose, non cover o comizi.


Da noi, invece, indietro così. Praticità zero, prolissità mille. Orizzonti di Boria il solito film, diciamo. Neocentrismo di qua, veterodivisionismo di là. O alla Renzi si schifa ogni possibilità di accordo colla sinistra: anche quando i risultati, come nel caso dell’elezione di Mattarella, sono oro rispetto all’incenso di regimetto e all’incetta di disastri lievitati col pane degli Angelini Alfano. Oppure alla anti-Renzi si schifa ogni possibilità di accordo serio a sinistra: anche quando, dalle Regioni al Parlamento, con un minimo di coordinamento politico e psicomotorio si potrebbero dare due salutari calci nel culo al governo. Invece, niente. Invece, nessuno. Nessuno che serva a niente. Un governo inutile che serve soltanto a logiche indecifrabili o disprezzabili; un’opposizione che non serve manco quelle, manco a se stessa. Che non corregge il governo, che non incoraggia il Paese. Quello che sta alla fine resta preso in mezzo, con una rabbia e un’astensionismo che crescono. Dalle stelle viste colla botta delle Regionali allo stallo del dopo tranvata, l’allisciatina di pelo elettorale potrebbe non far perdere il vizio a Matteo. Anzi, fino a quando Loro sono peggio di me tiene, tocca tenerci lui al comando e al joystick. Di modo e d’immondo tale che, ripreso dallo scoppolone a StopStation, Renzi possa salvare e riprendere colla partita a RePlayStation fino al 2018 e oltre… Altroché Game Over: Gain Over The Top, per lui. E per lo Stop ripassare al prossimo giro elettorale. Con questi esponenti della sinistra autolesionista, l’autostoppista Renzi uno che se lo carica fino in centro lo troverà sempre. E un posto dove infilare il pollicione alzato, pure. Con quanta strada ancora c’è da fare amerai il finale ma solo se sei il Ducetto Algida.     



   

martedì 5 maggio 2015

TITANICUM

Minchia se non bruciassi la banca sarei un coglione, nel bordello ci sto dentro, nella protesta ci sta spaccare tutto. Le immagini sono terribili, ma dell’audio ne vogliamo parlare? Chi parla male, pensa male e agisce peggio: ma mai quanto chi t’intervista scandalizzato dopo averti dato tutti gli strumenti possibili per essere un coglione. Più Zalone che Zarathustra, più De Filippi che De Gasperi, farci fessi per poi farci fare figli più fessi ancora e alla fine il Tg Mediaset si stupisce pure… Missione compiuta, ragazzi! Ora lasciate il campo al nuovo Cavaliere della Mancia da 80 euri, il colpo di disgrazia ce lo dà lui fra gli applausi dei sondaggi. Il colpo o il botto, tipo quello dell’inaugurazione Expo. Una vera mazzata. Guerriglia urbana mentre il capo del governo si parapiglia in maniera inurbana e indecente. Fiamme per le strade, le piazze, i vicoli; e Renzi che svicola, tace, si scaccola, al massimo smoccola. Per uno che ha puntato tutto sulle apparenze, una gestione dell’immagine pubblica due tacche sotto Bin Laden e Pacciani. Dopo le devastazioni Black Bloc, Milano fra le macerie dei disordini sembrava… Milano fra le macerie del disordinatissimo Expo, quello che passerà alla storia come l’unico in cui il paese disorganizzatore non ha completato il suo padiglione in tempo per l’inaugurazione. Voi pervertiti e Papalutisti che avete la scarsa bontà intellettiva di leggerci, sapete come la pensiamo sull’amena manifestazione: le camionate di ghiaia, piuttosto che negli scavi di cantiere e di bilancio, preferiremmo averle nelle mutande. Che figata, questa fiera universale della vanità! Questo Expo inutile e costoso meglio chiamarlo Ex Post: perché solo quando avrà chiuso i battenti si vedrà che con tutti i battenti cassa i conti non si possono chiudere affatto. Al massimo aprire qualche altro fascicolo in procura, chiudere qualche altro ridicolo mariuolo Chiesa in galera lasciando i pesci grossi nella rete affaristica dei vari Nazareni mascherati da rapinatori, anziché da sfasciatori. Debiti colla giustizia e colla ragioneria, coi creditori e coi procuratori, mentre i soliti commendatori e commentatori saranno felici, contenti e contanti. Per il resto, comunque vada sarà un cesso. E lo si è capito subito dalla cacata del giorno 1. L’Italia non è uno stato si polizia, ma la polizia di stato non è degna dell’Italia che si vuole grande paese civile, progredito, industriale. E che invece nel G8 ci sta solo nel senso di Genova e della Diaz. Altroché il cibo slow, la bufala, il vino: qua ci ubriachiamo di bufale sulla buona gestione dell’ordine pubblico, sul tema buttiamo giù Big Minchiate fast food come niente. O aguzzini o lecchini. Le botte o l’indifferenza, questa è la vera Farinetti del nostro sacco. Il made in Eataly del nostro ordine pubblico è messicano come l’indolenza delle vignette o la macelleria di Genova. E’ lasciare mano libera ai violenti e spezzarle ai ragazzini innocui. Il nostro concetto di organizzazione non è prevenire la sciagura è rispondere colla tortura. Metterci il manganello emmai la faccia, insomma. Soprattutto quando metterci la faccia sarebbe come rimetterci il culo, visto quanto si somigliano. Qualche esempio, partendo da Angelino Alfano, alias Natica Face, alias il Ministro dell’Interno 7, dove abita il vicino di pianerottolo molesto e mica tanto sveglio. I miei complimenti alla polizia, a Milano abbiamo evitato un altro G8 invece così siamo solo alle Comiche 4... Di Matteo però ce n’è uno, tutti gli altri sono i nessuno e centomila che gli vanno appresso. E infatti la migliore risposta all’inciviltà Black Bloc l’ha data Renzi, il White Bloc in camicina bianca, il casseur della Costituzione che uscendo dalla Turandot di Milano ha sparato coraggioso: No comment. Per la serie figure di merda su Scala mondiale. Il brillantone per eccellenza, che se la cava come i vecchi politici. Muti a teatro: anche se sul podio c’era Chailly. Un maestro di paraculaggine. Che poi a cose fatte, sgonfiate, riscattate principalmente dai genitori dei minchioni e dai volontari di Milano ha fatto il figo e il figaro: Renzi qua e Renzi là, non ci fermeranno dei figli di papà. E un figlio di madre ignota come lui lo sa bene.

