domenica 18 gennaio 2015

O COSI' O CHARLIE

Il tempo di far posare il polverone di pipponi e ipocrisie, ed ecco che si levano le obiezioni al riguardo e gli avvoltoi in volo. Va bene l’orrore e tutto, ma un po’ se la sono cercata… Tutti Charlie? Ma nessuno è Charlie, in realtà. A parte quelli di Charlie, che lo sanno da mo’, come sapevano d’essere un giornale vicino alla chiusura. Più detrattori che lettori; più abbonati alle lacrime di coccodrillo del poi che abbonati e basta, prima. Sanno e sapevano che sono soli, e hanno il coraggio di esserlo, e (come hanno fatto nel primo editoriale dopo la strage) avranno sempre l’intelligenza di separare il grano dal loglio, di ringraziare la solidarietà vera e sfanculare quella tarocca e pelosa. E grassa. Tipo quella del nostro panzone barbuto che invita a impiccare il loro panzone barbuto. Al Baghdadi contro Osama Big Ben Ferrarah il famoso scontro di Adiposità, insomma. Il solito tentativo becero e squallido d’irreggimentazione culturale, in buona ma pessima sostanza. Il consueto giocare sporco al derby monoteista da tripla, alla guerra santa, alla puttanata sacrosanta. Mettiamoci le magliette e meniamo ma prima stringiamo le maglie della censura, dell’autocensura. Nella storia dell’uomo il sangue chiama sangue da sempre anche se oggi lo chiama su Skype. Pugnalare a spada tratta quello che fingi di difendere, proteggere la libertà di pensiero come la proteggerebbe un magnaccia: sei mia, circoli quando lo dico io.

Eccolo, il senso della vita di merda che fanno quelli che opinano Viva la libertà d’opinione ma... Col pretesto di onorare la matita spezzata, spezzare la schiena al dissenso, alla satira, al dileggio come diritto e addirittura come valore fondante della nostra società. L’Occidente di cui tutti si riempiono la bocca quando in realtà dovrebbero sciacquarsela prima di parlarne, è questo. Illuminista, razionalista, laico e tollerante. Un mondo in  cui l’unico modo per avere rispetto per tutti è non averne per nessuno: questo è il meraviglioso paradosso della nostra democrazia, inattaccabile fino a quando nessuno lo sarà davvero. Il codice civile e penale, e al massimo il buono o il cattivo gusto. Stop. Né se, né ma né altro limite o dogma. I guerrafondai della libertà di parola non convincono: la satira è disarmante e disarmata, mettete fiori nei vostri cannoni eppoi accendeteveli, strafatti di violenza che non siete altro. Quelli che vogliono difendere Voltaire colla rivoltella, gli sparano dritto in mezzo agli occhi. E lo sanno, lo sanno eccome. L’intento chiarissimo è trasformarci nel Nemico che dovremmo combattere. Vincere il terrorismo islamico lasciando vincere il terrore qui da noi, non farsi ammazzare dal fascioislamismo per morire cristianofascisti. Ritornare a essere una Teocrazia in guerra per non essere una Teocrazia guerriera. Eccola qui, l’ideuzza di questa specie di Front National internazionale, una compatta schiera di figuri che non ci vuole sottomessi al Califfato: perché ci vuole sottomessi al loro papato tutto dio e mammona degl’idioti sempre incinta. Dalla Le Pen che si fa l’happy hour di sangue satirico fresco urlando che ci vuole la Le Pen capitale, ai romanzetti fintamente osceni e veramente scemi alla Houellebecq, il grado di vigliaccheria opportunismo o impudicizia politico-commerciale varia. Ma l’intento no. Dai preti pazzi ai mullah dislessici agli atei devoti al supplì lisergico, il piano non cambia. Sia che per te il Califfo sia un sogno del medioevo o un motorino della Rizzato degli anni 80, l’idea è quella d’una retromarcia trionfale a Mori contro Cristiani. Allora guai a spezzare il Fronte Nazionale internazionale, la nostalgia per i bei tempi di dio, patria e famiglia: magari mafiosa. E, chissà come mai, scrivendo la parolina magica simsalaBinnu Provenzano! ci viene in mente l’Italia. Che rispetto alla Francia è Oltralpe, e anche oltre ogni limite d’immaginazione e decenza.

Fortunatamente da noi il problema della libertà di satira non si pone dai tempi dell’editto bulgaro: brillantemente risolto nel fantastico mondo di Sofia, e nel modo di Silvio. A casa chi fa casino, ecciao. Colpiscine 4 per educarne 40000: e per sempre. Da allora la satira in Italia sono le parolacce della Littizzetto, qualcosina di Crozza, True Detective ridoppiato in ternano e gli stronzi che s’insultano su twitter. La parolaccia per la parolaccia, la barzelletta per gli scemi, il ridere che sotto la risata niente. Non un’idea, non una critica, non un ragionato o irridente dissenso. Neanche un pelo nell’uovo kinder della nostra società con più latte alle ginocchia e meno cacacazzi all’opera sui giornali e in tv. Politica? Sesso? Religione? Morte? Ma se davvero qualcuno in Italia provasse di nuovo a toccare ruvido questi argomenti impropri (quindi esattamente propri della satira…), mica verrebbe fucilato da pezzi di merda tipo i fratelli Kouachi a falciarlo ci penserebbero i gemelli Siamesi del Nazareno, gl’integralisti del Conformismo Unico, i chierichetti delle loro santità Bergoglio e Napolitano. I fan del nostro simpatico Fanatic Club, che mettono sullo stesso piano l’invasione abusiva e criminale dell’Iraq con l’omicidio di giornalisti inermi, che alle due cooperanti che portano medicine in Siria preferiscono i due marò che hanno portato morti a mitragliate in India. Viva il pensiero uniforme, viva il pensiero in uniforme. Perfettamente rappresentato dall’Ayatollah cattostaliniano Giorgio, che ha impeccabilmente espresso il suo cordoglio nell’ossequiosa formula baciapilatesca Viva la libertà ma; e soprattutto da papa Diego Maradona Bergoglio, pibe de oro della sinistra clericomunista, che a momenti quasi lo vede come il PontefiChe Guevara. Fortuna che proprio lui ha spiegato a cosa gli serve quel pugno chiuso Non si uccide in nome di dio, ma se insulti mia madre te ne arriva uno… No, parla come Maradona ma i metodi sembrano più alla Montero. Una piña per ogni vigna disegnata e sgradita e in culo al papato Giovanneo. Andate a casa, e date un cazzotto ai vostri cretini di disegnatori: e dite che è del papa! Ci sa, cari compagni e prossimamente compagnucci della parrocchietta, che il comandante Bergoglio è quello che è sempre stato e saranno i suoi colleghi: un imbonitore dell’aldilà, un piazzista del Folletto e del paradiso, un venditore di fumo d’incenso.

Meglio così. Anzi, molto meglio così. Ricordarsi chi hai di fronte è solo un bene. Un clero che, a prescindere per chi lavori, è come il Clear: uno shampoo di belle parole con uno slogan che resta in testa più della schiuma. What’s Laicità? Sono i soliti, alla fine e ai fini della loro ingerenza anche nelle vite di chi non crede, di chi non gli crede. I soliti spacciatori dell’oppio dei popoli, che non dovrebbero avere nessuna voce in capitolo se non presso i loro fedeli. E che invece dettano legge e sharia proprio in fatto di politica, sesso, religione e morte. Guardacaso gli stessi ambiti dell’odiatissima satira non all’italiana, della non satira secondo gli standard italiani. Ossia quelli per cui bisogna appecoronarsi appresso anche a questa bella uscita del capo di Vaticamorra, fare l’ennesima marchetta a questa drag queen in gonna di 80 anni che vuole simpaticamente scazzottare le facce da schiaffi della satira. Bene, bravo, bis, l’intervento del papa è una mano santa! I limiti ci vogliono, e a ripensarci forse ci volevano pure più fascine sotto il culo di Giordano Bruno a Campo dé Fiori! In fondo dare un pugno simpatico non è dare una coltellata chiaro che ci sono le sfumature, chiaro che la nostra madre chiesa è come tutte le mamme: scassaminchia, ma per troppo affetto! Peccato che, se mamma sta al posto suo, è perché qualcuno ce l’ha fatta stare. Se ci sono le sfumature oggi è perché ieri ci sono state le affumicature d’innocenti, di pensatori fatti passare per streghe e mostri d’eresia; perché c’è chi ha lottato e pagato col sangue per liberare la mente dell’uomo dalle panzane per cui un qualche cazzo di dio piange se ti fai una sega o una salsiccia di maiale; perché c’è chi ancora lotta e lotterà, e paga e pagherà col sangue per essere l’odiata minoranza che riscatta la maggioranza belante e bellicosa. La piccola parte che riscatta l’intera massa, la lucina illuminista che da sola può spegnere questo orrendo oscurantismo illuminato.

Sarà che per noi gli unici testi sacri sono quelli di Woody Allen, ma crediamo fermamente che le religioni siano soltanto club in concorrenza fra loro. Concorrenza anche cruenta. Se le religioni sono tutte per la pace e la fratellanza, chissà come mai la Terra Santa una striscia di sabbia dove le religioni e i messia s’ingorgano peggio che sulla Salerno-Reggio ad agosto è il punto più insanguinato del pianeta… Essere laici significa essere anche laidi contro questi mistificatori. Essere osceni contro ogni messinscena miracolistica, essere erotomani da far vedere i sorci verdi e le sorche pelose ai teomani che vedono solo peccati, essere sfacciati e insistenti e disturbanti nello schierare i pompini contro i beghini. Non avere nessun limite, pur di difendere il sacro limite della dissacrazione. Libertà di culto? Prima il culto della libertà. Libertà non di religione: dalla religione. Fino a quando ci sarà un dio in mezzo alle palle, non avremo mai rispetto e pace in mezzo agli uomini. Più dialogare meno bombardare. Meglio disegnare vignette sconce che pornografiche mappe militari. Tocca scegliere, e questa tocca in profondità. Soprattutto noi, che questa libertà rischiamo di perderla. O l’Ebracristianislamesimo che alza muri lacrime e sangue, o la laicità che ne ride. O siamo credenti o siamo liberi. O siamo in un modo o siamo in un altro. O siamo così o siamo Charlie. Davvero, però.    




                                                             










martedì 23 dicembre 2014

BUON PITALE

La più bella, il Turco Napolitano, se l’è tenuta da stappare per l’ultima dell’anno di mandato: L’intreccio inedito fra mafia e politica è un nodo molto grosso. Inedito! L’avete capito che era una battuta no? Il leader del Tiro Mancino non poteva dire sul serio, dai! Dopo aver fatto tutto quello che era in suo potere (e anche un po’ fuori dai suoi poteri presidenziali) per affossare l’inchiesta Stato-Mafia? Dopo aver dato un consiglio da superiore al Consiglio Inferiore della Magistratura, che prontamente ha violato tutte le sue regole interne per votare capo della Procura di Palermo un certo Lo Voi (senza titoli, ma che si fa i cazzi suoi)? Dopo aver deposto davanti ai magistrati sulla Trattativa dicendo che non ricorda, eppoi ricordandosi di deporre fiori e ceri alla madonna se Nino Di Matteo il pm facesse la fine di Santino Di Matteo, il bambino sciolto nell’acido? Ovvio che scherzava, su! Tant’è vero che nello stesso discorso se l’è presa subito con le toghe che vogliono essere protagoniste. Ecco, ecco: rovinarti la vita, farti nemici tutti dal Quirinale a Qui Quo Qua, ricevere moniti del capo dello Stato e capini di capretto per Natale solo perché vuoi fare il tuo lavoro non è civismo: è protagonismo. Insomma se i cazzi amari te li vai cercando manco se te l’avesse ordinato il medico, o sei diabetico o sei scemo… Un ragionamento moderno, intelligente, illuminato. Del tipo per forza le violentano, guarda come si vestono da puttane! E’ un po’ come dire che Veronesi ti fa venire il cancro per fare il figo, il protagonista: no tumore no party! Troppo bella, troppo divertente! E infatti ci ha fatto piangere, dal ridere. Grazie Presidé, per le lacrime Napolitane che versiamo salutandola. Grazie, Babà Natale, per tutti questi doni lasciati sotto l’albero e sotto l’alto patrocinio.

Innanzitutto per l’onestà: come promesso Lei lascia quando le riforme sono incanalate per bene, e colla riformattazione del Csm le procure sono inculate per benino. Missione compiuta ma non alla missionario, alla pecorina. Poi c’è il dono della chiarezza, che non deve mancare mai: su certe cose e su certa cosa nostra, la chiarezza è un peccato Capitale. Tipo la mafia a Roma, che per non vederla bisognava essere più ciechi di Carminati er Cecato. Fortuna che il Paese e la sua classe digerente sono sempre girati dall’altra parte, dall’altra App, dall’altro Appalto. E quindi  grazie anche per l’aperto sostegno a questo governo, a sua volta sostenuto dalla stampa connivente o fumogena che va appresso alle panda rosse da parcheggiare e non vede la Pandora fasciorossonera da scoperchiare. Grazie Babà Natale, ringraziamenti sentitissimi (specie in certe zone poco soleggiate…) e a mai più rivederci. Non si preoccupi, non si disturbi, sugli scandali non si scusi come faceva Pertini: la cenere e il carbone che c’ha portato nel Sacco di Roma lo pagheremo noi, ma due parole d’indignazione a lei sarebbero costate troppo, in effetti.