Partenza forte dopo assenza lunga, perversi amici Papalutisti. Avevamo pensato di riprendere con un Dov’eravamo rimasti? alla Tortora. Ma Renzi per difendere la sua disgustosa stangata alla magistratura colla storia demagogica dei risarcimenti s’è pulito la bocca e quindi il culo pure con quello: e allora, per non buttarci dalla finestra, ci siamo buttati sull’attualità stretta. Che poi ribadisce quanto ampiamente mostrato in questi mesi. Un uomo Sòla al comando, che ha fatto scarpe e suola a tutti gli altri incapaci. Agl’incapaci che vogliono fargli concorrenza anziché da intendenza, servitù, scendiletto e pulicessi: cioè non la maggioranza. Quella è con Renzi. C’era una volta chi aveva paura di morire democristiano, chi disprezzava la politica dei due Forni andreottiani: oggi invece c’è chi ammazzerebbe per morire da renziano nel Partito Antidemocratico ma cristiano, chi impazzisce di gioia e di foia per la politica dei due Fori anali. Uno schema che prevede Matteo a metterlo in culo a destra e a sinistra secondo convenienza, capriccio, pelo riccio del suo pisellino da Scherano Fiorentino. Essì, i tempi cambiano. E mutatis sine mutandis, il nudo e crudo tatticismo di Andreotti diventa l’inchiappettismo a culo nudo di Renzi. Il potere per il Potere è il passato; il futuro è il potere per il potere d’incularti meglio, per liberare spazio naticabile ad altre chiappette del Giglio Magico. E basta. Per il resto, solo chiacchiera e twittare distintivo di una totale mancanza di pudore o risultati, tipo il Jobs Act che aumenta i disoccupati. Ma non è solo colpa sua, in fondo anche lui è un bel prodottino Mediaset, come tutti noi. E allora non lamentiamoci, guardiamoci tutt’insieme un’altra puntata della telenovela Il Segreto di Pulcinella: cioè che Renzi&Soci sono Amici di Maria, del giaguaro e soprattutto del Gattopardo. Cambiare tutto per non cambiare niente specialmente canale: 5. A noi Matteo il White Bloc davvero ricorda il minchione in Black che prima scassa eppoi frigna scuse. Uno ignorantello, poco educato, arrogante. Uno che magari fra un po’ ce lo ritroviamo a chiedere scusa, a dire di voler riparare i danni fatti all’Italia Itache? Sì perché, pur apprezzando il pensiero, ora che Renzi finisce il lavoro dell’Italia non sarà rimasto manco quello.