Ma alla fine del semestruale europeo, anche Renzi ha finito il suo ciclo a Strasburgo: dopo aver ottenuto un cavoletto di Bruxelles di risultati, noi lo salutiamo commossi sul lines seta ali dell’entusiasmo! Grande Matte, bentornato! Ganzissimo, il cocco balocco di Babà Natale! Vai SexyToyBoyScout di Silvio! Le primarie, la segreteria, il governo: che annata per te, che inculata per Letta. Per noi no: abituati all’ombrello aperto di Altan, capirai che ci fa il tu’ cantuccino… Per niente risentiti di culo, ti facciamo auguri di cuore. Passa delle feste serene, trascorri tante serate liete coi tuoi amichetti giocando al Farinetti inquisito in Fiera, al Circo di Moira Orfini a Roma, al gioco dei Quattro Cantone messo lì come foglia del figo che sei a fare finta di niente mentre i corrotti si mangiano tutto col tuo permesso. Un non-silenzio assenso, l’assenzio delle dolci chiacchiere  fuori stagione e fuori luogo, senza i fatti. Grazie e buon Natale anche a te. Noi come regalo non ti chiediamo niente sappiamo che li hai tenuti tutti per Silvio ma quando vai in televisione evita almeno di rifarlo con Clerici e Vespa insieme. Ecco se tu potessi risparmiarci questo Trio, noi potremmo evitare di bestemmiare dio nel giorno del suo compleanno…

Ed eccolo, eccolo, eeeeccoloooo qua, quello per cui Renzi si è sputtanato la tredicesima di maggio alle europee! Del resto che Natale Papaluto sarebbe, senza il Panettone e il Rifattone? Perché anche se lui preferisce i festini, Silvione è come il festone sull’albero, è come il Presepe, in fondo è proprio come il Natale: tutti a dire che due palle e un puntale, tutti a darlo per finito. Tutti, soprattutto e sopra tutti i suoi ex laudatori e lustratori di chiappa, gli ex analisti nel senso dell’ano, gli editorialisti già visagisti del suo faccione di culo. Silvio andato, partito, finito, partito finito e lui peggio. Stecchito politicamente, ad accudire vecchi col femore steccato; a raccontare barzellette spinte a quelli spinti colla carrozzina. Ma poi Natale ritorna, e siamo tutti lì: e se ritorna Papy Natale saranno tutti lì, tranquilli. E se passata la sbornia da rosè toscano all’idrolitina fanfaniana al centro del presepe dovesse esserci di nuovo Silviù dopo il bambin Jesus Christ Supercazzola finito in bocca ad erode e all’erosione da balla, gli unici a meravigliarsi di ritrovarli di nuovo tutti in adorazione sareste voi. Silvio no, Silvio conosce i suoi polli: e noi dobbiamo riconoscergli che saremmo abbastanza polli da ricascarci ancora. Lui ci spera, nella nostra disperazione, senza morire disperato: a quello ci pensano i suicidati per debiti, così utili per farci sentire quanto siamo privilegiati in queste belle feste del cazzo. No, Silvio no, né muore né l’ammazzi. Aspetta, cavalca l’onda renziana e nel frattempo si fa cavalcare lui, da Matteo. Sul Quirinale non ho posto veti. Sul Nazareno, sul Colle, su tutto, lui tira giù le braghe. Silvio si toglie le mutande che manco con Ruby: e chissà che servizietto gli ha promesso, allora, Renzy Rubacuori...

Non vi basta? Ma qui c’è ancora da scartare: e mica sono scarti, eh! Non ancora, perlomeno. Nel perfetto spirito natalizio ed escrementizio il fossilizzato Movimento 5 Stallo in parlamento, per dire, ha tantissimo da dare: pretesti e parlamentari a Renzi, principalmente. Ma non soltanto. Con Casaleggio può dare di matto, con Grillo dare in escandescenze e dare le dimisionni dandosi all’ippica e alla filippica a pagamento del tour. Il Movimento lento, sempre più fermo sulle sue posizioni, può dare tutto: specialmente l’esempio di come sprecare un’occasione, un consenso, un’opposizione con un minimo di senso politico.

E veniamo a Noi. A Noi Con Salvini, per l’esattezza. Ovvero l’angolo del buonumore sotto l’albero, del buon muschio sotto l’ascella pezzata su Oggi. Un ragazzo sveglio, col fiuto politico e non solo, col pelo sullo stomaco e sulle copertine dei settimanali. Lo stage fatto con Bossi e Belviso sulla Padandrangheta in verde e il traffico di diamanti in Tanzania era un patrimonio, un know how, un titolo che la Lega non poteva sprecare, dopo averlo pagato quasi più della laurea albanese del Trota che Tirana a campare. Così, preciso per le ricorrenze, ecco il pacco dell’altro Matteo, quello che dà la botta finale al nome pià sfortunato di questi anni sfigati. Noi con Salvini è un’idea meravigliosa, più di quella che s’era messo in testa Cesare Ragazzi: e più finta, più riciclata, più pacchiana dei capelli nei suoi toupé. Ma se ne sentiva la necessità, proprio. Una Lega Nord che si fa chiamare Noi a mezzogiorno: così piace a grandi, piccini e picciotti quando si mettono a tavola.  Sfondare al sud con un nuovo soggetto di politica vecchia, assecondare la richiesta del mercato di voti del sud con un bel partito fasciomafioso, un leghismo lepenista e meridionalista. Il disagio dei terroni? Colpa dell’Europa, dei negri, della politica comandanta dal Nord: che saremmo sempre noi, quelli di prima. Che adesso però vogliamo eccome risolvere i problemi di voi baluba, addirittura senza gridare Napoli Colera e Forza Etna. Dopo anni di pestaggio, un riciclaggio e un autoriciclaggio che se in Italia ci fosse un governo intenzionato a punirlo seriamente sarebbe da andare in galera. E invece è solo da gorgonzola andato a male, in una galleria di puzzoni osceni, di facce da caciotta e da cazzotti. Il più fresco che si è unito ai ragazzi delle compagnia delle Minchie è una muffa trasformista di nome Moffa, uno che in politica ha visto più reincarnazioni di un’unghia in uno scarpone da trekking: che come inizio, sembra già una bella fine. Sul sito non bello, ma nemmeno Belsito c’è Salvini con scritto grosso C’è Bisogno di Te. E funziona: tu a vedere Salvini, che c’è un certo bisogno lo senti e devi correre subito…

Un quadretto da restare senza parole: ma perché poi, che ancora non si pagano? In attesa che trovino il modo d’impacchettarle in qualche fichissimo pay-per-speak col plauso del nostro gggiovane premier meglio fico e grande fan della mela, vi facciamo tanti Apple-Auguri a gratis. Buon Natale: iRicchi e iPoveri, iMalati e i Sani, iForti e iDeboli. Buon Natale a tutti quelli che di solito salutiamo con buonanotte e buonafortuna, che era il saluto di Ed Murrow. E a cui stavolta tocca un buonafortuna e buonanotte al secchio, che è il saluto del Papaluto al pitale sotto il letto di spine dell’Italia. Buon Pitale a tutti, allora. 




domenica 30 novembre 2014

IL PARTITO DELLA REGIONE


Quattro mesi di silenzio non sono pochi. Ma quattro mesi di repliche sarebbero stati troppi. Essì, cari Papalutisti di ritorno, questo è o vorrebbe essere un blog di satira politica: ma se la satira diventa politica di governo, noi non è che possiamo postare gattini pianisti e Razzi puttanisti per quattro mesi. Non potevamo, e per fortuna non dovevamo. Non ci avrebbe appagato, e giustamente non ci avrebbe pagato nessuno, per farlo. Quattro mesi di tagli e tweet, di salari bassi e salassi altissimi per i più deboli; quattro mesi di mance e scalpi alla cerchia degli amici, di colpi alla botte del lavoro e botte agli operai che il lavoro non ce l’hanno più; quattro mesi che vedersi coi rossi del sindacato Camusso-Landini mai, però col sindacato criminali di Silvio-Verdini tutti i giorni, ora d’aria permettendo; quattro mesi che i veri eroi sono gl’imprenditori tutti quando i veri supereroi sono i loro ex dipendenti che sopravvivono in eterno e in eternit alle loro porcate tumorali e multimiliardarie. Fanfaronate che nemmeno Berlusconi, Fanfanismo spudorato che nemmeno Fanfani l’originale. Quattro mesi che sembrano quarant’anni. Ritratto dell’artista della truffa da ex giovane un ritratto di Dorian Gray, degno di Oscar Wilde e di Oscar per gli effetti poco speciali. Sì perche il Don Matteo di Rignano mica è come il Don Matteo di Terence Hill: lui più pedala, più invecchia; anzi è proprio come Don Johnson: un invecchiato presto e male facendo finta di essere figo, il nostro Madia Vice. Del resto essere il ToyBoyScout per le zozzerie istituzional-inguinali di certe cougarazze come Silvione Porcellone e Sgorgo Napolitano qualche piccolo incoveniente ce l’ha — parecchio sbattimento e poco godimento, tipo. Per lui, ma soprattutto per noi. Che, onestamente, da uno che si dice di sinistra perché forse la sega che combina al governo se la tira colla mancina, non ci aspettavamo niente. Ma meno di niente, peggio del niente, nemmeno noi, i peggiori nientisti del mondo in materia grigia renziana. E invece siamo stati ottimisti, su Renzi: perché siamo sotto Renzi. Perché non è vero che al peggio non c’è fine: in Italia al peggio c’è fine, e di solito è un fine democristiano. Dal tipo non c’aspettavamo il comunismo, ma almeno un comunicato sì: abbiamo rifatto la Democrazia Cristiana, stop. Ahhh, liberazione. Più del Venticinque Aprile o di venticinque chili di prugne. Una twittatina come la dolce euchessina, che ti libera la coscienza e lo stronzo. Patti chiari, inimicizia lunga e stitichezza corta, almeno. Per risolvere il blocco politico, stappa il culo e un andreottino! Ma in quanto autentico democristiano rifatto, Renzi non rifà la Dc senza ipocrisie: la fa senza dirlo, la fa chiamandola Pd. Negando fino all’ultimo cosa c’è dietro,  ti mette davanti al misfatto compiuto: quando ormai c’hai una mano davanti e una dietro. Il tutto mentre i presunti oppositori a cominciare dal Grillo sparlante e stanchino associato allo scienziato Casa(pound)leggio  lavorano per farlo sembrare un genio della relatività. Nel senso che, messo a confronto cogli altri che sembrano Frankenstein, è ovvio che Renzi sembra Einstein. Se l’opposizione è questa, si Salvini chi può: e chi Salvini proprio non può, o dà di matto e o dà il voto all’altro Matteo. Sistema minestra-finestra. Butti giù una, o ti butti giù dall’altra. Tutti i partiti fermi, a fargli il solletico o a fargli codazzo o a fare ‘sto cazzo; e l’unico Movimento che c’era, a furia di muoversi isterico è rimasto fermo mentre il treno delle occasioni che ha perso adesso gli passa sopra con vagonate di espulsi e rimpianti. Questo il riassunto della puntate (e delle puttanate) precedenti. Per cui, onestamente, potevamo restare dov’eravamo: in silenzio. Se non fosse successa una cosina che solo al re delle primarie nel senso delle elezioni e delle erezioni da testa di glande poteva sembrare secondaria. Il suo bel Partito della Nazione ha infrociato con un regionale. Anzi, con le regionali. Voi direte: evvabbé, l’Emilia ex rossa si è astenuta, ha perso voti, che sarà mai. Ha vinto pure in Calabria... E qua vi volevo, con-calabresi compagni di sventura. Qui in Calabria non ha vinto: ha stravinto, e in Emilia ha straperso consensi pur essendo stracontento della cosa. O, tanto per cambiare, facendo finta. Perché se il disegnino da bimbominkia berluschino è chiaro, non è proprio chiarissimo se riuscirà. Mollo la sinistra e le periferie, mi prendo il centro storico e politico. Dalle Case del Popolo passo a quelli che hanno casa in piazza del Popolo. Da chi una volta guardava a Mosca a chi tutt’oggi si guarda Vespa, diciamo. Calano i votanti e gl’iscritti? E chissene: sono secondari, a noi interessa il terziario avanzato (alla galera) della web-economy. Per un partito un po’ Inps un po’ Internet, un po’ Risiko e un po’ Rotary colla sede alle Cayman, questo ci vuole. Ci vorrebbe anche chi lo vota, magari. Ma il partito Unico deve avere Unico anche l’elettore un uomo solo al comando, con un votante solo via telecomando. Progettino mica male, eh. Peccato che, se i calabresi si scoprono emiliani nell’affluenza e nei voti al Pd, gli emiliani (forse per tutta quella delizia di calabria che gli abbiamo mandato su…) si stanno scoprendo calabresi di calibro (9) negli avvertimenti. Alle regionali a Renzi è arrivato un tortellino minatorio con dentro un ripieno di lupara. Per mo’ non ti abbiamo votato e basta, alla prossima votiamo contro e ti trovi una testa di mortadella nel letto… Ovvio che don Matteo adesso fa il compagnone, il tranquillone, il brillantone del Partito della Nazione che stravince e ancor più stravincerà, trallallero trallallà. Ma i sondaggi li guarda, eppoi si guarda allo specchio: e non sa dove sputarsi prima. E’ ancora alto nei numeri, ma se va avanti così a fumarsi consenso più che della Nazione il partito gli diventa della Nazionale senza filtro. E anche senza sputazza quando magari partendo proprio dall’Emilia   alle prossime elezioni la prenderà in culatello. Prejarsi la curramatura elettorale delle olive e degli Oliverio fregandosene delle forme di dissenso e di Parmigiano è un tantino pesante e pure pericoloso, come menu politico.  Lo scambio non sembra conveniente, ecco. Al cazzomercato sarebbe come scambiare il randello di Rocco Siffredi col pipino di Pupo. Sarebbe come stancarsi della Ferilli passatella de sinistra  per mettersi colla Calabrisella: più vecchia e pure più puttana, sempre lì al fiume a votare il migliore offerente. E no che non conviene. Specie ora che, sorpresona, finendo i soldi per comprarli stanno finendo anche i voti. 80 euro passati senza risolvere, adesso 80 voglia di mandarti a cacare. Tutti i nodi e i nani vengono al pettine, tutti i Napolitani prima o poi vanno in pensione. E se Silvione il senza capelli veri di un pettine non sa che farsene, un Matteo Berluschino senza un Napolitano a proteggerlo ai suoi magnaccia potrebbe essere anche meno utile. Un po’ come questa vittoria in Magna Magna Grecia a base di trasformismo, paleocentrismo, pacchi di pasta e pacchetti di voti volanti. Wanda Ferro il primo candidato trans alla regione: roba che Luxuria si riattacca il peperone dall’invidia per questa campagna aveva trovato uno slogan che all’altro Ferro, Tiziano, non gli veniva nemmeno con un aneurisma: Calabria, diventa ciò che sei. L’impressione è che l’Italia del Partito Nazione stia diventando ciò che la Calabria del Partito Regione è già   mare, mafia e merda. Mare pochino, per la verità.