Esagerati? Come sempre speriamo di sì. Ma guardate in un anno cos’è diventata la sinistra di Renzi: la sorella della destra, un valido aiuto per lavarsi le mani dopo averle messe nella marmellata. E quando è marmellata va anche di lusso. L’ex partito di Berlinguer sembra il Psi di Craxi, Martelli e Boniver. Un partito clientelare, di primarie fasulle e primari corrotti, comandato da ex fascisti e tutt’ora camorristi, un’associazione legalizzata a delinquere che da Genova alle isole Ischiatutto imbarcando tutti. E sbarcando persone politicamente discutibili ma perbene, come Cofferati. Un partito che la Concordia con chi dissente la cerca solo nel senso delle Cooperative rosse, nere, mazzettiere. E su questa cloaca svetta il prodottino Merdaset ad alto share e charme fra nonne e nipoti, il ducetto in bianco che fa il grosso ed è solo grasso: specie quando sporge il triplo mento alla Mussolini nonno o il labbrone silicone alla Mussolini nipote. Uno che parla di Buona Scuola intendendo buono scuola alle private mentre le pubbliche crollano addosso ai ragazzi, che non torce un capello trapiantato o mechato agli evasori-corruttori tipo Flasilvio Briatoroni, che predica male e supercazzola peggio. Uno che ci meritiamo, come il Sordi di Nanni Moretti: sordi come siamo a un minimo di decenza, di riscatto. Che si meritano soprattutto i vari e avariati Salvini, Grillo, Civati, Vendola etc, troppo preoccupati di fare scena o poesia per fare davvero opposizione. Fortuna che Renzi non solo fa: certe volte strafà. E allora, fra fori e forni, non tutti i buchi di culo sono ciambelle centrate o riuscite. Tipo il Mattarella che ha usato per impastarsi una teorica pastafrolla d’uomo al Quirinale. Lui l’aveva scelto credendo che Mattarella fosse più che altro un cognome: fratello di Pier Santi era la parte di carriera che gl’interessava di più, per parasi il curriculum sulla legalità. Il solito sistema cantonata tipo Cantone o Lanzetta. Una mano di calce per le apparenze di legalità, eppoi una manica di calci in culo quando non servi più. Con Mattarella presidente, uguale. Doveva essere il fratello di, funzionale e docile ai piani di questo gran figlio di. Una specie di Huguito Maradona dell’Ascoli da spacciare come erede di Diego del Napoli. Un bidone travestito da campione, che doveva diventare un altro del campionario dei Renzi Boys. E invece, anche se non ci crediamo nemmeno noi e lui meno di noi, Matteo s’è fatto male i calcoli. Che adesso al Quirinale gli danno più fastidio che alla cistifellea, che se non lo fanno ancora urlare di dolore a noi ci fanno gridare di stupore: Forza Ascoli!!! Passata l’era del Turco Napolitano, Mattarella non sarà un comico o uno splendido: ma è un presidente che non ci fa ridere dietro. Appena insediato discorso alle Fosse Ardeatine, messaggi chiari sul lavoro, sulla legalità, sulla magistratura… Niente di eroico, eh. Non sarà Pertini, ma nemmeno quella scartina di staliniano chic alla Napolitano. Non sarà stato un leone, ma in fatto di Costituzione e questione morale non è nemmeno un Giovanni Leone o un coglione. E per dire come siamo combinati noi allora speriamo in Mattarella, questo signore col carisma di un posacenere della Peroni. Ma, vedi Scalfaro, con questi democristiani non si sa mai. Vai Sergione, allora. Basta una parola sull’Italicum, e soprattutto basta una riga bianca sotto. E forse basta un Huguito che non firma, per fermare l’estrema cazzata di Matteo che si sente un Maradona impunito.