             

lunedì 4 agosto 2014

KISS ME LICIO, IL ROTTAMATTORE E MISS ITALICUM

Non faremo nessuna legge salva-Berlusconi, noi siamo democratici a vocazione maggioritaria: faremo una legge che salva tutti gl’italiani come Berlusconi. Nessuno scambio segreto nell’accordo del Nazareno-ci mettiamo a pecorina senza contropartite, gratis et amore Silvi. Chiamatelo Patto del Samaritano, chiamatelo plebiscitarismo criminofilo, chiamatelo carità democristiana, chiamatelo fanfanismo fanfarone: però è bello quando uno chiarisce. E Renzi nelle interviste chiarisce: infatti la prima parte delle due dichiarazioni è sua ed pubblica. Il problema è che molto probabilmente è sua anche la seconda, che non c’è ma s’intuisce. Solo che è segreta, proprio come il famoso accordo del Nazareno. Che si chiama così perché a finire in croce non è un famoso tipo di Nazareth con addominali da paura ma la nostra democrazia. Meglio, la democrazia così come l’avevano pensata i padri costituenti. Ma mo’ c’è di più, c’è di meglio: ci sono i padrini ricostituenti la P2. Sì, perché non passa giorno che ‘sto luminoso Rinascimento Renziano non assomigli sempre più alla Rinascita Gelliana. Nel senso del piano di Rinascita democratica della P2, però se possibile in peggio. Perché nemmeno nei suoi sogni più bagnati il Venerabile Kiss Me Licio si sarebbe immaginato di affidare la riforma della giustizia e della istituzioni a pregiudicati, mafiosi, mazzettari, noti frequentatori dei palazzi di giustizia e inibiti dal frequentare i palazzi delle istituzioni. Eppure. Abbiamo detto Gelli, mica cazzi, ma forse ci siamo tenuti bassini. La loggia del Maestro era Propaganda 2, qua siamo già a Propaganda 1000 e voti a milioni. Gelli non l’aveva votato nessuno, né lui aveva avuto la faccia culosa di candidarsi. Ma la democrazia in Italia è una brutta bestia, senza vergogna e senza memoria; e il partito democratico di Rinascita di Renzi è una bestia politica che ricorda il famelico e infetto Psi dello zoo di Bettino. Però siamo ingiusti e ingenerosi e pure bastardi: scusaci, Bottino. Tu c’avevi i nani le ballerine e le troie, questo qui un solo nano arrapato di troie e  ballerine: e lo ama pure alla follia, oltretutto. Tu c’avevi una cultura e una statura politica che levati, questo qua i tweet alle sei di mattina e i ministri di Boschi e di Riviera, le bone buone per tutte le occasioni che ti levano le parole da quanto sono ignoranti, arroganti, ignorarroganti. Era tuo amico e pagatore, però a Berlusconi gli hai dato il monopolio della televisione: mica della Costituzione, come questo qua. Tu eri un guappo di cartone come diceva Montanelli Renzi è un guappo di cartone animato, come diranno i libri di storia a fumetti. Un lupetto da Topolino. Un toyboy-scout per le peggiori porcate. Un cazzaro. Un  imparaticcio. Lo scemo che becchi sull’autobus e che parla sempre perché lui sa come si risolvono tutti i problemi.  E che ci vuole. Si cambia verso, si cambia la camicina bianca, si cambia la storia e la carta costituzionale. Che d’ora in avanti visto l’uso cui è destinata sarà chiamata carta scottex: dieci piani (di Rinascita) di sordidezza. Impressionante e quasi ammirevole, la disonestà intellettuale (scusate, nel caso del nostro Matteo Ganzi l’accostamento è di dubbio gusto, lo sappiamo…) con cui il ragazzo flirta colla disonestà semplice. Lui coi delinquenti fila che è una meraviglia, proprio. S’è capito nel caso della sentenza Ruby. Silvio condannato in primo grado? E lui: Questo non fermerà le Riforme. Silvio assolto in secondo grado? E lui: Questo è uno stimolo alle riforme ma eddai a insistere, nel caso qualcuno dei renziani merdaioli inconsapevoli ci sperasse ancora… ci tengo a dire che anche una condanna non avrebbe fermato il processo delle Riforme. Ennò, lui ci tiene a dire che non lo tiene nessuno dal riformare: mentre a noi chi ci trattiene dal ridere per non piangere? Ennò, i processi di Silvio mica lo fermano, il processo delle Riforme. Sempre maiuscolo, Riforme, che di minuscoli ominicchi ce ne sono pure troppi, all’opera. Un’opera dei pupi, ma più che altro dei pupari. La solita cosetta italiana dolcemara, grave ma non seria. E come potrebbe esserlo, se a tenere mano nera a tutto ‘st’incuacchio è il Turco Napolitano, un personaggino che oramai nello spettacolo sta fra Totò e Tiro Mancino, nel senso dellio scherzo che ha tirato ai magistrati che ancora lo aspettano per sapere del suo amico Nicola e della trattativa colla mafia? Lui che modestamente ha appoggiato Stalin e i carrarmati in Ungheria, eppoi pure Craxi contro Berlinguer di democrazia e questione morale se ne intende. Tutto a posto, tutto bene: non agitate pericoli autoritari, non agitate manette, non agitatevi proprio. Ecco, sì, state zitti e fermi che qua abbiamo da fare. Scrivere, riscrivere, accordarsi, affidare la legge elettorale a Calderoli dopo il Porcellum: che è come affidare tua figlia al mostro di Firenze, ma dopo che Pacciani è stato condannato. Perché il livello è questo. Se non sono zozzi e ricattabili, non li vogliamo. Rispettabili non ne vogliamo. E soprattutto: rispettarvi, elettori, quello non lo vogliamo proprio. Blandirvi, aizzarvi, compiacervi. Ma trattarvi da adulti, farvi capire, farvi scegliere davvero: quello mai. Mettete una croce e metteteci una pietra sopra per cinque anni o più. Il nuovo sistema di potere è e sarà questo. Talmente stabile da essere immutabile, talmente dinamico da essere immobile. Doveva essere un Rottamatore, Renzi in realtà è un RottamAttore. Uno che recita la parte del Nuovo, che fa il finto giovane, che fa le peggio cose colla peggio vecchiaia politica. Di una sola cosa dobbiamo ringraziarlo: pare che abbia garantito a Silvione che parteciperà alla scelta del prossimo presidente delle Repubblica, e soprattutto pare gli abbia garantito che il presidente non sarà mai Romano Prodi. Grazie, Matteo il Ganzo: di ricevere l’insulto del tuo consenso, uno dei pochi avversari autentici e presentabili di Berlusconi e del berlusconismo non se lo meritava proprio. Avanti così, ragazzo mio. Bene così Rottamattore, col tuo spettacolino d’illusionismo e populismo sempre in turné. E sempre fumé, in una nebbia di bugie e smentite. L’amore coi tagli agli sprechi è finito? Era una Cottarelli estiva? La spending review in realta è una spending preview di figure di merda? Manca un miliardo e mezzo e Padoan prepara la mazzata per ottobre? Gufi, invidiosi, rosiconi e pure collo smartphone poco trendy, che è peggio! I soldi si trovano, sentite Puffo Inventore di Cazzate: con più puntate da Vespa e più puntate della Boschi Miss Italicum in giro per gli altri programmi. Mazzate alla Costituzione che va bene così, carezze alla corruzione, all’evasione, all’economia e alla giustizia sociale che così non vanno proprio. Che bravo, questo Rottamattore che rottama il vecchio per finta. Che schifo, questo Rottamatore che demolisce davvero il passato di cui andiamo orgogliosi per spianare un futuro di cui vergognarci.   