Sì perché, una volta approvata, la legge elettorale Eatalycum diventa l’ultima frontiera di una Renzeataly tagliata, affettata e mangiata su misura da lui. Un abuso a consumo elettorale che in confronto il Porcellum era roba ultravegana. E che soltanto i soliti giornali venduti al potere più che alle edicole vedi Corriere possono trovare mica male. Un piattino leggero, moderno, democratico e digeribile. Quel genio di Salvati l’ha anche definita una legge di Leaderismo Moderno, aggiudicandosi istantaneamente la doppietta Eufemismo dell’Anno e Leccaculismo dell’Ano 2015. Fortunanamente a spiegargli che Leaderismo Moderno vuol dire Buon Caudillismo Antico c’ha pensato il suo (ex) direttore. Fra le altre cosette, infatti, De Bortoli chiama Renzi maleducato di successo e Caudillo: solo adesso che lascia la direzione, però. Per leggere un articolo con un po’ di pepe al culo o di sale in zucca o di spina dorsale, al Corriere dovrebbero cacciare un direttore al giorno. Meglio tardi che mai, sempre meglio tardi che tardi per sempre. Poco tempisti, questi sostenitori dei Teppisti dei Sogni Elettorali che se la cantano e se la suonano alla Renzi. Che fotte e se ne fotte di costituzionalisti, appelli, possibili referendum, pratiche democratiche e partiti che di democratico c’hanno soltanto l’aggettivo usurpativo. La nave va. Ecco. Leo Messi come siamo, cioè con questi Maradona tarocchi, mentre l’orchestrina gliele sviolina noi speriamo che Renzi col suo Titanicum della legge elettorale vada addosso all’Iceberg a forma di Mattarella. Non facile, come svista, ché scambiare Sergione per un Iceberg è tosta l’Iceberg ha un carattere molto più compagnone in società, di Mattarella. Ma insomma, speriamo. E tifiamo. Quindi forza Iceberg, forza Ascoli, forza Sergio Huguito Maradona: sì sempre megl’e Matté!    


 

domenica 18 gennaio 2015

O COSI' O CHARLIE

Il tempo di far posare il polverone di pipponi e ipocrisie, ed ecco che si levano le obiezioni al riguardo e gli avvoltoi in volo. Va bene l’orrore e tutto, ma un po’ se la sono cercata… Tutti Charlie? Ma nessuno è Charlie, in realtà. A parte quelli di Charlie, che lo sanno da mo’, come sapevano d’essere un giornale vicino alla chiusura. Più detrattori che lettori; più abbonati alle lacrime di coccodrillo del poi che abbonati e basta, prima. Sanno e sapevano che sono soli, e hanno il coraggio di esserlo, e (come hanno fatto nel primo editoriale dopo la strage) avranno sempre l’intelligenza di separare il grano dal loglio, di ringraziare la solidarietà vera e sfanculare quella tarocca e pelosa. E grassa. Tipo quella del nostro panzone barbuto che invita a impiccare il loro panzone barbuto. Al Baghdadi contro Osama Big Ben Ferrarah il famoso scontro di Adiposità, insomma. Il solito tentativo becero e squallido d’irreggimentazione culturale, in buona ma pessima sostanza. Il consueto giocare sporco al derby monoteista da tripla, alla guerra santa, alla puttanata sacrosanta. Mettiamoci le magliette e meniamo ma prima stringiamo le maglie della censura, dell’autocensura. Nella storia dell’uomo il sangue chiama sangue da sempre anche se oggi lo chiama su Skype. Pugnalare a spada tratta quello che fingi di difendere, proteggere la libertà di pensiero come la proteggerebbe un magnaccia: sei mia, circoli quando lo dico io.

Eccolo, il senso della vita di merda che fanno quelli che opinano Viva la libertà d’opinione ma... Col pretesto di onorare la matita spezzata, spezzare la schiena al dissenso, alla satira, al dileggio come diritto e addirittura come valore fondante della nostra società. L’Occidente di cui tutti si riempiono la bocca quando in realtà dovrebbero sciacquarsela prima di parlarne, è questo. Illuminista, razionalista, laico e tollerante. Un mondo in  cui l’unico modo per avere rispetto per tutti è non averne per nessuno: questo è il meraviglioso paradosso della nostra democrazia, inattaccabile fino a quando nessuno lo sarà davvero. Il codice civile e penale, e al massimo il buono o il cattivo gusto. Stop. Né se, né ma né altro limite o dogma. I guerrafondai della libertà di parola non convincono: la satira è disarmante e disarmata, mettete fiori nei vostri cannoni eppoi accendeteveli, strafatti di violenza che non siete altro. Quelli che vogliono difendere Voltaire colla rivoltella, gli sparano dritto in mezzo agli occhi. E lo sanno, lo sanno eccome. L’intento chiarissimo è trasformarci nel Nemico che dovremmo combattere. Vincere il terrorismo islamico lasciando vincere il terrore qui da noi, non farsi ammazzare dal fascioislamismo per morire cristianofascisti. Ritornare a essere una Teocrazia in guerra per non essere una Teocrazia guerriera. Eccola qui, l’ideuzza di questa specie di Front National internazionale, una compatta schiera di figuri che non ci vuole sottomessi al Califfato: perché ci vuole sottomessi al loro papato tutto dio e mammona degl’idioti sempre incinta. Dalla Le Pen che si fa l’happy hour di sangue satirico fresco urlando che ci vuole la Le Pen capitale, ai romanzetti fintamente osceni e veramente scemi alla Houellebecq, il grado di vigliaccheria opportunismo o impudicizia politico-commerciale varia. Ma l’intento no. Dai preti pazzi ai mullah dislessici agli atei devoti al supplì lisergico, il piano non cambia. Sia che per te il Califfo sia un sogno del medioevo o un motorino della Rizzato degli anni 80, l’idea è quella d’una retromarcia trionfale a Mori contro Cristiani. Allora guai a spezzare il Fronte Nazionale internazionale, la nostalgia per i bei tempi di dio, patria e famiglia: magari mafiosa. E, chissà come mai, scrivendo la parolina magica simsalaBinnu Provenzano! ci viene in mente l’Italia. Che rispetto alla Francia è Oltralpe, e anche oltre ogni limite d’immaginazione e decenza.

Fortunatamente da noi il problema della libertà di satira non si pone dai tempi dell’editto bulgaro: brillantemente risolto nel fantastico mondo di Sofia, e nel modo di Silvio. A casa chi fa casino, ecciao. Colpiscine 4 per educarne 40000: e per sempre. Da allora la satira in Italia sono le parolacce della Littizzetto, qualcosina di Crozza, True Detective ridoppiato in ternano e gli stronzi che s’insultano su twitter. La parolaccia per la parolaccia, la barzelletta per gli scemi, il ridere che sotto la risata niente. Non un’idea, non una critica, non un ragionato o irridente dissenso. Neanche un pelo nell’uovo kinder della nostra società con più latte alle ginocchia e meno cacacazzi all’opera sui giornali e in tv. Politica? Sesso? Religione? Morte? Ma se davvero qualcuno in Italia provasse di nuovo a toccare ruvido questi argomenti impropri (quindi esattamente propri della satira…), mica verrebbe fucilato da pezzi di merda tipo i fratelli Kouachi a falciarlo ci penserebbero i gemelli Siamesi del Nazareno, gl’integralisti del Conformismo Unico, i chierichetti delle loro santità Bergoglio e Napolitano. I fan del nostro simpatico Fanatic Club, che mettono sullo stesso piano l’invasione abusiva e criminale dell’Iraq con l’omicidio di giornalisti inermi, che alle due cooperanti che portano medicine in Siria preferiscono i due marò che hanno portato morti a mitragliate in India. Viva il pensiero uniforme, viva il pensiero in uniforme. Perfettamente rappresentato dall’Ayatollah cattostaliniano Giorgio, che ha impeccabilmente espresso il suo cordoglio nell’ossequiosa formula baciapilatesca Viva la libertà ma; e soprattutto da papa Diego Maradona Bergoglio, pibe de oro della sinistra clericomunista, che a momenti quasi lo vede come il PontefiChe Guevara. Fortuna che proprio lui ha spiegato a cosa gli serve quel pugno chiuso Non si uccide in nome di dio, ma se insulti mia madre te ne arriva uno… No, parla come Maradona ma i metodi sembrano più alla Montero. Una piña per ogni vigna disegnata e sgradita e in culo al papato Giovanneo. Andate a casa, e date un cazzotto ai vostri cretini di disegnatori: e dite che è del papa! Ci sa, cari compagni e prossimamente compagnucci della parrocchietta, che il comandante Bergoglio è quello che è sempre stato e saranno i suoi colleghi: un imbonitore dell’aldilà, un piazzista del Folletto e del paradiso, un venditore di fumo d’incenso.