     

domenica 29 giugno 2014

1000 GIORNI DI ME E DI ME: E LA GUARDIA SI FINANZIA


Peggio di Berlusconi c’è solo il berlusconismo; peggio del berlusconismo solo il berluschinismo; peggio di tutto il Berlusrenzismo di Massa. O di Firenze, visto da dove è venuto a fare ehi ehi e danni il nostro Arthur Renzarelli. Elezioni, governo, riforme: avanti tutta con tutti, in uno stile che qualcuno ha chiamato dei due forni andreottiani, qualcuno demorenziano, qualcuno alla Amici Miei e di Maria ma ci siamo capiti. Un Destro-Centro-Sinistra di potere. Un progressismo moderato, un moderato destrismo, un centrismo smodato: ecco le proporzioni per le Fanghe Intese, che dopo il botto di voti proporzionale e sproporzionato di Renzi alle europee sono diventate fanghissime. Tutti a bordo, sul carro del vincitore nemmeno posti in piedi solo in braccio a quelli che sono in piedi ci sono già, ma per stare in ginocchio da Renzi. Un carro trionfale, che ricorda più un carro bestiame e bestiale: in questi giorni ci trovi cani, porci, un Grillo e una topa parlante. Di Beppe cosa possiamo dire? Poco e male, e pure tardi. Un insultatore precoce, un trattatore tardivo. Al primo incontro eiaculi insulti dopo cinque secondi, alla prima scoppola elettorale strisci dopo aver detto che tu mai coll’Ebetino il Massone il Cretino ecc. Eppoi vagamente intuita la figura diarroica dici che tu Renzi te lo cachi solo per far saltare le riforme: mah. Più deprimente dei Cinque Stelle sulle Mitiche Riforme c’è soltanto una cosa: le Mitiche Riforme. Che poi consisterebbero in una legge elettorale pessima, in un restyling del Senato così schifoso e pasticciato che non lo potrebbe peggiorare nemmeno il progettista della Thema. Già così non lo difenderebbe manco Marchionne, ma perché fermarsi alla Thema quando nel cassetto c’hai la Tempra, la Duna, la Ritmo Cabrio? E infatti questi mica si fermano. A questa bella compilation della tristezza, pensano, aggiungiamoci da cantare la malus track della Giustizia. Da riformare, e ok, ma da riformare con chi? Col più condannato della storia politica mondiale dopo Saddam Hussein e Voldemort. Cambiare il funzionamento della magistratura con Silvione, e magari dopo il codice della navigazione con Schettino. Una pensata così poteva venire o a qualcuno in testa c’ha meno fosforo d’un bastoncino Findus, o a uno che c’ha la buonafede della Bonafé e la tuttabona della Boschi. E siamo alla Topa Parlante di Renzi e di cui sopra, ma che tutti vorrebbero mettersi sotto. La versione figa e fashion di Rockfeller, il pupazzetto colla mano in culo di Matteo il ventriloquo, una che per essere ministro avrebbe preso ben altro, in quella zona lì. La madonna del presepe del bambinello Renzi, la Gelmini bona, la Balotelli bianca, quella che se l’attacchi perché non capisce e non combina un cazzo sei maschilista e/o razzista. Insomma, una che se fosse stata nel governo Berlusconi non ti dico le risate, gli sfottò, le maratone televisive dei comici. Ma lei è al governo con Berlusconi, e allora tutto cambia e tutto tace. Una cosa ufficiosa, naturalmente, in perfetto vecchio stil novo renziano. Cambiamo verso, ma nello zoo teniamo gli stessi animali. Cogli stessi metodi: nel merdone delle riforme  a un certo punto una zampina, solo più smaltata e curata di quella di Previti/Ghedini/Alfano, piazza la ciliegina sullo stronzo. Oggi l’immunità per i nuovi senatori non eletti, domani la grazia per Silvione e la galera per i magistrati che l’hanno inchiodato e condannato. Tanto poi la bella zampina insieme al faccino bello come il culetto si presenta alla stampa in versione Permaflex e ai giornalisti materasso dichiara Questo provvedimento non è una priorità; Lo cambieremo quanto prima; Ma anche non dovessimo cambiare, non è un problema urgente; Anzi non lo cambiamo, ma non  l’abbiamo voluto noi; E’ colpa della Finocchiaro, no della Finocchiona, un attimo Matteo nell’auricolare c’è interferenza… Maria Ambra Boschi, il Ministro di Non è La Rai è Renzi che parla. Parla e basta, però. Rivendendosi quindici volte al giorno su tutti i canali ‘sti cazzi di 80 euro e il 40% alle elezioni. Che forse erano 40 gli euro e l’80 percento i voti, chi l’ascolta più… Per il resto, nisba, tutto fermo, più fermo di Fermo nella Marche. Un’altra di quelle province che forse sparisce ma per finta, e per intenderci. Nel frattempo i cento giorni per cambiare l’Italia sono diventati mille e parla e fa parlare solo di questo, il Renzi Fumoso. Di lui e dei suoi Mille giorni, in pratica Mille giorni di Me e di Me: più straziante di Baglioni. Ma sempre meno della vita di chi deve battersi e battere il marciapiede per entrare fra i mignotti di Matteo e del bordello Demorenziano. Nel Sinistro-Centro-Destra che di sinistro ha molto e di sinistra poco, sono arrivati Migliore e i suoi. In cerca di strapuntino e di spuntino, ‘sti scienziati nucleari sono riusciti a scindere l’atomo Sel: e ci voleva una bella mira. Una volta il Migliore della sinistra italiana era Togliatti, ora la sinistra del Pd è Migliore eppoi dice che uno diventa reazionario… Potere poltrone e companatico, tutti coll’Italia di Renzi nell’attesa della Svolta Storica, Biblica, Riformatrice. Svolta che di storico per il momento ha il tasso di corruzione mille e di crescita zero, curate fino ad ora con ricette ispirate agl’istituti politologici Pupa e Maybelline New York: maquillage, immagine, trucco pesante della madonna. Svolta che di biblico ha il Miliardo di euro in mazzette a Venezia (povero Marco Polo, quel pezzente che s’accontentava del Milione, mica del Milione all’anno come Galan…): in effetti ‘sto Mose apre una marea di conti in rosso che pare Mosè. Svolta che però, zitta zitta, un po’ riformatrice lo è: dopo i recenti scandali a base di tangenti su scala nazionale, il governo sta pensando di riorganizzare la Guardia di Finanza: si chiamerà La Guardia Si Finanzia. Ma fossero questi, i problemi di Renzusconi; il nostro giovane Mediaset premier c’ha altri cazzi. E mica roba piccola, tipo la Merkel che gli fa la supercazzola in Europa. Prandelli, l’iper-renziano Prandelli che diceva a tutti quanto fosse iper-renziano dopo essere stato berlusconiano, ha perso. Eliminato secco al primo turno quando al Mondiale in attesa d’un Fifellum by Matteo anche lì non c’è né secondo turno né ballottaggio. Ecco, se volete trovare un attacco o una critica al governo andate da quelle parti: dove il governo non c’entra più o meno un cazzo rispetto al resto, ma dove fa male all’immagine. Inchieste, reportage, microspie e maxi-servizi giornalistici che sembrano servizi segreti. Se la stampa italiana avesse indagato sulla strage di Ustica come ha scavato nello spogliatoio dell’Italia, 34 anni dopo non staremmo ancora a qui a far finta che una verità accertata non esista. Esiste quest’Italia, invece. Nel pallone e pallonara, che deve stringersi sempre attorno al mago, al genio, al leader. Incondizionatamente, irrazionalmente, indifferentemente in attesa del colpo di culo o di stato: basta che succeda qualcosa, basta che si cambi un po’. Per questo adesso si levano astute voci secondo cui anche per il calcio italiano che oramai fa più morti della derelitta mafia siciliana sarebbe ora di Un Renzi per la Federcalcio. Uno giovane, fresco, pieno di figa da riporto. Uno che cambia niente mentre cambia tutto; uno che sa come si fa, ma che soprattutto sa come non si fa facendo finta di fare. Un bluffone di un buffone, la versione calciofila della mappazza che mantiene in pace tutti loro e in guerra colla vita quotidiana tutti gli altri. In fondo che sarà mai trovare l’accordo con Genny, dopo che hai toccato il fondo dell’accordo con Silvio ‘A Carogna. 