Meglio così. Anzi, molto meglio così. Ricordarsi chi hai di fronte è solo un bene. Un clero che, a prescindere per chi lavori, è come il Clear: uno shampoo di belle parole con uno slogan che resta in testa più della schiuma. What’s Laicità? Sono i soliti, alla fine e ai fini della loro ingerenza anche nelle vite di chi non crede, di chi non gli crede. I soliti spacciatori dell’oppio dei popoli, che non dovrebbero avere nessuna voce in capitolo se non presso i loro fedeli. E che invece dettano legge e sharia proprio in fatto di politica, sesso, religione e morte. Guardacaso gli stessi ambiti dell’odiatissima satira non all’italiana, della non satira secondo gli standard italiani. Ossia quelli per cui bisogna appecoronarsi appresso anche a questa bella uscita del capo di Vaticamorra, fare l’ennesima marchetta a questa drag queen in gonna di 80 anni che vuole simpaticamente scazzottare le facce da schiaffi della satira. Bene, bravo, bis, l’intervento del papa è una mano santa! I limiti ci vogliono, e a ripensarci forse ci volevano pure più fascine sotto il culo di Giordano Bruno a Campo dé Fiori! In fondo dare un pugno simpatico non è dare una coltellata chiaro che ci sono le sfumature, chiaro che la nostra madre chiesa è come tutte le mamme: scassaminchia, ma per troppo affetto! Peccato che, se mamma sta al posto suo, è perché qualcuno ce l’ha fatta stare. Se ci sono le sfumature oggi è perché ieri ci sono state le affumicature d’innocenti, di pensatori fatti passare per streghe e mostri d’eresia; perché c’è chi ha lottato e pagato col sangue per liberare la mente dell’uomo dalle panzane per cui un qualche cazzo di dio piange se ti fai una sega o una salsiccia di maiale; perché c’è chi ancora lotta e lotterà, e paga e pagherà col sangue per essere l’odiata minoranza che riscatta la maggioranza belante e bellicosa. La piccola parte che riscatta l’intera massa, la lucina illuminista che da sola può spegnere questo orrendo oscurantismo illuminato.

Sarà che per noi gli unici testi sacri sono quelli di Woody Allen, ma crediamo fermamente che le religioni siano soltanto club in concorrenza fra loro. Concorrenza anche cruenta. Se le religioni sono tutte per la pace e la fratellanza, chissà come mai la Terra Santa una striscia di sabbia dove le religioni e i messia s’ingorgano peggio che sulla Salerno-Reggio ad agosto è il punto più insanguinato del pianeta… Essere laici significa essere anche laidi contro questi mistificatori. Essere osceni contro ogni messinscena miracolistica, essere erotomani da far vedere i sorci verdi e le sorche pelose ai teomani che vedono solo peccati, essere sfacciati e insistenti e disturbanti nello schierare i pompini contro i beghini. Non avere nessun limite, pur di difendere il sacro limite della dissacrazione. Libertà di culto? Prima il culto della libertà. Libertà non di religione: dalla religione. Fino a quando ci sarà un dio in mezzo alle palle, non avremo mai rispetto e pace in mezzo agli uomini. Più dialogare meno bombardare. Meglio disegnare vignette sconce che pornografiche mappe militari. Tocca scegliere, e questa tocca in profondità. Soprattutto noi, che questa libertà rischiamo di perderla. O l’Ebracristianislamesimo che alza muri lacrime e sangue, o la laicità che ne ride. O siamo credenti o siamo liberi. O siamo in un modo o siamo in un altro. O siamo così o siamo Charlie. Davvero, però.    




                                                             










martedì 23 dicembre 2014

BUON PITALE

La più bella, il Turco Napolitano, se l’è tenuta da stappare per l’ultima dell’anno di mandato: L’intreccio inedito fra mafia e politica è un nodo molto grosso. Inedito! L’avete capito che era una battuta no? Il leader del Tiro Mancino non poteva dire sul serio, dai! Dopo aver fatto tutto quello che era in suo potere (e anche un po’ fuori dai suoi poteri presidenziali) per affossare l’inchiesta Stato-Mafia? Dopo aver dato un consiglio da superiore al Consiglio Inferiore della Magistratura, che prontamente ha violato tutte le sue regole interne per votare capo della Procura di Palermo un certo Lo Voi (senza titoli, ma che si fa i cazzi suoi)? Dopo aver deposto davanti ai magistrati sulla Trattativa dicendo che non ricorda, eppoi ricordandosi di deporre fiori e ceri alla madonna se Nino Di Matteo il pm facesse la fine di Santino Di Matteo, il bambino sciolto nell’acido? Ovvio che scherzava, su! Tant’è vero che nello stesso discorso se l’è presa subito con le toghe che vogliono essere protagoniste. Ecco, ecco: rovinarti la vita, farti nemici tutti dal Quirinale a Qui Quo Qua, ricevere moniti del capo dello Stato e capini di capretto per Natale solo perché vuoi fare il tuo lavoro non è civismo: è protagonismo. Insomma se i cazzi amari te li vai cercando manco se te l’avesse ordinato il medico, o sei diabetico o sei scemo… Un ragionamento moderno, intelligente, illuminato. Del tipo per forza le violentano, guarda come si vestono da puttane! E’ un po’ come dire che Veronesi ti fa venire il cancro per fare il figo, il protagonista: no tumore no party! Troppo bella, troppo divertente! E infatti ci ha fatto piangere, dal ridere. Grazie Presidé, per le lacrime Napolitane che versiamo salutandola. Grazie, Babà Natale, per tutti questi doni lasciati sotto l’albero e sotto l’alto patrocinio.

Innanzitutto per l’onestà: come promesso Lei lascia quando le riforme sono incanalate per bene, e colla riformattazione del Csm le procure sono inculate per benino. Missione compiuta ma non alla missionario, alla pecorina. Poi c’è il dono della chiarezza, che non deve mancare mai: su certe cose e su certa cosa nostra, la chiarezza è un peccato Capitale. Tipo la mafia a Roma, che per non vederla bisognava essere più ciechi di Carminati er Cecato. Fortuna che il Paese e la sua classe digerente sono sempre girati dall’altra parte, dall’altra App, dall’altro Appalto. E quindi  grazie anche per l’aperto sostegno a questo governo, a sua volta sostenuto dalla stampa connivente o fumogena che va appresso alle panda rosse da parcheggiare e non vede la Pandora fasciorossonera da scoperchiare. Grazie Babà Natale, ringraziamenti sentitissimi (specie in certe zone poco soleggiate…) e a mai più rivederci. Non si preoccupi, non si disturbi, sugli scandali non si scusi come faceva Pertini: la cenere e il carbone che c’ha portato nel Sacco di Roma lo pagheremo noi, ma due parole d’indignazione a lei sarebbero costate troppo, in effetti.

Ma alla fine del semestruale europeo, anche Renzi ha finito il suo ciclo a Strasburgo: dopo aver ottenuto un cavoletto di Bruxelles di risultati, noi lo salutiamo commossi sul lines seta ali dell’entusiasmo! Grande Matte, bentornato! Ganzissimo, il cocco balocco di Babà Natale! Vai SexyToyBoyScout di Silvio! Le primarie, la segreteria, il governo: che annata per te, che inculata per Letta. Per noi no: abituati all’ombrello aperto di Altan, capirai che ci fa il tu’ cantuccino… Per niente risentiti di culo, ti facciamo auguri di cuore. Passa delle feste serene, trascorri tante serate liete coi tuoi amichetti giocando al Farinetti inquisito in Fiera, al Circo di Moira Orfini a Roma, al gioco dei Quattro Cantone messo lì come foglia del figo che sei a fare finta di niente mentre i corrotti si mangiano tutto col tuo permesso. Un non-silenzio assenso, l’assenzio delle dolci chiacchiere  fuori stagione e fuori luogo, senza i fatti. Grazie e buon Natale anche a te. Noi come regalo non ti chiediamo niente sappiamo che li hai tenuti tutti per Silvio ma quando vai in televisione evita almeno di rifarlo con Clerici e Vespa insieme. Ecco se tu potessi risparmiarci questo Trio, noi potremmo evitare di bestemmiare dio nel giorno del suo compleanno…

Ed eccolo, eccolo, eeeeccoloooo qua, quello per cui Renzi si è sputtanato la tredicesima di maggio alle europee! Del resto che Natale Papaluto sarebbe, senza il Panettone e il Rifattone? Perché anche se lui preferisce i festini, Silvione è come il festone sull’albero, è come il Presepe, in fondo è proprio come il Natale: tutti a dire che due palle e un puntale, tutti a darlo per finito. Tutti, soprattutto e sopra tutti i suoi ex laudatori e lustratori di chiappa, gli ex analisti nel senso dell’ano, gli editorialisti già visagisti del suo faccione di culo. Silvio andato, partito, finito, partito finito e lui peggio. Stecchito politicamente, ad accudire vecchi col femore steccato; a raccontare barzellette spinte a quelli spinti colla carrozzina. Ma poi Natale ritorna, e siamo tutti lì: e se ritorna Papy Natale saranno tutti lì, tranquilli. E se passata la sbornia da rosè toscano all’idrolitina fanfaniana al centro del presepe dovesse esserci di nuovo Silviù dopo il bambin Jesus Christ Supercazzola finito in bocca ad erode e all’erosione da balla, gli unici a meravigliarsi di ritrovarli di nuovo tutti in adorazione sareste voi. Silvio no, Silvio conosce i suoi polli: e noi dobbiamo riconoscergli che saremmo abbastanza polli da ricascarci ancora. Lui ci spera, nella nostra disperazione, senza morire disperato: a quello ci pensano i suicidati per debiti, così utili per farci sentire quanto siamo privilegiati in queste belle feste del cazzo. No, Silvio no, né muore né l’ammazzi. Aspetta, cavalca l’onda renziana e nel frattempo si fa cavalcare lui, da Matteo. Sul Quirinale non ho posto veti. Sul Nazareno, sul Colle, su tutto, lui tira giù le braghe. Silvio si toglie le mutande che manco con Ruby: e chissà che servizietto gli ha promesso, allora, Renzy Rubacuori...