         

lunedì 26 maggio 2014

PIAZZA PLEBISCITO


Partito in calo e arrivato al 40%. Partito Democratico e arrivato democristiano. Finisce il Berlusconismo e inizia il Berluschinismo. Renzi ha addirittura esagerato: se anziché 80 euro ne dava 60, vinceva lo stesso e si risparmiava qualcosa per le prossime elezioni. La sostanza è questa. Nell’Europa di ricino tira un’arietta niente male: trionfano simpatici fascisti alla Le Pen, antisemiti alla Orban, in parlamento si sistemano belle personcine e Black Brothers che al prossimo giro potrebbero farci un pensierino anche i Nazisti dell’Illinois. Insomma in Continente quando va bene e non sono direttamente hitleriane vincono le destre populiste. In Italia invece pure: solo che siccome noi siamo avanti, di populismi di destra ne avevamo tre. Marketing per tutti i cattivi gusti. Il populismo carcerato di Silvione, il populismo invasato di Grillo, il populismo mascherato di Renzi. Mascherato e retribuito, per l’esattezza. Mascherato da centrosinistra e retribuito dalle casse pubbliche. Essendo Fonzie ma non fesso, Renzie ha puntato alla mancia e alla pancia dell’italiano. E ha vinto, perché in quella zona lì con noi si vince sempre. Francia o Spagna purché se magna; fra Beppe e Berlusconi, prendo gli euri anche se non sono milioni. La storia insegna, l’italiano impara a regolarsi. Che ci guadagno io? Non è uno scandalo e nemmeno un crimine: è l’Italietta che ha eternamente bisogno di un signor padrone, è la democrazia dei pacchi di pasta e dei pacchi in tv, è Achille Lauro, è il meno tasse per tutti, è il populismo che dice d’essere di sinistra ma viene da destra e dal governo e quindi ha la precedenza sugli altri. Anche perché gli altri sono quello che sono. Silvione che molestava le minorenni mo’ è ridotto a molestare le vecchie e a disturbare Marina perché si candidi sennò alle politiche Mediaset va sottozero di bilancio. Grillo di Vinciamo Noi o mi dimetto è diventato Vinciamo Poi e mi dimetto mai. Triste, più triste dell’esibizione a Porta a Porta in cui fra i due insetti molesti che s’accoppiavano il più credibile è stato Vespa. Che fuffa e che barba, che barba e che noia, Beppe mio. Tutto ‘sto casino eppoi i 19 miliardi (19!!!) che servono per il reddito minimo garantito me li copri tassando il gratta e vinci. Ovvio che sei crollato, ovvio che chi tocca Brunone muore di noia. Tu hai dato il 5 a Vespa, eppoi Renzi ti ha dato il 20% di scarto. E adesso? Adesso niente, questo è il bello. Pura scuola democristiana: prendi i voti da tutti, quindi non puoi scontentare nessuno. Né gli alleati di governo che hai dissanguato, né gli elettori che ci sono cascati e adesso aspettano il loro turno o possibilmente anche il bis. Un tweet la mattina presto e un sorrisino la sera. Ancora spazi televisivi da riempire; ancora mance da spartire; ancora pance da riempire. Galleggiare, darti il contentino o l’illusione del contentino che arriverà: dateci tempo, però. Magari una cinquantina d’anni, come la Dc. Perché non è che moriremo democristiani è che non sappiamo vivere senza esserlo. In un Papaluto passato su Renzi avevamo scritto che andava velocemente da nessuna parte. Dopo il pieno di voti e di elogi super ci correggiamo: in tre mesi è arrivato in fretta a piazza Plebiscito, come nuovo reuccio d’Italia e persino d’Europa. Ma stia attento a non restare a tasche vuote, ché se finisci gli spicci da piazza Plebiscito a piazzale Loreto è un attimo. Avanti popolo, alla riscossa: e soprattutto alla riscossione.


              

lunedì 12 maggio 2014

SCIO' ROOM


A parte l’assurdità: è come se uno vuole una sciarpa e s’alleva in casa una pecora intera. A parte l’obsolescenza: l’idea primonovecentesca risale a quando per andare da tuo cognato che abitava nel paese vicino ci volevano tre giorni di cavallo e per andare a Milano tipo Totò in Totò Peppino e la Malafemmina chissà quanti giorni di mare. Però che c’entra. La pecora è buona pure da mangiarci. Il low cost è buono per risparmiare ma l’high cost è meglio se devi intascare. Eppoi Toto è Totò, Milano è Milano, l’Expo è l’Expo nel senso della più grande esposizione mondiale della corruzione, dello spreco, dell’idiozia sprecona e corrotta. Portare il mondo qua spendendo i miliardoni di euro, quando con qualche centinaio te lo giri tutto e t’avanza il resto. Roba folle, ma solo se non siete politici, appaltatori, appaltatori e politici che s’appattano per ramazzare tutto e dopo metterla in culo a voi, ‘sta ramazza. Una lotteria dell’arraffo, un Jackfot bello grosso e assicurato, un film di duecentesima visione. Expo, Mondiali, Europei, Olimpiadi, punto G8-10-20-100 così aumenta il godimento dell’inculata. Casi diversi, casini uguali. Manifestazioni che oramai hanno fatto il loro tempo, ma soprattutto hanno fatto la loro scuola: di furto con scandalo. Ruberie, porcherie, conti regolarmente e irregolarmente sballati, massacri ambientali e sociali per ritrovarsi in mano piscine olimpioniche per pantegane, ruderi firmati Calatrava, cambiali firmate da noi. La Grecia ha iniziato a scavarsi la fossa svenandosi per le Olimpiadi del 2000, la presidente brasiliana Dilma Rousseff sta finendo la sua sparandosi una memorabile doppietta Mondiali-Olimpiadi. Sparandosela nei coglioni, ché i brasiliani sono stranamente disturbati dall’idea di non avere medicine negli ospedali però gli stadi nella giungla amazzonica per le scimmie urlatrici sì. Fare odiare il calcio ai brasiliani che non vivrebbero d’altro, fare maledire le Olimpiadi ai greci che le hanno inventate brillanti risultati, ragazzi. Prossimo obiettivo, non far piacere più il cazzo a Malgioglio? Questo in generale, poi ognuno fa come vuole: se se lo può permettere. Per dire, il prossimo Expo l’organizzano a Dubai. Ottimo, vai sceicco! Vai Dubai, che il grano ce l’hai! Alla fine chi non si rompe di ‘sta menata paga e i petrodollari sono suoi. Ma noi, noi?! Noi che ancora ci ricordiamo i Mondiali: a Italia 90 il Novanta non era l’anno, era la paura. Un esempio per sgradire. Per aver costruito agli andreottianissimi fratelli Matarrese il San Nicola a Bari (soldi interamente pubblici, progetto di Renzo Piano, 60mila posti per 120 presenze effettive a settimana…) le nostre tasche gli altri santi li stanno ancora bestemmiando. Un deficit a forma di stadio, ma più grosso. Anche no, grazie. Non a caso l’unica cosa buona del governo Monti è stata ritirare Roma dalla corsa alle Olimpiadi e al suicidio. Abbiamo perso una medaglia già sicura nel salto in alto coll’asta pubblica, ma ci siamo risparmiati qualcosina di soldi da mettere nella groviera di bilancio della Capitale in cui rosicchiano tutti. Ma coll’Expo niente, non c’è stato niente da fare: ce lo siamo beccato. Doloroso e anale, tipo l’herpes. L’Expo a Milano, graaaaande. Uno dei più dispendiosi eventi al mondo nellà città più cementista, più tangentista, più ‘ndranghetista al mondo. Strano che poi abbiano arrestato tutti per mazzette ‘ndrangheta e cemento. Ma l’occasione non si poteva perdere, proprio no.  Una mano santa per il commercio, lo sviluppo, il turismo. Il commercio degli appalti e dei voti, lo sviluppo della speculazione edilizia, il turismo criminale. Ma anche per scoprire le antichità, che mica sono soltanto a Roma. Loro c’hanno il Cupolone di San Pietro? Noi c’abbiamo la Cupola di San Vittore. Loro c’hanno i Fori? Noi c’abbiamo il Buco, con relativa Banda. Frigerio, Luigi Grillo, Greganti e compagnia brutta: ma anche in Compagnia delle Opere, di Silvio e Previti, delle Coop biancorosse. Democraxiani, berlusleghisti, cattocomunisti vecchi e nuovi. Tutti mischiati, tutt’insieme collusamente. Dei marpioni vintage della mazzetta non manca nessuno, infatti molti erano già in carcere. Tranne uno, tranne l’uomo che parlando di valorizzazione dei monumenti ha rilanciato l’immagine del Colosseo nel mondo a sua insaputa: congratulazioni per l’arresto, Claudione Scajola. E non pensate, non c’è sarcasmo: semmai orgasmo, eiaculazione per la sua ostinazione. Inaffondabile, senza vergogna, la faccia come il culo a tenuta stagna. Dagli anni 80 questa è la terza volta che lo blindano con accuse sempre più gravi, e ogni volta la carriera gli è andata più su. Più la fa sporca, più fa strada. Sindaco, parlamentare, ministro e ministro bis. Allora stavolta che voleva spedire lo ‘ndranghetista latitante Matacena a Beirut col mafioso latitante Dell’Utri in un unico pacchetto-bomba (oramai con ‘sta gentaccia in circolazione la guerra civile in Libano si sta facendo ‘na brutta fama…) minimo minimo lo fanno Presidente del Sistema Solare. Auguri. E augurissimi anche agli altri di ‘sta nuova Cupola, che poi è la vecchia, che poi è Tangentopoli ma in peggio. Perché se lorsignori che rubavano sono ancora lì considerati e rispettati da questa Bellitalia chi ha provato a contrastarli vent’anni fa è ancora lì che chiede scusa del tentativo. Perché se lorsignori sono temuti e rispettati per la ladreria congenita a nostro carico, agli ex del Pool di Mani Pulite nessuno perdona d’aver cercato di curarla. Oggi quasi nessuno ha fatto carriera, quasi tutti hanno lasciato la magistratura, i più onesti si chiudono in casa, i più fessi si buttano in politica e la casa del partito che hanno fondato l’intestano al figlio. Il più fortunato è D’Ambrosio, che è morto e non può più vedere ‘sto schifo. Borrelli, D’Ambrosio, Davigo, Colombo, Di Pietro e gli altri cattivi esempi, gente che al tempo non s’è fatta li cazzi sua, anche pecché non c’era Razzi a spiegargli come. Dopo le monetine a Craxi, abbiamo stravotato il migliore amico di Craxi. In vent’anni siamo passati da Resistere Resistere Resistere per la democrazia di Borrelli a Esistere Esistere Esistere per il vitalizio di Razzi. E abbiamo detto tutto, e non c’è più niente da fare. Perché se lorsignori restano uniti formando la Cupola, i magistrati di Milano fanno la Cappella (nelle foto due celebri esempi): intesa come la cazzata di dividersi. Invidie, gelosie, lotte di potere. Corruzione sempre più forte, contrasto alla corruzione sempre più debole.  Ma in fondo hanno ragione, a non voler fare la fine di Mani Pulite. Meglio usarle per pararsi chiappe e carriere, le mani. Nella peggiore democrazia occidentale è l’unica. Gli altri paesi non sono Puffolandia, i porci stranieri ci sono e mica sono tutti Peppa Pig. Solo che all’estero se ti beccano per te la carriera è finita: non come da noi che il meglio inizia con una condanna e puoi vendicarti di chi ti ha condannato.  Anche per delinquere in Italia vige l’Immeritocrazia: Qua è tutta malvivenza (sempre Razzi, ma è colpa di Crozza…) ma largo per i giovani non ce n’è manco qua. E forse non è un male, eh. Perché la favola dei giovani è bella fino a quando ‘sta bella gioventù arriva al potere e scopri che è una brutta favola. Li vedi all’opera e capisci che è un melodramma, appunto. Prendete il nostro Arthur Renzarelli, giovane simpatico dinamico e col giumbotto. Gli scoppia in faccia il merdonExpo e lui che fa? Pulizia nel partito, fuoco e fiamme, provvedimenti urgenti contro il riciclaggio, una di quelle tirate in camicina bianca che gli piacciono tanto? No no. Il presidente del Consiglio tace, il segretario del Pd si nasconde, il presidente del Consiglio e segretario del primo partito italiano gioca ai quattro Cantone: ne mette uno a vigilare all’anticorruzione, uno a fare la guardia all’Expo adesso che non si può fare un cazzo, gli altri due vediamo se al videopoker sottocasa o a garantire la regolarità del Tombolone di Natale. Il nostro Renzie all’ammeregana sperando che nessuno canti la canzone dei suoi accordi con Verdini, credendo di essere il segretario del Pd di Milwakee dà un cazzotto al jukebox e fa partire il disco Lasciamo lavorare la magistratura. Una grande hit lanciata da dj Forlani. Ma le apparenze sono salve, qualcosa è stato fatto subito. A pensarci bene l’Italia è davvero il posto migliore per l’Expo. Noi davvero abbiamo un patrimonio unico da mostrare. Merce marcia da riempirci Esposizioni Universali, Saloni Intergalattici, Mega Show Room. Anzi Sciò Room, ché sta gente avariata se non avesse il nostro consenso, se non la pensasse come noi, se alla fine non ci stesse bene sarebbe solo da scacciare.