Non vi basta? Ma qui c’è ancora da scartare: e mica sono scarti, eh! Non ancora, perlomeno. Nel perfetto spirito natalizio ed escrementizio il fossilizzato Movimento 5 Stallo in parlamento, per dire, ha tantissimo da dare: pretesti e parlamentari a Renzi, principalmente. Ma non soltanto. Con Casaleggio può dare di matto, con Grillo dare in escandescenze e dare le dimisionni dandosi all’ippica e alla filippica a pagamento del tour. Il Movimento lento, sempre più fermo sulle sue posizioni, può dare tutto: specialmente l’esempio di come sprecare un’occasione, un consenso, un’opposizione con un minimo di senso politico.

E veniamo a Noi. A Noi Con Salvini, per l’esattezza. Ovvero l’angolo del buonumore sotto l’albero, del buon muschio sotto l’ascella pezzata su Oggi. Un ragazzo sveglio, col fiuto politico e non solo, col pelo sullo stomaco e sulle copertine dei settimanali. Lo stage fatto con Bossi e Belviso sulla Padandrangheta in verde e il traffico di diamanti in Tanzania era un patrimonio, un know how, un titolo che la Lega non poteva sprecare, dopo averlo pagato quasi più della laurea albanese del Trota che Tirana a campare. Così, preciso per le ricorrenze, ecco il pacco dell’altro Matteo, quello che dà la botta finale al nome pià sfortunato di questi anni sfigati. Noi con Salvini è un’idea meravigliosa, più di quella che s’era messo in testa Cesare Ragazzi: e più finta, più riciclata, più pacchiana dei capelli nei suoi toupé. Ma se ne sentiva la necessità, proprio. Una Lega Nord che si fa chiamare Noi a mezzogiorno: così piace a grandi, piccini e picciotti quando si mettono a tavola.  Sfondare al sud con un nuovo soggetto di politica vecchia, assecondare la richiesta del mercato di voti del sud con un bel partito fasciomafioso, un leghismo lepenista e meridionalista. Il disagio dei terroni? Colpa dell’Europa, dei negri, della politica comandanta dal Nord: che saremmo sempre noi, quelli di prima. Che adesso però vogliamo eccome risolvere i problemi di voi baluba, addirittura senza gridare Napoli Colera e Forza Etna. Dopo anni di pestaggio, un riciclaggio e un autoriciclaggio che se in Italia ci fosse un governo intenzionato a punirlo seriamente sarebbe da andare in galera. E invece è solo da gorgonzola andato a male, in una galleria di puzzoni osceni, di facce da caciotta e da cazzotti. Il più fresco che si è unito ai ragazzi delle compagnia delle Minchie è una muffa trasformista di nome Moffa, uno che in politica ha visto più reincarnazioni di un’unghia in uno scarpone da trekking: che come inizio, sembra già una bella fine. Sul sito non bello, ma nemmeno Belsito c’è Salvini con scritto grosso C’è Bisogno di Te. E funziona: tu a vedere Salvini, che c’è un certo bisogno lo senti e devi correre subito…

Un quadretto da restare senza parole: ma perché poi, che ancora non si pagano? In attesa che trovino il modo d’impacchettarle in qualche fichissimo pay-per-speak col plauso del nostro gggiovane premier meglio fico e grande fan della mela, vi facciamo tanti Apple-Auguri a gratis. Buon Natale: iRicchi e iPoveri, iMalati e i Sani, iForti e iDeboli. Buon Natale a tutti quelli che di solito salutiamo con buonanotte e buonafortuna, che era il saluto di Ed Murrow. E a cui stavolta tocca un buonafortuna e buonanotte al secchio, che è il saluto del Papaluto al pitale sotto il letto di spine dell’Italia. Buon Pitale a tutti, allora.